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"Colesterolo, allarme statine dagli Usa: provocano danni alla vista e ai muscoli?"
I farmaci anticolesterolo a base di statine potrebbero causare disturbi alla vista e agli occhi, secondo uno 
studio Usa.
Le statine potrebbero essere anche la causa di un altro effetto collaterale più comunemente 
riportato dalla letteratura medica: l'infiammazione muscolare diffusa.

 tratto da http://www.ilsalvagente.it del 9 gennaio 2009 

Molto usate in alcuni dei farmaci più diffusi anche in Italia. Intervista a un cardiologo.

I farmaci anticolesterolo a base di statine potrebbero causare disturbi alla vista e agli occhi, secondo uno studio Usa. Tra i problemi agli occhi la ricerca ha identificato risultano alcuni episodi di visione doppia e caduta delle palpebre, che sono stati collegati all'uso dei farmaci anticolesterolo. In particolare, come sostiene uno studio della Oregon Health & Science University, riportato dalla rivista Ophtalmology, i problemi sarebbero collegati all'uso dei più comuni farmaci anticolesterolo, a base di rosuvastatina, atorvastatina e simvastatina.

A questo proposito c'è da dire che anche nei foglietti illustrativi di uno dei farmaci anticolesterolo più venduti in Italia c'è l'avvertenza a non usare il farmaco se "ha avuto ripetuti o inspiegabili fitte o dolori muscolari, una storia familiare o personale di problemi muscolari, o si sono avuti in precedenza problemi muscolari con l'assunzione di altri farmaci per abbassare il colesterolo". Il foglietto che accompagna il medicinale chiede, quindi, di "informare immediatamente il medico se si hanno inspiegabili fitte o dolori muscolari, specialmente se accompagnati da malessere o febbre".

Insomma questa correlazione è ben nota alle case farmaceutiche. Bisogna ora vedere da cosa nasce il nuovo allarme che arriva dagli Usa. 

Da molti anni al centro del dibattito

Le statine sono da molti anni anni al centro del dibattito medico-scientifico. È ancora utile un’intervista realizzata da Giorgia Nardelli con il professor Marco Bobbio, della divisione di Cardiologia dell’Azienda ospedaliera San Giovanni Battista di Torino, che ripubblichiamo qui di seguito.

Possono ridurre del 30 per cento la mortalità tra i cardiopatici, ma in più di dieci anni di impiego (sono comparse all’inizio degli anni 90) le statine hanno anche mostrato pesanti effetti indesiderati, con danni al fegato e al sistema muscolare. Di questa potente e discussa famiglia di farmaci faceva parte anche il famigerato Lipobay, il farmaco anticolesterolo ritirato dalle farmacie nel 2001 per avere causato la morte di più di 50 persone in tutto il mondo.
Ora il ministero della Salute, se pure in modo indiretto, ha deciso di limitarne le prescrizioni, scatenando le proteste di alcuni medici, secondo cui per molti dei pazienti interrompere la terapia sarebbe rischioso. Un altro capitolo si aggiunge così all’interminabile dibattito sulla sicurezza e la necessità delle statine, sempre in bilico tra medicinale salvavita e farmaci pericolosi.
“Le statine sono importantissime se prescritte la paziente giusto”, spiega il professor Marco Bobbio, della divisione universitaria di Cardiologia dell’Azienda ospedaliera San Giovanni Battista di Torino.
“Questi farmaci, più di altri, hanno un’efficacia comprovata da numerose ricerche su migliaia di pazienti seguiti per molti anni. Ma, nonostante ciò, va considerato anche l’aspetto del rapporto rischio-beneficio. E partendo dal presupposto che gli effetti indesiderati possono comparire in tutti pazienti, le prescrizioni vanno limitate solo a quelli che traggono dal medicinale un beneficio tangibile. In questo modo i vantaggi controbilanceranno gli effetti indesiderati”.

Professor Bobbio, le statine sono tutte uguali?
Il meccanismo d’azione è lo stesso per tutte le statine (quello di inibire l’enzima che produce il colesterolo, ndr.), a cambiare sono le caratteristiche farmaco-cinetiche. Non sappiamo ancora come queste differenze si traducano sul piano clinico.

Esistono statine più sicure di altre?
Diversi studi hanno comprovato la sicurezza a lungo termine di due molecole più datate, la simvastatina e la pravastatina. Per quelle più recenti non ci sono studi sul lungo periodo. E non esistono studi comparativi a lungo termine tra le diverse molecole.
Per quale ragione?
Le aziende farmaceutiche non hanno nessun interesse a finanziare studi lunghi e costosi, che possono rivelarsi sfavorevoli ai loro medicinali.

Ci sono sul mercato molecole che potrebbero sostituire le statine?
Le statine sono le sole molecole in grado di abbassare i livelli di colesterolo. Sul mercato italiano ce ne sono cinque. E come spesso accade per i farmaci, le aziende preferiscono produrre medicinali tra loro simili (il che equivale a un piccolo sforzo economico in fatto di ricerca), piuttosto che impegnarsi nello studio di molecole realmente innovative. È però pronto per la commercializzazione un farmaco che riduce l’assorbimento del colesterolo dall’intestino e quindi ha un’azione complementare a quella delle statine. Non avrà gli stessi effetti indesiderati, ma è un po’ presto per sapere se sarà in grado di garantire gli stessi benefici.

Pubblicato dal settimanale Il Salvagente, il 27 gennaio 2005