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Spesso
sentiamo parlare di effetto placebo. Etimologicamente il termine deriva dalla declinazione al
futuro del verbo latino placere=piacere che quindi significa piacerò. Per
curiosità dirò anche che il termine è tratto da un versetto di un salmo funebre
medioevale che recitava così: “placebo Domino in regione vivorum”, ovvero “Piacerò al
Signore nella terra dei vivi”.
Per placebo
si intende ogni sostanza innocua o qualsiasi altra terapia o provvedimento non farmacologico
(un consiglio, un conforto, un atto chirurgico) che, pur privo di efficacia terapeutica
specifica, sia deliberatamente somministrato alla persona facendole credere che sia un
trattamento necessario.
Per effetto
placebo si intende una serie di reazioni dell’organismo ad una terapia, non
derivanti dai principi attivi insiti dalla terapia stessa, ma dalle attese dell’individuo.
In altre parole, l’effetto placebo è una conseguenza del fatto che il paziente, specie se
favorevolmente condizionato dai benefici di un trattamento precedente, si aspetta o crede che
la terapia funzioni, indipendentemente dalla sua efficacia “specifica”.
L’effetto
placebo è stato studiato molto, molto meno noto è invece il micidiale effetto nocebo
Infatti
simmetricamente, un atto terapeutico che provochi un effetto negativo su di un sintomo o una
malattia indipendentemente dalla sua specifica efficacia viene chiamato nocebo
(il futuro del verbo latino nocere, letteralmente “nuocerò”).
Come
ha sottolineto Daniela Natali sul corriere della sera, pur essendo molto meno noto dell’
effetto placebo, quello nocebo gioca un ruolo importante nel nostro benessere.
E non
stiamo parlando di vaghi stati d’ animo, ma di parametri fisiologici misurabili in
laboratorio. Per esempio, i livelli di serotonina e di adrenalina, o quelli del cortisolo,
l’ ormone dello stress. Figuriamoci che cosa accade quando a suscitare le aspettative
negative sono le “suggestioni verbali”, ovvero le fosche previsioni, pronunciate da una
persona autorevole com’ è un medico. E far luce su questi meccanismi ci sono ora nuovi
studi, anche italiani. D’ altronde che le previsioni nere abbiano un potente effetto è noto
a qualsiasi medico frequenti, un reparto di oncologia. Circa il 60% dei pazienti che debbono
sottoporsi a chemioterapia iniziano a sentirsi male prima del trattamento. Qualche minuto,
qualche ora, ma perfino qualche giorno prima. E questo accade non solo a chi ha già provato
la nausea da chemio (e pensa: sono già stato male più volte, starò male anche ora), ma pure
a chi la nausea l’ ha sentita solo descrivere, come possibile sgradito effetto collaterale,
da un medico.
Le
parole di un medico incauto possono nuocere quindi gravemente alla salute, fino a condizionare
la riuscita di un intervento o l’evoluzione di una malattia.
Ancor
più pericoloso, ovviamente, può essere l’intervento sbagliato di uno psicologo, il quale
può causare nel paziente danni permanenti e difficilmente rimediabili.
Per
questo motivo, quando tengo corsi di formazione, metto spesso in guardia i giovani psichiatri
e psicologi medici ammonendoli così: ricordate che un errore di un chirurgo può finire sotto
terra, ma un vostro errore continuerà a girare con grande pena su questa terra per tutta la
vita.
Quando
scegliete un terapeuta fatelo con cura, preferite quelli che hanno esperienza, una formazione
specifica e possibilmente una solida base medica. Mettete inoltre in atto un ulteriore
criterio di scelta, soggettivo ma efficace, oltre al medico scegliete “la persona”.
Ricordate che ogni paziente ha lo psicoterapeuta che si merita (come ogni psicoterapeuta
ha i pazienti che si merita).
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