Ambiente Home Page

"Manca l'uranio per l'energia nucleare"  
Peacelink ha intervistato Isabelle Chevalley, presidente e fondatrice di Ecologie libérale, che afferma come non
 ci sia sufficiente uranio per le centrali nucleari. Ulteriore conferma che dall'atomo occorre allontanarsi.

tratto dal sito http://www.aamterranuova.it del 28 ottobre 2008 

Peacelink ha intervistato Isabelle Chevalley, presidente e fondatrice di Ecologie libérale, che afferma come non ci sia sufficiente uranio per le centrali nucleari. Ulteriore conferma che dall'atomo occorre allontanarsi.

"Fin dal 1991 non si estrae abbastanza uranio per soddisfare l'esigenza di tutte le centrali nucleari del mondo, l'estrazione è talmente diminuita che nel 2003 metà del fabbisogno del metallo grigio è stato fornito dalle scorte militari". Lo sostiene la dottoressa Isabelle Chevalley, chimica, nonchè presidente del partito svizzero Ecologie libérale. Analisi che arriva in un momento piuttosto delicato, soprattutto nel nostro paese, dove si è deciso un ritorno al nucleare. L'uranio è il metallo che viene utilizzato nelle centrali nucleari per produrre energia elettrica. In natura si trova pressoché ovunque, compresa l'acqua, ma la parte dell'uranio che interessa alle centrali nucleari è una elaborazione (arricchimento) dello stesso per aumentare la concentrazione di 235U rispetto al 238U, due isotopi dell'uranio.

 Dice Chevalley: "Dal 2001 il prezzo dell'uranio è decuplicato, da 7 dollari la libbra a più di 75 nel 2007. Questo massiccio aumento di prezzo riflette l'incertezza che circonda la sua produzione. L'altro picco storico risale alla fine degli anni '70 quando la richiesta di questo metallo è aumentata sia a livello militare che civile raggiungendo i 43 dollari per una libbra. Attualmente, non solo non vengono più scoperti grossi giacimenti di uranio, ma i giacimenti già scoperti non vengono pienamente sfruttati perché non conviene economicamente. I costi sarebbero troppo elevati. Di conseguenza, la progressiva mancanza di uranio comincerà a farsi sentire tra il 2015 ed il 2025, quando le centrali nucleari produrranno meno energia fino a fermarsi del tutto".

Per la dottoressa Chevalley, aprire nuove centrali sarebbe un errore sia politico che economico.
"Uno studio francese ha dimostrato che investendo nelle energie rinnovabili e in politiche di risparmio energetico, lo stesso importo necessario per la costruzione di una nuova centrale nucleare, circa 3 miliardi di euro, si arriverebbe a produrre il doppio di energia elettrica. Prendo l'esempio di un'azienda tedesca che produce pannelli solari termici ad alta temperatura Quest'azienda sostiene che coprendo con centrali eliotermodinamiche solo l'uno per cento del deserto del Sahara l'energia prodotta basterebbe all'intero fabbisogno mondiale. Il potenziale di tutte le fonti rinnovabili è davvero enorme e soprattutto bisogna smettere di dire che costa troppo. Quante guerre sono state fatte al fine di garantire l'approvvigionamento energetico? Quante sono state le sovvenzioni al nucleare, al carbone ed al petrolio? Le energie rinnovabili non sono solo ecologiche ma anche economiche".

Fonte: Peacelink