"Senza scampo"
Se,
per ipotesi, l’inquinamento diminuisse, diminuirebbero patologie come il cancro, e allora,
inevitabilmente
diminuirebbe l’uso di farmaci chemioterapici e di conseguenza il business farmaceutico.
di Antonietta M. Gatti del 5
febbraio 2008
tratto dal sito http://www.stefanomontanari.net
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Se, da una parte, la trasmissione di RAI3 “Chetempochefa” ci delizia con una
visione non conformista degli eventi che ci circondano da parte della bravissima Luciana
Litizzetto, dall’altra ci propina una versione della realtà ad uso e consumo di pochi
affaristi. L’intervista con il professor Veronesi che negava ex cathedra l’influenza
dell’inquinamento ambientale come causa di patologie cancerose è, almeno per ora, la
manifestazione più eclatante. Ma il professor Veronesi si è mai preso la briga di vedere se
dentro ai tessuti cancerosi c’è la polvere dell’inquinamento ambientale? Ovviamente no.
Dopotutto, non ne avrebbe nemmeno i mezzi. Allora viene legittimo il sospetto che le sue
affermazioni non c’entrino per nulla con i fatti e siano dettate da qualche interesse. Non
c’è ombra di dubbio, e l’Organizzazione Mondiale della Sanità lo conferma, che se, per
ipotesi, l’inquinamento diminuisse, diminuirebbero patologie come il cancro,
e, allora, inevitabilmente diminuirebbe l’uso di farmaci chemioterapici e di
conseguenza il business farmaceutico, e diminuirebbero le sovvenzioni da parte di
queste multinazionali al centro che lui dirige. E diminuirebbero i ricoveri nelle
strutture pubbliche e, ciò che a qualcuno interessa, private, e il viavai dei pazienti negli
ambulatori. Si chiama matematica sottrattiva. La gente, invece, percepisce chiaramente
che l’inquinamento ambientale determina una diminuzione della propria salute e
una sottrazione di denaro dalle proprie tasche, denaro speso per cure.
Un altro esempio
molto illuminante l’abbiamo avuto nella stessa trasmissione di domenica 3 febbraio, quando
è stato intervistato il commissario straordinario per i rifiuti in Campania, Gianni De
Gennaro. Ora l’intervistato, senza sottilizzare troppo, un poliziotto sicuramente
molto capace, ha affermato che non ci sono pericoli attorno alle discariche che sta riaprendo,
e che l’informazione gli è stata passata da persone del Ministero della Salute. Io voglio
credere che De Gennaro sia in buona fede perché essenzialmente sono buonista, ma forse il
commissario non si è chiesto perché, nel tempo, le stesse discariche erano state chiuse. Non
era forse perché attorno a queste la gente si ammala con più frequenza? O forse perché ha
visto nascere bambini malformati? Non si è almeno chiesto, il commissario, perché la gente
si oppone e fa addirittura barricate per impedire che i rifiuti vengono stoccati sotto casa?
Capricci? Sindrome nimby? Se si deve credere all’Organizzazione Mondiale della Sanità (http://www.euro.who.int/healthimpact/MainActs/20050207_1)
che ha “investigato sull’impatto del trattamento dei rifiuti nella Regione
Campania”, ci sono “significativi eccessi di cancro dello stomaco, reni, fegato e polmone
e malformazioni congenite urogenitali e cardiovascolari”. Comunque sia, siamo davanti alle
“110 giornate di Napoli”: una vera rivoluzione. Questi “rivoluzionari” non sono
persone ricche, si tratta in genere di povera gente che parla anche un italiano traballante,
ma che avverte con chiarezza che c’è qualcosa che non torna. Questa gente, con la sola
esperienza di vita vissuta attorno a quelle discariche, con il solo, dimenticato, svilito buon
senso, capisce che quell’aria che si respira fa ammalare. Concetto, questo, molto semplice
che, tuttavia, persone laureate come il professor Veronesi e il dottor De Gennaro non arrivano
a capire. O, ben più probabilmente, che non vogliono vedere. Loro, tutto sommato, mica vivono
lì, e dunque…L’ormai annosa gestione demenziale dei rifiuti campani ci ha messo di fronte
ad un fatto d’inaudita gravità: lo stato toglie ai suoi cittadini anche l’aria necessaria
per vivere. Ma non doveva essere lui, lo stato, il tutore della salute pubblica con quel
curioso articolo 32 della Costituzione? Attraverso un tutore della legge, un poliziotto, lo
stato ci toglie, invece, anche l’aria da respirare o, meglio, ci costringe a respirare
un’aria che, già a priori, si sa che non può che ledere la nostra salute. |
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