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Provocano
allucinazioni e alcuni possono creare danni epatici. Sono i farmaci per curare il disturbo da
iperattività e deficit di attenzione. Uno studio effettuato dai ricercatori della Food and
Drug Administration, l’Agenzia americana per il farmaco, ha rilevato che le molecole
usate per trattare la sindrome ADHD, ovvero il disturbo da iperattività e deficit di
attenzione, possono dare allucinazioni ai bambini. Alcuni hanno avuto la sensazione
allucinatoria di vermi, serpenti e altri animali striscianti sul loro corpo. Secondo i
risultati del progetto di screening "PRISMA" promosso dal ministero della Salute, in
Italia162.000 bambini sono potenzialmente destinatari di terapie a base di psicofarmaci utili
a trattare la sindrome da iperattività e da deficit di attenzione.
“Prima di
somministrare un farmaco – spiega Emilia Costa, titolare della prima Cattedra di Psichiatria
dell'Università di Roma
La Sapienza
– bisogna fare una diagnosi. Per curare un bambino affetto da ADHD occorre un progetto
terapeutico specifico e personalizzato che tenga conto del cervello in via di evoluzione
nell’infanzia e nell’adolescenza, e di tutti quei fattori che possono produrre alterazioni
anche irreversibili. In tutti i casi la diagnosi va formulata da uno psichiatra o da un
neuropsichiatria infantile con accertata esperienza sul campo e non certo come spesso avviene
da genitori o insegnanti”.
I
sintomi della malattia. Si
distraggono facilmente e sembra che abbiano altro in mente. Sono impulsivi, hanno difficoltà
a organizzare azioni complesse e si stancano subito. Sono bambini e potrebbero essere affetti
da ADHD, disturbo da iperattività e deficit di attenzione. Il loro comportamento si
rivede in ogni situazione: a scuola mentre seguono una lezione, a casa se fanno i compiti, in
un ambiente ludico, cioè quando giocano con i genitori e con i coetanei, se sono davanti alla
televisione o a tavola. Per modificare e ‘normalizzare’ il comportamento di alcuni
pazienti iperattivi e con deficit d’attenzione si utilizzano psicofarmaci.
“È
necessario ricordare – continua
la Costa
– che il nostro cervello è effetto e causa del divenire umano e che questo significa che la
cultura di oggi diventerà il patrimonio genetico dei bambini di domani, cioè che pensieri,
atteggiamenti e comportamenti di oggi vengono trasmessi alle future generazioni e se noi
influenziamo il cervello in evoluzione con sostanze o interventi inappropriati creiamo bambini
disturbati. Quindi chi ha potere decisionale in campo di Psicofarmacologia deve rendersi conto
che se sbaglia anziché favorire l’evoluzione favorisce l’involuzione”.
Lo studio della
FDA: attenzione
al rischio allucinazioni. Sono stati analizzati 49 studi clinici, che riguardano questi
prodotti farmaceutici, in uno studio pubblicato su Pediatrics
e diretto dal professor Andrew Mosholder. Secondo quanto riportato dall, l'FDA ha
analizzato il Ritalin della Novartis AG, il Focalin XR, i cerotti dermici Adderall XR e
Daytrana della Shire Plc, Concerta della Johnson & Johnson, Strattera della Eli Lilly e
Metadate CD della CoCelltech Pharmaceuticals Inc.
"Il numero
di casi di psicosi o mania nei trial clinici pediatrici era basso - ha tranquillizzato
Mosholder - ma comunque non trascurabile, abbiamo notato infatti la completa assenza di simili
eventi nel gruppo placebo di questi studi". Fatto sta che alcuni bambini avevano
allucinazioni.
Anche
danni epatici. Ancora una
volta è
la FDA
a lanciare l’allarme. Ha infatti emesso una comunicazione sui danni epatici (anche mortali)
che hanno riportato i piccoli in cura con la molecola atomoxetina (nome commerciale
Strattera). E così, ha emesso una comunicazione per i medici americani, sollecitandoli a
informare immediatamente le famiglie dei loro pazienti circa i rischi associati all’uso del
medicinale. Infine chiedevano “di contattare il proprio medico al primo sintomo di fatica,
perdita di appetito, nausea, vomito, prurito, urine scure, ittero della pelle, gonfiori
dell’area epatica o inspiegabili sintomi influenzali”. L’atomoxetina è stata approvata
nel 2002 come psicofarmaco per trattare i bambini iperattivi, distratti ed agitati e da pochi
mesi è in commercio anche in Italia.
L’FDA nella
sua comunicazione scrive che “mentre nella fase di pre-commercializzazione non erano stati
evidenziati segnali circa possibili danni gravi al fegato, i report successivi alla
commercializzazione hanno identificato nell’atomoxetina un elemento causante malattie
epatiche, anche gravi ed a volte mortali”.
Le
terapie possibili. L’alternativa
all’approccio farmacologico è quello psicoterapeutico. Un farmaco elimina il sintomo ma non
risolve il disturbo profondo, spesso causa della malattia. “Fermo restando che ogni storia
è a se e non possiamo generalizzare, il successo delle psicoterapie è noto in letteratura
scientifica, ma troppo spesso ignorato in terapia. Vengono utilizzati con una certa leggerezza
psicofarmaci e si crede che le terapie non farmacologiche non funzionino: il problema invece
è che sono state ‘snobbate’ per lungo tempo a favore di soluzioni dagli effetti più
immediati”.
Insomma se è
vero che il farmaco ha una sua dignità d’utilizzo, nei casi 'limite' in cui è appropriato
(cioè quando il bambino può fare del male sia a se stesso sia agli altri) va detto però -
sottolinea l’esperta - la psicoterapia modifica anch’essa realmente la struttura cerebrale
e influisce concretamente e positivamente sul comportamento, e tali miglioramenti sono
tangibili e misurabili. “Non comprendo quindi come si possa continuare ad ignorare questi
fatti – conclude Emilia Costa – prediligendo sempre l’approccio biologico, organicista e
farmacologico e declassando superficialmente la psicoterapia a ‘quattro chiacchere’ tra
terapeuta e paziente'
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