"Wolfram lancia la sfida a Google"
Sta per
essere lanciato un motore di ricerca che risponde anche alle domande più complesse.
Promette
di essere più efficace e preciso del suo celebre concorrente di mountain view.
tratto da http://www.corriere.it
del 4 maggio 2009 a firma di Marina Rossi
|
WASHINGTON
(USA) - Si chiama Wolfram
Alpha e promette davvero di rivoluzionare il web. All’apparenza è un
semplice motore di ricerca – come Google, Windows Live o Yahoo –, ma in realtà sotto la
facciata familiare si nasconde un software sofisticato in grado di interpretare domande e
formulare risposte accurate. Annunciato a marzo e presentato pubblicamente ad Harvard la
scorsa settimana Wolfram Alpha verrà svelato al pubblico nei prossimi giorni, certamente
entro la fine di maggio. IL
PROGETTO – Il nuovo motore di ricerca nasce per opera del britannico Stephen
Wolfram, scienziato e fondatore dell’omonima
società di ricerca genio della fisica e delle reti, con l’ambiziosa
intenzione di rivoluzionare la consultazione online della conoscenza umana. Basta con i
milioni di risultati restituiti da Google senza alcun approccio critico: il prossimo metodo di
ricerca rispetterà il linguaggio naturale, cioè l’espressione delle domande esattamente
come avviene tra due interlocutori umani. Dopo aver decifrato il quesito, Wolfram Alpha
proporrà un risultato completo di grafici e dati statistici, per supportare scientificamente
il valore della propria risposta. Oltre a presentare risultati diretti, il motore potrà
confrontare i dati di diversa natura, paragonando così valori astratti come le lunghezze o
gli avvenimenti storici: si potrà scoprire quante utilitarie possono stare contemporaneamente
sul Golden Gate di San Francisco, oppure le curiosità del giorno in cui si è nati. UMANO,
TROPPO UMANO – L’idea di Wolfram è quella di trovare una via alternativa alla conoscenza
web, proponendo una strada piastrellata di conoscenze scientifiche. Per questo motivo, pur
essendo in netta contrapposizione con Google, questo progetto non lo sostituisce. Non si
tratta infatti di un vero e proprio motore di ricerca perché non consiste in un database di
siti web archiviati per parole chiave e neppure è formato da una serie di domande e risposte
preconfezionate. Wolfram Alpha, come viene definito dal suo ideatore, è un «motore
computazionale della conoscenza» che interpreta ed elabora proprio come un cervello,
incrociando tutti i dati a disposizione. Pur essendo estremamente sofisticato (un
video ufficiale mostra la sua costruzione fisica), il software dovrà
affrontare gli ostacoli del linguaggio e della cultura, analizzando il significato di ciascuna
domanda, distinguendo tra i diversi livelli semantici. Un’azione difficile anche per
l’uomo perché presuppone la conoscenza della lingua e dei riferimenti linguistici.
L’esempio negativo portato dal creatore è l’espressione “50 cents”, che può indicare
contemporaneamente i centesimi e l’omonimo rapper. Lo stesso vale per le domande retoriche o
in gergo, per esempio. GOOGLE,
BOTTA E RISPOSTA – Sebbene il progetto sveli un software decisamente lontano da Google
(sia per la maggiore complessità, sia per l’organizzazione del risultato), la domanda
spontanea che ne deriva è se Wolfram possa essere tanto rivoluzionario da oscurare il
successo ultra decennale della grande G. Indubbiamente i presupposti ci sono, compresa la
crescente attesa diffusa a livello internazionale che sta trasformando l’arrivo del software
in un vero e proprio evento mediatico. Una condizione sufficiente per far tremare le gambe a
Brin e Page che – proprio qualche giorno fa – hanno integrato nelle ricerche di Google
anche i dati pubblici (come il tasso di disoccupazione o la popolazione negli stati americani)
e la visualizzazione in grafici interattivi. Si tratta di un servizio di complemento alle
ricerche online nato dall’acquisizione avvenuta nel 2007 del servizio di statistiche
Trendalyzer. Fino a questo punto, Wolfram Alpha ha fatto tutto il possibile per diventare la
nuova Google, ma l’impatto che il software avrà sul web potrà essere determinato soltanto
dagli utenti e dall’uso che ne faranno: non sempre ciò che è migliore è infatti destinato
al successo.
|
|
||||||||||||||