"Scienza senza sofferenza: un report del Dr
Hadwen Trust"
tratto
da
http://www.informationguerrilla.org
del 04 novembre 2007
|
Questo dossier
descrive la sofferenza patita dagli animali in una serie di esperimenti condotti in Gran
Bretagna, e dimostra quanto ciascuno di essi sia stato inutile. Vuole denunciare la mancanza
di etica nella sperimentazione animale e la sua inutilità scientifica. Questi sono i dati
della Gran Bretagna perché chi ha compilato il dossier è un'associazione britannica, ma lo
stesso genere di esperimenti vengono compiuti in Europa e in tutto il mondo, Italia compresa. Gli
autori: Fondazione Dr Hadwen Trust La fondazione del
Dr Hadwen Trust finanzia e promuove esclusivamente sperimentazioni senza l'uso di animali. Da
questo importante lavoro traggono benefici gli uomini, grazie allo sviluppo di una scienza
sempre più affidabile e rilevante, ma anche gli animali di laboratorio. La ricerca
innovativa peer-reviewed e di alta qualità portata avanti dalla Fondazione combina i rigorosi
principi etici con l'eccellenza scientifica, e ha trattato svariate malattie come l'epilessia,
il cancro, la meningite, l'asma, il diabete, l'artrite, il morbo di Alzheimer, patologie
polmonari, vaccini, farmaci, patologie cardiovascolari, malattie tropicali, gravidanza e
sviluppo fetale, tumori cerebrali e AIDS. La fondazione del Dr Hadwen Trust è considerata
un'autorità a livello internazionale per ciò che riguarda la sostituzione delle tecniche di
sperimentazione animale e la promozione attiva del concetto e della pratica della ricerca
medica senza l'uso di animali da laboratorio attraverso pubblicazioni, dibattiti e mezzi di
comunicazione. Introduzione
Ogni anno sono
circa 3 milioni le sperimentazioni sugli animali eseguite in Gran Bretagna per le quali
vengono utilizzati 2.8 milioni di animali. Specie animali come gatti, cani, conigli, criceti,
topi, scimmie e pecore vengono avvelenati o sottoposti ad iniezioni di sostanze nocive,
infettati con virus letali, o vengono loro provocati danni cerebrali, attacchi cardiaci, ictus
o tumori; e alla fine vengono uccisi. Il governo e
l'industria della vivisezione rassicurano spesso la preoccupata opinione pubblica sul fatto
che in Gran Bretagna tali sperimentazioni sono sottoposte a rigidi controlli e che la
sofferenza animale è ridotta al minimo. Tutto ciò è ingannevole – la verità è
che l'attuale legislazione permette ancora che gli animali di laboratorio siano sottoposti ad
elevati livelli di sofferenza fisica e psicologica. Per eseguire una procedura sugli
animali in questo paese è sufficiente ottenere un'autorizzazione solo nel caso in cui l'Home
Office decida che questa sperimentazione probabilmente provoca "dolore, sofferenza,
angoscia o danno prolungato". In alcune sperimentazioni, il livello di sofferenza
sopportato è molto alto. Senza dubbio se la gente fosse messa a conoscenza anche solo in
parte della sofferenza che le cavie di laboratorio sono costrette ad affrontare, ne rimarrebbe
sconvolta. Oltre a provocare
dolore e sofferenza, la sperimentazione animale non è utile a livello scientifico,
poiché vi sono delle differenze tra umani e animali che possono portare a risultati
fuorvianti. Questo
dossier presenta sei recenti casi di sperimentazione animale che sono stati condotti in Gran
Bretagna e che prevedono elevati livelli di sofferenza per gli animali
– la reale condizione a cui saranno sottoposti questi animali sarà notevolmente diversa
dalla versione addolcita che viene spesso fornita dall'industria della ricerca sull'uso degli
animali nelle sperimentazioni mediche, la quale vorrebbe farci credere che tutto è nella
norma. Questi esempi includono: lesioni al cervello provocate deliberatamente nei primati non
umani, induzione dell'insufficienza cardiaca nei topi, contagio deliberato di cavie con
malattie infettive letali. Per ogni esempio, la
giustificazione scientifica dell'uso di animali per le sperimentazioni viene contestata.
Inoltre, potrebbero essere disponibili anche approcci più rilevanti di ricerca senza l'uso di
animali. La fondazione del Dr Hadwen Trust crede che la sperimentazione animale presenti
notevoli limitazioni che destano particolare preoccupazione visto il grado di fiducia che
normalmente le viene rivolto, senza neanche avere una reale prova di efficacia. Le varie
differenza nell'anatomia, metabolismo, fisiologia inevitabilmente verranno a galla,
sottolineate da ulteriori variazioni genetiche specifiche di ogni specie. Perfino minime
differenze molecolari possono avere un effetto significativo sulla validità dei risultati per
l'estrapolazione dagli animali all'uomo. Inoltre, se il
governo applicasse correttamente la legislazione vigente in Gran Bretagna, le sperimentazioni
come queste che comportano un'elevata sofferenza e dubbia validità scientifica, non avrebbero
mai dovuto essere permesse. Il Dr Hadwen Trust
non concorda con questo approccio utilitaristico all'etica alla sperimentazione animale, ma
finché questa legge sarà in vigore e sostenuta dal governo e dall'industria della ricerca
che si proclamano protettori degli animali, siamo convinti che debba almeno essere applicata
rigorosamente. Uno dei maggiori punti deboli di questo sistema è che la specie che trae
beneficio dalla sperimentazione animale è poi la stessa che giudica; in questo caso è l'uomo
che, non soffrendo in prima persona, sottovaluta la sofferenza animale rispetto al beneficio
ottenuto. La fondazione del
Dr Hadwen Trust auspica la sostituzione di tutte le tecniche di ricerca che fanno uso di
animali; tuttavia, almeno vorrebbe assistere ad una immediata fine degli esperimenti che
causano elevati livelli di sofferenza agli animali. Riteniamo che il governo abbia la
responsabilità morale e scientifica di far cessare al più presto l'uso degli animali nelle
sperimentazioni, a beneficio degli animali e per la salute umana, come anche per i vantaggi
economici che deriverebbero da tecniche di ricerca senza l'uso di animali. Per questo motivo
chiediamo al governo di organizzare un programma per la sostituzione di tutte le tecniche di
ricerca con animali con metodi alternativi. In altre parole, una strategia per fare ricerca
senza sofferenza, per il benessere animale e dell'uomo. La
terrificante sofferenza animale nei laboratori inglesi Infezioni
fungine letali nelle cavie Università di
Aberdeen
In questa
sperimentazione, i ricercatori hanno studiato gli effetti combinati di due trattamenti
antimicotici sull'infezione sperimentale nelle cavie. 96 cavie sono state sottoposte a
iniezioni di sostanze chimiche sull'addome per indebolire i loro sistemi immunitari,
rendendoli in questo modo più suscettibili alle infezioni. Alcuni animali sono morti già
durante questa fase di pre-trattamento. Agli animali sopravissuti sono state iniettate dosi
letali di un fungo (Aspergillus). Precedenti test avevano dimostrato che già dopo solo 3/4
giorni dal momento del contagio con questo fungo le cavie morivano. Dopo le dosi
letali, ad alcuni animali sono stati somministrati degli antimicotici: uno per via orale,
utilizzando un tubo inserito in gola due volte al giorno, e l'altro attraverso dolorose
iniezioni giornaliere sulla pancia. Un altro gruppo di animali ha ricevuto solo un
antimicotico e gli animali del gruppo di controllo non hanno ricevuto nessuna terapia. Inevitabilmente,
tutti gli animali del gruppo di controllo sono morti entro pochi giorni. I ricercatori hanno
monitorato le cavie solo due volte al giorno, così molte avranno sofferto per ben 9-15 ore
(ad es. la notte) prima che i ricercatori si potessero accorgere della loro sofferenza. Le
cavie che mostravano grave sofferenza sono state uccise e dopo 21 giorni tutte le cavie ancora
vive sono state uccise. I reni di questi animali sono stati prelevati ed esaminati. I
ricercatori hanno concluso che il trattamento con l'antimicotico in questione è in grado di
prolungare la sopravvivenza. La dose di fungo
utilizzata in questi esperimenti era tale da uccidere una cavia in 4 giorni. Le infezioni
micotiche uccidono distruggendo gli organi interessati. Possono provocare cecità qualora
vengano infettate le orbite oculari e possono distruggere il fegato, i reni ed altri organi
importanti. Un altro documento di ricerca in cui procedure molto simili furono condotte sulle
cavie negli USA, riferisce che gli animali avevano sviluppato importanti infezioni epatiche,
renali, polmonari e cerebrali. In particolare, il
gruppo di controllo composto da 20 cavie, che non aveva ricevuto nessun trattamento
antimicotico, con molta probabilità deve aver sofferto notevolmente. Queste cavie sono
infatti morte tutte in 5 giorni. I loro organi sono stati attaccati dall'infezione, che li ha
portati alla morte dopo giorni di agonia o finché non sono stati soppressi dagli
sperimentatori. I punti
deboli di questa ricerca e i metodi sostitutivi senza l'uso di animali L'utilizzo delle
cavie in questi esperimenti fornisce risultati poco attendibili e non rilevanti per l'uomo.
Metodi di ricerca senza uso di animali possono e dovrebbero essere utilizzati e riteniamo che
l'estrema sofferenza provata da questi animali durante questi test dovrebbe far sì che il
governo vieti il loro impiego in questi esperimenti. L'Apsergillus è un
fungo che colpisce i polmoni, specialmente dei pazienti con un sistema immunitario debilitato
come quelli affetti da AIDS, sottoposti a trapianto o affetti da tumore. Sorprendentemente, i
farmaci antimicotici utilizzati in questo esperimento sono già disponibili nella pratica
clinica, e trattamenti così combinati si potevano studiare su volontari. I pazienti che non
hanno tratto vantaggio dal trattamento con un singolo antimicotico sono infatti
particolarmente disponibili a sottoporsi a questo tipo di sperimentazioni. Inoltre, le
interazioni dell'Aspergillus con le vie aree umane e le cellule polmonari possono essere
studiate in colture nei laboratori e gli effetti delle terapie antimicotiche possono essere
analizzate anche tramite test in vitro. Sebbene i metodi in
vitro siano ampiamente utilizzati per studiare le infezioni micotiche, le differenze
registrate tra i risultati ottenuti in vitro e quelli degli esperimenti condotti sulle cavie
hanno creato una certa confusione sulla validità e l'efficacia della terapia combinata
antimicotica nell'uomo. L'utilizzo di animali – una specie differente dall'uomo – è una
delle principali cause di tale confusione. In futuro, i modelli basati sui test in vitro e sui
dati clinici potrebbero aiutare a prevedere più accuratamente le risposte nei pazienti. Le differenze che
vi sono tra le specie non fanno altro che sottolineare che i risultati validi per una possono
non esserlo per l'altra. Perfino nelle stesse specie, i risultati possono variare. Per
esempio, differenti razze di topi mostrano diversi pattern di suscettibilità e resistenza
all'infezione da Apsergillus fumigatus. I risultati ottenuti dalle sperimentazioni animali
spesso confondono piuttosto che chiarire la situazione clinica. Un altro importante
punto debole è l'uso scorretto della modalità d'infezione. L'Aspergillus è un'infezione
polmonare provocata dall'inalazione di spore del fungo. Le cavie utilizzate in questo
esperimento sono state sottoposte ad iniezioni a base di tale fungo direttamente in vena,
metodo che porta all'infezione dei reni. Ricerca
sul dolore nei roditori Novartis Insitute
for Medical Sciences, Londra
La ricerca sul
dolore si basa sull'induzione deliberata di dolore negli animali per poi somministrare loro
antidolorifici ed osservare se questi sono efficaci. Gli animali dei gruppi di controllo
utilizzati in questi studi non ricevono antidolorifici e sono costretti a sopportare un dolore
tremendo spesso fino alla morte. Qui di seguito
alcuni esempi di recenti ricerche sul dolore condotte sugli animali nel Regno Unito:
I punti
deboli di questa ricerca Questi esperimenti,
che coinvolgono l'induzione deliberata di dolore e sofferenza negli animali, a molti dei quali
non sono stati somministrati neanche antidolorifici, ha sollevato seri problemi etici. Il
dolore umano è un'esperienza molto soggettiva e complessa che non può essere riprodotta da
questi esperimenti semplicistici sugli animali. I risultati ottenuti da questi test non sono
affidabili per utilizzarli anche nell'uomo, e non vi è ancora nessun trattamento efficace per
il dolore cronico a lungo termine, nonostante i numerosi esperimenti animali condotti in
questo campo. Numerosi modelli
animali dell'osteoartrite umana sono utilizzati da molti anni, ma nessun trattamento per
arrestare il deterioramento articolare nei pazienti è stato ancora scoperto. La creazione
artificiale di una una malattia in un'altra specie, difficilmente fornirà risultati
abbastanza affidabili da essere applicati nell'uomo. Nella ricerca di
nuove molecole per i farmaci antidolorifici, sono state riscontrate notevoli differenze tra i
roditori e l'uomo sui recettori chiave del dolore. Specie diverse
reagiscono ai farmaci in modi diversi e gli antidolorifici possono avere effetti notevolmente
differenti in animali diversi. Un esempio ben noto di questa situazione è la morfina, che ha
un effetto sedativo nell'uomo ma eccitante nei gatti. La morfina ha anche diversi gradi di
tossicità nelle diverse specie animali. Molti degli
esperimenti sugli animali misurano le variazioni di comportamento di questi come indicatore
dell'efficacia del farmaco antidolorifico usato. Anche i medici veterinari sanno bene che il
dolore negli animali è estremamente difficile da riconoscere ed interpretare, specialmente
nei roditori, che sono per natura animali preda e quindi tendono istintivamente a nascondere
il dolore e il disagio per evitare di diventare un facile bersaglio. Perciò, la valutazione
del comportamento animale non è un metodo molto accurato o significativo per determinare
l'efficacia degli antidolorifici. Non solo si hanno
notevoli differenze tra le specie, ma studi condotti sull'uomo hanno messo in evidenza anche
differenze nella sensibilità al dolore tra i due sessi, e gli antidolorifici sembrano agire
in modo diverso tra uomini e donne. Metodi
sostitutivi senza l'uso di animali Oltre che
perfettamente possibile, è anche eticamente e scientificamente auspicabile, per studiare
efficacemente il dolore nell'uomo e l'analgesia, non ricorrere alla sperimentazione animale.
La conoscenza del dolore umano è essenziale al fine di sviluppare terapie antidolorifiche
efficaci. Nuove conoscenze nel campo del dolore nell'uomo e sugli effetti degli antidolorifici
sono state ottenute grazie a metodi non invasivi d'imaging del cervello (PET, RMI, MEG). Con
queste tecniche, i volontari vengono esaminati per identificare le aree del cervello coinvolte
in diversi tipi di processi dolorosi, le parti del cervello colpite dagli analgesici, e la
durata di questi effetti. Queste tecniche non invasive d'imaging stanno anche per essere
applicate allo studio del midollo spinale nell'uomo, anch'esso coinvolto nei processi
dolorosi. E' stata anche
utilizzata una tecnica chiamata microdialisi, in cui una sottile sonda viene inserita nei
tessuti di un soggetto, per monitorare le variazioni biochimiche a livello tissutale in
diverse condizioni dolorose nell'uomo. Queste tecniche possono essere utilizzate con pazienti
con un dolore pre-esistente come anche nei volontari sani. Uno dei maggiori
vantaggi di questi metodi non invasivi e sicuri, è che è l'uomo la specie in esame e che i
volontari sono in grado direttamente di comunicare il dolore da loro provato come anche il suo
alleviarsi, cosa che con gli esperimenti sugli animali non è possibile. Induzione
deliberata di lesioni al cervello nelle scimmie King's College,
Londra
Più di 4500 test
su primati sono stati eseguiti in Gran Bretagna nel 2500, e più di 3000 sono stati gli
animali utilizzati. Al Centro di
Ricerca sulle Patologie Neurodegenerative del King's College di Londra, le scimmie marmoset
sono regolarmente utilizzate nelle ricerca per il Morbo di Parkinson. A questi animali viene
iniettata una sostanza tossica, il MPTP, che causa un danno cerebrale per ricreare
artificialemnte il Morbo di Parkinson umano. Le scimmie a cui viene iniettata tale sostanza
soffrono molto. Presentano tremori, rigidità, postura anormale, perdita di equilibrio,
incontinenza, comportamento compulsivo, costipazione, e possono subire un danno talmente grave
da non essere più in grado di nutrirsi da sole. In un recente
esperimento, 8 scimmie marmoset di età compresa tra i 2 e i 7 anni sono state sottoposte ad
iniezioni giornaliere di MPTP per 5 giorni. Alcune di queste scimmie sono state poste in
isolamento, una condizione molto stressante per qualsiasi primate, e sono dovute essere
imboccate per nutrirsi per 8-10 settimane a causa del grave danno cerebrale subito. Con molta
probabilità anche le normali abitudini relative alla pulizia personale sono venute meno,
aumentando in questo modo lo stress subito da queste scimmie. L'obiettivo
dell'esperimento era quello di investigare gli effetti collaterali delle terapie
farmacologiche, e l'effetto del cambiamento dei farmaci utilizzati nella gestione del Morbo di
Parkinson nell'uomo. L'utilizzo a lungo termine della Levodopa, il trattamento attualmente in
uso, causa movimenti involontari e ripetitivi che sono persistenti nei pazienti. Dopo il danno
provocato dall'iniezione di MPTP, agli animali è stato somministrato o Circa a metà della
sperimentazione farmacologica, le scimmie a cui è stata somministrata Questi esperimenti
si sono svolti in 6 mesi in totale e insolitamente, alla fine queste scimmie non sono state
uccise per la consueta analisi post mortem. Alla base di questa scelta vi è stata la scarsa
disponibilità di animali al tempo dello studio. Al termine di gran parte degli studi, spesso
dopo molti mesi, gli animali vengono uccisi ed il loro cervello esaminato. Il fatto che questi
animali non siano stati uccisi fa pensare che siano stati utilizzati per altri esperimenti. I punti
deboli di questa ricerca Provocare un danno
al cervello di una scimmia con dosi massicce di una sostanza tossica è un modello rozzo,
semplicistico e altamente artificiale del Morbo di Parkinson umano. Gli autori stessi
sottolineano che i primati trattati con MPTP non sono un modello completo di MP, come quello
che si verifica nell'uomo. Il Morbo di Parkinson non è mai stato completamente e
accuratamente ricreato negli animali, poiché questi non soffrono in natura di questo
disturbo. Vi sono notevoli differenze tra il MP dell'uomo e la condizione ricreata nei
primati. Per esempio, la causa del MP umano è sconosciuta; i sintomi si sviluppano
gradatamente e peggiorano nel tempo. Al contrario, negli esperimenti animali le scimmie
marmoset sane sono sottoposte ad un rapido danneggiamento del cervello, dal quale si possono
riprendere quando viene interrotta la tossina. Inoltre, i corpi di
Lewy, strutture caratteristiche scoperte nei cervelli di tutti i pazienti con MP, sono
riscontrati raramente in quelli delle scimmie. I ricercatori hanno
concluso dall'esperimento sopra descritto che i pazienti all'ultimo stadio del MP sotto L-dopa
possono trarre beneficio dal cambiamento di farmaco - conclusione già suggerita
dall'esperienza clinica nell'uomo. Perché i ricercatori sentono il bisogno di investigare
questo utile risultato clinico in un esperimento animale quando sanno che può essere
fuorviante? Le differenze tra le specie e l'artificiosità del modello animale rendono i
risultati di dubbia rilevanza per i pazienti umani con MP. Focalizzandosi sugli esperimenti
animali, piuttosto che sugli studi clinici, si rischia di rallentare il progresso scientifico
anziché accelerarlo. Metodi
sostitutivi senza l'uso di animali In questo caso
particolare, gli studi clinici su pazienti malati di MP avevano già fornito importanti e
rilevanti indizi riguardo ai potenziali benefici derivanti dal passaggio ad un altro farmaco,
rendendo gli esperimenti su animali di poco valore. Le tecniche non
invasive d'imaging cerebrale, come La ricerca post
mortem che utilizza i tessuti umani donati è di gran valore per seguire la progressione di
una malattia, e gli effetti dei trattamenti e degli interventi. Nel Regno Unito esistono già
alcune banche a cui le persone possono donare il loro cervello dopo la morte, sebbene il Dr
Hadwen Trust desidererebbe vedere interventi sponsorizzati dal governo per incoraggiare a
donare i propri organi per la ricerca attraverso un sistema coordinato a livello nazionale e
adeguatamente regolato. Studi dei tessuti e delle cellule umane stanno fornendo notizie di
incredibile valore riguardo i meccanismi cellulari responsabili della morte delle cellule
cerebrali nel MP, e indicazioni di possibili trattamenti e interventi. Lo stile di vita e
fattori genetici associati allo sviluppo del MP sembrano essere implicati nello sviluppo di
tale patologia grazie a studi di popolazione (epidemiologia). Per esempio, vi sono evidenze
che suggeriscono connessioni tra un maggior rischio di MP e l'esposizione a tossine
ambientali, come i pesticidi, erbicidi e metalli. Vi sono anche indicazioni secondo cui la
dieta ed il fumo giocano un ruolo importante nella rischio di ammalarsi di MP. Cani
avvelenati in test di tossicità Inveresk Research,
Scozia
I più recenti dati
statistici forniti dall'Home Office rivelano che nel 2005 sono stati condotti nel Regno Unito
più di 5500 test di tossicità per i quali sono stati utilizzati all'incirca 5000 cani. Le
sostanze che sono state testate includono farmaci e prodotti chimici utilizzati in agricoltura
e nell'industria. I cani sono utilizzati sia nei test di tossicità acuta (a breve termine)
che cronica (a lungo termine), alla fine dei quali gli animali vengono di solito uccisi per
l'analisi post mortem. I più comuni test sui cani includono:
I cani vengono
usati di routine nei test di tossicità nel Regno Unito. Questi test vengono solitamente
eseguiti da laboratori come Inveresk Research e Huntingdon Life Sciences per conto di varie
aziende chimico-farmaceutiche. I risultati dei test di tossicità e gli effetti sugli animali
utilizzati vengono raramente pubblicati poiché considerati commercialmente sensibili. Gli
esempi qui forniti derivano da documentazioni trapelate dalla Inveresk Research in Scozia. Nei laboratori
della Inveresk (1998-1999) i cani forzati ad assumere un nuovo farmaco per la psoriasi in test
di tossicità ripetuta hanno manifestato vomito, rigurgito, salivazione, diarrea, perdita di
appetito, ingrossamento dei linfonodi, perdita di pelo, articolazioni gonfie, perdite
vaginali, ingrossamento dei genitali, gengive sanguinanti e perdita di peso. Durante questi
test, a due cani il farmaco è stato fatto entrare accidentalmente nei polmoni, causando
ulteriore sofferenza e salivazione e uno dei cani presentava schiuma rossa dalla bocca. Questi
cani sono stati uccisi. Tra il 1999 e il Un potente farmaco
antidepressivo testato a Inveresk su cani (1999-2000) ha causato agitazione, comportamenti
stereotipati, occhi arrossati con lacrimazione, pupille dilatate, battito irregolare,
scialorrea e intolleranza alla luce, arrossamento delle gengive e delle orecchie e perdita di
peso. Test di routine
come questi sopra descritti vengono condotti sui cani quotidianamente nonostante l'elevato
grado di sofferenza che infliggono e i risultati inaccurati che forniscono. Punti
deboli di questa ricerca I dati ottenuti con
i test di tossicità sugli animali hanno diverse limitazioni a causa delle differenze
significative tra le specie, soprattutto nel modo in cui il fegato e i reni reagiscono ed
eliminano i farmaci e le sostanze chimiche dal corpo. I dati di tossicità animale spesso
variano tra diverse specie animali perfino tra diversi sessi, sottolineando che i risultati
ottenuti da tali test non è detto che siano rilevanti nell'uomo e sono spesso notevolmente
diversi. I test animali non
prevedono in modo certo gli effetti delle sostanze chimiche nell'uomo, e non assicurano la
sicurezza dei farmaci. Questa condizione è facilmente osservabile dalla grande qauntità di
nuovi farmaci (92%) che passano i test animali ma poi risultano inefficaci o non sicuri
nell'uomo. Metodi
sostitutivi senza l'uso di animali Esistono diversi
approcci avanzati che non richiedono l'uso di animali, utilizzabili per prevedere la tossicità.
Informazioni iniziali riguardo la struttura molecolare, test di tossicità in vitro e su
colture cellulari, insieme con modelli al computer, possono essere utilizzati per determinare
la tossicità di una sostanza nuova. Con ulteriori miglioramenti, questi approcci potrebbero
fornire previsioni più accurate della tossicità nell'uomo rispetto ai test condotti sugli
animali. Fratture
esposte infette nelle pecore Defence
Evaluation and Research Agency (DERA) - Porton Down
Gli esperimenti
bellici su animali, particolarmente quelli che prevedono una notevole sofferenza, sono
raramente pubblicati dal Governo. Mentre i dati statistici annuali prodotti dal Ministero
della Difesa forniscono informazioni di base sul tipo ed il numero di esperimenti e sugli
animali coinvolti, i dettagli importanti spesso vengono tralasciati. Gli esperimenti qui
descritti forniscono dettagli su tali procedure. Tali test hanno utilizzato delle pecore
femmine per studiare le fratture esposte. Queste fratture hanno causato agli animali notevole
dolore e sofferenza, specialmente per quelle nel gruppo di controllo che non hanno ricevuto
alcun agente antibatterico per prevenire la diffusione dell'infezione, e di conseguenza sono
stati uccise. In un esperimento,
le pecore sono state infettate deliberatamente con impianti metallici infetti. Dodici pecore
femmine sono state sottoposte a chirurgia per inserire due perni nelle ossa delle gambe, e le
ferite intorno ai perni sono state contaminate dai batteri. Al momento dell'ispezione dopo 14
giorni, le ferite di tutte le pecore presentavano un'infezione profonda, con sofferenza
estrema per questi animali che si protraeva ormai da almeno una settimana. Le pecore sono
state quindi sottoposte ad un ulteriore intervento chirurgico per impiantare un perno
nell'osso della gamba, ma a solo metà delle pecore è stata somministrata una terapia
antibiotica e pulite le ferite. Le pecore sono state uccise dopo 28 giorni per l'analisi post
mortem, ma molte sono state abbattute prima per l'enorme sofferenza da loro provata. Gli animali del
gruppo di controllo hanno sviluppato una diffusa infezione, artrite settica e ascessi. Tutti
gli animali di questo gruppo sono stati abbattuti dopo 9-12 giorni, quando si sono sviluppate
infezioni nelle articolazioni delle ginocchia, nei tessuti e nella tibia. Perfino nel gruppo
di trattamento, solo 4 animali sono sopravissuti fino alla fine dell'esperimento. Due pecore
sono state abbattute quando sono diventate incapaci di reggersi in piedi e si sono riscontrate
fratture a spirale dolorosissime nel sito d'impianto. Un animale ha sofferto a causa di una
frattura per diversi giorni e ha sviluppato un'infezione ad ampio spettro. Quest'animale è
stato sottoposto ad una sofferenza atroce ed è un'ingiustizia che qualsiasi animale possa
essere lasciato per tutto questo tempo con una frattura degli arti non trattata,
particolarmente in procedure che si pensa siano sottoposte ad attenti monitoraggi e controlli.
In un altro
esperimento 12 pecore femmine sono state anestetizzate e le ossa esposte tagliate con una sega
e poi infettate con batteri. Un perno è stato impiantato per stabilizzare l'arto tagliato in
tutti gli animali, ma solo sei animali hanno ricevuto un trattamento anti-infezione. Tutti gli
animali sono poi stati uccisi dopo 3-6 settimane. Gli animali che non
hanno ricevuto alcun trattamento hanno presentato sudorazione, aumento dell'infiammazione e
rottura dell'osso, e sono stati abbattuti dopo 3 settimane per l'intensa sofferenza. Nel
gruppo di trattamento due animali hanno dovuto interrompere lo studio (si presume siano stati
uccisi) a causa dell'eccessiva perdita di peso. Nonostante il trattamento, gli animali hanno
sviluppato un'infezione nella zona di amputazione e lungo tutta la lunghezza dell'impianto.
Del pus era presente su tutta la cavità ossea centrale e un ascesso si è formato nel sito
della ferita. Agli animali è
stata fornita una terapia analgesica, ma le settimane trascorse con una ferita infetta su una
gamba deve aver provocato loro un'intensa sofferenza. I punti
deboli di questa ricerca Migliorare la
terapia delle ferite infette nell'uomo è ovviamente una priorità per il Ministro della
Difesa, ma infliggere un tale dolore e sofferenza a delle pecore non è giustificabile visto
oltretutto che non viene ricreata accuratamente la condizione umana. Le ferite guariscono in
tempi diversi nelle diverse specie, e si sa bene che le varie specie rispondono diversamente
agli antibiotici, cosicché gli effetti dei trattamenti testati sulle pecore possono non
essere gli stessi nell'uomo. Ferite infette possono portare facilmente a shock settico, una
condizione solitamente fatale per studiare la quale gli esperimenti con animali si sono
rivelati inutili. Metodi
sostitutivi senza l'uso di animali Modelli su colture
cellulari di ferite infette sono già in uso per studiare l'efficacia di trattamenti
antimicrobici in vitro. Sono necessari metodi più avanzati senza l'uso di animali e,
chiaramente, esperimenti come questi che prevedono una tremenda sofferenza per l'animale
dovrebbero rendere questa ricerca di metodi alternativi una priorità. Studi clinici diretti
di pazienti sono il gold standard della ricerca medica e quindi, tristemente, notevoli
progressi nel trattamento delle ferite si sono ottenuti durante periodi di conflitti, quando
dottori e chirurghi trattano direttamente i soldati. Tuttavia, l'attuale insufficienza di
tecniche senza l'uso di animali, dove alcuni ma non tutti gli elementi possono essere condotti
in vitro, non rendono questi esperimenti, così dolorosi per gli animali, più importanti o
giustificabili. Induzione
dell'insufficienza cardiaca cronica nei topi Università di
Oxford
Un totale di 122
topi, geneticamente modificati e non, sono stati sottoposti a intervento chirurgico; a gran
parte di questi e' stata legata un'arteria per minulare gli effetti cronici dell'insufficienza
renale. In seguito a questa procedura i topi devono avere sofferto di affanno e intenso dolore
al torace, sintomi altamente stressanti per questi animali. L'Home Office ammette e accetta
che l'induzione dell'insufficienza cardiaca negli animali causi potenzialmente il più elevato
grado di sofferenza permesso in Gran Bretagna. Circa il 60% dei topi maschi sottoposti
all'intervento sono morti entro una settimana a causa di questa terribile procedura, per
insufficienza cardiaca o rottura cardiaca. La rottura cardiaca è causa ricorrente e
persistente di dolore toracico, ed è letale. I topi
sopravvissuti sono stati esaminati per 8 settimane dopo l'operazione; durante questo periodo
sono stati sottoposti ad un'altra procedura chirurgica per monitorare in modo invasivo il loro
cuore e la circolazione. Alla fine gli animali sono stati uccisi e i loro cuori sono stati
prelevati. Lo scopo di questo
esperimento era quello di osservare gli effetti dell'eliminazione di un gene
sull'insufficienza cardiaca nei topi; si è visto che il deterioramento della funzionalità
cardiaca era peggiore nei topi che avevano un gene eliminato. L'induzione dell'insufficienza
cardiaca provoca notevole sofferenza agli animali di laboratorio e i topi knockout
probabilmente hanno sofferto dei maggiori effetti dell'insufficienza cardiaca indotta, e degli
effetti collaterali noti di questa modificazione genetica. I punti
deboli di questa ricerca Vi sono differenze
fondamentali tra topi e uomo: le dimensioni, la durata della vita, le caratteristiche
fisiologiche e genetiche. Per esempio, i topi hanno un tasso metabolico sette volte più
elevato dell'uomo, e una frequenza cardiaca che è dieci volte più veloce. I topi sono
altamente resistenti all'aterosclerosi. I topi maschi e
femmine hanno reagito alquanto diversamente nello studio, con un tasso di sopravvivenze dei
topi femmina superiore a quello dei maschi. Questa differenza che si basa sul sesso indica che
i risultati del test variano notevolmente. I topi da laboratorio sono altamente inclini a
produrre differenti ceppi (o varietà) che possono reagire differentemente tra loro nelle
medesime condizioni. Spesso la scelta di una famiglia di topi è fatta sulle basi di
convenienza, senza conoscere quale varietà possa assomigliare di più all'uomo. Queste ed
altre differenze rendono l'estrapolazione dei risultati dai test sui topi potenzialmente
ingannevoli per l'uomo. L'insufficienza
cardiaca nell'uomo è solitamente il risultato di un graduale restringimento ed occlusione
finale delle arterie del cuore. La condizione si sviluppa in diversi anni, in primis nelle
persone più anziane, e sebbene possano essere implicati alcuni difetti genetici, lo stile di
vita e l'attività fisica hanno un ruolo fondamentale. L'insufficienza cardiaca in questi topi
è stata indotta artificialmente attraverso un intervento chirurgico e dunque non ricrea la
condizione che si ha nell'uomo o le cause scatenanti. I risultati ottenuti da questi studi
sono di dubbia e sconosciuta rilevanza per l'uomo. I topi
geneticamente modificati non sono modelli più affidabili della condizione nell'uomo rispetto
a quelli normali. Perfino l'alterazione dello stesso gene in specie diverse può produrre
effetti notevolmente diversi. Metodi
sostitutivi senza l'uso di animali Il gold standard
della ricerca medica è lo studio dell'uomo. Esistono metodi sicuri e non invasivi di
monitoraggio del cuore e del flusso sanguigno in volontari sani e in pazienti, che possono
essere utilizzati per fornire informazioni importanti riguardo tale patologia. La biopsia e il
tessuto post mortem prelevato dai pazienti affetti da insufficienza cardiaca potrebbero essere
utilizzati per studiare le variazioni genetiche e molecolari alla base di tale patologia e
quindi identificare nuovi farmaci da utilizzare. Gli studi di
popolazione hanno già evidenziato i maggiori fattori di rischio per insufficienza cardiaca.
Nuovi metodi di analisi del DNA delle famiglie e popolazioni stanno rivelando i fattori
genetici umani che influenzano le condizioni del cuore. Conclusioni
Contrariamente alla
rassicurante impressione spesso diffusa dal governo inglese e dai ricercatori, la
sperimentazione animale in Gran Bretagna attualmente provoca elevati livelli di sofferenza
agli animali utilizzati. Gli esempi proposti
in questa rassegna servono a testimoniare e dimostrare come la situazione della ricerca con
animali sia spesso differente da quella che ci viene riferita e tanto difesa. Dimostrano anche
l'inutilità di tali procedure così ricche di punti deboli, ma anche l'esistenza di diverse
tecniche alternative senza l'uso di animali sicuramente più etiche. La fondazione Dr.
Hadwen Trust e' convinta che eliminare gli esperimenti che causano sofferenze atroci agli
animali rappresenti un primo passo essenziale per la totale sostituzione della sperimentazione
animale. L'utilizzo di una gamma completa di approcci sofisticati senza l'uso di animali e
l'aumento dei finanziamenti in quest'area sono un impegno del tutto realizzabile che governo
dovrebbe prendere. Inoltre si avrebbero dei benefici tangibili per la salute umana, il
benessere animale e per la qualità della ricerca attuale e futura. Fonte: Traduzione a
cura di Linda Possanzini |
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