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Relax e movimento, armonia di corpo e spirito dall'antica saggezza indiana. Lo yoga,
per chi lo pratica, è un vero e propio modello di vita che coinvolge tutta la sfera
quotidiana. Ma oggi non è più soltanto ginnastica e spiritualità, ma anche ricerca medica.
Ci sono al momento in corso ben 23 clinical trials, sperimentazioni umane, in
altrettanti ospedali e centri medici che coinvolgono infatti le tecniche dello yoga in
precise terapie ospedaliere. E dagli anni
60 a
oggi sono stati pubblicati qualcosa come 991 studi su Yoga e cure mediche in riviste
scientifiche internazionali. Gli ospedali e centri medici da New Delhi a Bangalore a Shiraz
(Iran), dal Medioriente e Sudest asiatico (dove c'è una cultura radicata di "medicina
integrata" tra "mainstream"e "alternative") fanno la parte del leone
producendo il maggior numero di studi clinici. L'ultimo in ordine di tempo, apparso sul numero
di novembre di European journal of Cancer Care, ha dimostrato ad esempio l'efficacia della
pratica yoga nell'attenuazione degli effetti collaterali (nausea e vomito) della chemioterapia
in 68 pazienti. Lo studio è stato condotto dal Dipartimento di Scienze della vita
dell'Università di Bangalore, mettendo a confronto il campione sottoposto a un'ora quotidiana
di yoga con un altro che ha svolto una terapia di rilassamento tradizionale.
Altri studi sono invece appena iniziati al Mercy medical center di Baltimora per capire se e
quanto lo yoga possa attenuare il senso di "fatica" delle malate di tumore. Ma vi
sono anche studi che dimostrano l'efficacia dello yoga anche per il diabete, ad
esempio, le malattie cardiovascolari, il dolore di schiena cronico, il tumore al seno e
una quantità di altre sindromi e disturbi. Su diabete e yoga sono stati compiuti ben 28 studi
clinici dal
1986 a
oggi, in gran parte in ospedali indiani, ma anche in Olanda e Australia. Si tratta di
sperimentazioni rigorose, che mettono sempre a confronto gli effetti della terapia yoga con un
altra di supporto similare, propio per evitare eventuali suggestionamenti.
Sul diabete mellito di tipo 2 è stata dimostrata, al Guru Tegh Bahadur Hospital di Delhi (in
uno studio coordinato dall'Università), una correlazione tra alcune "asana"
(posizioni) yoga e la velocità di conduzione del nervo mediano (che nei diabetici causa
continui formicoli alle mani) e il controllo del glucosio nel sangue. Al termine della
sperimentazione, i 20 diabetici che avevano praticato yoga (30-40minuti al giorno per 40
giorni) avevano una efficienza maggiore delle mani e un maggior controllo dei livelli di
glucosio, rispetto al gruppo che aveva svolto solo delle camminate come terapia
"integrata" a quella convenzionale.
Degli effetti benefici dello yoga,su corpo e mente, si parla da anni. Ma oggi si cerca
una risposta scientifica e lo yoga comincia a essere studiato anche da chi fa ricerca medica.
Ad esempio, perchè le pratiche yogiche (asana e meditazione) hanno evidenti benefici in
sindromi come ansia e depressione come è testimoniato da tutti coloro che le eseguono? Lo
hanno scoperto un gruppo di psichiatri della Scuola di medicina della Boston University, in
uno studio pubblicato nel maggio scorso sul Journal of Complementary and Alternative medicine.
I medici hanno sottoposto a risonanza magnetica un gruppo di otto "yogi" prima e
dopo la loro sessione quotidiana di 60 minuti. Allo scanner con imaging del cervello è
risultato, al termine di ciascuna sessione di yoga, un aumento di ben il 27% dei livelli
dell'acido "Gaba" (gamma-aminobutirico) che, insieme alla noradrenalina e
serotonina, sono i neurotrasmettitori più importanti nel controllo fisiologico e patologico
degli stati emozionali. Il loro deficit, dunque, ha un ruolo nell'ansia e depressione. E lo
yoga si comporta come una vera e propria "medicina naturale", senza effetti
collaterali, negli stati d'ansia depressivi: i livelli del Gaba nei nei depressi vengono
normalmente incrementati con terapie farmacologiche a base di benziodiazepine, i cui effetti
collaterali sono a tutti noti. Il gruppo di controllo, a cui era sto somministrata come
"calmante", una sessione di lettura rilassante, non mostrava invece alcun aumento
del Gaba cerebrale.
Il
mantra abbassa la pressione
La "yoga therapy" per alcune malattie cardiovascolari come l'ipertensione, è
ormai riconosciuta da oltre un decennio anche dalla medicina convenzionale. In Italia un
convinto assertore è Luciano Bernardi, associato di medicina interna dell'Università di
Pavia-policlinico San Matteo, dove da anni si studiano gli effetti della respirazione yoga
sulle malattie cardiovascolari. Il team guidato da Bernardi ha effettuato anche spedizioni
sulle vette delle Ande e Himalaya per testare la capacità degli esercizi respiratori in
assenza di ossigeno. Uno studio pubblicato sul Lancet nel lontano '98 dal San Matteo dimostra
infatti che chi soffre di scompensi cardiaci migliora le sue possibilità di vita, in caso di
attacco, se fa esercizi respiratori e in particolare i "pranayama" dello yoga.
L'ultimo studio pilota che viene dai medici statunitensi Debbie Cohen e Raymond Townsend,
finanziato dall'Università di Pensilvania e che sarà presto pubblicato, ha invece messo a
confronto due gruppi di pazienti di pressione alta. Al primo gruppo è stata prescritta una
sessione quotidiana di yoga, in particolare esercizi di respirazione; al secondo la normale
dieta alimentare prevista dalla medicina convenzionale. Con lo yoga vi è stata una notevole
riduzione dell'ipertensione nei pazienti in stadio "pre-ipertensivo" nonché in
quelli nello stadio 1 della sindrome, rispetto al gruppo di controllo. Al National Heart,
Blood and Lung Institute dell'Università della Florida a Gainesville, dal 2005 è iniziato (è
ancora in corso) una sperimentazione umana di yoga therapy per l'ischemia miocardica su 150
pazienti, la prima su un campione così vasto. Obiettivo: verificare se la meditazione yoga
porta benefici sulle ischemie cardiache determinate da stress mentale. Nel 2000 invece in
India si sono messi a confronto 3 gruppi di 33 ipertesi a cui è stata somministrata,
rispettivamente, per un periodo di 11 settimane yoga therapy, cura farmacologica e nessuna
terapia. Lo yoga veniva praticato individualmente a casa per sei ore settimanali e prevedeva
una combinazione di ananas, pranayama e mantra (esercizi yoga con musica). Alla fine delle 11
settimane, la pressione sanguigna sistolica risultava ridotta di un impressionante 33mm/hg
contro i 4mm/hg del gruppo che non aveva svolto alcuna terapia e il 24mm/hg del gruppo a cui
erano stati somministrati i tradizionali farmaci anti ipertensione. Lo studio è stato
pubblicato sull'Indian Journal of Phisiology. Ma l'uso della yoga therapy per l'ipertensione
risale addirittura agli anni '70 quando una prima sperimentazione in Inghilterra su 43
pazienti riscontrò una riduzione dell'ipertensione di 26mm/hg con lo yoga e di solo 9mm/hg
con i farmaci tradizionali di allora.
(s. j. s)
I
benefici sulla mobilità
È l'artrite reumatoide la malattia (tra le più invalidanti e ancora senza possibilità
di guarigione definitiva) sulla quale si sta concentrando la più recente ricerca dello yoga
therapy. A condurla è una delle più prestigiose istituzioni mediche in questo campo, il John
Hopkins Arthritis center di Baltimora nel Maryland (Usa), dopo i promettenti risultati delle
ricerche di alcuni istituti indiani. È una sperimentazione di medicina integrata che dal 2006
sta coinvolgendo gruppi di 30 pazienti per volta, ai quali viene somministrata una cura a basa
di sessioni di yoga e meditazione di due volte la settimana per due mesi, insieme alla terapia
farmacologica convenzionale.
"I primi studi su artrite e yoga hanno mostrato risultati promettenti con alcuni
miglioramenti nella salute complessiva, nelle funzioni fisiche e nel benessere mentale e emozionale
di questi pazienti", spiega Steffany Haaz del team di ricerca, "ma la cosa più
importante è forse che lo yoga ha un effetto molto positivo sulla qualità della vita. I
pazienti di artrite possono anche beneficiare dello yoga di più rispetto ai tradizionali
esercizi. Ed è importante che i pazienti aderiscano alla terapia di esercizio fisico con
piacere e senza sforzi". Nel corso della sperimentazioni i pazienti vengono anche
sottoposti ai consueti controlli di rito, come analisi del sangue e vari altri test. "C'è
un gran bisogno di cure addizionali, rispetto alla terapia convenzionale, che comunque non
guarisce, per ridurre il dolore, la disabilità e per tenere sotto controllo l'impatto che
l'artrite ha sulla qualità della vita", continua la dottoressa Haaz, "I risultati
sin qui ottenuti ci suggeriscono che, quando combinata con un programma di buone cure mediche,
lo yoga può dare benefici sia alla salute psicologica che fisica di questi pazienti. Qui al
Johns Hopkins Arthritis Center speriamo di essere all'avanguardia nell'esplorare questo
connubio attraverso una rigorosa ricerca clinica sperimentale".
Gli studi sull'artrite reumatoide e lo yoga sono iniziati in vari ospedali indiani, a partire
dal
1994. L
'ultimo di questi si è concluso nel 2000 allo "Swami Vivekananda Yoga Research
Foundation" dove sono stati messi a confronto tre gruppi diversi (uomini, donne e
bambini) con i corrispondenti gruppi di controllo ai quali non veniva somministrata alcun tipo
di terapia. Nei gruppi che avevano seguito sessioni quotidiane di yoga per un periodo,
rispettivamente, di 10, 15 e 3 giorni è stata riscontrato un aumento della capacità di presa
della mano (apri e chiudi) che nei pazienti di artrite è gradualmente ridotta. Gli effetti
maggiori si sono registrati più sulle donne che sugli uomini del campione adulto. Lo studio
è pubblicato sull'Indian Journal of phisiological pharmacology. (s.j.s.)
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