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PADOVA
- La fabbrica dove non esiste l'orario di lavoro è un rettangolo bianco che compare in
fondo a una strada bianca. Si chiama Zf, è un'azienda metalmeccanica, con gli operai in
pantaloni blu e maglietta bianca con il logo aziendale che armeggiano in mezzo a un frastuono
infernale.
Si trova a Caselle di Selvazzano, alle porte di Padova, è il terminale italiano di una
multinazionale tedesca e produce soprattutto ingranaggi per motori marini. Solo che gli
operai, 200 su 360 dipendenti, non ci vanno tutti dalle 8 alle 17: la produzione è continua,
ma l'orario di ognuno è a sua scelta. L'hanno chiamato "orario a menù" ed è un
miracolo che perfino il Politecnico di Milano ha studiato, la realizzazione concreta di un
sogno che sembrava irrealizzabile: conciliare il tempo del lavoro con il tempo della vita.
Per non continuare ad affrontare i picchi di lavoro con lo straordinario, azienda e sindacati
si sono messi a un tavolo e hanno inventato una soluzione che una ricerca europea indica come
esempio da seguire: ogni due mesi i lavoratori compilano una richiesta con le loro preferenze
sui tempi di lavoro mentre l'impresa presenta il piano sulle necessità produttive. Un
software apposito incrocia le diverse esigenze. Quello che ne esce è l'orario di ognuno. Si
può avere un "orario di carico", che significa lavorare di più. Ma si può
scegliere anche quello di "scarico", per avere più tempo libero. Il bilancio delle
ore si fa a fine anno, tenuto conto che in ogni settimana si dovrebbe lavorare 40 ore. Nella
sala del consiglio di fabbrica, sotto un manifesto ormai ingiallito di Luciano Lama, Luca
Bettio, delle Rsu, racconta: "Ci abbiamo guadagnato tutti. Abbiamo abolito lo
straordinario, strumento in mano ai capetti, e l'abbiamo sostituito con un premio per la
flessibilità. Così ognuno può bilanciare la sua vita familiare con quella della fabbrica, e
in tempi di asili che chiudono e di anziani da accudire non è poco".
Così c'è chi, come Daniele Olivieri, 30 anni, addetto al montaggio, riesce a
gestire un'associazione di volontariato,
la Zattera Urbana
, che si occupa di integrazione. E chi, come Daniele Agostini, al mattino può accudire i
figli, mentre la moglie è al lavoro. Renzo Soranzo, occupato alle "isole di
montaggio", racconta di un collega che nel tempo liberato si è laureato in ingegneria. E
Gianluca Badoer spiega: "La fabbrica era una gabbia rigidissima, come nella Manchester
dell'800, noi siamo riusciti a rompere quel meccanismo e a gestire la flessibilità in modo
collettivo e con vantaggio reciproco". L'assenteismo è diminuito, aumentata la puntualità
nella consegna, così come i margini di redditività. Marina Piazza, sociologa, sottolinea un
altro aspetto virtuoso della rivoluzione Zf: per rendere possibile l'orario a menù, tutti
hanno dovuto imparare a fare di tutto, aumentando la professionalità di ciascuno. "È la
prova - dice - che non bisogna avere paura a cercare orizzonti più ampi, importante in un
periodo in cui si deve immaginare una nuova mappa del welfare". Non è solo l'ingresso
massiccio delle donne nel mondo del lavoro a suggerire l'urgenza di immaginare un nuovo
equilibrio tra vita e lavoro. Eurofound, l'agenzia della Ue per il miglioramento delle
condizioni di vita e di lavoro, conclude nel suo rapporto del 2009 che la flessibilità è uno
degli strumenti per rispondere meglio alla crisi. I Paesi più dinamici e competitivi sono
quelli che sanno innovare. Iniziando dagli orari di lavoro.
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