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"Scienza e spiritualità"  
 Guarigioni sorprendenti, ma documentate, in tempi passati e contemporanei sono avvenute ad opera della preghiera, 
dell’intenzione, della convinzione di guarire o semplicemente del fatto che una persona non attribuiva alla 
malattia l’importanza che siamo abituati a darle. 

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http://www.mondodiloto.com di ottobre 2009 a firma del Dott. Sergio Signori

Guarigioni sorprendenti, ma documentate, in tempi passati e contemporanei sono avvenute ad opera della preghiera, dell’intenzione, della convinzione di guarire o semplicemente del fatto che una persona non attribuiva alla malattia l’importanza che siamo abituati a darle.

Casi clamorosi: cancri dissoltisi come neve al sole, fratture ricomposte con l’energia delle mani o con l’intenzione di un gruppo di persone, ferite guarite in modo apparentemente miracoloso ecc.

Se volete conoscere un buon numero di queste guarigioni vi segnalo due libri, ma ce ne sono tanti altri: “Il potere curativo della preghiera” di L. Dossey delle edizioni RED “Tutto è uno” di M.Talbotdelle edizioni URRA.

Che senso ha tutto questo? La Scienza , la Medicina rifiutano questi fenomeni e, qualora li considerino, li ritengono inspiegabili.

Come mai?

Questi fenomeni sono davvero inspiegabili? Che significato possono avere? E’ proprio vero che la Scienza , per essere tale, deve prescindere da questi fatti straordinari? Cosa sono la malattia e la guarigione? E’ proprio vero che la Medicina non deve occuparsi del senso della malattia e della guarigione? La Spiritualità deve necessariamente restare separata dalla conoscenza scientifica e quindi dalla Medicina? Di quale Scienza, di qualeMedicina stiamo parlando? La Scienza e la Medicina devono continuare a restare quelle che siamo abituati, o che siamo stati condizionati, a conoscere?

A partire dalla rivoluzione industriale la scienza occidentale ha conseguito risultati stupefacenti, diventando una forza potente che modella la vita di milioni di persone; i suoi orientamenti materialistici e meccanicistici hanno sostituito completamente la teologia e la filosofia quali principi-guida dell’esistenza umana.

Noi non ci rendiamo conto di quanto profondamente i nostri pensieri, le nostre scelte, la percezione stessa di ciò che chiamiamo “la realtà” siano condizionati da questi principi. Noi vediamo (letteralmente), pensiamo, interpretiamo e ci regoliamo secondo un modello culturale del quale non ci rendiamo nemmeno conto; a loro volta gli scienziati alla luce di questo modello (o paradigma come qualcuno preferisce chiamarlo) adottano criteri di scelta rigidi e codificati, spesso senza nemmeno rendersene conto o considerando questo modello il modello, l’unico che meriti l’appellativo di “scientifico”.

Ora è importantissimo rendersi conto di questo, perché il considerare questo modello come l’unico possibile o il migliore rende spiegazione delle incomprensioni che inevitabilmentesi creano fra chi la pensa così e quanti invece lo ritengono ormai inadeguato sotto molti aspetti e su molti fronti.

Esamineremo dunque questi due modelli o paradigmi, quello tradizionalee quello “nuovo”, che si rifà fondamentalmente alle scoperte della Fisica quantistica e che finora non ha minimamente scalfito, soprattutto nelle Scienze biologiche e psicologiche, il monolitismo del modello tradizionale.

Modello Newtoniano-Cartesiano

La nascita della Scienza moderna si fa coincidere con un fatto storico emblematico: la vicenda di Galileo Galilei. Questo è stato senza dubbio un passaggio culturale fondamentale; il punto sta però nelle conseguenze cui si è giunti in seguito, partendo da quelle premesse.

La nozione fondamentale di questo modello è quella di dimensione “oggettiva”, in contrasto con ciò che è “soggettivo”, ritenuto passibile di errore e di interpretazioni personali. Secondo questo modello esiste quindi una realtà oggettiva, esterna a noi che esploriamo con i sensi e, a livello cognitivo, con la nostra mente, con la ragione analitica, possibilmente senza farci coinvolgere dalle emozioni e dai sentimenti; la dimensione spirituale viene ritenuta estranea a questo ambito, e quindi non deve interferire con la ricerca e la pratica della Medicina. La Scienza , però, dimentica spesso che si era assegnata l’ambito dei fenomeni che cadono sotto i cinque sensi, e tira spesso conclusioni che non le competono; siamo arrivati quindi col tempo al materialismo, alla negazione del Trascendente in nome del fatto “che non se ne può dimostrare l’esistenza” e cose del genere.

Vale la pena esaminare più dettagliatamente i cardini di questo modello; l’Universo alla luce di esso si può rappresentare sinteticamente così:

• esiste uno spazio vuoto, tridimensionale, assoluto, costante ed immobile

• all’interno di questo spazio vuoto esiste la materia solida; la distinzione fra vuoto e materia è chiara ed inequivocabile

• la materia solida è costituita da atomi (= ciò che non si può ulteriormente dividere)

• gli atomi sono inanimati ed immutabili, nel senso che la loro forma e la loro massa restano sempre costanti

• esiste un tempo assoluto, autonomo ed indipendente dal mondo materiale; esso scorre uniformemente ed immutevolmente dal passato al presente al futuro.

• è degno di studio e addirittura di considerazione solo ciò che è misurabile; le leggi che regolano l’universo in tutte le sue forme vengono espresse preferenzialmente sotto forma di formule matematiche

• altro requisito imprescindibile è ritenuto la riproducibilità delle esperienze.

Alla luce di questo modello l’Universo risulta essere una specie di meccanismo ad orologeria gigantesco e totalmente inanimato, regolato da ferree leggi di causa ed effetto, che dovrebbero rendere tutto, prima o poi, misurabile, riproducibile e prevedibile.

Quanto esposto riguarda “le cose esterne a noi”, la “realtà oggettiva” (Res Extensa di Cartesio).

Veniamo ora al soggetto della conoscenza (ResCogitans di Cartesio); valea dire: come conosciamonoi l’Universo, la “realtà”?Qual è il mezzo di indagineche abbiamo a disposizione?In definitiva, “chi è” il conoscitore?

Quando si è occupata del conoscitore, la scienza lo ha identificato con la psicheo mente, che ha trattato comunque al solito modo: come un oggetto da studiare dall’esterno; peccato che alcuni fenomeni (che sembra non siano così eccezionali come si potrebbe credere) come quello che accade in situazioni di morte apparente o di anestesia generale ci costringano a concludere che noi continuiamo ad esistere ed a percepire anche quando la mente ordinaria è esclusa.

Inoltre la Scienza ha dichiarato la conoscenza analitica, logica, razionale, matematica l’unica forma di conoscenza o la più elevata (e questo è entrato molto profondamente nella coscienza collettiva dei più); l’intuizione, la conoscenza per analogia o per simboli è stata finora una vera cenerentola, guardata con sospetto perché tacciata di “soggettività”. Non per nulla, tra l’altro, la prima è una forma di conoscenza più tipicamente “maschile”, la seconda più “femminile”; non sarà dunque un caso che sia stata privilegiata la prima, dato che proveniamo da millenni di maschilismo imperante.

Negli ultimi decenni, però, alcuni ricercatori hanno dimostrato sempre più chiaramente che una lucida intelligenza non può esistere se parallelamente non si sviluppa una sana emotività e capacità di relazionarsi con gli altri; si parla dunque di “intelligenza emotiva”e meglio ancora di “intelligenza affettiva”.

Inoltre, molti scienziati di prima grandezza hanno dichiarato che le loro scoperte non sono avvenute col procedimento analitico, ma come “per illuminazione”, in forma di improvvisa e chiara intuizione ( è l’èureka di Archimede).

Vediamo ora quali sono le conseguenze di questo modello nelle sue applicazioni alle scienze biologiche, in particolare alla Medicina e dalla Psicologia.

Se è infatti innegabile che in altri ambiti questo modello abbia consentito spettacolari successi, i suoi limiti si mostrano più notevoli proprio nell’ambito delle scienze umane:

• Divisione fra corpo, mente e Spirito

• Divisione del corpo in parti indipendenti

• Divisione fra organismo ed ambiente

• Divisione fra organismo e malattia

• Concetto di “misurabilità”; ciò che non è misurabile non viene considerato degno di essere indagato

• Obbligatorietà per la Medicina di applicare un modello statistico; questo però azzera le differenze individuali e porta ad escludere realtà che non coinvolgano grandi numeri di persone

Modello quantistico olografico

Da un secolo, ormai, la Fisica parla un linguaggio diverso, il linguaggio della Fisica quantistica, che sovverte completamente questo modello prospettando un Universo…completamente diverso.

Richiamiamo anche qui i punti più significativi, quelli che hanno più implicazioni con l’argomento di cui stiamo parlando

• Nella visione tradizionale le cose sarebbero costituite da molecole e da atomi e poi da particelle sempre più piccole, fino a…? Ebbene non è così: ad un certo punto queste particelle scompaiono e diventano onde, pura energia; ancora più strano: a seconda dei casi, una onda può diventare particella e viceversa

• A livello di atomi l’unica differenza esistente fra un elemento e l’altro (Idrogeno e Ferro, Oro e Piombo) è data esclusivamente dal numero di particelle che costituiscono l’atomo stesso

• Alcuni fisici lavorano da anni alla teoria chiamata della “super-stringa”; in sostanza, le tre Energie fondamentali che conosciamo, nucleare, elettromagnetica e gravitazionale sarebbero unificabili in una unica Energia

• Lo spazio ed il tempo non sono entità assolute e indipendenti della materia: sono collegati l’un all’altro e si sperimentano solo nel livello ordinario di percezione (v. fenomeni di sincronicità e fenomeni non-locali)

• In molti esperimenti di fisica quantistica non funziona più il principio di causa ed effetto, che è uno dei cardini della nostra mentalità scientifica; in altre parole, producendo un evento (causa) non è possibile prevedere cosa succederà (effetto)

• Sembra non sia affatto vero che “la realtà esterna a noi” esista indipendentemente da noi: le particelle-onde si comportano in modo diverso se vengono osservate o no

• Alcuni fisici affermano che le particelle-onde sembrano “intelligenti” o dotate di “coscienza”. Alcune particelle-onde mostrano un altro comportamento sorprendente: una volta venute in contatto restano connesse per sempre, a qualunque distanza siano e si comportano come se contemporaneamente una “sapesse” cosa fa l’altra.

La Coscienza non è dunque un “prodotto” del cervello; la Coscienza sembra pre-esistere, essere il dato fondamentale.

Non esiste una Materia “inerte e inconsapevole”

Ciò che noi pensiamo può veramente modificare la realtà:  “Cambiamodo di vedere e ciò chevedi cambierà”

• …ed altro ancora.

Ora, il mondo che si prospetta alla luce di queste conoscenze sarebbe più o meno così:

• l’Universo è veramente “uni-versus”, letteralmente “rivolto in un’unica direzione”, quindi uno; come mai non lo percepiamo così, ma percepiamo noi stessi e tutte le cose separati?

Possiamo prendere spunto, per comprendere questo, dai canali, o programmi televisivi: se vedo un programma (chiamiamolo canale A) non posso vedere tutti gli altri, anche se le onde che il televisore potrebbe farmi vedere esistono; io però non le vedo finchè non mi ci sintonizzo: la visione di un canale esclude quella degli altri; supponiamo quindi che ciò che chiamiamo “la realtà” siano i programmi, ed i nostri organi di senso siano il televisore; esistono allora tre piani di “realtà”:

1) quello fisico (chiamiamolo canale A) sul quale noi siamo ordinariamente “sintonizzati” (cioè è quello che percepiamo quasi esclusivamente) e che la scienza tradizionale quasi esclusivamente considera; è la dimensione della materia densa; questo è il regno della separazione: qui tutto appare diviso ed indipendente

2) quello energetico (chiamiamolo canale B): elettromagnetismo, gravità, calore, energia atomica ecc; questo lo percepiamo già più meno o parzialmente: percepiamo il calore, la luce, la forza di gravità, ma poche persone percepiscono altre forme di energia che pure ci sono (es. un campo elettromagnetico, l’avvicinarsi di un temporale, i cambiamenti di tempo ecc); se vedessimo i raggi infrarossi e/o gli ultravioletti (che pure sono ancora una piccola parte di tutti quelli che esistono) la nostra visione del mondo cambierebbe completamente e già le cose ci sembrerebbero meno divise

3) quello dei fenomeni non locali e sincronici (canale C), noto finora solo alla fisica quantistica: è un livello dove tutto è interconnesso, cioè unito, e nel quale addirittura lo spazio ed il tempo cessano di esistere. Questo non lo percepiamo quasi mai, se non in certi momenti di grazia che però ordinariamente tendiamo subito ad ignorare.

Il fatto che siamo sintonizzati quasi esclusivamente su canale A non esclude tuttavia che esista canale B e soprattutto che esista canale C.

• Mentre al livello che noi percepiamo tutto sembra tendere al disordine, al caos, a livello dei fenomeni non locali e sincronici è esattamente il contrario: tutto è ordinato e questo ordine si auto-mantiene ; non c’è posto per il caso. E’ da questo livello, ad esempio, che origina quello che gli antichi chiamavano “Vis medicatrix Naturae”, cioè tendenza dei sistemi viventi all’equilibrio ed all’autoriparazione; concetto che la Medicina moderna ha rigettato con sdegno perché “non verificabile”, che vuol dire praticamente che non esiste una macchina che lo misuri. Ma a questo livello esiste ciò che molti fisici chiamano “ordine implicito”, cioè un ordine che ha origine in se stesso.

• Non avviene nulla in modo indipendente dalla nostra osservazione: il fatto che vi sia un osservatore cambia ciò che sta succedendo.

• La realtà più basilare che ci è dato conoscere per via scientifica è la Coscienza (dicevo prima che secondo alcuni fisici le particelle-onde sembrano consapevoli di quanto accade); dalla Coscienza deriva il Pensiero, dal Pensiero l’Energia, dall’Energia la Materia , che non è affatto “inanimata” come la concepisce la Scienza meccanicista ematerialista.

Dunque cade addirittura la distinzione, la separazione fra me (il conoscitore) e “la realtà” (l’oggetto della conoscenza).

Ma se la realtà basilare non è la materia, ma all’opposto la Coscienza , una Scienza che parte dalla materia, che considera quasi solo questa degna di attenzione e che esclude l ’esistenza della Coscienza o che la considera un prodotto del cervello, non potrà essere che parziale e riduttiva.

La mente analitica, logica, deduttiva, la mente che analizza, misura, divide è stata proclamata nel settecento “la dea ragione”; essa dovrebbe costituire la luce che illumina con la conoscenza il buio della ignoranza e della superstizione.

Già abbiamo visto che questa idea è da superare e da sostituire con quella di “mente affettiva”, cioè di sana integrazione fra mente e cuore. Il modello dominante fa sua la frase: “Il sonno della ragione genera mostri”; forse converrebbe sostituirla con: “La ragione scissa dalla compassione e dall’etica genera mostri”.

Viceversa, la mente razionale è uno strumento bellissimo di conoscenza e di operatività se rimane nell’ambito che le compete; il problema della nostra cultura (del nostro modello) è che essa, da inquilina del “condominio” della nostra psiche, è diventata padrona assoluta e mai tacitabile produttrice di pensieri di divisione.

Esistono però altre, molte altre forme di conoscenza: quella intuitiva, sintetica, analogica che abbiamo menzionato prima.

Ne esistono altre ancora che la Scienza ufficiale ha relegato nel campo del “paranormale”, degli “stati alterati di coscienza” quando non della superstizione o simulazione.

Esiste infine un’altra forma di conoscenza, finora totalmente ignorata dalla scienza ; è la antica “Sapienza infusa”, la conoscenza delle Idee d i Platone, quella Conoscenza a cui l’essere umano può accedere ogni tanto per sua propria natura e che si può potenziare con tecniche come la Meditazione.

Finalmente oggi, da qualche decennio, vengono studiati questi stati di coscienza non ordinari; la Meditazione è uno stato in cui si è al di là sia della logica che della intuizione; questo stato di coscienza è quello che può avvicinarci a “canale C”; la coscienza che va al di là del pensiero non si può comprendere e neppure descrivere; si può solo sperimentare. Anche per questo ci viene incontro il paragone del televisore o di un film: finchè esiste il film (i pensieri) non posso vedere lo schermo (la coscienza al di là dei pensieri).

La mente, considerata nella visione tradizionale lo strumento di conoscenza, è proprio l’ostacolo che ci impedisce di accedere alla esperienza della pura Coscienza (“mentre guardo il film non posso vedere lo schermo vuoto”).

Esistono moltissimi studi che dimostrano che sperimentando regolarmente questi stati di coscienza cala il livello di stress, la pressione arteriosa si abbassa, il respiro si quieta, migliorano le difese immunitarie, ci si ammala di meno. Addirittura è stato dimostrato che se in una grande città un numero sufficiente di persone medita regolarmente calano gli incidenti ed avvengono meno crimini.

E’ bene ora tornare ad una enunciazione di alcuni fisici quantistici: la divisione fra tutto quanto esiste, fra noi e gli altri, fra noi e gli oggetti, fra noi e l’Universo è illusoria: tutto è intimamente e inscindibilmente unito a tutto il resto!Anzi tutto, noi e tutto il resto, è un’unica cosa.

Capite bene che questo cambia completamente il modo di vedere le cose e quindi di comportarsi, e di affrontare i problemi.

Diventano infatti spiegabili, o almeno indagabili, cose che la scienza meccanicista ha finora escluso o deriso, come

• i fenomeni paranormali

• la radioestesia

• la radionica

• l’astrologia

• i fenomeni di pre-morte e perfino i miracoli.

Applicando il modello alla Medicina, si comincia oggi a parlare di Medicina quantistica; diventano possibili, comprensibili, e scientificamente spiegabili, cose come:

• la guarigione ad opera della preghiera

• la guarigione con la visualizzazione

• la guarigione a distanza

• la guarigione per intima convinzione della persona che guarirà

• la guarigione sotto ipnosi

• la guarigione per “suggestione”o per “effetto placebo”, che non è più concepita come qualcosa di negativo.

• la cura con frequenze, suoni, colori, forme.

Veniamo infine all’ultimo punto: che cosa intendiamo per guarigione?

Guarire vuol dire che ci passa una malattia? Che non abbiamo più mal di testa? La guarigione è“solo” questo? La guarigione non sarà invece diventare più consapevoli, meno “automatizzati”?

E non sarà soprattutto “cambiare modo di pensare” gli altri e noi, pensare meno in termine di scissione e separazione e più in termini di unità e – in definitiva – di Amore? La divisione fra tutto quanto esiste, fra noi e gli altri, fra noi e gli oggetti, fra noi e l’Universo, è illusoria: tutto è intimamente e inscindibilmente unito a tutto il resto!

Questo era sostenuto e “raccomandato” finora dai santi, mistici, illuminati.

Oggi sta diventando “un’evidenza” scientifica. Questa è la grande rivoluzione culturale dei nostri tempi: la Fisica si sta avvicinando alla Metafisica; crolla il mito della incompatibilità fra scienza e spiritualità.

Ma se siamo tutti interconnessi non esiste bene mio senza bene degli altri e viceversa.

Siamo però costretti a prendere atto che spesso noi non vogliamo Guarire in questo senso, ma solo che qualcun altro ci liberi da ciò che ci fa soffrire; per questo ci è stato insegnato a delegare ad altri la nostra “guarigione”.

Prima di un miracolo Gesù fa a volte una domanda che sembra sorprendente: “Tu dunque vuoi guarire?” E poi: “La tua fede ti ha guarito”. Ma anche: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”.

Ippocrate: “Prima di curare una persona bisognerebbe poter sapere se vuole veramente guarire”.

Edward Bach: “Non esiste guarigione senza uno sforzo mentale e spirituale”.

La Guarigione è un evento spirituale.

Potremmo dire paradossalmente: a che mi serve guarire dal cancro, se poi dovrò comunque morire?

La guarigione da una malattia dovrebbe accompagnarsi ad una acquisizione di maggiore consapevolezza di unità e condivisione.

In ogni caso la Morte fa parte della Vita; ma c’è modo e modo di morire: posso morire disperato, sentendomi solo e nel dolore, o posso morire consapevole e sentendomi unito a quel Tutto del quale faccio parte.

Che cos’è la morte? Se la morte è solo un passaggio da una dimensione ad un’altra, da un canale ad un altro, e soprattutto il passaggio ad una dimensione dove sperimento più unità, allora forse ci può fare meno paura.

Ciò che ci fa soffrire, a tutti i livelli, è in ultima analisi tutto ciò che porta a dividere, a frammentare, a staccare, a separare. Non per nulla nella tradizione cristiana la personificazione del Male è chiamata Diavolo:diavolo deriva dal greco “diaballo” = divido, scompiglio, getto di qua e di là.

Prendiamo la malattia che ci fa più paura. Cosa sono le cellule cancerose? Cellule che vivono di vita propria, scollegate dall’organismo.

Vediamo sul versante psicologico; cos’è l’ansia? Uno stato in cui si ha paura e nel quale ci si sente soli. Che cos’è la depressione? Uno stato in cui nulla sembra più interessante ed in cui ci si sente soli. Bene, questa solitudine è solo apparente; in realtà nessuno di noi può essere solo: la solitudine è solo una esperienza della mente , della mente immersa nella percezione ordinaria della realtà.

Finchè la Medicina resterà attestata su un modello che divide, che frammenta, che ignora la componente esistenziale cioè spirituale, finchè si occuperà solo di “malattie” indipendenti una dall’altra e non se ne chiederà il senso evolutivo non potremo compiere sostanziali progressi.

Solo recuperando l’Unità a tutti i livelli potremo integrare tutte le risorse diagnostico-terapeutiche disponibili, fare tesoro delle conoscenze del passato, sviluppare verso le persone da curare un atteggiamento di autentica “Compassione” non in senso emotivo-sentimentale, ma nel senso di una genuina attenzione e cura verso tutte le dimensioni della Persona Umana.

Dott. Sergio Signori
signori.sergio@libero.it