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"Sole anti-cancro" 
   Ci fa produrre vitamina D che previene alcuni tumori. Da un convegno a Washington un messaggio nuovo: 
i raggi solari, se presi "a piccole dosi", hanno anche effetti benefici per il nostro organismo.

tratto da
http://www.repubblica.it/supplementi/salute  del 4 dicembre 2008 a firma di Adriana Albini *

WASHINGTON-Il fatto che i raggi ultravioletti siano annoverati tra i cancerogeni e che alcuni tumori, come i melanomi e i carcinomi a cellule basali, aumentino con una prolungata esposizione al sole, ci hanno fatto spesso classificare il sole come un nemico in oncologia.
Alla conferenza mondiale dell'Associazione Americana per la Ricerca sul Cancro (AACR) "Frontiere nella prevenzione del Cancro", che si è appena conclusa a Washington, il sole è stato "riabilitato" ed è stato rilanciato il concetto che i raggi solari possano essere alleati per la salute.
In alcune malattie, a dire il vero le più disparate, i raggi ultravioletti svolgono un'­a­zio­ne preventiva o addirittura terapeutica. Un tempo i benefici del sole erano noti in modo empirico e l'elioterapia ha avuto periodi storici di gran moda. Tra leggenda, superstizione e realtà si sa sicuramente che il rachitismo, un tempo diffuso tra i bambini indigenti, era correlato all'assenza di esposizione a sole ed aria aperta e alla dieta povera.

Effetti antinfiammatori
L'esposizione della pelle ai raggi solari non ha solo proprietà antisettiche ed antinfiammatorie ma è la principale fonte di induzione di vitamina D nel nostro organismo; la deficienza di vitamina D è la causa principale del rachitismo.
Al convegno internazionale è stato sottolineato come nel terzo millennio vi sia una situazione crescente di ipovitaminosi D. Studi epidemiologici associano un minor contenuto di vitamina D nell'organismo umano alle basse latitudini, dove i raggi solari arrivano più indiretti, e d'inverno.
L'associazione tra raggi solari, vitamina D e prevenzione del cancro (non cutaneo) e altre malattie non è ancora ben definita statisticamente, quindi tutto va preso con la dovuta cautela, ma ha aspetti interessanti.
Ad esempio, circolano ipotesi che bassi livelli di vitamina D possano aumentare il rischio di artrite reumatoide, sclerosi multipla, e addirittura malattie cardiovascolari. Inoltre la capacità della vitamina D di fissare il calcio alle ossa si rivela un'arma possibile anche contro l'osteoporosi.
Apparentemente, in alcuni casi il rischio di cancro è associato a livelli di vitamina D inferiori a 25mcg nel nostro organismo. Per superarli, dovremmo prendere 1.000 IU al giorno, o prendere regolarmente il sole. Intendiamoci: la prolungata esposizione, magari alla ricerca dell'abbronzatura super, fa male e, ripetiamo, aumenta i tumori della pelle. Per avere una buona produzione di vitamina D endogena però bastano da 5 a 10 minuti, sulle braccia e gambe, almeno tre volte alla settimana. Questo è vero d'estate e nei paesi del sud, perché se il sole ci arriva solo...di striscio, la vitamina D si produce meno, tanto è vero che l'ipovitaminosi è più diffusa nei paesi nordici.

Precursori della D
Il sistema della vitamina D è complesso. Intanto ne esistono diverse forme e metaboliti. La Vitamina D 3 o Colecalciferolo viene prodotta per il 90% nella pelle colpita dagli UV solari e solo il 10% deriva dalla dieta. Il Colecalciferolo deve subire delle modificazioni prima di essere attivo. A livello del fegato avviene un'idrossilazione in posizione 25 da parte di una idrossilasi epatica. Il prodotto è una 25-OH-vitamina D3 che controlla a sua volta la 25-idrossilasi epatica. Questo permette di regolare le quantità circolanti di 25-OH-vitamina D3 indipendentemente dalla disponibilità di Vit D3, rendendo difficile un' "intossicazione" da vitamina D se non a livelli alti. La 25-OH-vitamina D3 viene a sua volta idrossilata in posizione 1 da una alfa idrossilasi renale e trasformata in 1,25-(OH)2-D3 o calcitriolo, il metabolita attivo della vitamina D3. Questo metabolita facilita l'assorbimento intestinale di calcio e la fissazione di calcio e fosfati nell'osso. Il risultato è un aumento della calcemia, che può essere a certi livelli negativa, e quindi va sorvegliata. La quantità di calcitriolo prodotta è regolamentata dal paratormone (PTH).
L'aumento della calcemia indotto dal calcitriolo inibisce a sua volta la produzione del PTH, in un circuito autoregolatorio. Il metabolita attivo esercita la sua azione attraverso un recettore specifico, noto con la sigla VDR (Vitamin D receptor). Questo recettore regola la funzione della vitamina D. Si è scoperto che esistono dei polimorfismi di questo recettore nella popolazione. E' dunque importante, negli studi clinici riguardanti la vitamina D, associare la conoscenza dello status del recettore.

Metabolismo del calcio
Un'indagine su 16.818 partecipanti di 17 anni e più, seguiti dal 1988-1994 al 2000 nel terzo "National Health and Nutrition Examination Survey" è stato da poco pubblicata da Freedman DM, e altri del National Cancer Institute americano. Lo studio suggerisce che la mortalità per cancro colorettale sia inversamente correlata ai livelli serici di 25(OH) vitamina D. Livelli di 80 nmol/L o più alti erano associati con una riduzione del rischio del 72% se confrontati a quelli inferiori a 50 nmol/L. Simili risultati sono stati ottenuti per il cancro al colon sulla popolazione giapponese.
Finora i dati relativi ai tumori di prostata e seno sono invece preliminari. Carlo LaVecchia e collaboratori hanno riportato su Annals of Oncology uno studio su 2.569 donne che dimostra che per livelli di vitamina D superiori al settimo decile di una scala di concentrazioni, vi era una correlazione inversa al cancro (ovvero, più vitamina D=meno cancro).
L'International Journal of Cancer ha pubblicato a novembre dati più complessi dal punto di vista molecolare nell'analisi di incidenza di tumore colorettale, che uniscono all'assunzione di vitamina D e calcio con la dieta l'analisi di 4 polimorfismi del recettore VDR.

Al sole con prudenza
La vitamina D, ricordiamolo, è presente anche nella dieta: latte, burro, tonno, salmone, fegato, olio di fegato di pesce (un tempo usato come medicina), ostriche e tuorlo d'uovo, alimenti spesso ricchi di colesterolo.
Dunque le conclusioni sono: il sole fa bene, ma se preso a piccole dosi. Per indurre la vitamina D necessaria bastano braccia e gambe e per una decina di minuti al giorno; il sole estivo diretto è più attivo. Evitare la lunga esposizione e le scottature per il rischio di melanomi e basoteliomi.

*Resp. Ricerca Oncologica
IRCCS Multimedia Sesto San Giovanni, Milano