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Era il giugno di sei
anni fa quando, splendidamente incinta, mi aggiravo per acquistare le prime cose, tra cui un
discreto numero di pannolini di cotone. Mi avessero detto allora che non era necessario usarli
e che perfino un bambino appena nato sa quando deve andare al bagno ed è in grado di
segnalarlo, avrei reagito probabilmente con incredulità e scetticismo. E invece è possibile,
l’ho scoperto subito dopo la nascita del mio primo figlio ed è una scoperta che ho subito
messo in pratica con successo e molta soddisfazione.
Il mio intento è di spiegare con chiarezza e semplicità come ho fatto e di incoraggiare
altre mamme e papà almeno a provare. Mi guida e mi ispira una ricca esperienza personale,
sono oramai al terzo figlio cresciuto senza pannolini, e la constatazione inequivocabile che
molti bambini abituati a usare il pannolino cercano di esprimere il loro bisogno fino al
pianto disperato senza essere compresi. Proviamo a metterci nei loro panni: immaginiamo di non
essere in grado di camminare, di ritrovarci nella condizione di dover andare al bagno e, a
dispetto dei tentativi di farci comprendere da chi ci accudisce, ricevere tutt’altro in
risposta alla nostra richiesta: cibo, bibite, carezze o addirittura nervosismo finché,
rassegnati, ce la facciamo addosso. Questa è la situazione che si trovano a vivere i nostri
bambini, quando i loro segnali vengono ignorati. A loro non resta nient’altro che abituarsi
a fare i loro bisogni nel pannolino.
Tengo adesso in braccio l’ultima nata, di un mese e mezzo, che non ha mai indossato un
pannolino e che al momento attuale ci dà un paio, letteralmente, di flanelline da sciacquare
al giorno mentre tutto il resto finisce in una bacinella o nel lavandino. La guarda anche sua
sorella, di quasi tre anni, cui è toccato il medesimo destino grazie ad un articolo[1] che lessi
poco prima della sua nascita. Con lei mi sono proprio rieducata alla comunicazione profonda
con il neonato: gli incidenti sono stati più numerosi di ora, ma neanche un momento mi sono
ricreduta sulla scelta fatta.
Il primogenito, cinque anni, ha dato avvio involontariamente a tutta la storia.
Lui ha indossato i ciripà ma, con la complicità del clima caldo e della vita all’aria
aperta in un ambiente incontaminato, è rimasto tanto nudo. Ciò ha permesso a lui di
familiarizzare con i propri escrementi, di essere più libero nei movimenti e di cominciare
presto e senza difficoltà a servirsi del vasino e poi del wc. A me di apprezzare ogni
pannolino che non dovevo lavare e di constatare che, curiosamente, a volte, giusto un attimo
prima lui urinasse mi passava per la testa che ne avesse bisogno. Non presi mai l’iniziativa
di proporgli un luogo adatto per farlo prima che camminasse, tuttavia quando incappai in
quell’articolo sulla cosiddetta «elimination communication»[2], detta
anche «igiene naturale»[3], lui aveva poco più di due anni, era da tempo indipendente
sia di giorno che di notte e io non ero per nulla né incredula, né scettica. Così successe
che con la secondogenita mi immersi fin dalla nascita in un’attenta osservazione dei suoi
segnali. Pazzesco! Quasi non ci credevo, una creatura nata da nemmeno 24 ore che dormiva
placida accanto a me, d’improvviso un leggero movimento, come un tremito di tutto il corpo,
lei che si sveglia ed ecco arrivare la pipì. I bambini contrariamente a quel che si dice non
si liberano praticamente mai nel sonno. Per la cacca si trattava di un movimento più deciso e
intenso accompagnato da una tipica espressione del viso.
Munita di una bacinella mi misi all’opera con notevoli soddisfazioni. Funzionava davvero.
Fin dall’inizio ho fatto completamente a meno di pannolini, aiutata dal costante contatto
fisico tra me e la bambina. A protezione nel caso non fossi tempestiva o non comprendessi il
messaggio ho usato le flanelle e i mollettoni che di solito si mettono all’interno dei ciripà,
assieme ad asciugamani e al preziosissimo vello d’agnello sul letto. Il vello d’agnello,
conciato naturalmente e senza ulteriori trattamenti, oltre ad essere molto gradevole si
asciuga rapidamente e non fa assolutamente odore. E’ stato un alleato importante nella
scelta radicale di lasciare la bambina nuda anche la notte mantenendo il letto asciutto e
piacevole, senza plastica o gomma. Quindi di giorno tenevo la bambina in braccio o nel
fazzoletto con un tessuto sotto il suo culetto e le proponevo di evacuare sulla bacinella o
nel lavello quando mi accorgevo dei suoi segnali. Integravo la lettura dei segnali corporei
quali movimenti, tipo di respirazione e irrequietezza con l’osservazione del ritmo; era
quasi sistematica la pipì ad ogni risveglio e quindi presi a proporla di routine. Nel
frattempo cresceva l’intuizione, ovvero quell’alchimia che possiamo anche chiamare
telepatia. La tenevo sotto le ginocchia, appoggiata con la schiena e la testa alla mia pancia
a gambe sollevate come si vede nella foto. Questa posizione è molto vicina a quella
fisiologica, accucciati. Le bisbigliavo «psspss» o «ummh» a seconda dei casi per
instaurare una comunicazione bilaterale che si rivela utile per invitare il bambino ad
evacuare prima di salire in macchina o prima di andare a dormire, per esempio.
Di notte dormivamo vicine, lei sul vello di agnello coperto da un tessuto
assorbente; di solito mi svegliavo che era già bagnato, lo cambiavo rapidamente senza aprire
veramente gli occhi e se necessario la allattavo riaddormentandomi. Spesso succedeva urinasse
durante la poppata per cui mi ero abituata a tenere la bacinella sotto per ogni evenienza;
probabilmente in questi casi avevo frainteso e non avevo offerto il seno a proposito. Stavo
imparando! Infine io e mia figlia di tre mesi eravamo assolutamente impeccabili e rimanemmo in
quest’idillio finché cominciò a gattonare. Fu l’inizio di un periodo di confusione e
malintesi. Mi ritrovai immersa in molte attività, in casa e fuori e spesso non riuscivo ad
avere l’attenzione a ricevere i messaggi «telepatici». Se la bambina andava in giro potevo
contare unicamente sulla comunicazione intuitiva infatti, mentre quando la portavo o ci
dormivo vicino si integrava con quella corporea. In particolare la presenza di persone
scettiche sul metodo mi disturbava. Successe anche che diventai insofferente agli incidenti;
li vivevo come un fallimento e me ne vergognavo. La bambina reagì con veri e propri scioperi,
ovvero tra sonore proteste rifiutava bacinella o bagno per poi farla sul pavimento. Ho
imparato che è importantissimo essere doppiamente presenti nei momenti di cambiamento
inerenti lo sviluppo psicomotorio del bambino ma anche le vacanze, i traslochi, le separazioni
o simili. Consiglio inoltre di tenersi alla larga da chi non ci crede, se si è sensibili alla
critica altrui. Assolutamente indispensabile è riuscire ad ignorare emozionalmente gli
incidenti: una passata di straccio, un pantalone da lavare e via, senza una parola. Così
facendo gli scioperi vengono revocati e gli incidenti si riducono fino a scomparire. In fondo,
se in una giornata si riesce a «prendere» anche solo una pipì, è sempre meglio che
ignorare i segnali del bambino!
Tutte le difficoltà erano offuscate dagli evidenti vantaggi. Il bambino non deve
continuamente «portare» il pannolino, non soffre più di arrossamenti ed eritemi cutanei,
non rischia di restare nei suoi escrementi, non deve imparare con fatica ad usare il vasino
d’improvviso e soprattutto beneficia della comunicazione attiva con l’adulto. Non c’è
più bisogno di investire tempo e denaro per lavaggi o acquisti, con non trascurabili
ripercussioni ambientali. Viene completamente meno la necessità di educare all’uso del
vasino, con tutti i suoi drammi e l’impegno di tempo e pazienza: il bambino lo sa fare, e lo
vuole fare, per natura! Con la nostra ultima nata ho rifatto fin dalla nascita lo stesso
percorso, usando solo dei panni di protezione giorno e notte, e sono davvero impressionata
dalla differenza: non mi ero resa conto di avere imparato così tanto! I messaggi mi sono più
chiari (anche la notte), sono più rilassata e mi pare che la bambina sia molto più risoluta,
fin dai primissimi giorni di vita. Come se sapesse che l’ho già fatto con sua sorella e si
aspetti da me la naturale competenza. Adesso sono curiosa di vedere come si evolverà nei
prossimi mesi… quali difficoltà avremo da superare assieme?
Quest’esperienza mi nutre e mi gratifica; sono assolutamente soddisfatta dei risultati e
orgogliosa di dare questo modesto contributo all’ecologia di vita, sia essa di consumi o di
relazioni. Rido divertita pensando come a volte non dessi retta - con ovvii risultati - al
primogenito, che mi avvertiva quando sua sorella a carponi aveva bisogno del bagno. Sorrido
osservando la secondogenita far fare pipì nella bacinella a una bambolina dopo averla tirata
fuori da quel pezzo di tessuto annodato che le serve da telo porta bebé. Per rieducarsi
all’ascolto del bambino non è affatto necessario modificare le proprie abitudini nella cura
del bambino, anche se il contatto fisico continuato rende le cose più semplici.
L’importante è un’attenzione amorevole. Non si tratta di meno o più lavoro rispetto
all’uso di pannolini, si tratta di un lavoro completamente diverso e decisamente più
gratificante. Certamente la presenza di un adulto che si prenda cura del bambino è
imprescindibile, quindi non è applicabile negli asili nido o strutture simili dove
l’educatore si trova ad accudire più bambini contemporaneamente. Però tutte le varianti
sono possibili e pensabili, adattandosi alla situazione specifica e rendendolo praticabile
anche alle madri che riprendono a lavorare come previsto dalla legge (precocemente). Si può
fare «senza pannolino» part-time, «prendere» solo la prima pipì o cacca al risveglio,
perfino lasciar fare nel pannolino tenendo il bambino in posizione. La sola consapevolezza che
il bambino «sa», e magari un paio di pannolini in meno al giorno, sono già un grande
risultato. Anche se a prima vista può sembrare complicato allo standard occidentale di vita
medio, tutto ciò che è necessario è la presenza di un adulto che si impegna nell’«igiene
naturale».
Tutti gli altri aspetti pratici trovano soluzione con un po’ di fantasia e la nonna magari
si lascia volentieri coinvolgere in questo progetto.
Quando cominciare? Adesso! L’ideale naturalmente è sin dai primi giorni di
vita (senza esagerare nelle aspettative, si tratta all’inizio di un vero allenamento per
riappropriarsi di questa conoscenza) ma non è mai troppo tardi. Ho letto che le difficoltà
maggiori s’incontrano quando il bambino comincia a gattonare o a camminare, e la mia
esperienza conferma che si tratta di periodi delicati. Tuttavia recentemente ho ospitato
un’amica con la sua bambina di dieci mesi che stava cominciando a camminare. Lei era
informata su questa possibilità ma non riusciva a cominciare. In tre settimane, grazie al
nostro appoggio, all’esempio, ai suggerimenti, alla tranquillità in caso di «incidenti» e
alla sua determinazione è ripartita felice, senza più pannolini né il giorno né la notte.
E‘ stata un’esperienza eccezionale. Grazie ai miei bambini ho recuperato importanti
conoscenze che ora posso trasmettere onorando la terra e le sue risorse con una pratica
semplice, assolutamente naturale e fisiologica, da sempre praticata in tutto il mondo. Mi pare
perfino bizzarro, adesso, che si consideri normale usare dei pannolini per raccogliere gli
escrementi pensando che i bambini non se ne rendano conto. Essere genitori, e in particolare
praticare l’igiene naturale, risulta a volte difficile e anche impossibile: ci teniamo così
tanto a non compiere nessun errore! Ricordiamoci che tutto ciò che abbiamo bisogno di sapere
è già dentro di noi e attende solo di essere riscoperto.
Impatto ambientale[4]
I numeri parlano chiaro: 10000 pannolini in media per bambino, 18 miliardi di tonnellate
all’anno di pannolini usa e getta nei soli Stati Uniti, 500 anni necessari alla
decomposizione di pannolini convenzionali,
540 litri
d’acqua all’anno per lavare i pannolini di cotone se cambiati sei volte al giorno (una
evidente sottostima). Nel confronto tra la stoffa e il monouso: metà di rifiuti ma utilizzo
triplo di risorse (energia elettrica, petrolio e gas) per i pannolini lavabili, consumo di
materie prime sette volte maggiore per gli usa e getta. Senza far menzione dell’uso di
sostanze tossiche per la produzione o dei detersivi utilizzati per lavare e immaginando che il
cotone sia di produzione biologica… chiaramente tra le due possibilità, compresa quella di
pannolini «compostabili», la terza alternativa - senza pannolini - è senza dubbio la più
ecologica!
1.Dr. Sarah Buckley, An introduction to
elimination communication, Themothermagazine, n.3 autunno 2002
2. termine usato da Louise Bouckie nel libro Senza Pannolino, Ed. Aam Terra
Nuova
3. termine usato da Ingrid Bauer,
4. tutti i dati forniti da Natec, «Elimination timing»
Informazioni dettagliate, pareri di medici e pediatri ed altre esperienze di
mamme si possono trovare nel libro Senza Pannolino, Ed. Aam Terra Nuova in vendita
all'indirizzo http://shop.aamterranuova.it/shopexd.asp?id=23
Vuoi discuterne con noi? Vai al nostro forum all'indirizzo http://forum.aamterranuova.it/forum_topics.asp?FID=5
[1] Dr. Sarah Buckley, An introduction to elimination communication,
Themothermagazine, n.3 autunno 2002
[2] termine usato da Louise Bouckie
[3] termine usato da Ingrid Bauer , www.natural-wisdom.com
[4] tutti i dati forniti da Natec, « Elimination timing »
Titolo: Senza pannolino
- Come educare i neonati al vasino, sin dai primi mesi di vita
Autore: Laurie Boucke
Editore: AAM Terra Nuova
Puoi ordinare il libro on line su shop.aamterranuova.it
o per fax al numero 055 3215793
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