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ROMA - Potrebbero essere i medici, gli insegnanti o gli scienziati di domani, avere un ruolo
attivo e importante nella società per dare impulso allo sviluppo del proprio paese, ma per
oltre 200 milioni di bambini nel mondo il destino è già segnato prima dei cinque anni:
infatti, condizioni di vita disagiate non permettono loro di sviluppare a pieno le proprie
potenzialità in un periodo critico per lo sviluppo cognitivo, condannandoli a divenire
studenti svantaggiati e adulti con uno scarso peso nel mondo del lavoro. E' la denuncia
riportata sulle pagine della rivista 'Lancet' con tre studi dedicati ad indagare la dimensione
del problema, capirne le cause e decidere gli interventi risolutivi da mettere in atto.
Tra le cause principali del mancato sviluppo cognitivo di questa moltitudine di piccoli, si
segnalano l'esposizione a sostanze nocive spesso presenti nell'acqua bevuta, carenze
nutrizionali, povertà, scarsa interazione con i familiari e quindi assenza degli stimoli
giusti per 'nutrire' la mente. Al primo posto in questa infausta classifica ci sono i bimbi
dell'Asia del Sud (89 milioni di piccoli a rischio) e dell'Africa Sub-sahariana che è la
regione con la più alta percentuale di piccoli svantaggiati, spiega uno dei responsabili
della ricerca, Sally Grantham-McGregor, della London School of Tropical Medicine and Hygiene
in Gran Bretagna.
Seguono altri dieci paesi: India, Nigeria, Cina, Bangladesh, Etiopia, Indonesia, Pakistan,
Repubblica Democratica del Congo, Uganda e Tanzania, in cui si contano 145 milioni di piccoli
'cervelli' negati, ovvero il 66% del totale di 219 milioni di bimbi stimati. Solo di recente
la prestigiosa rivista britannica Lancet aveva pubblicato un'inchiesta shock in cui si
stimavano oltre 6 milioni annui di morti in età infantile potenzialmente prevenibili. Ma
questo terribile dato, dicono oggi gli autori del nuovo studio, è solo la punta di un
iceberg. "Abbiamo eseguito una stima conservativa - spiegano gli esperti - in base alla
quale più di 200 milioni di bimbi sotto i cinque anni non ce la fanno a raggiungere le
proprie potenzialità di sviluppo cognitivo".
Tra le cause di questo stop della crescita cognitiva dei piccoli, quindi, in primis carenze
nutrizionali (di iodio e di ferro per esempio) in un'età cruciale per la crescita cerebrale,
nonché esposizione a sostanze nocive come piombo e arsenico, malattie infettive come malaria
e AIDS. Ma non solo: anche depressione materna e mancanza di stimoli socio-emotivi spengono
anzitempo la favilla dello sviluppo delle menti di domani. La povertà, quindi, rapisce
giovanissime le menti in erba, con conseguenze disastrose: gli esperti hanno infatti
analizzato numerosi studi evidenziando una netta associazione tra sviluppo cognitivo precoce e
successo scolastico negli anni a venire.
Ne emerge un quadro inquietante: questi bimbi sono destinati ad essere studenti svantaggiati e
nel mondo del lavoro la perdita di potenzialità umana si traduce, secondo le stime di Lancet,
in una perdita reddituale di oltre il 20%, quota che, quando moltiplicata per grandi numeri,
ha un impatto gravoso sullo sviluppo globale del paese di provenienza. Inoltre, spiega
Grantham-McGregor, "questa impossibilità di raggiungere il proprio completo sviluppo
cognitivo ha un peso enorme sulla trasmissione intergenerazionale della povertà". Per
ridare un futuro a questi bambini servono dunque programmi integrati che comprendano non solo
un'istruzione adeguata ma anche un forte impegno contro povertà, malnutrizione, carenze
sanitarie e anche un supporto alle famiglie, 'trampolino' per lo sviluppo socio-emotivo.
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