"Cos'è la vivisezione"
Da "La Pelle" di Curzio Malaparte. Un giorno Febo uscì, e non torno più.
Lo aspettai fino a sera, e scesa la notte corsi per le strade, chiamandolo per nome...
tratto da http://www.promiseland.it
del 19 febbraio 2008
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Mi consigliò di fare il giro dei canai,
chi sa che Febo non sj trovasse nella bottega di qualche canaio? Tutta la mattina corsi di
canaio in canaio, e finalmente un tosacani, in una botteguccia di Piazza dei Cavalieri, mi
domandò se ero stato alla Clinica Veterinaria dell'Università , alla quale i ladri di cani
vendono per pochi soldi gli animali destinati alle esperienze cliniche. Corsi all'Università,
ma era già passato mezzogiorno, Nel pomeriggio tornai all'Università,
entrai nella Clinica Veterinaria. Il cuore mi batteva, non potevo quasi camminare, tanto ero
debole e oppresso dall'ansia. Chiesi del medico di guardia, gli dissi il mio nome. II medico,
un giovane biondo, miope, dal sorriso stanco, mi accolse cortesemente e mi fissò a lungo
prima di rispondermi che avrebbe fatto tutto il possibile per aiutarmi. Apri una porta,
entrammo in una grande stanza nitida, lucida, dal pavimento di linoleum azzurro. Lungo le
pareti erano allineate l'una a fianco dell'altra, come i letti di una clinica per bambini,
strane culle in forma di violoncello: in ognuna di quelle culle era disteso sul dorso un cane
dal ventre aperto, o dal cranio spaccato, o dal petto spalancato: Sottili fili di acciaio,
avvolti intorno a quella stessa sorta di viti di legno che negli strumenti musicali servono a
tender le corde, tenevano aperte le labbra di quelle orrende ferite: si vedeva il cuore nudo
pulsare, i polmoni dalle venature dei bronchi simili a rami d'albero, gonfiarsi proprio come
fa la chioma di un albero nel respiro del vento, il rosso, lucido fegato contrarsi adagio
adagio, lievi fremiti correre sulla polpa bianca e rosea del cervello come in uno specchio
appannato, il groviglio degli intestini districarsi pigro come un nodo di serpi all' uscir dal
letargo. E non un gemito usciva dalle bocche
socchiuse dei cani crocifissi. Al nostro entrare tutti i cani avevano rivolto gli occhi verso
di noi, fissandoci con uno sguardo implorante, e al tempo stesso pieno di un atroce sospetto:
seguivano con gli occhi ogni nostro gesto, ci spiavano le labbra tremando. Immobile in mezzo
alla stanza, mi sentivo un sangue gelido salir su per le membra: a poco a poco diventavo di
pietra. Non potevo schiuder le labbra, non potevo muovere un passo. Il medico mi appoggiò la
mano sul braccio, mi disse: "coraggio". Quella parola mi sciolse il gelo delle
ossa, lentamente mi mossi, mi curvai sulla prima culla. E di mano in mano che progredivo di
culla in culla, il sangue mi tornava al viso, il cuore mi si apriva alla speranza. A un
tratto, vidi Febo. Era disteso sul dorso, il ventre aperto, una sonda immersa nel fegato. Mi
guardava fisso, e gli occhi aveva pieno di lacrime. Aveva nello sguardo una meravigliosa
dolcezza. Non mandava un gemito, respirava lievemente, con la bocca socchiusa, scosso da un
tremito orribile. Mi guardava fisso, e un dolore atroce mi scavava il petto. "Febo"
dissi a voce bassa. E Febo mi guardava con una meravigliosa
dolcezza negli occhi. Io vidi Cristo in lui, vidi Cristo in lui crocifisso, vidi Cristo che mi
guardava con gli occhi pieni di una dolcezza meravigliosa. "Febo" dissi a voce
bassa, curvandomi su di lui, accarezzandogli la fronte. Febo mi baciò la mano, e non emise un
gemito. Il medico mi si avvicinò, mi toccò il braccio: "Non potrei interrompere
l'esperienza" , disse, è proibito. Ma per voi... Gli farà una puntura. Non soffrirà
". Io presi la mano del medico fra le mie mani, e dissi, mentre le lacrime mi rigavano il
viso: "Giuratemi che non soffrirà ". "Si addormenterà per sempre", disse
il medico, "vorrei che la mia morte fosse dolce come la sua". Io dissi:
"Chiuderà gli occhi. Non voglio vederlo soffrire. Ma fate presto, fate presto!".
"Un attimo solo" disse il medico, e si allontanò senza rumore, scivolando sul molle
tappeto di linoleum. Andò in fondo alla stanza, apri un armadio. Io rimasi in piedi davanti a
Febo, tremavo orribilmente, le lacrime mi solcavano il viso. Febo mi guardava fisso, e non il
più lieve gemito usciva dalla sua bocca, mi guardava fisso con una meravigliosa dolcezza
negli occhi. Anche gli altri cani, distesi sul dorso nelle loro culle, mi guardavano fisso,
tutti avevano negli occhi una dolcezza meravigliosa, e non il più lieve gemito usciva delle
loro bocche. A un tratto un grido di spavento mi ruppe
il petto: "Perchè questo silenzio?", gridai, "che cos'è questo
silenzio?". |
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