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PRIMO PERIODO 1861-1889
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Rudolf Steiner descrive nella sua autobiografia come, durante questo periodo, il
destino gli donasse ciò di cui aveva bisogno per il suo sviluppo. Egli era in grado di
eseguire spontaneamente, per impulso proprio, quanto la vita gli richiedeva.
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1. L
'nfanzia
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Rudolf Steiner, figlio di un impiegato delle Ferrovie Meridionali Austriache,
nacque il 27 febbraio
1861 a
Kraljevec, presso la frontiera austro-ungarica. Nonostante molti trasferimenti, I'ambiente
immediato della sua infanzia rimase sempre lo stesso: I'edificio di una stazione con i
relativi binari. La paga del padre era bassa, e i bambini dovevano contribuire al
mantenimento della famiglia aiutando nelle faccende domestiche, nei lavori di
giardinaggio, e sul campo di patate. Il piccolo Rudolf partecipava attivamente anche
alla vita della stazione. Imparò presto a telegrafare. Crebbe così in un ambiente che
stimolava alla prontezza e all'abilita nella vita pratica. I dintorni erano ameni e
nello stesso tempo maestosi: prati e boschi nelle vicinanze, e in lontananza le cime
nevose delle Alpi. I rapporti giornalieri con i semplici e bonari abitanti del luogo, il
crescere immediato in un vigoroso dialetto ed il vivere intensamente la vita della
natura nei ritmi dei giorni e delle stagioni, contribuì a risvegliare nel fanciullo una
forte anima e un'attiva ricettività interiore.
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2. L
'esperienza decisiva
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Steiner aveva circa sette anni, quando, come lui stesso racconterà più tardi,
ebbe una esperienza decisiva. Gli si avvicinarono le prime sottili impressioni di un
mondo che non è quello terreno, che però si può «udire» e «vedere» anche se con
occhi ed orecchi diversi da quelli «fisici». Da questo momento in poi il fanciullo fu
a contatto non soltanto con gli alberi e le pietre, ma anche con gli esseri spirituali
celati dietro ad essi, che a lui si rivelavano, non su un piano fisico, ma in uno «spazio
animico interiore». Il piccolo sentiva che simili cose non sarebbero state comprese dal
suo ambiente e seppe non farne parola ad alcuno.
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3. A
scuola
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Rudolf Steiner trascorre quasi trasognato i primi anni di scuola, mentre le lezioni
lo interessano appena.
Il padre ha l'idea fissa che il figlio debba diventare ingegnere ferroviario, e, a
questo fine, lo invierà alla «Realschule» (Scuola Tecnica) di Wiener Neustadt, dove
il ragazzo verrà accettato soprattutto grazie alle sue doti di disegnatore. Riceverà
così una istruzione di carattere eminentemente scientifico.
Un suo primo risveglio intellettuale avvenne quando, nella relazione annuale della
scuola, trovò un articolo su atomi e molecole.
Per comprendere questo articolo dovette leggere altre pubblicazioni scientifiche e, col
dare lezioni private ai compagni di scuola, ebbe modo di rifarsi di tutto quello che
aveva perduto durante i primi anni. Divenne presto il migliore allievo, cioè quello che
sulla pagella riportava sempre i voti migliori.
A 14 anni, approfittando del poco tempo libero a disposizione, cominciò a studiare
fervidamente filosofia (Steiner stesso scriverà più tardi di aver letto certe pagine
della «Critica della ragione pura» di Kant per più di venti volte). Però, che gli
rimase sempre difficile assimilare certe cose della vita esteriore, lo dimostra anche il
fatto che la sua ortografia, nonostante l'età, era ancora molto imperfetta. Al
contrario, lo sviluppo dei temi gli riusciva talmente facile che scriveva sempre per
alcuni dei suoi compagni prima di pensare al suo proprio compito.
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4. Estate 1879 - l'esame
di maturità
5. Importanti incontri
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Nell'estate 1879, superò l'esame di maturità con lode.
Steiner non aveva ancora potuto parlare apertamente delle sue esperienze nel mondo
spirituale fino a quando, nello stesso anno, fece la conoscenza di un semplice
erborista. La devota, ingenua e profonda saggezza naturale che viveva in quell'uomo,
permise a Steiner di scorgere una conoscenza spirituale istintiva, che aveva continuato
a vivere nel silenzio attraverso secoli senza essere stata sfiorata dalla civiltà
moderna.
«Con lui era possibile parlare del mondo spirituale come con qualcuno che ne aveva
diretta esperienza». Rudolf Steiner scrive che, tramite lui, conobbe quel «maestro
spirituale» sconosciuto dal mondo: un uomo di semplice professione che gli dette
profondi impulsi per la sua vita, tra cui anche quello di penetrare a fondo la mentalità
materialistico-scientifica del tempo.
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6. Autunno 1879 - studente all'Istituto Tecnico Superiore di Vienna
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Nell'autunno 1879 Steiner si iscrive all'lstituto Tecnico Superiore di Vienna dove
studierà, fra l'altro, biologia, chimica e fisica. Specialmente quest'ultima materia
influenzerà profondamente la sua evoluzione interiore, e, nello stesso tempo, lo porrà
di fronte a difficili enigmi.
Allora non esisteva ancora la fisica atomica, ma era già stato adottato il metodo di
osservazione che in essa avrebbe sfociato. I fisici consideravano come naturale che il
mondo esteriore fisico, in fondo, altro non fosse che il risultato dei movimenti di
particelle infinitamente piccole.
Rudolf Steiner si gettò in questa concezione del mondo completamento scevro di
pregiudizi; e questo procuro al suo pensiero enormi difficoltà, poiché tale concezione
del mondo era in grado di spiegare tutto senza l'aiuto di alcunché di «soprasensibile».
Ma l'azione di forze soprasensibili, specialmente nel campo della vita organica, era per
lui un dato di fatto che gli veniva continuamente riconfermato attraverso l'osservazione
empirica.
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7. Studi goethiani
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Steiner non riusciva a trovare un ponte tra le scienze naturali, come venivano
insegnate nelle università, e la visione spirituale che sperimentava nell'intimo della
sua anima. Attraverso Karl Julius Schröer, suo professore di storia della letteratura,
ebbe occasione di conoscere, per la prima volta, Goethe come poeta. Grazie ai precedenti
studi di ottica, botanica e anatomia, effettuati durante il tempo libero, arrivò anche
a «scoprire» Goethe come scienziato. A poco a poco crebbe in lui la convinzione che la
scienza moderna, negatrice dello spirito, può solamente afferrare ciò che nella natura
è morto; mai l'elemento vitale. Egli vide anche come Goethe, nei suoi scritti
scientifici, avesse mostrato una via all'indagine dell'organico e quindi anche un ponte
tra la natura e lo spirito. Avrebbe trattato volentieri un qualsiasi argomento
scientifico nel senso di Goethe. Ma la vita gliene negava il tempo. Rudolf Steiner era
un povero studente che si doveva mantenere con lezioni private.
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8. Collaborazione all'edizione nazionale delle opere scientifiche di Goethe
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Nel 1885, da parte del Prof. J. Kürschner, lo raggiunse l'invito a curare
l'edizione delle opere scientifiche di Goethe per la «Letteratura Nazionale Tedesca».
Era stato lo Schröer a raccomandare il ventiduenne Steiner per questo vasto compito.
L'invito offrì la possibilità al giovane studente di approfondire notevolmente i suoi
studi scientifici. Tuttavia dovette proseguire nel suo lavoro pedagogico per guadagnarsi
da vivere.
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9. La sua attività di educatore
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Nel 1884, terminati gli studi, occupò un posto di educatore presso una famiglia di
commercianti viennesi.
Il suo allievo, che era affetto da idrocefalia, aveva dieci anni, ed era talmente
ritardato nel suo sviluppo intellettuale che si dubitava seriamente di poterlo educare.
Attraverso un lavoro pieno di dedizione, Rudolf Steiner lo porto così avanti che
il ragazzo poté essere accettato al ginnasio, tra compagni della sua stessa età.
Diventò poi medico e cadde nella prima guerra mondiale. Dopo aver portato a termine con
successo questo delicato e veramente difficile compito, che era durato sei anni, Steiner
fu in grado di porre le basi di quella antropologia pratica che sempre di nuovo
troveremo nella sua opera (quando ad esempio, creerà una nuova pedagogia). Così
racconta Rudolf Steiner: «Allora feci i miei veri e propri studi di fisiologia e di
psicologia».
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SECONDO PERIODO 1890-1896
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Durante questi anni Rudolf Steiner scoprì che mai il mondo esterno avrebbe potuto
dargli quanto egli cercava dal più profondo dell' anima. Dovette imparare attraverso
sforzi interiori a raggiungere in sé stesso l'armonia tra «volere» e «dovere». Il
tempo dell' infanzia e della giovinezza era ormai finito.
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1. Collaborazione alla «Sophien-Ausgabe»
2. 1890, trasferimento a Weimar
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Nel 1889 lo raggiunse l'invito a collaborare alla grande edizione delle opere di
Goethe allora appena iniziata (chiamata edizione della Granduchessa Sofia). Sempre nel
1889, dopo una lunga visita per stabilire le premesse del suo lavoro, si trasferì a
Weimar come collaboratore all'archivio goethiano, allora di recente fondazione.
Per Rudolf Steiner cominciò cosi una nuova vita.
I continui, spesso profondi rapporti con poeti, filologi, artisti ed altre personalità
del mondo della cultura, accrebbero la sua conoscenza degli uomini e di sé stesso.
Diventò ancora più consapevole della peculiarità della propria natura animica.
«Nei momenti in cui mi isolavo, sentivo sempre di più che solo un mondo mi era
familiare: quello spirituale che vedevo in me. Con quel mondo potevo facilmente unirmi.
Spesso mi dicevo, seguendo il corso dei miei pensieri, quanto mi fosse stato difficile,
durante tutta la mia infanzia e la mia giovinezza, I'accesso al mondo esteriore mediante
i sensi».
Al contrario, l'attività del pensiero gli era facile; era quello il suo vero e proprio
elemento: «...Senza il minimo sforzo, ero in grado di afferrare spiritualmente grandi
connessioni scientifiche...» All'archivio di Goethe, le sue non comuni capacità di
ricerca venivano incontestabilmente riconosciute. Bisogna pensare alla sua superiorità
nell'esperienza spirituale, non ad una sua inferiorità in campo scientifico, quando
Rudolf Steiner, con modestia, confessa ne «La mia vita» le difficoltà del proprio
lavoro all'archivio: «Ho sempre durato molta fatica ad imprimere nella memoria quei
dati che è necessario conoscere nell'ambito della scienza. Dovevo vedere più volte un
oggetto per ricordarmi il suo nome, a quale classe esso appartenesse, ecc. ecc. Posso
dire che il mondo dei sensi aveva per me carattere d'ombra, di mere immagini che vedevo
scorrere davanti alla mia anima, mentre il mio rapporto con lo spirito aveva
assolutamente carattere di realtà».
Rudolf Steiner racconta come, in alcune parti, le sue edizioni dovessero lasciar
intravedere questo fatto. Afferma energicamente che se le sue edizioni erano diverse da
quelle dei colleghi, ciò dipendeva dal fatto che egli le voleva diverse.
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3. Principi e scopi delle sue edizioni di Goethe
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La maggior parte degli studiosi dell'archivio rappresentava, nel suo ufficio, la
medesima concezione di quanti pubblicano opere scientifiche. Per questi studiosi si
trattava esclusivamente di curare un testo attendibile, di eliminare passaggi errati, di
classificare varianti, ecc. Per Rudolf Steiner tutto ciò non costituiva che un semplice
apparato preparatorio. Egli voleva, per mezzo di quella edizione delle opere
scientifiche di Goethe, portare un contributo alle discussioni scientifiche dell'epoca.
Si era proposto di presentare la concezione goethiana come un tutto, e i suoi ampi
commenti si levavano spesso contro certe teorie tradizionali.
«Da essi doveva risultare come il metodo goethiano di ricerca e di pensiero, per la sua
ampiezza e per la capacità di penetrare spiritualmente nelle cose, fosse giunto a molte
scoperte nei diversi rami della scienza. Per me non era importante esporre queste
singole scoperte come tali, ma volevo mostrare che esse, come i fiori da una pianta,
risultavano da una concezione della natura conforme allo spirito».
Ciò a cui Rudolf Steiner, dal più profondo del suo essere, in realtà anelava, cioé
un rinnovamento della cultura nello spirito di Goethe, non fu compreso se non da un
piccolo numero di collaboratori.
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4. Problemi vitali
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In alcuni dei suoi colleghi non trovò che basso spirito di congrega, mancanza di
più profondi interessi umani generali e, non di rado, meschinerie che lo ferivano e lo
angustiavano. Si accorse che a Weimar non si voleva rinnovare, bensì conservare. Lui,
che un anno e mezzo prima aveva messo piede nella città di Goethe con le più grandi
speranze, dovette già scrivere in una lettera del maggio 1891: «La vita e le attività
di Weimar, la città delle mummie classiche, mi lasciano indifferente e freddo».
In quel periodo scopri che l'unica cosa cui egli veramente anelava nella sua vita, era
in fondo questa: penetrare sempre più profondamente nel mondo dello spirito. Ma lo
stesso Goethe, il realista che massimamente possedeva il senso per le piccolezze e per i
compiti terreni, gli diventò modello di perseveranza.
Così Rudolf Steiner continuò il suo lavoro.
Tuttavia, accanto alle contrarietà, la ricca vita sociale di Weimar gli procurò anche
molte ore indimenticabili.
Con gli amici poteva parlare di qualsiasi argomento, ma non della sua conoscienza
soprasensibile.
Se voleva comunicare ad altri quella conoscenza, doveva prendere un'altra strada.
Per Rudolf Steiner, mostrare la via che dal mondo del pensiero guida al mondo
soprasensibile, non significava prendere una via indiretta. Al contrario: «Secondo me
era necessario riconoscere che il giusto sentiero verso il mondo spirituale è quello
che in primo luogo conduce all'esperienza delle idee pure».
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5. Opere filosofiche
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Così nacquero i suoi scritti filosofici.
Già nel
1886, a
Vienna, Rudolf Steiner aveva pubblicato il suo primo libro: «Basi di una teoria della
conoscenza della concezione goethiana del mondo». Nella stessa città scrisse una
dissertazione sul problema della gnoseologia, in cui tentò audacemente di farla finita
una volta per tutte con la teoria kantiana. Grazie a questo lavoro conseguì la laurea
nell'ottobre del 1891. Dopo avervi aggiunto una prefazione e una appendice pubblicò il
tutto, nello stesso anno, sotto il titolo: «Verità e Scienza».
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6. «La filosofia della liberta»
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Attraverso questi lavori lo Steiner si era preparato, interiormente ed
esteriormente, alla sua principale opera filosofica: «La filosofia della liberta»
(1894). La prima edizione aveva come sottotitolo: «Risultati di osservazione animica
secondo il metodo delle scienze naturali». Steiner voleva rendere fertile in campo
filosofico l'acutezza di osservazione della scienza e, a questo fine, ne cambiò
l'orientamento col dirigerla verso il mondo interiore. Egli mostrò come l'uomo, quando
adopera la forza di pensiero necessaria, riesca a superare, con l'esatta percezione di
idee pure, «libere da ogni carattere sensoriale», i limiti della conoscenza imposti
dai teorici e a diventare libero cittadino di un mondo ideale-spirituale.
Altri libri seguirono: «Frederico Nietzsche, lottatore contro il suo tempo» (1895) e
«La concezione goethiana del mondo» (1897). Anche queste opere miravano allo stesso
fine delle precedenti.
I libri di Steiner erano frutto delle poche ore libere. Durante il suo soggiorno a
Weimar, oltre ai lavori sulle opere scientifiche di Goethe, ne aveva iniziati anche
altri: I'edizione delle opere di Schopenhauer e di Jean Paul per la casa editrice Cotta,
alle quali premise introduzioni biografiche e storico-letterarie. Si potrebbe ora
pensare, viste queste occupazioni secondarie, che il compito principale di Steiner,
quello all'Archivio di Goethe, ne venisse a soffrire. Ma non era così, poiché il suo
lavoro, che terminò nel 1896, fu sempre compiuto con grande cura.
Nella relazione annuale per il 1897 della «Goethe-Gesellschaft» si può leggere quanto
segue: «Ciò che Rudolf Steiner ha fatto, unendo felicemente le sue capacità critiche
e creative, ha ricevuto la piena approvazione di tutti gli intenditori. Ai suoi sforzi
costanti e disinteressati è dovuta una grande quantità di documenti, ordinati con
metodo e diligenza, i quali assicurano a Goethe, come uomo di scienza, un maggiore e più
alto riconoscimento».
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7. 'Svolta della vita' - 1896
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All'età di 35 anni circa, poco prima della sua partenza da Weimar e
indipendentemente da ogni circostanza esteriore, nella vita di Rudolf Steiner si verificò
un cambiamento decisivo.
«Un interesse, mai provato prima, per ciò che è sensibile, percettibile, si destò in
me. Assunsero importanza alcuni particolari cui prima non avevo prestato debita
attenzione. Ebbi l'impressione che il mondo sensibile avesse qualcosa da svelarmi,
qualche cosa che esso soltanto potesse svelarmi. Entrai così, per la precisione e la
forza dell'osservazione compiuta mediante i sensi, in un dominio sino allora sconosciuto».
La nuova facoltà si ripercosse fortemente sulle sue esperienze spirituali. «Quando si
osserva il mondo fisico si esce completamente da se stessi. Proprio per questo si può
ritornare nel mondo spirituale con accresciuta penetrazione».
Da anni Steiner era solito praticare la meditazione. Intensificò ora notevolmente
quella pratica. Si sviluppò in lui «la coscienza di un uomo spirituale interiore che
può svilupparsi nella natura umana e che, liberato totalmente dall'organismo fisico, può
vivere, percepire, muoversi nel mondo spirituale. Questo uomo spirituale autonomo entrò
nella mia esperienza per effetto della meditazione».
Rudolf Steiner acquistò così il diritto di dirsi cittadino di due mondi, il fisico e
lo spirituale.
Ma con ogni diritto crescono anche i doveri.
Con ciò si apre nella sua vita un periodo in cui lo sviluppo non si effettua più, come
prima, attraverso una successione di eventi che lo dirigono, in un certo senso, dal di
fuori.
Ci troviamo, ora, davanti ad un uomo che in ogni rapporto, sia interiore che esteriore,
assume l'intera responsabilità del suo destino e dei suoi atti.
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TERZO PERIODO 1897-1902
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Dopo la partenza da Weimar, Rudolf Steiner entrò nel periodo più difficile della
sua vita. «Le forze che determinavano il mio destino esteriore non potevano più, come
prima, formare una unità con le direttive interiori che risultavano dalle mie
esperienze nel mondo spirituale». Le sue aspirazioni cozzavano violentemente contro
quanto gli veniva incontro dal mondo esteriore. Negli ultimi anni del secolo incontrerà
queste due forze come potenze nemiche. Questo conflitto minacciò seriamente la sua
esistenza, sia esteriore che interiore.
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1. Si deve ammutolire?
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Nel corso degli anni novanta Rudolf Steiner ebbe un'esperienza caratteristica per
la sua nuova situazione. Un fisico molto conosciuto, che coltivava un grande interesse
per la concezione goethiana della natura, gli disse durante una conversazione: «L'idea
che Goethe ha dei colori è tale che la fisica non sa che farsene». Steiner racconta
che alla fine della conversazione «ammutolì». Allora dovette dirsi spesso che, quanto
per lui era Verità, «è tale che il pensiero attuale &endash; non sa che
farsene&endash;». «Si deve ammutolire?»
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2. Berlino 1897
3. Difficoltà
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Rudolf Steiner decise «di dire tutto ciò che fosse possibile dire». Fu così
che, nell'estate del 1897, si stabilì a Berlino quale editore del «Magazin für
Literatur». Il «Magazin» era una nota rivista letteraria; ma presto gli causò grandi
fastidi. Gli abbonati erano poco numerosi. Per cercare di aumentarne la cerchia,
bisognava imporsi un'attività utile a quel fine. E Steiner si inserì nella «Libera
Società di Letteratura». Così, da scrittore e da conferenziere, entrò in relazione
con giovani scrittori tedeschi, che si riunivano intorno a personalità ben conosciute,
come Otto E. Hartleben, Frank Wedekind e Paul Scheerbarth. La collaborazione con costoro
gli fu difficile. A quegli artisti di particolarissima natura, spesso bizzarra, dava
l'impressione di essere un estraneo. Hartleben, che divideva con lui la direzione del «Magazin»,
moltiplicava le difficoltà per le irregolarità del suo lavoro.
Steiner scriveva tutto ciò che stimava necessario sugli eventi del tempo, a cui si
dedicava intensamente.
Ma dalla rivista, che non prosperava, non ricavava di che vivere. E non era possibile
fare niente per divulgarla.
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4. La prova dell'anima
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Ai disagi materiali si unirono per di più quelle esperienze interiori che da
Rudolf Steiner ne «La mia vita» furono definite «la prova dell'anima» e descritte
con commovente efficacia.
Fin da fanciullo sentì come suo compito il conoscere a fondo il pensiero
scientifico-materialista, per poterlo trasformare «dal di dentro». Verso la fine del
secolo vide quanto mai chiaramente che l'attività del pensare, se viene sperimentata
nel soprasensibile, non è un astratto gioco di concetti, ma un vero rapporto con una
vivente essenzialità.
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5. La via di Rudolf Steiner alla conoscenza del Cristo
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Fu in quell'epoca che Steiner incontrò nel mondo dello spirito quelle potenze
demoniache che dalla conoscenza della natura non vogliono portare alla visione dello
spirito, ma fanno del pensiero un meccanismo. «Per quelle entità è assolutamente vero
che il mondo è una macchina». Rudolf Steiner caratterizzerà più tardi questi esseri
come arimanici, come servitori di Arimane.
Doveva ora condurre in piena consapevolezza una dura lotta interiore: «Dovetti salvare
la mia vista spirituale tra le tempeste che si svolsero nella mia anima». «Durante
tali prove, riuscii ad andare avanti solo evocando in me, con la mia vista interiore, lo
sviluppo del cristianesimo». Rudolf Steiner indica con queste parole l'avvenimento più
importante della sua vita.
Da fanciullo, Steiner aveva servito
la Messa
nella chiesa del villaggio. Il culto cattolico fu per lui una profonda esperienza. Ma la
sua infantile devozione non aveva nulla di confessionale. Il catechismo non ebbe presa
sulla sua anima. Il padre era un «libero pensatore» e non si diede cura di fargli fare
la prima comunione.
Negli ultimi anni dell'Ottocento, la grande sete di conoscenza diresse Steiner verso
alcune concezioni che non erano quelle delle confessioni religiose, il cui insegnamento
ufficiale «concerne un mondo dell'aldilà che l'uomo non può raggiungere sviluppando
le proprie forze spirituali. Ciò che la religione insegna, ciò che essa dà come legge
morale, proviene da rivelazioni esterne all'uomo. A questo si opponeva la mia concezione
dello spirito con l'affermazione che il mondo spirituale è altrettanto percepibile
quanto il mondo che si manifesta ai sensi. E vi si opponeva anche il mio principio di
individualismo etico, per cui la morale non va ricevuta dall'esterno, sotto forma di
legge, ma deriva dallo sviluppo dell'entità animico-spirituale dell'uomo, in cui vive
un elemento divino». «Non riuscii a trovare il cristianesimo che cercavo in nessuna
delle confessioni esistenti. Così che, dopo dure lotte animiche, dovetti immergermi io
stesso nel cristianesimo, e precisamente in quel mondo soprasensibile, nel quale lo
spirito stesso ne parla.»
E trovò ciò che cercava.
La via di Rudolf Steiner verso la conoscenza del Cristo, lo guidò verso quella
travolgente esperienza a cui accenna, con semplici e modeste parole, nella sua
autobiografia: «L'essermi trovato davanti al Mistero del Golgota in un solenne momento
di conoscenza interiore fu l'avvenimento più importante per l'evoluzione della mia
anima». Diversi anni più tardi, quando dovette sopportare altre difficili prove, tra
cui anche la distruzione del Goetheanum, parlò di quegli anni tra il 1897 e il 1900,
come dell'epoca in cui visse la sua «prova più cruciale». Si può anche definire
questa sua esperienza con una frase, che poi ritroveremo in uno dei suoi drammi-mistero:
aveva attraversato la «porta dell'iniziazione». Sia i documenti storici che l'indagine
spirituale dello stesso Steiner, testimoniano che simili esperienze interiori
corrispondono a quanto veniva sperimentato nei centri di misteri precristiani. Il
neofita doveva prepararsi all'iniziazione attraverso una vita meditativa e cerimonie
religiose che si svolgevano in luoghi tranquilli, nella pace raccolta di un tempio. Il
vero e proprio atto iniziatico era un rito che avveniva nel più rigoroso distacco dal
mondo esteriore. La preparazione di Rudolf Steiner ebbe luogo fra gravi disagi
materiali, estenuanti occupazioni professionali, relazioni umane difficili, nel
trambusto di una immensa città moderna.
Impegnato in una durissima lotta per la vita, doveva edificare in se stesso il tempio
nel cui silenzio si svolgevano drammi di cui comunemente non si ha alcuna idea. La sua
via evolutiva rispondeva completamente alle esigenze e alle condizioni della nostra
epoca.
Alla fine del settembre 1900 poté far passare la sua rivista in altre mani. E diede
inizio ad una libera attività di scrittore e conferenziere.
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6. Attività di conferenziere
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A Berlino, Steiner tenne conferenze d'ogni genere, alcune delle quali
nell'Università Popolare fondata da Liebknecht. Presiedé anche alle riunioni di
diverse società scientifiche, in particolare a quelle dell'Associazione Giordano Bruno
e a quelle di un gruppo di giovani scrittori d'avanguardia, di artisti e di ricercatori,
che si erano riuniti sotto l'appellativo: «Die Kommenden».
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7. «Le concezioni del mondo e della vita nel XIX secolo»
8. Conferenze per teosofi 1900-1902
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Durante tale periodo Steiner scrisse, fra l'altro, un libro intitolato: «Le
concezioni del mondo e della vita nel XIX secolo». In quel libro descrive l'evoluzione
della filosofia dall'epoca di Goethe e di Kant sino alla svolta fra il XIX e il XX
secolo.
Nel 1914 lo completò, delineando la storia della filosofia dai pensatori ionici sino a
Einstein e alla teoria einsteiniana della relatività. L'opera ebbe un nuovo titolo: «Gli
enigmi della filosofia». Nel medesimo giorno in cui si concludeva la vendita del «Magazin»,
Rudolf Steiner tenne, a Berlino, in casa del Conte Brockdorff una conferenza su
Nietzsche, allora morto. Come egli stesso scriverà più tardi, notò che nell'uditorio
alcune persone mostravano vivo interesse per il mondo spirituale. Fu invitato a tornare.
La settimana dopo tornò, e tenne una conferenza su «La rivelazione segreta di Goethe»,
esaminandone la «Fiaba del serpente verde». Quella conferenza segna una data
importante nel corso dell'attività steineriana. «L'aver potuto esprimermi finalmente
in termini direttamente ispirati dal mondo spirituale, mentre, sino a quel momento, ero
stato costretto a non lasciarne trasparire se non un riflesso nelle mie esposizioni, fu
per me una esperienza capitale»,. La conferenza riportò grande successo.
Per la prima volta aveva potuto parlare «esotericamente» (Rudolf Steiner usava il
termine «esoterico» per mettere in evidenza la «competenza nel ramo» necessaria
all'esposizione di fatti soprasensibili). La maggior parte del pubblico era composta di
soci della Società Teosofica.
Durante l'inverno 1900 -1901, sempre presso il Conte Brockdorff, tenne un corso sui
grandi mistici del Medio Evo, e l'inverno dopo parlò sul tema: «Il cristianesimo quale
fatto mistico». Questo corso fu poi rielaborato e divenne un libro. Con questa opera
Rudolf Steiner intese mostrare come non soltanto la predicazione dei profeti ebrei, ma
anche l'insieme dei Misteri dell'antichità fossero da considerarsi un preludio alla
venuta del Cristo, cioè alla discesa di una Entità cosmico-divina.
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9. In
contrasto con la
concezione teosofica del cristianesimo
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Con questa esposizione Steiner si pose in netto contrasto con le consuete dottrine
della Società Teosofica che descrivevano il Cristo come «un maestro di saggezza» tra
tanti altri (e neanche come il più grande). Tuttavia, proprio dopo questo ciclo di
conferenze, e da parte teosofica, fu invitato ad assumere il compito di segretario
generale presso la sezione tedesca della Società Teosofica, che stava costituendosi
allora. Rudolf Steiner accettò, ma a condizione che la sua azione potesse svilupparsi
indipendentemente ed inserirsi in completa libertà nel resto della Società Teosofica.
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10. Ingresso nella Società Teosofica
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Che Steiner abbia acconsentito a collaborare con
la Società Teosofica
può sorprenderci. Le persone a guida della società, come H. P. Blavatsky e Annie
Besant, benché fossero in un certo senso delle eminenti personalità, avevano suscitato
molta diffidenza nelle cerchie culturali per la loro attività spiritistica e la maniera
concettualmente poco soddisfacente con cui esponevano i loro insegnamenti.
La via che esse percorrevano per giungere allo spirito era lontanissima da quella
battuta da Rudolf Steiner. Per loro si trattava principalmente di porre la coscienza in
stato di passiva ricettività, per Steiner si trattava invece di svegliarla e di
innalzarla ad una sfera superiore.
La decisione di Rudolf Steiner viene spiegata in un accenno che troviamo in una
conferenza del 1923: «Bisogna non perdere di vista che, al di fuori dei circoli
teosofici, nessuno si interessava, a quel tempo, di una seria indagine spirituale».
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11. Manifestazione pubblica nell'Associazione Giordano Bruno - Ottobre 1902
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L'8 ottobre 1902, Steiner fece un passo decisivo in occasione di una conferenza per
l'Associazione Giordano Bruno. Dichiarò apertamente, per la prima volta, quale sarebbe
stato lo scopo di tutta la sua attività futura: «trovare nuovi metodi per lo studio
dell'anima su base scientifica». Egli chiamò espressamente questo tentativo come «teosofico»
non nel senso orientale, ma nel senso di un impulso culturale occidentale.
Questa decisione rappresentava un rischio.
Steiner era favorevolmente conosciuto nei colti ambienti tedeschi come uno specialista
negli studi goethiani, come un filosofo e un divulgatore. Godeva di amichevoli rapporti
con filosofi come Eduard von Hartmann, con naturalisti come Haeckel, e con altri dotti
del suo tempo. Gioco una grossa partita.
Questa sua conferenza destò molto interesse nel pubblico, ma anche molto stupore.
«Quella conferenza» egli disse «fu la mia conferenza antroposofica fondamentale». «Il
punto di partenza di tutto il mio futuro lavoro». Si può dunque dire che la sera
dell'8 ottobre 1902 segnò l'origine dell'antroposofia.
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12. Teosofia e Antroposofia
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A partire da quel momento la biografia di Rudolf Steiner è inseparabilmente unita
all'impulso spirituale che allora chiamò spesso «teosofia», ma che ben presto
denominerà «antroposofia» (dal greco «anthropos», uomo, e «sophia» saggezza).
Questa definizione voleva significare una forte e più ampia coscienza interiore, grazie
alla quale l'uomo può sperimentare se stesso come cittadino di due mondi. A tale
definizione aggiunse le parole: «è la coscienza della propria umanità».
La conferenza non ebbe l'esito che Rudolf Steiner aveva sperato. Ormai era un «teosofo».
Che egli rappresentasse la teosofia in maniera del tutto personale, e che continuasse a
effettuare come prima le proprie ricerche con un metodo rigorosamente scientifico, fu
quasi del tutto misconosciuto, tanto da Haeckel quanto da altri che sempre si erano
mostrati ben disposti verso di lui. Di questo Steiner soffrì molto.
Il 20 ottobre 1902 fu fondata
la Sezione Tedesca
della Società Teosofica, e Rudolf Steiner cominciò a esercitarvi la sua attività di
segretario generale.
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Rudolf Steiner
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Scuole Waldorf
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I 7 cereali
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