"Vaccini contro la meningite: i dati che i
media non diffondono"
di Claudia Benfatti
tratto da
http://www.laleva.org/it
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Si assiste in questi ultimi tempi ad una fortissima pressione
massmediatica sulle meningiti e di conseguenza sui vaccini antipneumococco e antimeningococco
di tipo C immessi di recente in commercio, oltre che sul vaccino antihaemophilus b che si usa
già massicciamente da qualche anno e che è contenuto nei vaccini esavalenti. Escono da più
parti dati allarmanti, i mass media incutono timori e due disegni di legge sono stati
presentati alla Camera e al Senato per introdurre le vaccinazioni contro pneumococco e
meningococco C gratuitamente e in massa sui bambini. Ci sono però molti dati interessanti che
vengono taciuti, riflessioni che non vengono fatte, notizie incomplete o non corrette. Ecco
dunque qualche strumento in più per pensare e giudicare con senso critico e consapevolezza. Occorre innanzi tutto chiarire i seguenti punti: a) quali e quante sono le meningiti e per quali esiste vaccino; Innanzi tutto occorre spiegare che esistono diversi tipi di
meningite. Ci sono quelle batteriche contro le quali esistono tre vaccini: antihaemophilus di
tipo B, antipneumococco e antimeningococco di tipo C. Questi tre vaccini non forniscono
protezione contro tutte le meningiti batteriche esistenti, ma solo per alcuni sierotipi. Un
esempio per tutti: il meningococco di tipo B, contro il quale la vaccinazione non protegge
essendo stata studiata solo per il tipo C, rappresenta nel nostro Paese circa il 50-60% delle
meningiti di questo genere. Quindi, cosa occorre dire ai genitori che sono stati indotti a
ritenere la vaccinazione come protezione assoluta? Esistono poi numerosi tipi di pneumococco,
sono 23 i più comuni, come riporta l’Istituto Superiore di Sanità (1). Il nuovo vaccino, molto pubblicizzato attualmente, che viene somministrato ai bambini
sotto i due anni di età induce protezione contro 7 sierotipi. Ma quanto dura la protezione fornita dalla vaccinazione esistente?
Al momento non si sa con precisione. Da una ricerca condotta sulle banche dati mediche, non
risultano essere ancora stati prodotti studi sull’efficacia a lungo termine per questi
vaccini; si sa
solo che dopo 4 anni si riscontrano ancora anticorpi contro il meningococco C. E dopo? Al
momento non è dato sapere se dopo 5, 6 o 10 anni i bambini saranno ancora protetti contro le
infezioni batteriche per le quali hanno ricevuto il vaccino. E ora veniamo ai dati del Vaers, Vaccine Adverse Event Reporting
System, il sistema di vaccinovigilanza americano. Secondo uno studio pubblicato sulla
prestigiosa rivista medica JAMA (4), le reazioni avverse riportate durante i primi due anni (2000-2002) di utilizzo di
massa del vaccino antipneumococcico eptavalente (quello in uso anche in Italia) sono state
4.154 tra bambini e adolescenti al di sotto dei 18 anni, con un’incidenza di 13,2
segnalazioni ogni centomila dosi distribuite. Nel 74,3% delle segnalazioni erano stati
somministrati insieme altri vaccini. Si legge nel sunto reso disponibile da JAMA: “Ci
sono state 117 morti e 34 casi di infezione invasiva da pneumococco che con alta probabilità
significano l’inefficacia della vaccinazione (per quei soggetti, nda). Eventi immuno-mediati sono capitati nel 31,3% delle segnalazioni. I 14 pazienti con
anafilassi e reazione anafilattoide sono sopravvissuti. 14 pazienti hanno sviluppato
trombocitopenia e altri 6 malattia da siero. Nel 38% delle segnalazioni ci furono sintomi
neurologici. Convulsioni sono state descritte in 393 segnalazioni, incluso 94 casi di
convulsioni febbrili. (…) Malgrado ci siano grandi limiti nei dati dovuti a sorveglianza
passiva e sia necessaria cautela nella loro interpretazione, i sintomi presentati da pochi
bambini più di una volta dopo successive dosi di antipneumococcico eptavalente, incluso
reazioni allergiche, pianto anormale e prolungato, agitazione, dispnea e dolori intestinali,
richiedono continua sorveglianza, così come le rare segnalazioni di eventi potenzialmente
gravi come le convulsioni, reazioni anafilattiche o anafilattoidi, ecc.”. Esistono poi
segnalazioni riportate sul Bollettino Australiano degli Eventi Avversi ai farmaci (5), secondo cui due bambini vaccinati hanno contratto e manifestato comunque
un’infezione invasiva dovuta ad un sierotipo di pneumococco contro il quale il vaccino in
teoria ricevuto avrebbe dovuto proteggerli. E’ poi stato rilevato un altro grosso problema:
la vaccinazione di massa dei bambini con vaccino antipneumococcico sta provocando una
trasformazione dei ceppi batterici che causano la malattia, che diventano resistenti agli
antibiotici, soprattutto la penicillina, con inevitabili conseguenze negative sulla possibilità
e l'efficacia di cura e terapia. Ad affermarlo sono i ricercatori della facoltà di medicina
dell'università israeliana Soroka (6), che, nel sud di Israele, hanno documentato la presenza di ceppi di pneumococco
resistenti alla somministrazione di penicillina, cioè per i quali la terapia con
l'antibiotico non ha efficacia. Il dottor Nurith Porat, che ha coordinato lo studio, ha
spiegato anche all'agenzia di stampa inglese Reuters (7) che dopo l'introduzione generalizzata nel 2000 della
vaccinazione di massa dei bambini con vaccino coniugato antipneumococcico si è registrato uno
spostamento verso i ceppi batterici non contenuti nel vaccino stesso, che si sono moltiplicati
prendendo il sopravvento e acquisendo una forte resistenza agli antibiotici. Gli autori nel
loro studio concludono che "i sierotipi di pneumococco resistenti agli antibiotici
derivano dalla trasformazione capsulare dei sierotipi contenuti nel vaccino". Lo studio
israeliano, in realtà, non fa altro che confermare una ipotesi già annunciata nel 2000 dal
National Vaccine Information Center americano (Nvic), l'agenzia di informazione critica sui
vaccini che conta negli Usa, tra le proprie fila, validissimi medici ed esperti. Barbara Leo
Fisher, presidente del Nvic (www.nvic.org
Puntiamo ora l’attenzione su quanto accaduto in altri Paesi
europei dopo l’introduzione di massa del vaccino antimeningococco di tipo C. In Scozia, dal
rapporto fornito da Eurosurveillance
(10), dopo l’introduzione estesa del vaccino contro il tipo C si è registrato un aumento
di morti causati dal meningococco di tipo B. Da situazioni come questa è stato ipotizzato che
introdurre massicciamente un vaccino contro un sierotipo, possa indurre la proliferazione e la
maggiore aggressività di altri sierotipi contro i quali non c’è vaccino. Si tratta del
principio, secondo cui i batteri e i virus, se attaccati massicciamente su un fronte, tendono
a mutare rapidamente per poter sopravvivere. Un’evoluzione inattesa della vaccinazione di
massa contro il meningococco di tipo C si è avuta anche in Spagna, dove, dopo estesa campagna
vaccinale, è stata riscontrata la presenza di un tipo B molto virulento che i ricercatori
ipotizzano possa essere derivato da una mutazione genetica del tipo C ‘vaccinabile’ (11). Nello studio i ricercatori riportano anche come la
vaccinazione sia iniziata nel 2000 e dal 2001 al 2003 siano stati registrati 111 casi di
infezione da meningococco di tipo C tra i vaccinati. Per quanto riguarda i cosiddetti ‘case
reports’, cioè i casi specifici di eventi avversi riscontrati dopo vaccinazione, si può
citare una encefalomielite acuta disseminata post-vaccinale segnalata nel 1. http://www.simi.iss.it/sintesi1.htm |
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