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LONDRA - È uno dei riti della vita moderna, occidentale, politicamente
corretta: insieme al jogging o alla palestra, a un'alimentazione sana o dietetica, a regolari
checkup e analisi mediche, ingurgitare tutte le mattine un pugno di pilloline colorate, come
prevenzione di malattie, disturbi e mali di ogni genere. Adesso però un'autorevole ricerca
scientifica avverte che integratori vitaminici e minerali, poiché di questo si tratta, non
solo non allungano la vita ma sembrano addirittura accorciarla, aumentando il rischio di una
morte precoce. Detto in parole povere: le vitamine, in particolare
la A
e
la E
, non farebbero sempre bene al nostro organismo. Non sarebbero la panacea contro tutti i mali,
bensì un medicinale da prendere con cautela, preferibilmente sotto controllo medico.
Sparata ieri in prima pagina dal quotidiano Daily Telegraph di Londra e rilanciata nei
suoi notiziari radiotelevisivi dalla Bbc, questo è il tipo di notizie che fanno
sobbalzare milioni di persone: una donna su tre e un uomo su quattro fanno uso di integratori
vitaminici nel Regno Unito, per un totale di 12 milioni di abitanti, e in proporzioni analoghe
in altri paesi occidentali.
Va subito sottolineato che non c'è assoluto accordo su un simile allarme: le associazioni dei
produttori di vitamine e di altri integratori, qui e anche in Italia, smentiscono il parere
della ricerca, definendola inutilmente "allarmistica". Ma questo è comprensibile,
dati gli enormi interessi economici di un mercato che vale, solo in Gran Bretagna, quasi mezzo
miliardo di euro l'anno. Il ministero della Sanità britannico, invece, appoggia in linea di
massima i risultati dello studio, consigliando ai consumatori di evitare di prendere ampie
dosi di integratori, cercando piuttosto di ricevere dal cibo le vitamine di cui la gente ha
bisogno.
La polemica, già innescata l'anno scorso da uno studio simile pubblicato sul Journal
of the American Medical Association, non si concluderà tanto presto. Sostenere che le
vitamine non fanno sempre bene, e che addirittura in certi casi accorciano la vita, significa
mettere nel mirino un totem del nostro tempo, un'idea con cui è cresciuta, perlomeno
nell'Occidente industrializzato, la generazione dei baby boomers. E' un'accusa che a molti
suona stravagante, incredibile, quasi sacrilega, come affermare che
la Croce Rossa
è un'associazione mafiosa o che l'acqua non disseta.
Vediamo allora esattamente cos'è e che cosa dice questo rapporto. Proviene da ricercatori
della università di Copenaghen, che hanno riesaminato 67 studi comparati sull'argomento,
coinvolgendo 233 mila partecipanti, uno dei campioni più vasti mai analizzati in materia,
confrontando lo stato di salute di chi ha assunto integratori vitaminici con chi ha invece
preso soltanto un placebo o non ha avuto alcun trattamento. Finanziata e pubblicata dalla
Cochrane Collaboration, la ricerca ha concluso che "non c'è nessuna prova
convincente" che gli integratori riducano il rischio di ammalarsi e di morire, mentre vi
sarebbero prove che alcune vitamine in particolare possono interferire con le difese naturali
del corpo umano, "aumentando la mortalità".
Pur senza trovare una risposta al perché questo accade, la ricerca degli scienziati danesi
associa la vitamina A a un 16 per cento di aumento della mortalità, il betacarotene a un 7
per cento di aumento di rischio di morire e la vitamina E a un 4 per cento. La vitamina C non
sembra avere alcun effetto, né positivo, né negativo: gli studiosi osservano che maggiori
ricerche sono necessarie per appurarne le conseguenze, così come per il selenio. In sostanza,
scrive il professor Goran Bjelakovich, il ricercatore che ha guidato l'indagine presso
l'università di Copenaghen, "non abbiamo trovato alcuna prova che prendendo integratori
antiossidanti si riduce il rischio di morte precoce per persone sane o malate. Anzi, i
risultati mostrano che i soggetti a cui sono state somministrate betacarotene, vitamina A e
vitamina E evidenziano un aumento dei tassi di mortalità".
Commenta il ministero della Sanità britannico: "C'è la necessità di esercitare
prudenza nell'uso di alti dosi di integratori purificati di vitamine, incluse vitamine
antiossidanti, e di minerali. Il loro impatto sulla salute a lungo termine potrebbe non essere
stato completamente accertato e non si può garantire che essi siano privi di rischi".
Replica Pamela Mason, portavoce dell'Health Supplements Information Service, il servizio
informazioni sugli integratori, finanziato dall'associazione delle industrie che li vendono:
"Per milioni di persone che non sono in grado di ricavare dalla dieta alimentare tutto
quello di cui hanno bisogno, le vitamine possono essere un utile integratore e dunque non
dovrebbero smettere di prenderle".
Concorda un altro nutrizionista britannico, il dottor Patrick Holford, interpellato dalla Bbc:
"Gli antiossidanti non sono una bacchetta magica e non ci si può aspettare che rimedino
da soli a tutta una vita di abitudini alimentari o di vita poco sane. Ma quando sono usati
appropriatamente, in combinazione con una dieta salutare di frutta e verdura, con abbondante
esercizio fisico e senza fumare, gli integratori possono svolgere un ruolo importante nel
mantenere e promuovere un generale stato di salute".
E Renato Misasi, presidente di FederSalus, la federazione di 120 produttori di prodotti
salutistici in Italia, aggiunge: "Nelle ricerche prese in esame manca un metodo comune,
sono risultati allarmistici, privi di sufficiente evidenza scientifica". L'autore della
ricerca, il professor Bjelakovich, però non la vede così: "Le attuali prove
scientifiche sconsigliano l'uso di integratori nella popolazione sana". E
la British Dietetic
Association, l'organizzazione dei nutrizionisti britannici, appare perlomeno turbata,
chiedendo maggiore regolamentazione in materia: "Oggi si possono acquistare integratori
vitaminici come se fossero caramelle", dice la direttrice Catherine Collins, "invece
andrebbero considerati medicinali, come il paracetamolo, con limiti sul dosaggio e vendita
dietro presentazione di prescrizione medica".
Beninteso: lo studio danese si occupa soltanto di vitamine sintetiche, ossia in pillole, non
di quelle che si trovano allo stato naturale in frutta e verdura. Come dire che non sono le
vitamine in sé a rappresentare un possibile o potenziale rischio, bensì eventualmente solo
gli integratori vitaminici, la manciata di pilloline colorate che tanti ingurgitano al
mattino, sperando così di avere risolto i propri problemi di salute. Nessuno, perciò,
contesta l'antica saggezza proverbiale: una mela al giorno, con tutte le vitamine che
contiene, "toglie il medico di torno". E quella possiamo, anzi dobbiamo, continuare
tranquillamente a mangiarla.
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