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ROMA
- Permettono di ricostruire la mappa dei ricordi remoti e delle
abitudini presenti, ma immergersi in questo flusso di memoria porta a
scoperte poco piacevoli. Sono i veleni immagazzinati nel nostro corpo,
accumulati in milioni di piccoli atti dall'apparenza innocua, a costituire
un archivio del nostro passato che proietta un'ombra preoccupante sul
futuro: quale prezzo pagheremo per il contatto troppo ravvicinato con la
nuvola chimica che ci avvolge?
Se lo è chiesto David Ewing Duncan, il giornalista che, facendosi
prelevare 14 fiale di sangue per un campionario completo di analisi, ha
fatto da cavia volontaria, pubblicando il risultato del viaggio
all'interno di se stesso sul numero del National Geographic che uscirà
sabato. Un percorso che lo ha portato a rintracciare il primo momento di
contaminazione nell'assunzione, attraverso la placenta e il cordone
ombelicale, di una parte della zavorra chimica contenuta nel corpo della
madre. Altre molecole indesiderate, come i pesticidi, sono arrivate
attraverso il latte materno. E anche il momento dei primi giochi si è
rivelato a rischio: il David bambino, alla fine degli Sessanta, ingannava
l'afa estiva con i suoi amici su un campetto vicino a casa, nel Kansas.
Questo campetto era però una discarica che in seguito sarebbe stata
inserita nell'elenco dei siti considerati pericolosi dall'Epa, l'Agenzia
per l'ambiente degli Stati Uniti.
Nemmeno l'ingresso nell'età adulta, e nell'era di una coscienza ecologica
diffusa, è servito a evitare il bombardamento di molecole indesiderate.
La delicatezza del profumo di lavanda del suo shampoo era inquinata dalla
presenza degli ftalati che fanno parte dei cosiddetti pops, le sostanze
organiche e persistenti che possono causare perdita della fertilità e
caduta del numero degli spermatozoi, danni al sistema riproduttivo,
possibile cancro dei testicoli, delle ovaie o del seno. E un bel pranzetto
a base di pesce poteva nascondere un involontario pieno di mercurio, un
metallo pesante da cui è bene tenersi alla larga.
Più difficile invece identificare il cavallo di Troia attraverso cui sono
passati i ritardanti di fiamma, sostanze che all'esterno del nostro corpo
svolgono un utile lavoro di prevenzione, ma all'interno si trasformano in
minaccia. I ritardanti di fiamma sono nascosti nei tappeti, nella plastica
attorno ai televisori, nei materassi, nelle automobili, negli aerei.
Introdotte una trentina di anni fa, queste sostanze hanno prodotto uno
spray sottilissimo che è arrivato a contaminare i luoghi più lontani e
inaccessibili: hanno sconvolto il ciclo vitale degli orsi polari e quello
delle orche del Pacifico.
Ma cosa si può fare per ridurre il rischio chimico senza rinunciare ai
vantaggi e alle sicurezze che la tecnologia offre? "Bisogna
intervenire con rapidità perché per l'86 per cento dei 2.500 agenti
chimici utilizzati in grande quantità non abbiamo sufficienti
informazioni sugli effetti sanitari", risponde Maria Grazia Midulla,
responsabile della campagna del Wwf. "Tra pochi giorni
la Commissione Ambiente
del Parlamento europeo avrà la possibilità di farlo: si dovrà
pronunciare sull'obbligo di sostituzione delle sostanze più pericolose
nei casi in cui già esistono dei sostituti, un passaggio della direttiva
Reach sulla regolamentazione dei prodotti chimici. Sarà quella
l'occasione per fare un passo in direzione di una sicurezza senza
sacrifici".
(26 settembre 2006)
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I VELENI
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L'ultima
campagna di analisi del Wwf sul rischio chimico ha messo in
evidenza il ruolo della catena alimentare.
Nei 27 campioni di alimenti di largo consumo presi in esame in 7
paesi europei sono state trovate 119 sostanze tossiche.
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Sono stati rintracciati inquinanti
vecchi e nuovi: ftalati nell'olio d'oliva, nei formaggi e nella
carne.
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Pesticidi organoclorurati (come il
DDT) nel pesce, nel burro, nella carne di renna; muschi artificiali
e organostannici nel pesce; ritardanti di fiamma ancora nella carne
e nel pesce.
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SOSTANZE CHIMICHE
TOSSICHE
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di
cui sono state trovate tracce nei campioni di cibo analizzati
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p
12 pesticidi organoclorurati (OCP)
p
44 policlorobifenili (PCBs)
p
33 ritardanti di fiamma, tra cui 31 eteri bifenili polibromurati (PBDEs),
l'esabromocicloesano (HBCD) e il tetrabromobisfenolo -A (TBBP-A)
p
8 composti perfluorinati (PFCs) tra cui il perfluorottano sulfonato (PFOS) e l'acido
perfluoroctanico (PFOA)
p
8 ftalati (DEHP, DBP e BBP)
p
4 muschi sintetici
p
5 composto organostamici (TBT)
p
Alchifendi (NP e OP)
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| PCB
- fabbricati fino al 1985; diffusi nel suolo, nei sedimenti e nell'ambiente
acquatico. Usati negli apparecchi elettrici e nelle vernici |
| PBDE
- sostanze organiche contenute in una serie di prodotti come shampoo, veleni per
formiche, pellicole fotografiche, sacchetti di popcorn, teflon, carta per
dolciumi e salatini |
| PESTICIDI
- DIOSSINE - i più noti sono il ddt e l'atrazina, estremamente tossici per
l'uomo: nel momento della produzione, nel momento della utilizzazione sulle
colture e in quello del consumo dei prodotti agricoli |
| PERFUORATI
- METALLI - BISFENOLI - sostanze plastificanti aggiunte al pvc per renderlo
flessibile. Cancerogene |
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