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“Il
metodo di respirazione Buteyko” Respiriamo
da La
seconda risposta è quella data in genere dai medici della scuola ufficiale mentre la prima è
quella data da medici "alternativi" e da maestri di yoga improvvisati. La
situazione reale non è invece quella che viene in genere rappresentata, con l'ossigeno nella parte
del "buono" e l'anidride carbonica nella parte del "cattivo"; quello che conta
è invece il giusto rapporto tra ossigeno ed anidride carbonica e tra ossigeno e meccanismi
antiossidativi (ci si riferisce ai danni provocati dai radicali liberi, prodotto dell'ossidazione,
frutto appunto della presenza d'ossigeno). Come fare affinché vi sia questo giusto rapporto?
Occorre evitare la "malattia da eccesso di respirazione" scoperta dal dr. Buteyko ed
occorre per questo riaddestrare, con il metodo Buteyko, i meccanismi respiratori con degli esercizi
pratici; non è vero infatti che il nostro modo naturale ed automatico di respirare sia sempre il
migliore. Molti fattori possono intervenire e provocare sfasamenti nei riflessi respiratori
automatici. "Konstantin
Pavlovich Buteyko, nato in Ucraina, al suo rientro dalla guerra si iscrisse alla Facoltà
di medicina dell'Università di Mosca, dove iniziò a lavorare nel gruppo di terapia clinica guidato
dall'Accademico Evgeniy M. Tareiev. Nel
1952, dopo la laurea con lode in medicina, Buteyko continuò a sperimentare. Egli stesso soffriva da
un po' di tempo di pressione molto elevata e spesso se ne era chiesto il motivo. Misurò i livelli
di anidride carbonica (CO2) nel suo corpo e notò che erano più bassi del normale: era noto che una
respirazione eccessiva diminuisce i livelli di CO2 nel corpo ed egli pensò che se il suo basso
livello di CO2 era causato da un eccesso di respirazione allora, correggendo il suo ritmo
respiratorio avrebbe potuto correggere anche il basso livello di CO2. Buteyko
controllò e ricontrollò la sua teoria sui pazienti. Misurando i modelli respiratori di persone che
soffrivano di asma, angina ed altre malattie constatò - a questo punto senza più sorpresa-, che
tutti quanti, senza eccezione, soffrivano di un eccesso di respirazione (iperventilazione), che
portava ad una mancanza di CO2. Ed ogni volta, riportando la respirazione a modelli normali,
il livello di CO2 nell'organismo aumentava e gli attacchi di asma o di altre malattie svanivano.
Quando i pazienti tornavano ai modelli respiratori precedenti, gli attacchi riprendevano. Buteyko si
rese conto allora di aver effettuato, in modo quasi casuale, una scoperta di enorme importanza, in
grado di rivoluzionare il mondo della medicina. A
seguito di ulteriori ricerche Buteyko pose le basi teoriche della sua tesi: l'iperventilazione causa
un esaurimento delle riserve di anidride carbonica, e livelli bassi di anidride carbonica
nell'organismo provocano delle contrazioni dei vasi sanguigni ed una mancanza di ossigeno nei
tessuti. Ciò provoca tutta una serie di meccanismi di difesa messi in azione dall'organismo; questi
meccanismi di difesa vengono capiti male, etichettati come malattie e combattuti. In
questa ricerca Buteyko venne peraltro a conoscenza di alcuni esperimenti i cui risultati sostenevano
la fondatezza della sua tesi. Il
dr. Buteyko ha dimostrato che l'eccesso di respiro è la causa di circa 150 malattie.
Pertanto, sulle 30.000 malattie note all'umanità, 150 sono un risultato diretto della respirazione
eccessiva: malattie come l'asma, epilessia, ipertensione, stenocardia, infarti, colpi apoplettici,
emorroidi, eczema e molte altre sono tutte in realtà dei sintomi di un'unica malattia consistente
nell'eccesso di respirazione, o meglio, sono non tanto delle malattie quanto piuttosto dei
meccanismi difensivi messi in atto dall'organismo per impedire che la perdita di CO2 raggiunga
livelli incompatibili con la vita, e come tali questi meccanismi difensivi rimangono finché non
viene eliminata la causa (perdita di CO2 provocata dall'iperventilazione) che li aveva fatti
sorgere. Nelle sperimentazioni condotte dal dr. Buteyko a Mosca e San Pietroburgo e
dall'università di Brisbane, Australia, e Calgary,Canada, numerosi pazienti asmatici
sono guariti o molto migliorati una volta eliminata l'iperventilazione. Cosa
significa “iperventilare?” Più che “respirare troppo” in assoluto, significa
invece respirare in modo non adeguato ed eccessivo rispetto alle esigenze dell’organismo impegnato
in una determinata attività. Una respirazione che sarebbe giusta ed adeguata se si stesse correndo
o comunque svolgendo attività fisica, (e durante l’attività fisica l’organismo
produce una grossa quantità di CO2, che deve in effetti essere in parte eliminata) è
invece eccessiva e dannosa se si è seduti al volante o alla scrivania e si respira
affannosamente perché ci si sta arrabbiando con un automobilista o con il capoufficio. In questo
caso l'organismo reagisce, in base ad un istinto primordiale, (cosiddetta “risposta adrenergica:
spavento, combatti o fuggi”) come se si fosse in presenza di un pericolo che richiederà
un'intensa attività fisica e che scatena l'impulso a respirare molto, appunto in previsione
dell’attività fisica con accumulo di CO2 che invece in genere non avviene, perché si resta
seduti. Il frequente ripetersi di questi episodi di stress quotidiano porta allo sfasamento del
ritmo respiratorio, che diviene in permanenza, anche quando si dorme, un po’ più intenso del
necessario. Per
vedere un elenco della grande quantità e qualità di studi e pubblicazioni scientifiche esistenti
sull'iperventilazione, dai quali purtroppo non sono tratte le necessarie conclusioni
pratiche-operative è possibile andare al seguente sito italiano di un medico-istruttore Buteyko:
www.geocities.com/fiafer Una
domanda sorge a questo punto spontanea: se la ragione di molte malattie è l'eccesso di
respirazione, questo eccesso di respirazione da cosa è causato? Secondo
il dr. Buteyko la causa più frequente dell'eccesso di respirazione è la propaganda
martellante sull'utilità della respirazione profonda. Attualmente si insegna alle persone a
respirare profondamente già prima della nascita, quando la madre frequenta sessioni di ginnastica e
preparazione al parto in cui le viene insegnato a respirare profondamente. Anche il neonato è
indotto a respirare profondamente alzando ed abbassando i suoi braccini. E si continua all'asilo
infantile, a scuola, durante le lezioni di ginnastica, sport, ecc. Anche
gli esercizi di yoga insegnati da maestri non abbastanza esperti insistono troppo sulla necessità
di riempire al massimo i polmoni , senza mettere abbastanza in evidenza altri fattori della massima
importanza nella tradizione yoga autentica, come la necessaria lentezza del ritmo respiratorio. Ci
sono poi altre circostanze che fanno aumentare l'intensità del respiro, come il mangiare troppo, e
soprattutto la mancanza di movimento, la mancanza di lavoro fisico. L'attività fisica favorisce la
formazione ed il rilascio di CO2 dalle cellule, aumentando la sua disponibilità nell'organismo.
Questo è il motivo per cui le persone che lavorano fisicamente vivono in genere più a lungo
e più sane. In altre parole l'intensità del respiro aumenta con il riposo a letto (soprattutto
sdraiati sulla schiena) e con il dormire eccessivo . La maggior parte degli attacchi di asma,
infarti, paralisi e decessi accadono verso la fine del sonno, intorno alle 5 di mattina. Altri
fattori che aumentano la respirazione sono le varie emozioni, positive o negative, lo stress, fumo
ed alcool, la permanenza in ambienti troppo caldi e non aerati, mentre la calma e il freddo
fanno diminuire la respirazione. Stranamente
invece, per quanto riguarda la respirazione, quasi tutti pensano che per godere delle proprietà
vivificanti dell' ossigeno (O2), sia sufficiente introdurlo in grandi quantità nei polmoni con la
respirazione. Vediamo invece cosa succede una volta introdotto l'O2 nei polmoni. Innanzitutto, con
dei meccanismi sui quali non ci si sofferma l'O2 deve passare dai polmoni al sangue (e, salvo in
caso di malattie polmonari o bronchiali, questo passaggio quasi sempre funziona bene). Dal sangue,
l'ossigeno deve poi essere assimilato dalle cellule dei tessuti dei vari organi (cervello, cuore
ecc.). E qui invece si verificano molto spesso dei problemi. Cosa succede? Succede che le particelle
di ossiemoglobina del sangue (e cioè l’emoglobina che, dopo avere assimilato l'ossigeno, si è
appunto trasformata in ossiemoglobina) trattengono strettamente l'ossigeno, rifiutando di cederlo e
lasciarlo passare nei tessuti. Succede quindi che i vari organi soffrono di carenza di ossigeno, pur
in presenza di un sangue saturo di ossigeno, esattamente come gli organi dei diabetici soffrono di
mancanza di zucchero pur in presenza di un sangue saturo di zucchero! Come mai? Perché
per consentire il passaggio dell'ossigeno dal sangue ai tessuti è necessaria la presenza di
anidride carbonica in quantità sufficiente. In assenza di CO2 nella giusta concentrazione,
l'ossiemoglobina nel sangue non può liberare l'ossigeno e lasciarlo passare nei tessuti in misura
sufficiente. L'atmosfera
che ci circonda contiene una concentrazione di ossigeno del 21%, mentre alle nostre cellule ne basta
una pari al 13%; le nostre cellule hanno invece bisogno di una concentrazione di anidride carbonica
al 6,5% e l'atmosfera ne contiene una pari solamente allo 0,03%. In ambienti chiusi magari si arriva
allo 0,05% ma siamo ancora molto lontani dal 6,5% presente nell’organismo dei bambini nel grembo
materno e all’interno delle nostre cellule da adulti. Contrariamente alla pubblica percezione, Queste
scoperte del medico K.P.Buteyko sono ormai conosciute ed applicate nei paesi dell'ex Unione
Sovietica ed in Australia (dove sono state confermate da sperimentazioni effettuate nell'Università
del Queensland) e si stanno ora diffondendo anche in Inghilterra, Stati Uniti e Canada. Da noi sono
ancora pressoché ignote. (Finora ne hanno parlato solo i libri "Vivere di più respirando di
meno" e "Attacco all'asma" di Rosa Maria Chicco., pubblicati da BLU
INTERNATIONAL STUDIO e, fino a poco fa, solo alcuni articoli apparsi su alcune riviste
"Nexus" (nr.26-2000 e numero di maggio del 2006) e "L'Altra Medicina" (nr.4-2000)
In
realtà il collegamento tra asma e respirazione è intuitivo e la vera causa dell'asma, come ha
scoperto e provato il dr. Buteyko, e come hanno provato i trials sopracitati, condotti con tutti i
crismi della scienza, è da cercare nell’ errato modello respiratorio. La quantità d'aria
normalmente respirata al minuto da una persona sana e adulta a riposo dovrebbe aggirarsi sui 4- Il
mantenimento del delicato equilibrio tra i livelli di ossigeno (O2) ed anidride carbonica
(CO2) è in realtà essenziale per il buon funzionamento di tutto l'organismo umano. Tutti e
due devono essere presenti nelle giuste quantità. Quando si respira in eccesso il livello di CO2
(emessa nell'espirazione, che è proporzionale all'inspirazione) cala drammaticamente:
mentre normalmente dovrebbe aggirarsi sul 5,5-6%, negli asmatici la quantità di CO2 presente
negli alveoli polmonari non supera il 3,5-4,5%. Questa insufficienza di CO2 non consente, a causa
dell’ effetto "Verigo-Bohr" (citato in tutti i libri di fisiologia medica studiati nelle
Università) , di raggiungere i tessuti. In
altri termini: è la presenza di CO2 (anidride carbonica) che dà il segnale dell'esigenza di
ossigeno, e quando vi è poca CO2 l'organismo crede, erroneamente, che non vi sia poi tanto
bisogno di O2 e invece di farlo passare dal sangue ai tessuti lo fa di nuovo uscire con
l'espirazione. Ciò
induce l'organismo a mettere in opera dei meccanismi di difesa, per diminuire l'afflusso d'aria e
contrastare così una perdita eccessiva di CO2 che, se proseguisse indisturbata, avrebbe
conseguenze mortali. Quali sono questi meccanismi difensivi? Cosa può fare, l'organismo nella sua
saggezza per limitare l'afflusso d'aria? La prima, più ovvia misura è appunto quella di
restringere le vie attraverso le quali passa l'aria, e questo è appunto ciò che accade durante un
attacco d'asma. I tubicini bronchiali si restringono spasmodicamente (broncospasmo). Inoltre
le membrane delle vie respiratorie si gonfiano in modo da diminuire il passaggio dell'aria ed in
esse si forma un eccesso di muco. Un attacco d'asma è quindi un circolo vizioso provocato dall'iperventilazione,
in cui le vie respiratorie si contraggono, si restringono e si ricoprono di muco per diminuire
l'afflusso d'aria. Ciò provoca nella persona colpita dall'attacco una sensazione di mancanza
d'aria, ma più ci si sforza di respirare, e più i tre meccanismi difensivi di cui sopra fanno in
modo che l'iperventilazione non aumenti ulteriormente; più ci si sforza di respirare e peggiore
diventa l'attacco d'asma. Quanto
si è detto sulle cause dell'asma fa apparire chiaramente quale possa essere un trattamento
che porti alla guarigione vera e propria e non solo ad una attenuazione dei sintomi. Se è vero,
come il dr. Buteyko e gli studi effettuati hanno dimostrato, che l'asma, più che una malattia, è
una reazione difensiva con la quale l'organismo cerca di impedire i più gravi danni che rischiano
di derivargli da una perdita eccessiva di CO2 causata da un modello di respirazione inadeguato,
appare chiaro che per guarire (o meglio per rendere non più necessario il meccanismo di
difesa) occorre imparare a respirare in modo diverso. Se si elimina l'iperventilazione, se si
normalizza la respirazione, allora vengono meno i broncospasmi, l'equilibrio ormonale si
normalizza e vengono meno anche l'infiammazione ed il muco nei polmoni. Appaiono
quindi evidenti anche alcune incongruenze del trattamento dell'asma attualmente in uso;
indubbiamente in caso d'emergenza un broncodilatatore può essere indispensabile e salvavita ma sono
soprattutto dannosi, secondo il dr. Buteyko, i broncodilatatori ad effetto prolungato, che tenendo
continuamente dilatate quelle vie respiratorie che l'organismo vorrebbe invece restringere per
diminuire l'afflusso-deflusso d'aria, possono provocare conseguenze mortali. I numerosi decessi
verificatisi in Gran Bretagna a seguito appunto dell'uso di un broncodilatatore di lunga durata,
(tanto che si sta pensando di ritirarlo dalla circolazione), sembrerebbero dar ragione al dr.
Buteyko. Quanto all'uso del cortisone, secondo Buteyko il modo sbagliato di respirare provoca anche
uno scombussolamento dell'equilibrio ormonale ed una diminuzione della produzione naturale di
cortisone (e quindi uno stato di infiammazione cronica). L'uso del cortisone, in piccole dosi e per
una breve durata, è secondo Buteyko meno dannoso dei broncodilatatori ad effetto prolungato. E’
in genere sufficiente, per chi sia in buona salute e desideri imparare il metodo a titolo
preventivo, leggere il libro sopra citato, "Attacco all'Asma… e non solo". Vi sono
poi numerosi altri libri, tutti in inglese ed uno in tedesco, i cui titoli possono essere trovati
sulle centinaia di siti web che parlano in inglese o in altre lingue del metodo Buteyko. Chi
lo preferisca - e nei casi di persone con problemi di salute è vivamente consigliabile,- può
imparare la tecnica seguendo uno dei corsi di fine settimana tenuti dagli istruttori Buteyko. Come
trovarli? E’ bene non fidarsi solo del fatto che qualcuno ha un nome russo. Sul sito
dell’Associazione Buteyko- Italia si trova un elenco di istruttori con qualifiche
controllate ed affidabili. Il
"metodo Buteyko" si sta diffondendo a macchia d'olio in molti Paesi, anche se contro
di lui vi è sia una parte della medicina "ufficiale", che non vede di buon occhio una
cura che non usa preparati farmaceutici, sia purtroppo una parte della medicina alternativa, che
mette in rilievo l'importanza di una buona ossigenazione e a volte reagisce in modo quasi isterico
nel sentir parlare dell'importanza che l'anidride carbonica ha per l'organismo. Certamente, una
quantità eccessiva di CO2 nell'organismo è dannosa o mortale, (anche l'acqua in eccesso lo
è) ma, nella giusta quantità, Nella
sperimentazione ufficiale condotta nel 1994-95 presso il Mater Hospital, in Australia, è stato
accertato, con notevole sorpresa di alcuni specialisti, che tutti i 39 asmatici che partecipavano
alla sperimentazione respiravano in eccesso anche quando non avevano attacchi d'asma. La quantità
d'aria che respiravano si aggirava sui Questi
risultati sono stati confermati da un altro trial in doppio cieco su larga scala, appena terminato
presso l'Ospedale di Glascow, Gran Bretagna.ormai numerosi medici in Gran Bretagna e USA applicano
il metodo risultante da queste scoperte, che in Australia è dal 1998 ufficialmente raccomandato
dalla Federazione Nazionale contro l'Asma. Sono
qui elencati i riferimenti relativi alle sperimentazioni citate: Qui
di seguito elenco i riferimenti delle sperimentazioni cliniche effettuate: per il metodo Buteyko • Buteyko breathing techniques in asthma: a blinded
randomized controlled trial. Bowler S, Green A, Mitchell CA. Medical Journal of
Il seminario sarà tenuto dalla Dott.ssa Fiamma Ferraro: Nata
in Svizzera, dopo le scuole in Germania ed in Irlanda, ha conseguito nel 1998 all’Università di
Dublino, (University College Dublin) sia la laurea in medicina e chirurgia (M.B., B.Ch., BA.O.)
che la laurea in scienze mediche (Bachelor of Medical Science) con la massima lode per la tesi
in patologia.
presso la sede dell'Associazione di Promozione Sociale
Per informazioni
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