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Nell'ultimo
anno in Australia sono stati prescritti antidepressivi a migliaia di bambini al di sotto dei
dieci anni, tra cui 553 sotto i cinque anni, e 48 con meno di un anno d'età. La notizia è
stata pubblicata dal quotidiano “The Australian”, sulla base di statistiche del
Dipartimento della Salute mai rese note prima di oggi. I numeri sono in realtà maggiori,
perché i dati riguardano solo le prescrizioni a soggetti che godono di forme di rimborso da
parte del servizio sanitario nazionale. Ma quali possono essere le circostanze che inducono a
prescrivere questi farmaci a bambini così piccoli? "Nessuna che mi venga in mente",
risponde il portavoce del Royal Australian College of Physicians, che vorrebbe sapere chi e
perché fa queste prescrizioni, che giudica “inquietanti e inspiegabili”. Un medico
esperto di stati depressivi, Gordon Parker, afferma che “questi numeri sono al di là della
mia comprensione, è necessario che il Governo imponga ai medici l’obbligo di fornire una
giustificazione scritta quando prescrivono questi psicofarmaci a dei bambini, perché i
piccoli pazienti vengono esposti a gravi rischi come la tendenza al suicidio, mentre
l'efficacia di queste molecole non è dimostrata”.
L'Adverse Drug Reactions Advisory Committee mette in guardia i medici dal prescrivere gli
antidepressivi inibitori della ricaptazione della serotonina (SSRI), nessuno dei quali è
autorizzato per la cura della depressione in pazienti al di sotto dei 18 anni. Queste
informazioni sono riportate anche nei foglietti delle avvertenze dei singoli medicinali, ma la
prescrizione avviene comunque, perché i medici in realtà possono prescrivere i farmaci anche
per indicazioni terapeutiche e fasce d'età diverse da quelle contenute nell'autorizzazione
alla messa in commercio. L'antidepressivo più prescritto nell'ultimo anno ai minori
australiani è il Prozac, prodotto da Eli Lilly, con 7.833 ricette, 863 delle quali
riguardanti bambini al di sotto dei dieci anni. Molto gettonato anche l'Effexor XR, prodotto
da Wyeth, che registra 3.347 prescrizioni a ragazzi e bambini, otto dei quali avevano meno di
un anno, diciannove avevano tra i due e i tre anni, e quindici avevano cinque anni.
Commenta il Prof. Emilia Costa (Primario di Psicofarmacologia al Policlinico Umberto I° di
Roma): “La prima cosa che mi viene in mente per commentare questa notizia è che pratiche di
questo genere sono inaudite: stanno avvelenando bambini così piccoli, perché qualunque
clinico si sa benissimo che nei primi anni di vita l’apporto di sostanze psicoattive
modifica l’assetto del sistema nervoso centrale, in modo anche irreversibile. Questi medici
sono incoscienti e pericolosi” Interviene sulla situazione australiana anche Luca Poma,
giornalista e portavoce nazionale di “Giù le Mani dai Bambini”, il più rappresentativo
comitato italiano per la farmacovigilanza pediatrica (www.giulemanidaibambini.org):
“Il problema è che Stati Uniti, Canada ed Australia dettano la linea internazionale in
materia. Spero che il Governo australiano prenda provvedimenti seri: questi psicofarmaci non
sono autorizzati per l’età pediatrica, ma qualcuno li prescrive comunque ignorando ogni
cautela. A questi medici dovrebbe essere interdetta la professione”.
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