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L’esplosione del Wi-Fi può paragonarsi a quella della telefonia mobile e,
come è stato per i cellulari, anche le connessioni a banda larga senza fili cominciano a
sollevare preoccupazioni per gli effetti sulla salute, in particolare su quella dei bambini.
In Gran Bretagna, dove un adulto su 5 possiede un portatile abilitato alle
connessioni wireless, Sir William Stewart,
presidente dell'agenzia di tutela della salute (HPA), starebbe premendo per un’indagine
ufficiale sui rischi legati al Wi-Fi.
Le preoccupazioni di Sir Stewart non sono certo quelle della popolazione
britannica, che dimostra di gradire molto le possibilità offerte dal Wi-Fi: i punti di
accesso pubblici nel paese sono circa 35 mila e
negli ultimi 18 mesi sono stati venduti circa 1,6
milioni di terminali abilitati. Secondo alcune stime, circa la metà delle scuole
elementari e quattro quinti di quelle superiori hanno installato reti wireless, e intere città
stanno passando a questo tipo di connessioni.
Finora, riporta il quotidiano The Independent, l’allarme legato ai rischi del Wi-Fi è relativamente contenuto, ma
sono in molti a sostenere che la presenza della tecnologia nelle scuole potrebbe essere
veramente dannosa per la salute dei bambini e dei ragazzi.
Preoccupazioni che vanno ad aggiungersi alle molte evidenze scientifiche legate
ai danni provocati dai cellulari: secondo l’Organizzazione
Mondiale per
la Sanità
(OMS) 3 persone su 100 sono “elettrosensibili” e molti governi e studiosi prevedono
per il futuro una vera e propria catastrofe.
Un recente studio finlandese, ad esempio, ha rilevato che le persone che hanno
utilizzato il telefonino per più di 10 anni hanno il 40% delle possibilità in più di
contrarre un cancro al cervello dallo stesso lato in cui hanno utilizzato maggiormente il
cellulare. Uno studio svedese rivela che i rischi sarebbero addirittura 4 volte maggiori,
mentre un’altra ricerca, sempre svedese, sostiene che le radiazioni emesse dal telefonino
uccidono le cellule cerebrali e potrebbero provocare nelle giovani generazioni una senilità
largamente anticipata.
Per il professor Lawrie Challis, il telefonino
potrebbe essere considerato “la sigaretta del 21° secolo”.
Le antenne dei cellulari emettono meno radiazioni dei telefonini ma le persone
che vivono nelle loro vicinanze presentano spesso sintomi quali mal di testa, affaticamento,
nausea e problemi di memoria.
I sistemi Wi-Fi utilizzano versioni un po’ più piccole di queste antenne, ma
che emettono lo stesso tipo di radiazioni e quindi gli stessi effetti. Secondo molti
scienziati, siamo tutti immersi in una “zuppa di
radiazioni elettromagnetiche 1 miliardo di volte più forte rispetto agli ultimi 3,8 miliardi
di anni”.
La preoccupazione è maggiore quando si parla di bambini, perché sono più
vulnerabili – il cranio è più sottile e il sistema nervoso è ancora in fase di sviluppo
– e perché essi saranno esposti a più radiazioni nel corso della loro vita.
L’Associazione Medica Austriaca sta tentando di
vietare lo sviluppo di reti Wi-Fi nelle scuole, ritenendo che la tecnologia sia
“pericolosa” per le persone sensibili e che “il
numero di persone e i pericoli sono destinati a crescere”.
E così anche
la Gran Bretagna
si è mobilitata:
la Stowe School
, ad esempio, ha rimosso il Wi-Fi da parte dei suoi edifici poiché dopo l’installazione, un
professore che insegnava lì da 28 anni aveva cominciato a sviluppare mal di testa e nausea,
mentre
la Professional Association
of Teachers, che rappresenta 35 mila docenti in tutto il Paese, ha deciso di richiedere
un’inchiesta ufficiale.
L’associazione ha espresso i suoi timori riguardo l’installazione di così
tante reti wireless nelle scuole senza un’effettiva analisi delle possibili conseguenze a
lungo termine. Per il presidente Philip Parkin,
tuttavia, “le forti pressioni commerciali” potrebbero rappresentare un serio ostacolo a
una valutazione obiettiva dei rischi.
Sir Stewart, presidente anche del National Radiological Protection Board (NRPB), è un fervido nemico dell’uso del
cellulare da parte dei bambini e già nel 2000 parlava dei possibili rischi e pubblicava delle
raccomandazioni rimaste pressoché inascoltate: ci sarebbe innanzitutto necessità, spiega, di
una maggiore trasparenza per quel che riguarda i possibili problemi causati dal cellulare e
dai ricevitori, nonché dell'instaurazione di un processo di revisione indipendente associato
all'installazione delle stazioni base per la telefonia mobile.
Le responsabilità legali e i regolamenti relativi agli impianti di microcelle e
picocelle dovrebbero essere più chiari e dettagliati e, soprattutto, più ampiamente
reperibili.
Le informazioni sui valori SAR (Specific Absorption Rate, l'unità di misura
della quantità di energia delle onde radio assorbita dal corpo durante l'uso del cellulare)
dovrebbero inoltre essere comparative e prontamente disponibili, in modo da informare
correttamente il consumatore che si appresta ad acquistare un telefonino.
Attenzione particolare, sottolinea Stewart, dovrebbe essere riservata all'uso
del telefonino per soggetti altamente "vulnerabili" come appunto i bambini che
potrebbero essere particolarmente sensibili all'esposizione alle onde radio e per questo
consigliava di evitare la costruzione di antenne nelle vicinanze di scuole.
Ora, Stewart chiede che i bambini che si trovano in scuole dotate di reti
wireless siano monitorati per controllare eventuali effetti causati dalle onde
elettromagnetiche, aggiungendo il suo autorevole parere a quello di tanti altri studiosi che
affermano da tempo che bisognerebbe effettuare maggiori analisi sui rischi prima di installare
la tecnologia nelle scuole.
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