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E' già un caso la pellicola diretta da Guggenheim sul sistema
educativo Usa. Al centro, l'implacabile e assurda lotteria per accedere all'istruzione di
qualità. Solo gli straricchi possono permettersi buone scuole. Un atto d'accusa contro
elementari, medie e licei, agli ultimi posti nelle classifiche dei paesi industrializzati.
NEW YORK - "Papà, la lotteria non è quella cosa dove non vince quasi nessuno?"
Daisy ha 12 anni, vive a Los Angeles, la sua domanda è angosciosa. Una bambina non può
capire che l'iscrizione a scuola è una vera lotteria dove quasi tutti perdono.
Perde anche lei, alla fine. La scena dell'estrazione a sorte, l'assurda lotteria della
speranza, apre e chiude il documentario Waiting for Superman. Un film-verità sulla débâcle
del sistema scolastico nella nazione più ricca del pianeta. Un terribile atto d'accusa che
sta lacerando l'America: elogiato da Barack Obama in tv, criticato da molti commentatori
liberal, compreso il New York Times.
Lo ha realizzato Davis Guggenheim, il regista di Una scomoda verità che nel 2006 costrinse
l'America a interrogarsi sul cambiamento climatico, vinse due Oscar, valse il Nobel ad Al
Gore. Ha fatto centro un'altra volta: il Washington Post prevede che "questo film avrà
un impatto almeno eguale al documentario sull'ambiente, a pochi giorni dalla sua uscita sugli
schermi è già chiaro che sarà al centro del dibattito nazionale almeno per due anni".
La maggioranza delle scuole statali in America sono delle fabbriche di analfabeti, i risultati
in termini di apprendimento sono disastrosi e per di più prevedibilissimi visto che si
ripetono da un anno all'altro. I dati possono sembrare incredibili per chi ancora ha una certa
immagine dell'America. Il film li martella senza pietà, ricorrendo ai cartoni animati per
associare numeri e immagini: "Fra i 30 paesi più sviluppati l'America figura al 25esimo
posto nell'apprendimento scolastico della matematica, al 21esimo nelle scienze. Il 69% dei
suoi alunni di terza media non sa leggere e scrivere in modo adeguato. Il 68% è insufficiente
in matematica. In California (cioè lo Stato più ricco degli Usa) il 20% dei liceali lascia
la scuola senza neppure ottenere il diploma di maturità. La percentuale di abbandono
scolastico prima della maturità sale al 26% tra gli ispanici, al 35% fra i neri".
Solo gli straricchi hanno una via di fuga nelle scuole private di élite: così costose (fino
a 30.000 dollari di retta annua) da essere inavvicinabili perfino per il ceto medioalto.
L'altra speranza è iscrivere i figli a una delle rare scuole pubbliche di qualità, dai
risultati accademici comprovati negli anni. C'è chi trasloca apposta, sobbarcandosi il costo
di acquisto di una nuova casa, pur di abitare in un quartiere "celebre" perché ha
una scuola statale buona. Ma questi istituti sono rari e sommersi dalle domande d'iscrizione.
Ecco dove scatta la lotteria. In cerca di un criterio equo e imparziale, le buone scuole sono
costrette a estrarre a sorte i nomi dei pochi privilegiati. Meno del 10% ce la farà.
Una terribile roulette russa, che Waiting for Superman descrive minuto per minuto, seguendo le
storie di cinque bambini a New York, Washington, Los Angeles. Gli esclusi finiranno condannati
su un binario morto, in un sistema di serie B dove accumuleranno lacune, brutti voti, ritardi
di conoscenze. Al momento dell'ingresso all'università - se nutrono quell'aspirazione -
saranno scartati dalle severe eliminatorie del numero chiuso. "Se manchi l'occasione
giusta sei già condannato dall'età di sei anni, sarai un fallito per sempre", è una
delle constatazioni feroci del film. In un'altra scena angosciosa un nero che oggi è
diventato uno dei riformatori del sistema scolastico passa in auto davanti a un supercarcere e
commenta: "La maggior parte dei miei compagni di scuola sono finiti là dentro. È una
soluzione costosa: il contribuente paga fino a 30.000 dollari l'anno per ogni carcerato. Se
avessero avuto una scuola decente, l'America avrebbe speso di meno".
La realtà dipinta in Waiting for Superman" non riguarda solo le minoranze etniche e i
poveri. Tutt'altro. Una delle ragazze, di cui il film segue la storia, appartiene a una
famiglia agiata della Silicon Valley californiana. Anche lei costretta alla lotteria, per
fuggire dalla "scuola designata" e scadentissima del suo quartiere. "La
maggioranza dei nostri ragazzi ha un destino segnato dal codice postale", è il commento
amaro: a seconda del tuo luogo di residenza ti tocca una certa scuola statale.
Com'è possibile che l'America sia precipitata così in basso? Il primo allarme sul declino
della sua scuola pubblica risale al 1955, il best-seller Why Johnny Can't Read (perché Johnny
non sa leggere) denunciò la condizione di "un dodicenne esposto agli effetti di una
normale scuola americana". Da allora ogni presidente si è cimentato con qualche riforma,
e il documentario gioca sulle immagini d'archivio per ricordare le promesse mancate di Nixon,
Carter, Reagan, Clinton. Al punto che gli americani sembrano davvero "aspettare
Superman", perché risolva questa crisi. I cui effetti sono stati mascherati a lungo
dall'eccellenza delle grandi università. Soprattutto negli studi post-laurea, l'università
Usa resta la migliore del mondo e questo le consente di attirare i cervelli asiatici ed
europei.
"Entro il 2020 - avverte il film - l'economia americana dovrà riempire 123 milioni di
posti di lavoro ad alta qualificazione. Ma ci saranno meno di 50 milioni di americani con
l'istruzione adeguata". Finora quel divario è stato riempito importando informatici
indiani, ingegneri cinesi, medici vietnamiti o italiani. Quanto può durare? E che fine
faranno "gli scarti" che non hanno la formazione giusta? Che funzione sociale ha un
sistema scolastico dove, "se entri in prima elementare con delle difficoltà a leggere,
hai la quasi-certezza di conservare quel ritardo per tutta la tua carriera scolastica?"
Nel documentario di Guggenheim ci sono gli eroi positivi. Geoffrey Canada è l'insegnante nero
che ha creato
la Harlem Children
Zone per offrire scuole di eccellenza nel quartiere storicamente degradato di New York.
Michelle Rhee è la soprintendente alle scuole di Washington, che osa sfidare il potente
sindacato degli insegnanti per introdurre gli aumenti di merito e il licenziamento dei prof più
incapaci o assenteisti.
La Rhee
è di origine cinese, e i sistemi asiatici sono la "frusta" per spronare l'America a
risvegliarsi dal suo torpore.
Là dove lo Stato non ce la fa intervengono i filantropi privati: il fondatore di Facebook,
Mark Zuckerberg, segue l'esempio di Bill Gates e dona 100 milioni alle scuole degradate del
New Jersey. Ma il messaggio del film è doloroso, controverso. Il New York Times denuncia
"l'accanimento contro gli insegnanti". Il sindaco di Washington è stato sconfitto e
Michelle Rhee perderà il suo posto, malgrado l'appoggio personale di Obama che con il suo
programma "Race to the Top" ha introdotto più flessibilità e meritocrazia nel
sistema statale. "Il ceto medio americano - osserva l'esperta di pedagogia Judith Warner
- non ama sentirsi dire che manda i figli in una scuola da Terzo mondo". È un'altra
verità scomoda che molti preferiscono ignorare. Meglio aspettare Superman.
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