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In
America li incendiano o ci scrivono sopra con la vernice spray complimenti come "inquinatore"
o "assassino". Nell'ipotesi meno cruenta li combattono a colpi di campagne
pubblicitarie. Da noi qualcuno si accontenterebbe di vederli rimuovere dai
posti riservati agli invalidi. Ma anche questa minima aspettativa sembra destinata a essere
delusa. Stiamo parlando degli amati-odiati Suv,
gli Sport Utility Vehicle, cioè i fuoristrada da città (e sembra già una
contraddizione in termini). Amati dai loro possessori, ovviamente. Odiati sempre
più da gran parte degli altri automobilisti, dai ciclisti, dai pedoni e in generale da chi si
preoccupa dell'inquinamento e della sicurezza stradale delle nostre città.
Impossibili da rimuovere
A riaccendere la polemica anti-Suv è stata una recente lettera
al Corriere della Sera di un disabile milanese che non ha potuto
parcheggiare nel posto a lui riservato sotto casa occupato abusivamente da un Suv.
Naturalmente ha chiamato i vigili, che sono arrivati in poco tempo per la rimozione. Ma anche
loro hanno dovuto arrendersi al mastodontico gippone: il carro attrezzi non riusciva a
sollevarlo e trasportarlo. E così si scopre che a Milano i mezzi comunemente usati della
Polizia locale possono rimuovere veicoli fino a 20 quintali. Per stazze superiori ci sono solo
un paio di carri attrezzi e non sono in funzione di notte. Praticamente i Suv la fanno
franca.
Inquinanti e pericolosi
Si tratta dell'ultima scaramuccia di una guerra ai Suv iniziata ormai da diversi anni.
L'insofferenza verso questo tipo di veicoli è in netta crescita. Si moltiplicano le iniziative
e i siti
anti Suv. I proprietari di questi mezzi liquidano la questione con un "tutta
invidia". Ma gli oppositori avanzano ben altre motivazioni: al di sopra di tutte, i
consumi esagerati e il conseguente inquinamento nonché la loro pericolosità nella
circolazione stradale.
Dal punto di vista dei consumi i Suv non sono esattamente sobri. A parte l'aspetto
economico, considerando gli attuali prezzi
del petrolio (ma è un problema che riguarda le tasche dei loro possessori), i
Suv - secondo uno studio
di Legambiente - hanno consumi medi urbani del 60-70% in più rispetto alle dieci auto
più vendute.
Effetto
schiacciasassi
Ma è sul versante della sicurezza stradale che questi veicoli sembrano rappresentare una vera
minaccia. Una collisione con un Suv è da evitare a tutti i costi (a meno che non siate
alla guida di un Tir...). Si legge nel dossier di Legambiente: "Secondo Quattroruote per
un guidatore di berlina che viene urtato lateralmente il rischio di perdere la vita
sono 30 volte superiori se ad urtarlo è una fuoristrada o un Suv (...). Alto il
pericolo anche nel caso di scontri frontali: l'altezza e la massa del Suv innescano l'effetto
schiacciasassi, il Suv monta sul cofano dell'auto normale, schiacciandolo ed entrando con
il muso nel parabrezza". I crash
test lo dimostrano in maniera piuttosto impressionante.
Non parliamo poi dell'investimento di un pedone: il mezzo è più alto e l'impatto
coinvolge la parte del tronco provocando lesioni molto più gravi. Ancora più
pericoloso se il Suv monta anteriormente il bull-bar (letteralmente "barra per
tori", molto utile in città...): già nel 2001 una direttiva europea proponeva la messa
al bando questo tipo di paraurti ma per ora solo
la Danimarca
l' ha recepita.
Davvero così sicuri?
Molti proprietari di Suv sostengono che si tratta di una scelta dettata da motivi di sicurezza
personale. Ma non tutti i dati confermano che si tratti della scelta migliore. I Suv, ad
esempio, hanno una probabilità di cappottarsi quasi 3 volte superiore alle auto
normali. Negli Usa è nato addirittura un sito
che dà consulenza legale a chi ha riportato danni in seguito al ribaltamento di un Suv. E
anche gli spazi di frenata in media sono notevolmente più lunghi a causa della
possente massa inerziale del veicolo.
Insomma, chi compra un Suv lo fa con motivazioni diverse, alcune pratiche altre meno. Non
sappiamo se esista una "antropologia" del guidatore di Suv. Sicuramente c'è
un pensiero diffuso riassumibile in ciò che dice questo guidatore intervistato da Report,
il programma d'inchiesta di Rai Tre: "il pesce più grande mangia il pesce più
piccolo... Cioè uno si guarda le proprie spalle, capito?".
(Angelo De Marinis)
Parcheggio
invalidi, Suv non si può spostare
tratto da http://www.corriere.it
Il Comune di Milano
non è dotato di carri attrezzi in grado di poter rimuovere autovetture così grandi.
Caro Schiavi, sono una portatrice di handicap, ho un'invalidità
dell'80 per cento e un pass per l'auto che mi serve per parcheggiare vicino casa, in via Melzi
d'Eril. Qualche sera fa ho trovato in uno dei due posti riservati agli invalidi un Suv non
autorizzato. Poco prima delle 23 ho chiamato il numero dei vigili urbani ai quali ho segnalato
il caso. I vigili sono usciti subito, ma con un carro attrezzi non adeguato alla rimozione del
Suv.
Dalla conversazione è emerso che il Comune di Milano non è dotato di carri attrezzi in grado
di poter rimuovere autovetture di siffatte dimensioni. Mezz'ora dopo la vigilessa e il carro
attrezzi se ne sono andati, lasciando la multa. Dopo un'inutile attesa , sono stata in via
Milazzo, al Comando della polizia ; lì mi hanno detto che non hanno loro la colpa se un Suv
occupa un posto per invalidi. Così ho vagato con la mia auto per trovare un parcheggio, ma
senza successo. Alle 2 di notte ho parcheggiato sul marciapiede in divieto di sosta,
rischiando a mia volta la multa. Devo mettere in conto che il problema si riproporrà. I Suv
sono in aumento. Cosa dovrei fare per le prossime volte?
Elena Zoppi
Gentile signora,
gli abusivi dei parcheggi riservati agli invalidi sono dei gran maleducati, ma quel che non va
giù della sua storia è l'incapacità del Comune e dei vigili di far rispettare la legge: ma
come, nel 2008 non si può rimuovere un Suv che occupa il posto degli invalidi? E ci si
arrende al sopruso? Ritirate fuori i ceppi per favore, per quelle auto o fuoristrada che
tolgono a un invalido un diritto: così i proprietari (magari in discoteca)capiranno i disagi
degli altri. Milano dimentica di tutelare i disabili nelle strade senza scivoli, nel metrò o
alla stazione Centrale dove le scale mobili non funzionano, sui marciapiedi ingombri dove una
carrozzina non può passare. All'Istituto dei Ciechi c'è una mostra che aiuta a vedere dove
molte volte non si vede. Si chiama «Dialogo nel buio». Rendiamola permanente, per vedere
meglio quei disagi che un disabile deve superare ogni giorno per sentirsi normale.
Giangiacomo Schiavi
18 aprile 2008
I consumi dei SUV nel mirino degli ecologisti yankee: un filmato shock accusa i
possessori di queste vetture di finanziare il terrorismo islamico ogni volta che fanno il
pieno. Ecco lo spot della discordia.
Luca Pezzoni
"Ma non potrebbero produrre auto con
cilindrate più umane?". L'ultimo a porsi questa domanda è
stato Enzo da Roma, “scandalizzato” dalla cubatura, nemmeno tanto fuori misura, di
una sportiva compatta come
la Mustang GT
appena vista al Salone di Detroit.
Niente, infatti, a confronto con i 13.600 cc del sedici cilindri montato sulla Cadillac
Sixteen, o del V10 di 6.277 cc
che
la Chrysler
ha montato sulla Tomahawk, la
moto a quattro ruote gemellate esibita anche lei a Detroit; esempi limite di una corsa
all'esasperazione delle cilindrate che sta coinvolgendo tutto il mondo dell’auto.
Critiche che Oltreoceano hanno trovato il loro capro
espiatorio nei SUV, le auto più in voga del momento. Del resto, perché
scatenare la gara a chi ce l’ha più grosso su vetture utilizzate
dalle massaie alla stregua di utilitarie, per andare a fare la spesa o per
portare i bimbi a scuola?
Già, perché? Una ragione contro l'ha fornita in questi giorni il Detroit
Project, un comitato anti-SUV (in Usa
c’è anche questo) salito all'onore delle cronache per aver ha scatenato una guerra
psicologica contro i possessori di queste vetture. I promotori hanno deciso di
adottare le stesse tecniche di
pressione che hanno portato grandi risultati nella
lotta alla droga. Facendo leva cioè sullo spirito patriottico
degli americani, sulle conseguenze che i loro gesti potrebbero causare alla nazione e,
ovviamente, sulla televisione.
E’ partita così la campagna pubblicitaria a
suon di spot che sarebbe riduttivo definire scioccante. Basata su un messaggio
politicamente scorretto ma efficace, l'iniziativa punta
a insinuare il dubbio tra gli automobilisti e a gettare discredito sulla figura
di George Bush, accusato apertamente
di mandare in guerra una nazione senza fare nulla per ridurre la dipendenza petrolifera
Usa dai paesi arabi, provocata dai consumi eccessivi e inutili dei SUV.
Risultato: gli spot (due finora)
hanno raggiunto in pieno lo scopo che si erano prefissati e hanno scatenato aspre
discussioni tra chi li ha visti. Al punto da costringere alcuni network televisivi
a non trasmetterli. Uno in particolare è
estremamente efficace: quello in cui “George”,
possessore di SUV, viene ripreso mentre fa il pieno alla pompa, guarda verso la macchina da
presa e con flash successivi appare prima il manager di una compagnia petrolifera, quindi un
gruppo di Talebani che spara raffiche di mitra in cielo.
Il tutto mentre la voce fuori campo di una bambina dice: “Questo
è George. Questa è la benzina che George ha comprato per il suo SUV. Questo
è il manager della compagnia petrolifera che ha venduto la benzina che George ha acquistato
per il suo SUV. Questi sono i Paesi da cui il manager
ha comprato il petrolio per produrre la benzina che George ha utilizzato per
il suo SUV. E questi sono i terroristi che prendono soldi da quei Paesi ogni volta che George
fa il pieno al suo SUV”.
In sostanza: chi fa il pieno a un SUV finanzia
i terroristi. Sarà davvero così? La campagna ha raccolto adesioni e fondi da
parte di numerosi cittadini. Naturalmente, la sottoscrizione è aperta a tutti, anche agli
italiani. Per aderire è’ sufficiente collegarsi al sito di Arianna Huffington, editorialista del Los Angeles Time, ispiratrice della
campagna anti-SUV.
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