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L’Italia
è sempre più povera a causa di un debito pubblico in continuo aumento che comporta
un’elevata pressione fiscale. Il debito pubblico è un’invenzione costruita da politici e
banchieri al fine di arricchire gli azionisti privati della Banca Centrale italiana e europea.
In passato, le banche che emettevano denaro lo garantivano con la copertura aurea, si
impegnavano a convertire le banconote in oro e sostenevano un costo di emissione. Oggi, le
monete non sono coperte da riserve di oro, non sono convertibili e il loro costo di
emissione è praticamente zero, ma il guadagno di chi le emette e le vende, ossia il
signoraggio, è del 100% del valore nominale. Quando lo Stato domanda soldi alla Banca
Centrale paga il costo del valore nominale (e non il solo costo tipografico) con titoli del
debito pubblico, ossia impegnandosi a riscuotere crescenti tasse dai cittadini e dalle
imprese. Tutto ciò avviene attraverso
la Banca Centrale
Europea, un mostro giuridico creato dal Trattato di Maastricht, esente da ogni controllo
democratico come un vero e proprio Stato sovrano, posto al disopra delle parti. Dal bilancio
della Banca Centrale Europea risulta che nel Sistema Europeo delle Banche Centrali (SEBC) ci
sono circa 50 miliardi di Euro che spettano allo Stato italiano e che il Governo dovrebbe
recuperare. Siamo dinnanzi un “Signore” che usa lo Stato, il fisco e la pubblica
amministrazione, per creare un sistema costituzionale e di disinformazione allo scopo di
nascondere i suoi traffici e fini realizzando un’illusione di legalità. Un sistema di
potere che si è eretto e mantenuto sul fatto di essere ignorato dalla gente, soprattutto dai
lavoratori, dai risparmiatori e dai contribuenti. Il libro è di facile comprensione sia per
chi si interessa di politica e finanza sia per il lettore non specialista. Gli autori
propongono alla gente comune di rivolgersi alla Magistratura per porre fine a questo
saccheggio monetario.
La questione della proprietà della moneta al momento della sua emissione
La Banca Centrale
emette denaro per un valore,
supponiamo, di mille miliardi di Euro. Quel valore, quei mille miliardi, di chi sono? A chi
appartiene la moneta, il valore del denaro, nel momento in cui viene emessa dalla Banca
Centrale? Alla Banca Centrale stessa, che quindi ha diritto di farsela pagare dallo Stato? O
allo Stato, al popolo, che quindi non dovrebbe pagare né il denaro né gli interessi alla
Banca Centrale quando ha bisogno di denaro? Si tratta di una questione fondamentale, perché
dalla risposta che essa riceve, dipende essenzialmente l’indebitamento dello Stato. Il fatto
che l’esercizio del potere monetario attraverso
la Banca Centrale
è uno strumento di potere dei banchieri sullo Stato, trova conferma in come le istituzioni
statali sono impegnate a equivocare e a mentire in tutte le sedi, anche parlamentari, per
coprire il fatto che
la Banca
d’Italia cede a caro prezzo denaro che a essa niente costa e a cui non è essa a dare il
valore, ossia il potere di acquisto. Il potere di acquisto, come abbiamo visto, glielo
conferisce il mercato, la gente, attraverso la domanda di denaro.
La Banca Centrale
non ha “prodotto” il valore del denaro, eppure si comporta come se fosse proprietaria del
medesimo denaro, in quanto lo cede allo Stato (e alle banche commerciali) in cambio di titoli
di Stato e controinteressate. Questo fatto è paradossale. È come se il tipografo, incaricato
dagli amministratori della società calcistica organizzatrice di una partita di stampare
30.000 biglietti di ingresso per le partite del campionato, col prezzo di € 20 stampato su
ogni biglietto, chiedesse come compenso per il suo lavoro di stampa €
600.000, in
base al fatto che i biglietti che ha prodotto “valgono” € 20 cadauno. È vero che essi
“valgono” € 20 caduno, ma che essi abbiano un valore non dipende dal tipografo, bensì
dall’associazione sportiva che ha formato la squadra, procurato il campo da gioco e
organizzato la partita, sostenendo i relativi costi e producendo la domanda di quei biglietti,
senza la quali questi niente varrebbero. Gli amministratori della società sportiva lo sanno
bene, ma il tipografo in parte li ricatta e in parte li lusinga perché promette loro che, se
gli pagheranno l’ingiusto compenso richiesto, egli darà loro un lauto regalo e i fondi per
farsi rieleggere alle prossime elezioni del consiglio di amministrazione. Altrimenti,
finanzierà altri candidati e una campagna di stampa contro i consiglieri onesti. Il potere
bancario si comporta come quel tipografo, e i governanti si comportano come i consiglieri
ricattati e lusingati dell’associazione sportiva, riconoscendo alla Banca Centrale la
proprietà o titolarità del valore del denaro che emette, stampato o scritturale che sia, e
in cambio di esso indebitano ingiustamente e illogicamente proprio il popolo, che è il
soggetto che, col suo lavoro e con la sua domanda, ossia col mercato, conferisce valore al
denaro. Per questa ragione, oltre che in base al principio costituzionale della sovranità
popolare, al momento in cui viene emesso, il denaro, il suo valore, dovrebbe logicamente
essere ed essere trattato come proprietà del popolo e, per esso, dello Stato. Assolutamente
lo Stato non dovrebbe indebitare se stesso e il popolo verso una Banca Centrale, pubblica o
privata che sia, per ottenere denaro. Al contrario, ciò è proprio quanto succede
incessantemente. Ma vi è di peggio:
la Banca Centrale
, cioè i suoi azionisti, oltre ad appropriarsi, a danno dello Stato, del valore del denaro
che essa emette, nei suoi propri conti segna questo valore non all’attivo ma al passivo,
simulando un debito ed evitando, così, di pagare le tasse su quello che è un puro incremento
di capitale e che, come tale, dovrebbe essere interamente tassato. L’ovvio ragionamento che
abbiamo testé svolto è stato già sottoposto al Parlamento, attraverso interrogazioni
parlamentari, nel 1994 e nel 1995. Entrambe le risposte elusero il problema, affermando che
la Banca Centrale
(allora, cioè,
la Banca
d’Italia) non sarebbe proprietaria dei valori monetari, ossia del valore del denaro emesso,
perché il denaro emesso costituirebbe sempre un passivo, un debito; e che, perciò,
giustamente
la Banca
d’Italia lo iscriveva come posta passiva nel proprio bilancio. Come i membri competenti dei
due governi interessati non potevano ignorare, queste risposte sono del tutto contrarie alla
verità. Innanzitutto, la risposta fornita è contraddetta dal comportamento dei governi
medesimi – di tutti i governi. Infatti, se i governi fossero coerenti con l’affermazione
che il denaro, il valore monetario, non appartiene alla Banca emittente, perché lo Stato
continua a dare qualcosa (i titoli del debito pubblico) in cambio di Lire o Euro? E se il
denaro emesso costituisse una passività, un debito, perché mai lo Stato dovrebbe comperarlo
pagandolo con titoli del debito pubblico, che costituiscono un credito per chi li riceve? Si
è mai visto che qualcuno paghi un altro per farsi cedere un debito? Ma le risposte del
governo sono anche false giuridicamente, perché il denaro non è affatto un debito per
la Banca
che lo emette. Se fosse un debito, dovrebbe poter essere incassato dal portatore presso
la Banca
medesima, mediante conversione in oro, e il portatore della banconota aveva il diritto di
farsela cambiare in oro dalla Banca Centrale che l'aveva emessa, come avveniva una volta, fino
al 1929 circa, quando il denaro era convertibile in oro. Anche in tempi successivi al 1929,
molte banconote portavano la scritta “Pagabile a vista al portatore”. Ma pagabile in che
cosa, dato che esse non erano convertibili in oro? In realtà, quei biglietti non erano
pagabili in alcun modo e quella scritta era una menzogna per ingannare il pubblico e fargli
credere che i biglietti di banca fossero convertibili in qualcosa avente valore proprio o che
la banca si fosse indebitata per emetterli, il che è falso (mentre era vero in un ormai
lontano passato). Del resto, è naturale che nessun governo potrebbe permettersi di dare
risposte veridiche a simili questioni, perché ammetterebbe che la sua vera funzione è
defraudare i cittadini e gli elettori per arricchire un’élite finanziaria che detiene il
vero potere. Ma quanto sopra costituisce solo la punta dell’iceberg. Perché il grosso,
circa l’85%, del denaro esistente e circolante al mondo, non è denaro vero, emesso da
Banche Centrali, ma denaro creditizio, ossia aperture di credito e disponibilità di spesa
create dal nulla dalle banche commerciali, le quali, attraverso questa creazione continua di
nuovo denaro creditizio, si impossessano di quote crescenti del potere d’acquisto
complessivo della popolazione mondiale. Di ciò si parlerà più diffusamente in seguito in
tema di signoraggio secondario o creditizio.
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