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Dopo i sequestri massicci di uova alla diossina in Germania, l'agenzia di stampa
Ansa avanza un'ipotesi sconcertante: forse non si tratta solo di un errore.
Le uova alla diossina tedesche non sembrano affatto essere il frutto di un
errore, come sostiene la società al centro dello scandalo, ma di una vera e propria frode ai
danni dei consumatori e dello Stato, studiata a tavolino e perpetrata per mesi: pur di non
essere scoperta, l'azienda dello Schleswig-Holstein (Nord),
la Harles
und Jentzsch, ha anche nascosto alle autorità i risultati dei test eseguiti sui propri
prodotti, che da tempo indicavano elevati gradi di contaminazione nei grassi per mangimi
dell'impianto di Uetersen, vicino ad Amburgo. Non a caso, in Germania, alla paura dei
consumatori si affiancano gli appelli dei politici per controlli più rigidi nel settore
alimentare. I test che
la Harles
und Jentzsch ha fatto eseguire di propria iniziativa risalgono a fine marzo 2010. Come è
possibile, si chiede l'opinione pubblica, che per 9 mesi l'azienda abbia potuto
continuare a vendere prodotti contaminati? A questa domanda cercheranno di rispondere anche i
tecnici Ue che si riuniranno a Bruxelles. Un appuntamento che potrebbe diventare un'occasione
per puntare dito sui sistemi di controllo tedeschi.
Una prima risposta l'ha data oggi il settimanale Focus, secondo cui i vertici
dell'azienda hanno nascosto alle autorità regionali i risultati positivi dei test fatti il 19
marzo e il 21 giugno 2010. Funzionari dello Schleswig-Holstein (Nord) hanno vistato
la Harles
und Jentzsch il 28 luglio 2010, ma l'azienda non ha consegnato loro i dati delle analisi. Il
primo test aveva rilevato 1,6 nanogrammi di diossina per kg di acido grasso rispetto al
livello di guardia di 0,75 nanogrammi per kg (equivalente a 0,7 picogrammi per grammo); il
secondo aveva dato un valore di 1,4 nanogrammi. Sempre secondo il giornale, un terzo test
eseguito dalla società il 7 ottobre scorso aveva dato un valore di 1,44 nanogrammi per kg di
acido grasso. Oltre a nascondere le prove, sembra che
la Harles
und Jentzsch non fosse registrata come società, come è emerso. E Berlino ha già
risposto alle critiche di chi l'accusa di non effettuare i dovuti controlli su queste aziende.
Se una società non è nemmeno registrata, ha detto il portavoce del ministero
dell'Agricoltura, l'argomento dei controlli "non è valido". Nel caso
specifico, poi, i controlli sono stati inutili.
Per questo, il portavoce ha parlato di "comportamento criminale" e il governo della
Bassa Sassonia sospetta che l'azienda, produttrice anche di olii industriali, abbia frodato i
clienti ed evaso il fisco vendendo per mesi grassi per mangimi 'tagliati' con olii
industriali.
La Commissione Ue
ha ribadito di non avere perso tempo sullo scandalo della diossina, trasmettendo l'allerta a
tutti gli Stati membri il 28 dicembre, cioè all'indomani della segnalazione dalle autorità
tedesche. Da allora è emerso che prodotti contaminati sono stati esportati in Olanda e
Gran Bretagna, mentre le partite di uova arrivate in Italia non provengono da
allevamenti sospettati di contaminazione alla diossina. Di fronte al rischio, Corea del Sud,
Russia e Slovacchia hanno preso oggi le prime misure precauzionali contro i cibi importati
dalla Germania.
La Corea
del Sud, in particolare, ha sospeso le importazioni di carne di maiale dal Paese, una
decisione che il portavoce del Commissario europeo alla salute ha definito peraltro
"sproporzionata".
Ma la paura c'è e in Germania lo dimostrano anche i sondaggi. Oltre 1 tedesco su 5 (il 21%)
non mangia più uova e nei supermercati le vendite sono crollate, con quelle di carne di
maiale. Nel Regno Unito, intanto, alcuni supermercati hanno deciso di ritirare generi
alimentari prodotti con uova tedesche a rischio di diossina.
Fonte: Ansa (di Roberto
Caracciolo)
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