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"I più sorridenti vivono 7 anni in più dei seri"  
Arriva la conferma scientifica: le persone più sorridenti vivono fino a 7 anni di più delle altre. Lo afferma uno 
studio della Wayne University del Michigan, pubblicato dalla rivista "Psychological Science".

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atto da http://benessere.paginemediche.it del 13 aprile 2010

"Gente allegra il ciel l'aiuta", dice un vecchio proverbio.

Solo ora però arriva la conferma scientifica: le persone più sorridenti vivono fino a 7 anni di più delle altre.

Lo afferma uno studio della Wayne University del Michigan, pubblicato dalla rivista "Psychological Science", basato sulle foto di alcuni giocatori di baseball.

I ricercatori hanno studiato 230 foto di giocatori dal registro del 1952, classificando le espressioni da "molto sorridente" a "molto serio".

Dopo la classificazione hanno confrontato le espressioni con le età di morte dei giocatori.

Dei 184 deceduti, quelli classificati come "molto seri" avevano vissuto in media 72,9 anni, quelli come "parzialmente sorridenti" 75 mentre quelli più sorridenti avevano avuto una vita media di 79,9 anni.

"Studi precedenti avevano già correlato l'intensità del sorriso nelle foto con la stabilità del matrimonio e la soddisfazione nella vita", scrivono gli autori della ricerca, "ma questo è il primo che ha trovato una correlazione con un parametro biologico come la longevità".


Ridi che ti passa

Il riso fa buon sangue! Chissà quante volte abbiamo sentito ripetere questo vecchio proverbio... Ebbene, recenti studi scientifici hanno deciso di verificare la sua attendibilità, scoprendo che le persone più inclini al buonumore hanno di solito livelli più bassi di cortisolo (il cosiddetto “ormone dello stress”, nemico del cuore) nel sangue, una frequenza cardiaca minore, e fanno registrare una riduzione della mortalità per patologie cardiovascolari e cancro.

Ottimisti vs. Pessimisti

L’ottimismo ha quindi risvolti importanti sulla salute fisica, anche perché chi affronta le difficoltà della vita senza lasciarsi scoraggiare tende ad avere più cura per se stesso e a praticare un regolare esercizio fisico (benefico per il cuore e per il sistema immunitario).
Ma si può “imparare” ad essere ottimisti? Difficile dirlo, anche perché il “pensiero positivo” non è una condizione costante nel corso della vita di una persona: i giovani e le persone in buona salute sono più ottimisti, con la tendenza a diventare più negativi col passare del tempo.
Un ulteriore studio ha poi comparato il cervello di introversi ed estroversi, analizzando le diverse reazioni ad alcune scene divertenti: la risonanza magnetica ha mostrato che gli uni e gli altri attivano aree del cervello differenti. Le aree attivate nel cervello degli estroversi sono legate al piacere e alla ricompensa, mentre quelle degli introversi indicano un coinvolgimento emotivo non legato al piacere.
I pessimisti cronici possono però ricorrere all’autodisciplina, imponendosi di seguire uno stile di vita più salutare e di fare maggiore esercizio fisico.

La terapia del sorriso

Parlare di una vera e propria terapia può apparire un azzardo, ma ormai è dimostrato che la risata e il buonumore favoriscono la guarigione in molte patologie, anche gravi. Nasce così una nuova disciplina che studia i collegamenti tra salute e buonumore, nonché gli effetti terapeutici di una grassa risata: la comicoterapia (o gelotogia) è utilizzata sempre più frequentemente negli ospedali, soprattutto in quei reparti dove sono ricoverati dei bambini.
I piccoli pazienti – privati per lungo tempo di uno spazio dedicato al gioco – possono deprimersi e vivere la degenza con ansia e preoccupazione eccessive. Avere qualcuno che ruba loro una risata può essere fondamentale per il processo di guarigione, anche perché ridendo si stimola il rilassamento, la produzione di endorfine e il potenziamento del sistema immunitario. Questo, naturalmente, può valere anche per i pazienti adulti.
Ecco quindi che negli ospedali fa la sua comparsa il clown dottore, una figura di sostegno concreto durante i percorsi terapeutici che utilizza tecniche circensi e teatrali per contrastare il disagio provocato dalla malattia.