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Adesso mi è tutto più chiaro. Al momento in cui sto scrivendo mi trovo allo
Space Needle di Seattle, ormai saranno più di trenta giorni che sto girovagando per gli
States con l'intento di realizzare un videodocumentario sulla crisi finanziaria e quella
immobiliare: Boston, New York, Miami, Atlanta, Phoenix, Las Vegas, Los Angeles, Seattle e
Chicago. L'economia americana è collassata per motivazioni razziali: il suo destino sembra
ormai segnato da un lento ed inesorabile declino economico e sociale. Chi confidava in un
miglioramento con l'avvento di Obama, mitizzandolo come il nuovo Kennedy, ha iniziato a
ripensarci. L'America di Obama non è l'America di Kennedy: alla metà degli sessanta, la
popolazione americana era costituita per circa l'80% da bianchi caucasici (europei ed
anglosassoni) e per il il 20% da svariate minoranze etniche (afroamericani, ispanici,
orientali). Oggi è tutto cambiato: il 30% sono bianchi caucasici, il 30% sono ispanici, il
30% sono afroamericani ed infine il 10 % sono orientali. L'America come vista nei serial
televisivi con i quali siamo cresciuti, da Happy Days a Melrose Place, non esiste più.
Questa trasformazione del tessuto sociale ha comportato un lento e progressivo
cambiamento negli stili di vita, nella capacità di risparmio, nella responsabilità civica e
soprattutto nella stabilità e sicurezza economica. La cosiddetta crisi dei mutui subprime
trova fondamento proprio in questa constatazione. Mi permetto di aprire una parentesi per
accennare al meccanismo del credit scoring (necessario per comprendere il fenomeno dei
subprime): in America ad ogni contribuente viene assegnato un punteggio di affidabilità
utilizzando una scala valori che va da un minimo di 300 ad un massimo di 850 punti (è un
modello matematico sviluppato da una società quotata al Nyse, Fair Isaac Corp.). All'interno
di questo range possiamo individuare tre categorie di soggetti: prime consumer (750-850 punti
con excellent credit), midprime consumer (720-750 con good credit) ed infine subprime consumer
(660-720 con fair credit). Evito di soffermarmi nelle categorie con il rating inferiore (low
and bad credit) per limiti di esposizione. In base alla categoria di appartenenza varia
la disponibilità di accesso al credito ed il costo dello stesso. Sostanzialmente il credit
scoring è un modello di valutazione che consente di comprendere chi affidare e per quanto,
oltre al fatto di selezionare i buoni pagatori da quelli cattivi, il tutto rapportato alla
propria posizione debitoria e disponibilità reddituale.
Più carte di credito utilizzate, più fido richiedete, più le rate dei prestiti pregressi
pesano in percentuale sul vostro reddito mensile, più ritardi nei pagamenti avete nel vostro
track record personale, più il vostro credit scoring tenderà ad essere di basso livello.
Sulla base di questo sistema, il 20% della popolazione americana è un soggetto prime, un
altro 25% midprime ed infine quasi il 30% è un soggetto subprime. Il livello medio di credit
scoring per un cittadino americano si attesta intorno ai 680 punti (subprime). Dal punto di
vista statistico, troviamo tra i soggetti fair e low credit, per la stragrande maggioranza,
gli appartenenti alle classi sociali legate alle ondate immigratorie degli ultimi decenni (per
quello che ho potuto vedere non penso sia casuale).
Ma torniamo a noi. Durante la metà degli anni novanta, con l'intento di mitigare le tensioni
e le disparità sociali della popolazione, nella constatazione che solo il 20% degli
afroamericani ed il 30% degli ispanici erano proprietari della loro casa, contro il 60% della
popolazione bianca, vennero istituite delle piattaforme di ammortizzazione sociale che
avrebbero consentito l'acquisto facilitato di un'abitazione a soggetti con capacità di
redditto e disponibilità limitate. In buona sostanza il governo federale avrebbe garantito
attraverso le varie GSE (Government Sponsored Enterprise come Fannie Mae e Freddie Mac) la
remissione dei debiti concessi alle fasce sociali più deboli. Fu così che le banche
iniziarono lentamente, ma con le pressioni del governo, a prestare denaro quando qualche anno
prima non lo avrebbero mai fatto. La ratio su cui poggiava questa scelta politica era
identificata nella volontà di rendere i poveri meno poveri in quanto se “possiedi”
un'abitazione puoi pensare di pianificare la tua vita e stabilizzare il tuo nucleo familiare,
oltre a questo non dimentichiamo le motivazioni politiche volte a conquistare nuove fasce di
elettorato grazie a proposte molto popolari.
Quello che è successo dopo a distanza di anni, dalla Lehman Brothers alla Fannie Mae, ormai
fa parte della storia, senza dimenticare anche la complicità o incompetenza della FED. Una
politica immigratoria troppo liberale e la mancanza di protezionismo culturale hanno
presentato un conto impossibile da pagare per l'America che oggi inizia a comprendere cosa
significa aver perso la propria originaria identità etnica. Lo scenario macroeconomico che
caratterizza adesso il paese è tutt'altro che confortante e a detta di molti analisti
indipendenti americani il peggio deve ancora arrivare. La disoccupazione è ovunque, con
disperati (non gli homeless) che chiedono l'elemosina di qualche dollaro e accampamenti di
tende sotto i ponti delle freeway nelle grandi città. Obama ha subito una perdita di
popolarità devastante, persino le persone di colore che lo hanno votato girano per le città
con cartelli appesi al collo con la dicitura “Obama, dovè il mio assegno ? Allora quando
arriva il cambiamento ?” In più occasioni mi sono sentito dire che la colpa è
riconducibile ad un eccesso di liberalità immigratoria e ad una insensata politica di
sostegno alle fasce sociali più deboli, che ha innescato il fenomeno dell'”overbuilding in
bad areas”. Si è costruito troppo ovunque in aree residenziali scadenti, prestando
parallelamente denaro a chi non lo avrebbe mai meritato in passato.
Troppi messicani ed orientali entrati nel paese, legalmente e clandestinamente, hanno
consentito l'abbassamento medio dei salari, mentre le concessioni, i sussidi ed il credito
facile ai neri hanno distorto l'economia statunitense, rendendola drogata ed artefatta,
portandola a basarsi esclusivamente sul consumismo sfrenato, il ricorso al debito e sulla
totale incapacità di risparmio. Non lo avrei potuto immaginare, ma vi è un risentimento ed
un odio trasversale tra le varie etnie che popolano il paese che mi ha più volte intimorito:
bianchi contro afroamericani, ispanici contro afroamericani, orientali contro ispanici,
insomma tutti contro tutti. In più occasioni per le strade di Miami e Chicago ho assistito ad
episodi di tensione razziale stile “Gran Torino””.
Chi parla con ingenuità evangelica di integrazione razziale per questo paese, probabilmente
ha studiato per corrispondenza all'Università per Barbieri di Krusty (noto personaggio della
serie televisiva The Simpsons).
I bianchi benestanti che fanno gli executive (dirigenti, funzionari o colletti bianchi ben
pagati) si autoghettizzano da soli in quartieri residenziali che assomigliano a paradisi
dentro a delle prigioni, con videosorveglianza e servizi di sicurezza privati degni del
Pentagono. Di contrasto dai fast food, ai jet market, alle pompe di benzina, a qualsiasi altro
retail service a buon mercato, trovate tutte le altre razze che ramazzano i pavimenti, servono
ai tavoli, lavano le vostre auto, consegnano pizze a domicilio o guidano i taxi per uno
stipendio discutibilmente decoroso. L'America per alcuni aspetti (opportunità di lavoro
per i giovani che hanno indiscusse capacità) può sembrare superficialmente un buon paese, ma
se ti soffermi ad osservarla con un occhio critico, sotto sotto è un paese marcio e primitivo
da far schifo, a me si è rivelato per quello che è realmente ovvero un calderone
multirazziale con la maggior parte delle persone (bianchi compresi) che hanno il senso di
autocoscienza di uno scarafaggio. L'americano medio (che sia un bianco, cinese, messicano o
afroamericano) se ne frega assolutamente dei problemi ambientali del pianeta, della sofferenza
inaudita degli animali nei loro allevamenti intensivi, delle carestie in Africa o dei conflitti
in Medio Oriente, si interessa solo che possa ingozzarsi di hotdog, bere fiumi di coca cola,
guardarsi il superbowl e guidare il suo megatruck dai consumi spropositati. Pur tuttavia, nel
lungo termine sono piuttosto dubbioso che si possa riprendere dal processo di imbarbarimento
ed impoverimento sociale che lo sta caratterizzando, per quanto potenziale bellico possa
vantare, questo non lo sottrarrà dalla sorte che lo attende, prima il collasso economico
e dopo quello sociale, scenario confermato anche da molte fonti di informazione indipendente
che non si mettono a scimmiottare a turno a seconda della corrente politica che vince le
elezioni, tipo
la CNN
o la FOX.
Eugenio Benetazzo
Fonte: www.eugeniobenetazzo.com
Link: http://www.eugeniobenetazzo.com/razza_che_ramazza.htm
12.01.2010
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