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I
campi di radiofrequenza (30KHz-300MHz) e di microonde (300-3000MHz) non esistono come
componenti significative del naturale campo elettromagnetico terrestre. Pertanto, la nostra
generazione è la prima ad esporsi volontariamente a campi di microonde e radiofrequenza
artificiali che includono un vasto spettro di frequenze ed intensità. Nei comuni ambienti
periferici, questi campi da poco introdotti arrivano ora ad avere un'intensità che si aggira
intorno a 1µW/cm² (4V/m).
I tipici telefoni cellulari emanano in media una potenza di 0,2-0,6 W. Se tenuti in mano e
utilizzati vicino alla testa, questi livelli si alterano bruscamente, dato che il 40%
dell'energia emanata dal telefono viene assorbita e dalla mano e dalla testa (Kuster et al.,
1997). Usato in questo modo, un telefono cellulare può essere considerato alla stregua di un
radiotrasmettitore alquanto potente. La sua emissione di energia sulla superficie della testa
è generalmente 10.000 volte più forte rispetto ai campi che raggiungono un utente che si
trovi a meno di
30 metri
di distanza dalla base di un tipico ripetitore per cellulari collocato su una torretta a
30 metri
dal suolo.
1.
Lo sviluppo storico del sistema di trasmissione analogico e digitale dei telefoni cellulari
Nel corso dell'ultimo decennio, la rapida diffusione su scala mondiale dei sistemi di
comunicazione con telefonia cellulare ha comportato un altrettanto rapido progresso
tecnologico. Di conseguenza, molti degli attuali utenti di telefonia mobile sono stati esposti
ad una sequenza di campi di microonde modulati in diversi modi (Adey, 1997). All'inizio il
segnale vocale veniva universalmente espresso con modulazioni di frequenza (FM) dell'onda
portante.
Dal punto di vista biofisico, l'onda portante mantiene un'ampiezza costante per tutto il
periodo della trasmissione, dal momento che ogni segnale vocale viene trasmesso nel campo
della frequenza. Sebbene questi sistemi di modulazione di frequenza detti analogici vengano
ancora comunemente utilizzati, considerazioni radiotecniche, come il risparmio dell'energia
usata per telefonare e l'utilizzo ottimale del limitato spettro di microonde disponibile,
hanno portato progressivamente alla generale adozione di tecniche di trasmissione digitale (Kuster
et al., 1997). I primi sistemi di trasmissione utilizzavano frequenze da 400MHz, quelli
attuali invece trasmettono generalmente a 800 e 1800 MHz.
Un esempio di queste tecniche è dato da due metodi di modulazione digitale ora ampiamente
utilizzati nei sistemi di telefonia mobile: il North American Digital Cellular (NADC),
utilizzato in Nord America, e il Time Division Multiple Access (TDMA), impiegato in Giappone,
ovvero una modulazione che codifica il discorso con una velocità di 50 impulsi al secondo. Il
metodo utilizzato dal Global System for Mobile Communication (GSM), impiegato in Europa e in
gran parte del resto del mondo, è in grado di codificare il discorso alla velocità di 217
impulsi al secondo.
2. L
'influenza dei campi di microonde dei cellulari sulle
prestazioni cognitive umane
Dopo l'esposizione a
campi telefonici GSM ed FM simulati o reali, si sono riscontrate delle alterazioni nelle
performance cognitive umane. Simulando campi GSM ed FM, si è registrato un aumento del tempo
di reazione nel prendere decisioni, maggiore nelle esposizioni a campi FM piuttosto che GSM
(Prece et al., 1999). Utilizzando 6 test cognitivi impiegati in neuro-psicologia (digit-span e
spatial-span forwards e backwards, sottrazione seriale e fluenza verbale), si è notato che la
prestazione veniva agevolata dopo 30 minuti di esposizione ai 900 MHz di un campo GSM in ben 2
test relativi alla capacità di attenzione (digital span forwards e spatial span backwards) e
alla velocità di elaborazione (sottrazione seriale) (Edelstyn e OlderShaw, 2002).
3)
Sintomi soggettivi riportati dopo un uso prolungato del cellulare
Diversi sono i
sintomi soggettivi riscontrati dopo un uso prolungato nel tempo del cellulare: vertigini,
disagio, difficoltà di concentrazione e memoria, fatica, calore all'orecchio e dietro allo
stesso, sensazione di bruciore al volto. Alcuni studi scandinavi hanno coinvolto 6379 utenti
di telefoni GSM e 5613 di telefoni NMT (analogici) in Svezia e 2500 utenti di un gruppo e
dell'altro in Norvegia (Sandstrom et al., 2001; Wilen et al., 2003). Questi studi tenevano
conto dell'assorbimento di energia (SAR) nelle strutture cerebrali adiacenti all'orecchio e
del tempo di utilizzo giornaliero dell'apparecchio, stimato in base al numero delle chiamate e
alla loro durata. La conclusione raggiunta è che alcuni sintomi soggettivi come vertigini,
disagio e calore dietro all'orecchio sono correlati ad elevati valori di assorbimento di
energia (>0,5 W/Kg) e a lunghe e ripetute chiamate giornaliere.
4)
Alterazioni nei tracciati dell'Elettroencefalogramma e del flusso sanguigno cerebrale durante
e dopo l'esposizione al campo di un cellulare
Si è reso noto che i
campi di cellulari GSM alterano i tracciati dell'EGG durante e dopo l'esposizione, apportando
in concomitanza alterazioni del flusso sanguigno cerebrale. Durante il processo cognitivo per
un compito legato ad una sequenza visiva di lettere, i 902 MHz dei campi digitali alteravano
le reazioni di asincronia/sincronia nell'EGG relativamente alle bande a 6-8 e 8-10 Hz,
solamente però quando esaminate come un'operazione di carica della memoria e tenendo conto
del fatto che lo stimolo presentato fosse o meno un obiettivo. Dopo 30 minuti di esposizione
unilaterale della testa, la tomografia ad emissione di positroni (PET) comportava un aumento
relativo del flusso sanguigno cerebrale nella corteccia dorso-laterale frontale in
corrispondenza della parte esposta. Questi campi GSM pulsati incrementavano inoltre l'intensità
dell'EGG nel raggio delle onde alfa (8-13 Hz) prima dell'inizio dello stato di riposo e nel
campo dell'allungamento di frequenza durante
la Fase
2 del sonno. Ancora più importante è il fatto che l'esposizione a campi non modulati aventi
la stessa densità media di energia rispetto a quelli GSM non comportava un aumento
dell'intensità nei tracciati dell'EGG riferiti alla veglia e al sonno, supportando così
l'idea che la modulazione per impulso sia necessaria ad indurre le variazioni di veglia e
riposo nell'EGG (Adey, 1997; Huber et al., 2002).
5)
Modificazione della permeabilità della barriera emato-encefalica a causa del cellulare e di
altri campi di microonde
Dal punto di vista
storico, le osservazioni iniziali sulla possibile distruzione della barriera emato-encefalica
(BBB) da parte dei campi di microonde si basavano sull'uso di campi radar da 36 GHz a supposti
livelli di incidenza atermica (3mw/cm²) (Oscar e Hawkins, 1977). Gli studi così condotti
hanno evidenziato nei topi un aumento dell'assorbimento da parte del cervello, attraverso la
barriera di sangue, di sostanze come il mannitolo e l'inulina ma non di dextrano. Questa
osservazione iniziale è stata eclissata da successivi studi d'èquipe, ai quali ha preso
parte lo stesso Oscar, che hanno portato alla conclusione che la permeabilità alla saccarina
da parte della barriera emato-encefalica non cambia (Oscar et al., 1982; Gruenau et al.,
1982). Lo studio iniziale nel quale si erano utilizzati il mannitolo e l'inulina all'epoca non
venne ripetuto.
Ulteriori studi condotti a partire dal 1988 da Salford e colleghi hanno evidenziato una
consistente fuoriuscita di albumina attraverso la barriera emato-encefalica nei topi
precedentemente esposti a tutto corpo e per due, ore ai campi di GSM con un assorbimento medio
di energia di 2mW/Kg, 20mW/Kg e 200mW/Kg (Salford et al., 2003). I livelli di campo
risulterebbero significativi nel caso di esposizioni atermiche. Gli animali esposti
sopravvivevano per 50 giorni circa. Gli anticorpi dell'albumina mostravano evidenti focolai
intorno ai vasi sanguigni più sottili della materia bianca e grigia. Come evidenziato dal
color viola del cresilo, i neuroni danneggiati si trovavano tra quelli sani nella corteccia
cerebrale, nell'ippocampo e alla base dei gangli, con un'incidenza massima intorno al 2%,
tuttavia in alcune aree ristrette arrivavano a dominare l'immagine. I risultati dei gruppi
differivano in modo significativo, comprovando una dose-dipendenza (P inferiore a 0,002). Gli
autori sono giunti alla conclusione che "il tempo trascorso tra l'ultima esposizione e il
decesso è di fondamentale importanza per individuare i focolai di fuoriuscita poiché
l'albumina travasata si diffonde rapidamente al di sotto di concentrazioni che si possono
dimostrare in modo accurato dal punto di vista immunoistologico. Tuttavia, l'iniziale
fuoriuscita può dare inizio ad una seconda apertura nella barrieraemato-encefalica,
innescando così un circolo vizioso, è stata riscontrata infatti la fuoriuscita di albumina
anche due settimane dopo l'esposizione
Noi e altri studiosi abbiamo dimostrato che se una
molecola relativamente grande come l'albumina è in grado di attraversare la barriera
emato-encefalica, molte altre molecole più piccole, incluse quelle tossiche, possono
penetrare nel cervello a causa dell'esposizione a campi di radiofrequenza".
A livello cellulare, un modello come quello della barriera emato-encefalica può essere
ottenuto in vitro utilizzando gli astrociti dei topi e le cellule endoteliali che rivestono i
vasi sanguigni cerebrali dei suini (Schirmacher et al., 2000). L'esistenza di una barriera
emato-encefalica formata da queste cellule endoteliali è stata confermata dalla presenza
della proteina in grado di occludere la zona (segno degli stretti legami intercellulari), dai
contatti tra queste cellule e dall'assenza di scissioni intercellulari. Le misurazioni sulla
permeabilità con il saccarosio sono correlate alla "tenuta" fisiologica.
L'esposizione di 4 giorni a campi di telefonia GSM a 1800 MHz determina un aumento
significativo della permeabilità del saccarosio rispetto a soggetti non esposti.
6)
Riferimenti bibliografici
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[Oscar et al., 1982] Oscar KJ, Gruenau SP, Folker MT (1982): L'assenza degli effetti dei campi
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[Prece et al., 1999] Prece AW G, Davies-Smith A. et al. (1999):
Gli effetti dei 915 MHz di un campo simulato per telefoni cellulari sulle funzioni cognitive
dell'uomo. Internat J Rat Biot 75: 447-456.
[Salford et al., 2003] Salford L., Brun A., Eberhardt J. et al. (2003)
I danni apportati alle cellule cerebrali dei mammiferi dopo l'esposizione alle microonde
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[Sandstrom et al., 2001] Sandstrom M., Wilen J., Oftedal G. et al. (2001):
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[Schirmacher et al. 2000] Schirmacher A., Winters S, Fischer S. at al. (2000): I campi elettromagnetici (1,8 GHz) incrementano in vitro la permeabilità al
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[Wilen et al. 2000] Wilen J, Sandstrom M., Hansonn Mild K (2003): Sintomi soggettivi tra gli
utenti di telefoni cellulari: una conseguenza dell'assorbimento dei campi di radiofrequenza?
Bioelectromagnetics 24: 152-159.
Vedi anche: Neuroscion.com
W. Ross Adey è Professore emerito di Fisiologia presso
la Loma Linda
University School of Medicine, Loma Linda California 92354 USA e-mail: Radcy43450@ aol.com.
Global Research:
Fonte: http://www.globalresearch.ca/
The EMR Network:
Fonte: http://www.emrnetwork.org/
Link (PDF): http://www.emrnetwork.org/research/adey_encneuro_mp.pdf
28.06.2004
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ELISA MASIERO
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