"Steve Vromman: una vita a impatto zero"
Passare dalle parole ai fatti. Dopo lunghi anni di lavoro
presso un’organizzazione ambientalista a tentare di
convincere gli altri a vivere con meno energia, meno risorse e meno rifiuti, Steve
Vromman ha deciso di
essere in grado di vedere fino a dove era possibile applicare i principi che difendeva.
tratto dal http://newseuropa.wordpress.com
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Passare dalle parole ai fatti. Dopo lunghi anni di lavoro
presso un’organizzazione ambientalista a tentare di convincere gli altri a vivere con meno
energia, meno risorse e meno rifiuti, Steve
Vromman ha deciso di essere in grado di vedere fino a dove era possibile applicare
i principi che difendeva. “Invece di dire alle persone cosa fare, ho deciso di
mostrare come fare”, dice all’Expresso questo belga di 48 anni, nel suo appartamento di Gent,
a Il che ha significato, tra le altre cose, il divieto quasi
assoluto di comprare qualsiasi bene superfluo, con le spese limitate ai beni di prima necessità,
come vitto e abbigliamento (di seconda mano naturalmente). Le eccezioni a questa regola sono
state delle scarpe per il jogging che pratica regolarmente e cartucce per la stampante, per le
quali “non sono riuscito a trovare un’alternativa”. Il microonde, la teiera elettrica o il ferro da stiro espulsi
da casa. La lavatrice e l’aspiratore sopravvivono, ma soggetti a un rigoroso razionamento.
La televisione, messa in un angolo, “aspetta qualcuno che voglia stare con lei”. Il
riferimento al ferro da stiro nasce dal fatto che Steve si sente osservato dalla testa ai
piedi, il che lo porta a spiegare che, oltre a non amare stirare, il lavoro gli permette di
tenere uno stile scamiciato: “e se sembra stropicciato da qualche parte, ho sempre la scusa
di essere un “low impact man“. In un anno, questo laureato in studi sociali veste i panni di
uomo a basso impatto, una definizione che definisce la filosofia con cui affronta
l’esperienza, in un misto di idealismo e realismo, e una buona dose di pragmatismo e humour
sconcertante. Ridurre l’impatto, sì, ma eliminarlo completamente “è impossibile”. E dà
come esempio il rifiuto di smettere di usare la carta igienica, suggerita da un seguace della
sua iniziativa: “nemmeno a pensarci!”. Steve non ha dato le spalle alla società, e nemmeno si è
trasferito in una capanna nella foresta, come Thoreau. È rimasto nel suo appartamento, nel
tranquillo quartiere di Sint-Amandisberg, dove, dopo aver contattato un’impresa apposita e
con l’assenso del proprietario, ha proceduto ad alcune modificazioni per minimizzare le
perdite di energia: il pavimento del suo appartamento è stato rivestito da una superficie in
legno, l’isolamento di alcune finestre è stato rinforzato e le lampade sono diventate tutte
a basso consumo. Il totale delle bollette del gas e della luce è sceso dagli 800 euro
all’anno che pagava, ad appena 350 euro. E garantisce che, tenendo conto del consumo medio
di energia di una famiglia media belga “potrebbe continuare a vivere così per 22 anni”. La decisione di dare inizio a questa esperienza, come Steve
insiste nel chiamarla, non è partita da una qualche epifania verde, e nemmeno ha
rappresentato un cambiamento radicale nel suo stile di vita. “Già vivevo in un modo amico
dell’ambiente”, dice Steve, che calcola in Nei primi sei mesi di vita a basso impatto ha goduto di una
licenza dal lavoro che gli ha permesso di indagare su “forme alternative per ogni aspetto
della vita quotidiana”, raccogliere innumerevoli contributi ed esperienze attraverso il suo
blog (e insulti come hippie puzzolente) e di
scrivere un libro. E spiega che, come in tante altre cose, il più difficile è cominciare:
“cambiare un’abitudine richiede circa 3 settimane, ma dopo diventa tutto naturale”. Come ad esempio, caricare ogni giorno vari secchi di acqua
per la casa, da due bidoni installati sul balcone, in cui raccoglie l’acqua piovana.
L’acqua di rubinetto serve solo per bere e cucinare, è con l’acqua che cade dal cielo che
Steve fa tutto il resto. Consuma così Vromman è divorziato ed ha due figli, un ragazzo di 10 anni
e una ragazza di 13, che alternano le settimane che passano con il padre con quelle insieme
alla madre. Quando stanno a casa sua, Steve non impone loro lo status di cavie. Possono fare
la doccia, ma possono usare il computer solo un’ora al giorno. Una restrizione che il padre
giustifica con “ragioni pedagogiche”, nonostante pensi che non sarebbe difficile
convincere i figli. È che per far funzionare il computer bisogna pedalare nella energy
bike, una invenzione concepita da un amico e che genera energia durante la
pedalata, ma che permette anche di pedalare 30 minuti per far funzionare il computer per il
doppio del tempo. “E così faccio funzionare anche la radio”, spiega, mentre consulta il
sito dell’Expresso e pedala per internet. L’alimentazione Una dei maggiori cambiamenti è stato a livello di
alimentazione e di tutta la logistica coinvolta nell’acquisto e nella confezione degli
alimenti. Il pesce e la carne sono stati aboliti dal menù, visto che la loro produzione è
responsabile di una “quantità enorme di CO2″. La maggior parte del pranzo è comprata
attraverso un food team, comunità di varie
famiglie che comprano direttamente dai produttori locali: “loro guadagnano di più e noi
paghiamo di meno e sappiamo da dove viene il cibo”. Alcune cose sono biologiche e organiche,
ma non tutte, “perché sono troppo care”. Le cose restanti sono comprate nei negozi e nei
mercati della zona, ma gli imballaggi sono stati aboliti allo stesso modo,:solo alcuni vengono
riciclati, ad esempio, per trasportare le uova. Un cambiamento che ha un riflesso immediato nei rifiuti (non)
gettati, uno dei risultati più visibili dell’esperienza: Steve produce un chilo di rifiuti
al mese, le bottiglie accumulate da maggio entrano in una cassa di legno e il sacco dei
rifiuti, lo stesso da quasi 10 mesi, è pieno solo per metà. Mentre Steve esibisce un lettore MP3, che funziona a
manovella (letteralmente), un vicino lava la macchina vicino al suo palazzo. L’acqua scorre
nella fogna. Che differenza può fare il comportamento di una persona? “So che quello che
faccio non farà nessuna differenza. Bisogna lavorare insieme, sviluppare progetti di
quartieri a basso impatto, con pannelli solari, produzione di cibo e condivisione delle
automobili”. E, come fa con i figli, rifiuta di tentare di convincere chiunque: “obbligare
le persone a fare qualcosa non funziona, spero solo che le persone riflettano su quello che
facciano, pensino e possano cambiare alcuni comportamenti. Fonte: |
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