Molto
usate in alcuni dei farmaci più diffusi anche in Italia. Intervista a un cardiologo.
I
farmaci anticolesterolo a base di statine potrebbero causare disturbi alla vista e agli occhi,
secondo uno studio Usa. Tra i problemi agli occhi la ricerca ha identificato risultano alcuni
episodi di visione doppia e caduta delle palpebre, che sono stati collegati all'uso dei
farmaci anticolesterolo. In particolare, come sostiene uno studio della Oregon Health &
Science University, riportato dalla rivista Ophtalmology, i problemi sarebbero collegati
all'uso dei più comuni farmaci anticolesterolo, a base di rosuvastatina, atorvastatina e
simvastatina.
A questo proposito c'è da dire che anche nei foglietti illustrativi di uno dei farmaci
anticolesterolo più venduti in Italia c'è l'avvertenza a non usare il farmaco se "ha
avuto ripetuti o inspiegabili fitte o dolori muscolari, una storia familiare o personale di
problemi muscolari, o si sono avuti in precedenza problemi muscolari con l'assunzione di altri
farmaci per abbassare il colesterolo". Il foglietto che accompagna il medicinale chiede,
quindi, di "informare immediatamente il medico se si hanno inspiegabili fitte o dolori
muscolari, specialmente se accompagnati da malessere o febbre".
Insomma
questa correlazione è ben nota alle case farmaceutiche. Bisogna ora vedere da cosa nasce il
nuovo allarme che arriva dagli Usa.
Da
molti anni al centro del dibattito
Le statine
sono da molti anni anni al centro del dibattito medico-scientifico. È ancora utile
un’intervista realizzata da Giorgia Nardelli con il professor Marco
Bobbio, della divisione di Cardiologia dell’Azienda ospedaliera San Giovanni
Battista di Torino, che ripubblichiamo qui di seguito.
Possono ridurre del 30 per cento la mortalità tra i cardiopatici, ma in più di dieci anni di
impiego (sono comparse all’inizio degli anni 90) le statine hanno anche mostrato pesanti
effetti indesiderati, con danni al fegato e al sistema muscolare. Di questa potente e discussa
famiglia di farmaci faceva parte anche il famigerato Lipobay, il farmaco anticolesterolo
ritirato dalle farmacie nel 2001 per avere causato la morte di più di 50 persone in tutto il
mondo.
Ora il ministero della Salute, se pure in modo indiretto, ha deciso di limitarne le
prescrizioni, scatenando le proteste di alcuni medici, secondo cui per molti dei pazienti
interrompere la terapia sarebbe rischioso. Un altro capitolo si aggiunge così
all’interminabile dibattito sulla sicurezza e la necessità delle statine, sempre in bilico
tra medicinale salvavita e farmaci pericolosi.
“Le statine sono importantissime se prescritte la paziente giusto”, spiega il professor
Marco Bobbio, della divisione universitaria di Cardiologia dell’Azienda ospedaliera San
Giovanni Battista di Torino.
“Questi farmaci, più di altri, hanno un’efficacia comprovata da numerose ricerche su
migliaia di pazienti seguiti per molti anni. Ma, nonostante ciò, va considerato anche
l’aspetto del rapporto rischio-beneficio. E partendo dal presupposto che gli effetti
indesiderati possono comparire in tutti pazienti, le prescrizioni vanno limitate solo a quelli
che traggono dal medicinale un beneficio tangibile. In questo modo i vantaggi
controbilanceranno gli effetti indesiderati”.
Professor Bobbio, le statine sono tutte uguali?
Il meccanismo d’azione è lo stesso per tutte le statine (quello di inibire l’enzima che
produce il colesterolo, ndr.), a cambiare sono le caratteristiche farmaco-cinetiche. Non
sappiamo ancora come queste differenze si traducano sul piano clinico.
Esistono statine più sicure di altre?
Diversi studi hanno comprovato la sicurezza a lungo termine di due molecole più datate, la
simvastatina e la pravastatina. Per quelle più recenti non ci sono studi sul lungo periodo. E
non esistono studi comparativi a lungo termine tra le diverse molecole.
Per quale ragione?
Le aziende farmaceutiche non hanno nessun interesse a finanziare studi lunghi e costosi, che
possono rivelarsi sfavorevoli ai loro medicinali.
Ci sono sul mercato molecole che potrebbero sostituire le statine?
Le statine sono le sole molecole in grado di abbassare i livelli di colesterolo. Sul mercato
italiano ce ne sono cinque. E come spesso accade per i farmaci, le aziende preferiscono
produrre medicinali tra loro simili (il che equivale a un piccolo sforzo economico in fatto di
ricerca), piuttosto che impegnarsi nello studio di molecole realmente innovative. È però
pronto per la commercializzazione un farmaco che riduce l’assorbimento del colesterolo
dall’intestino e quindi ha un’azione complementare a quella delle statine. Non avrà gli
stessi effetti indesiderati, ma è un po’ presto per sapere se sarà in grado di garantire
gli stessi benefici.
Pubblicato dal settimanale Il Salvagente, il
27 gennaio 2005
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