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Nella Cina antica, prima è stato scoperto l'uso della moxibustione, circa 5000 anni fa, e in seguito l'agopuntura. Anticamente si chiamava jiu ruo, che significa "cauterizzazione", cioè terapia che realizza il trattamento o la prevenzione delle malattie mediante l'applicazione di materiali infiammabili che stimolano la circolazione dell'energia nei meridiani. Si tratta di una tecnica molto diffusa nella Medicina Tradizionale Cinese. Il termine moxa, di derivazione inglese, è una deformazione popolare del giapponese moe kusa, che significa "erba che brucia". Ma la scoperta nel 1973 nelle tombe di Mawangdui (Hunan), appartenenti alla famiglia del marchese Li Zang, vissuto negli Han Occidentali (206 a.C.-24 d.C.), di numerosi libri in seta tra cui il "Classico della Moxibustione negli Undici Meridiani dei Piedi e delle mani" e il "Classico della Moxibustione negli Undici Meridiani dello Yin e dello Yang" prova l'origine cinese della moxa. 
Nel Su Wen ("Domande Semplici") si dice che gli abitanti delle fredde regioni del Nord soffrano particolarmente di malattie da raffreddamento. In questi casi, secondo il classico, bisogna utilizzare la moxa. Pertanto la mpxibustione e la cauterizzazione derivano dai paesi del Nord.

In principio il materiale usato per la cauterizzazione era formato da rametti o erbe comuni; solo in seguito iniziò ad essere utilizzata l'artemisia come pianta principale. La varietà più comune in Europa
è l'Artemisia vulgaris, mentre in Cina si utilizza l'Artemisia veriotorum, che è più aromatica.
Le foglie, private delle nervature centrali ed essiccate al sole, vengono polverizzate e si ottiene così la moxa grezza, dalla consistenza della lana. La lana di moxa, tra le altre proprietà, è autoaderente e brucia in modo regolare senza fiamma. La lana di moxa brucerà tanto lentamente quanto più lunga sarà stata la sua stagionatura. In Italia questa pianta erbacea è conosciuta come "amarella" o artemisia delle siepi, e il suo nome deriva dalla dea greca Artemide (Diana per i latini), simbolo di natura, libertà e giovinezza. Di proprietà pungente e tiepida, di natura Yang, non tossica, le foglie di artemisia hanno un aroma amaro. La loro funzione è di eliminare il Freddo e l'Umidità patogeni, alleviare il dolore, riscaldare i meridiani e regolare la circolazione del Qi e del sangue e inoltre riscaldare l'Utero. Il fuoco di artemisia penetra in tutti i meridiani, e tratta cento tipi di malattie, questo metodo serve oltretutto per eliminare la tossicità e cicatrizzare le ferite, oltre che per tonificare il Qi dello Yang.
Nel "Compendio di Agopuntura e Moxibustione" si dice: "Per vivere tranquillamente, non bisogna far seccare il punto Zusanli (ST36). Numerosi lavori clinici effettuati in questi anni hanno confermato l'efficacia del punto Zusanli nella prevenzione dell'apoplessia e delle sindromi influenzali.
La moderna ricerca ha dimostrato che la moxibustione può incrementare la composizione e la circolazione del sangue e stimolare la funzione respiratoria e digestiva, così come il metabolismo corporeo. Per tale motivo regola la funzione del sistema immunitario.

Tecniche
La tonificazione e la dispersione sono menzionate nel Nei Jing: "La tonificazione con il fuoco significa solo che il bruciare della moxa è permesso fino al suo esaurimento senza soffiare"; "Disperdere con il fuoco significa che il bruciare del cono avviene rapidamente". Per tonificare lo Yang con la moxibustione, il fuoco o il calore dovrebbero raggiungere i muscoli del paziente. Per rimuovere il Calore o il Fuoco patogeni, i coni di moxa dovrebbero consumare prima il loro calore e raggiungere i muscoli del paziente". Nelle sindromi da Freddo la moxibustione riscalda il Qi del corpo. Per le sindromi provocate dal Calore, il Calore accumulato può essere espulso poichè il Fuoco produce il secco". Nella pratica clinica si disperde in caso di eccesso di fattori patogeni, si tonifica in caso di deficit dei fattori patogeni. La tonificazione si effettua in questa maniera: acceso il cono lo si lascia bruciare da sè, fino a quando non si autoestingue; solo così si sviluppa un calore moderato ed è possibile utilizzare più coni, per un tempo relativamente lungo. Terminato il trattamento, sul punto prescelto si poggerà un dito, per non disperdere il Qi. La dispersione invece richiede un altro procedimento: si accende il cono, si soffia su di esso in modo che la combustione sia intensa e rapida e si sostituisce il cono solo nel momento in cui il soggetto avverte una sensazione di bruciore intenso nella zona trattata. L'applicazione sarà di durata più breve e saranno sufficienti pochi coni, e diversamente dalla tonificazione alla fine del trattamento non si dovrà poggiare il dito sul punto, poichè esso dovrà rimanere aperto per permettere la "dispersione" (fuoriuscita) dei fattori patogeni.