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WASHINGTON-Il fatto che i raggi ultravioletti siano annoverati tra i cancerogeni e che
alcuni tumori, come i melanomi e i carcinomi a cellule basali, aumentino con una prolungata
esposizione al sole, ci hanno fatto spesso classificare il sole come un nemico in oncologia.
Alla conferenza mondiale dell'Associazione Americana per
la Ricerca
sul Cancro (AACR) "Frontiere nella prevenzione del Cancro", che si è appena
conclusa a Washington, il sole è stato "riabilitato" ed è stato rilanciato il
concetto che i raggi solari possano essere alleati per la salute.
In alcune malattie, a dire il vero le più disparate, i raggi ultravioletti svolgono un'azione
preventiva o addirittura terapeutica. Un tempo i benefici del sole erano noti in modo empirico
e l'elioterapia ha avuto periodi storici di gran moda. Tra leggenda, superstizione e realtà
si sa sicuramente che il rachitismo, un tempo diffuso tra i bambini indigenti, era correlato
all'assenza di esposizione a sole ed aria aperta e alla dieta povera.
Effetti antinfiammatori
L'esposizione della pelle ai raggi solari non ha solo proprietà antisettiche ed
antinfiammatorie ma è la principale fonte di induzione di vitamina D nel nostro organismo; la
deficienza di vitamina D è la causa principale del rachitismo.
Al convegno internazionale è stato sottolineato come nel terzo millennio vi sia una
situazione crescente di ipovitaminosi D. Studi epidemiologici associano un minor contenuto di
vitamina D nell'organismo umano alle basse latitudini, dove i raggi solari arrivano più
indiretti, e d'inverno.
L'associazione tra raggi solari, vitamina D e prevenzione del cancro (non cutaneo) e altre
malattie non è ancora ben definita statisticamente, quindi tutto va preso con la dovuta
cautela, ma ha aspetti interessanti.
Ad esempio, circolano ipotesi che bassi livelli di vitamina D possano aumentare il rischio di
artrite reumatoide, sclerosi multipla, e addirittura malattie cardiovascolari. Inoltre la
capacità della vitamina D di fissare il calcio alle ossa si rivela un'arma possibile anche
contro l'osteoporosi.
Apparentemente, in alcuni casi il rischio di cancro è associato a livelli di vitamina D
inferiori a 25mcg nel nostro organismo. Per superarli, dovremmo prendere 1.000 IU al giorno, o
prendere regolarmente il sole. Intendiamoci: la prolungata esposizione, magari alla ricerca
dell'abbronzatura super, fa male e, ripetiamo, aumenta i tumori della pelle. Per avere una
buona produzione di vitamina D endogena però bastano da
5 a
10 minuti, sulle braccia e gambe, almeno tre volte alla settimana. Questo è vero d'estate e
nei paesi del sud, perché se il sole ci arriva solo...di striscio, la vitamina D si produce
meno, tanto è vero che l'ipovitaminosi è più diffusa nei paesi nordici.
Precursori della D
Il sistema della vitamina D è complesso. Intanto ne esistono diverse forme e metaboliti.
La Vitamina D
3 o Colecalciferolo viene prodotta per il 90% nella pelle colpita dagli UV solari e solo il
10% deriva dalla dieta. Il Colecalciferolo deve subire delle modificazioni prima di essere
attivo. A livello del fegato avviene un'idrossilazione in posizione 25 da parte di una
idrossilasi epatica. Il prodotto è una 25-OH-vitamina D3 che controlla a sua volta la
25-idrossilasi epatica. Questo permette di regolare le quantità circolanti di 25-OH-vitamina
D3 indipendentemente dalla disponibilità di Vit D3, rendendo difficile un'
"intossicazione" da vitamina D se non a livelli alti. La 25-OH-vitamina D3 viene a
sua volta idrossilata in posizione 1 da una alfa idrossilasi renale e trasformata in
1,25-(OH)2-D3 o calcitriolo, il metabolita attivo della vitamina D3. Questo metabolita
facilita l'assorbimento intestinale di calcio e la fissazione di calcio e fosfati nell'osso.
Il risultato è un aumento della calcemia, che può essere a certi livelli negativa, e quindi
va sorvegliata. La quantità di calcitriolo prodotta è regolamentata dal paratormone (PTH).
L'aumento della calcemia indotto dal calcitriolo inibisce a sua volta la produzione del PTH,
in un circuito autoregolatorio. Il metabolita attivo esercita la sua azione attraverso un
recettore specifico, noto con la sigla VDR (Vitamin D receptor). Questo recettore regola la
funzione della vitamina D. Si è scoperto che esistono dei polimorfismi di questo recettore
nella popolazione. E' dunque importante, negli studi clinici riguardanti la vitamina D,
associare la conoscenza dello status del recettore.
Metabolismo del calcio
Un'indagine su 16.818 partecipanti di 17 anni e più, seguiti dal 1988-1994 al 2000 nel terzo
"National Health and Nutrition Examination Survey" è stato da poco pubblicata da
Freedman DM, e altri del National Cancer Institute americano. Lo studio suggerisce che la
mortalità per cancro colorettale sia inversamente correlata ai livelli serici di 25(OH)
vitamina D. Livelli di 80 nmol/L o più alti erano associati con una riduzione del rischio del
72% se confrontati a quelli inferiori a 50 nmol/L. Simili risultati sono stati ottenuti per il
cancro al colon sulla popolazione giapponese.
Finora i dati relativi ai tumori di prostata e seno sono invece preliminari. Carlo LaVecchia e
collaboratori hanno riportato su Annals of Oncology uno studio su 2.569 donne che dimostra che
per livelli di vitamina D superiori al settimo decile di una scala di concentrazioni, vi era
una correlazione inversa al cancro (ovvero, più vitamina D=meno cancro).
L'International Journal of Cancer ha pubblicato a novembre dati più complessi dal punto di
vista molecolare nell'analisi di incidenza di tumore colorettale, che uniscono all'assunzione
di vitamina D e calcio con la dieta l'analisi di 4 polimorfismi del recettore VDR.
Al sole con prudenza
La vitamina D, ricordiamolo, è presente anche nella dieta: latte, burro, tonno, salmone,
fegato, olio di fegato di pesce (un tempo usato come medicina), ostriche e tuorlo d'uovo,
alimenti spesso ricchi di colesterolo.
Dunque le conclusioni sono: il sole fa bene, ma se preso a piccole dosi. Per indurre la
vitamina D necessaria bastano braccia e gambe e per una decina di minuti al giorno; il sole
estivo diretto è più attivo. Evitare la lunga esposizione e le scottature per il rischio di
melanomi e basoteliomi.
*Resp. Ricerca Oncologica
IRCCS Multimedia Sesto San Giovanni, Milano
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