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Il corpo ha un suo linguaggio che può fornire informazioni utili per la
scoperta delle cause dei problemi di salute. Le informazioni contenute possono avere un valore
ingente, ma se non si riesce ad interpretarle sono inutili.
Secondo la nuova neurologia tutto arriva al cervello, non parte dal cervello,
intendendo con ciò il cervello cognitivo o neocorteccia, per cui la percezione del dolore è
nel corpo fisico e non psichico. Il cervello percepisce l'area del dolore, ma è il corpo che
gli dà questa informazione. In virtù di questa considerazione è nato un nuovo metodo o una
nuova medicina delle emozioni, senza psicanalisi nè psicofarmaci, che possiamo cosi
riassumere partendo dal cervello: il nostro cervello è composto da un cervello emotivo e
primordiale definito cervello limbico e da una parte più evoluta definita corteccia
cerebrale.
Il cervello limbico è strettamente connesso alla fisiologia del corpo. I
disordini emotivi sono conseguenti a cattivo uso o funzionamento del cervello emotivo. Il
cervello limbico è il primo strato cerebrale, il più antico. Intorno ad esso si è poi
formato il cervello cognitivo o la parte più evoluta del cervello umano, quella preposta al
linguaggio e al pensiero.
L'elaborazioni delle informazioni del cervello limbico sono più primitive ed
istintuali, ma più rapide ed adatte alle reazioni essenziali della sopravvivenza. E' in
stretta correlazione con la fisiologia della respirazione come del ritmo cardiaco, delle
pulsioni come del sonno, del sistema immunitario al sistema ormonale. Sovrintende quindi a
quell'equilibrio dinamico che mantiene in vita e che viene definito omeostasi. Per cui essendo
il cervello emotivo più intimo con il corpo, è più facile accedere alle emozioni attraverso
il corpo che non attraverso la parola.
La corteccia cerebrale controlla invece quel protocollo educazionale che è il
comportamento morale. E' attraverso essa che si controlla la concentrazione come l'inibizione
degli impulsi, l'elaborazione cognitiva delle informazioni come il relazionarsi sociale.
I due cervelli si integrano e si compensano reciprocamente creando quella
condizione di armonia indispensabile per uno stato di benessere che agisce in funzione del
nostro miglior interesse a lungo termine.
Se però siamo sottoposti ad un grave stress o le emozioni e le pulsioni
istintuali sono troppo forti, il cervello limbico ed emotivo è in grado di disconnettere la
parte cerebrale evoluta e cognitiva, prendendo il sopravvento l'istinto e i riflessi ad esso
collegati.
All'opposto abbiamo invece l'attenzione cosciente del cervello cognitivo e la
sua capacità di mediare le reazioni istintive ed emotive prima che diventino eccessive. Un
eccesso di controllo razionale sul cervello emotivo porta ad una eccessiva repressione di
quelle informazioni che sono istintuali e naturali.
Dato che il corpo è il principale campo di azione del cervello emotivo, questa
condizione o difficoltà si traduce in problemi fisici.
Un esempio per tutti è dato dall'ansia e dagli attacchi di panico. In questa
situazione il cervello limbico altera tutte le funzioni corporee perchè ha annullato il
sistema cognitivo razionale. All'improvviso il cuore comincia a battere all'impazzata, la
sudorazione è abbondante, le gambe tremano o non si muovono, lo stomaco si contrae, manca il
respiro. Queste emozioni sono strettamente connesse all'adrenalina che prodotta in misura
eccessiva annulla l'organizzazione di una risposta coerente da parte del cervello cognitivo.
Ciò che regola il flusso di armonizzazione di questo disequilibrio è
essenzialmente legato a quella sensazione che accomuna chiunque abbia avuto questa esperienza:
la mancanza di fiato, il sentirsi soffocare, l'incapacità di respirare.
C'è una parte del corpo che più di ogni altro è legato al cervello limbico ed
è quello che viene considerato il "cervello enterico": lo stomaco e l'intestino.
Uno stress eccessivo può creare una contrazione anomala della muscolatura
liscia che in ultima analisi blocca il diaframma e crea condizioni di incapacità ad espirare
creando un eccesso di anidride carbonica nei recettori che regolano la respirazione e creando
quella condizione ansiogena che genera il panico. E' come se qualcuno vi mettesse un cuscino
sul viso impedendovi di respirare. Le sensazioni fisiche sono le stesse di quelle dell'attacco
di panico. La soluzione a questo problema è relativamente semplice come sa chi è abituato
alle manipolazioni viscerali. Chiropratici, osteopati, riflessologi hanno quotidianamente
buoni risultati rimuovendo quella tensione che genera il "blocco diaframmatico". E
relativamente semplice, è anche la manovra manipolativa che allenta quelle tensioni
ripristinando uno stato di benessere quasi immediato.L'esperienza riportata dai pazienti è
nel recupero della capacità respiratoria.
Quando siamo venuti al mondo abbiamo dovuto aprirci e respirare con quel pianto
che generava emozioni di gioia intorno a noi. Se vogliamo rimanere a questo mondo nel modo
migliore dobbiamo riaprirci e respirare.
E' quindi il nostro corpo, come dicevo all'inizio, il linguaggio più vero
dell'espressione e della manifestazione della perfetta armonia fra il cervello emotivo, che dà
energia ed orientamento, e quello cognitivo, che organizza l'esecuzione pratica.
Esiste un rilevatore fisiologico e fisiognomico di questa armonia ed è il
sorriso. Un sorriso falso muove solo i muscoli zigomatici, quelli che facendo arretrare le
labbra scoprono i denti. Un sorriso vero coinvolge anche i muscoli intorno agli occhi, che
essendo involontari non si possono contrarre con il cervello cognitivo per cui si può dire
che gli occhi non mentono mai e sono, usando un luogo comune, lo specchio dell'anima ( limbica
ed emozionale ). Non posso quindi con la volontà sorridere. Non posso con la volontà gestire
le mie emozioni. Non dipende da me la durata della gioia o il momento della paura.
Paura, ansia e stress sono responsabili di disagio e di malessere che crea e
genera persone malate. C'è una nuova "medicina delle emozioni", naturale e dolce
che è in grado di ridare in breve tempo equilibrio somato-psichico e serenità.
E' un approccio semplice e naturale, ma diverso. E pensare in modo diverso può
essere rischioso però offre una grande opportunità, quella di appartenere ad una
"grande" minoranza.
Dott.Espedito De Leonardis
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