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LA
SOMMINISTRAZIONE
di un "placebo" al posto di un farmaco è
entrata nella pratica clinica. Lo ha accertato una ricerca, la prima di questo genere,
condotta da Rachel Sherman della Pritzker School of Medicine dell'università di Chicago e da
John Hickner, professore di medicina della famiglia del Chicago Medical Center della stessa
università. La ricerca è pubblicata sull'ultimo numero del Journal of General Internal
Medicine.
L'indagine si è basata su un questionario mandato a 466 medici internisti che lavorano alle
università di Chicago, dell'Illinois e alla Northwestern. Hanno rimandato il questionario
completo e valido per la raccolta dei dati la metà dei medici.
La somministrazione di un placebo (una pillola, una iniezione o uno sciroppo non contenenti
alcun principio farmacologico, n.d.r.) è stata giudicata una pratica medica "da proibire
assolutamente" solo dal 12 per cento degli internisti.
Tutti gli altri invece hanno dichiarato di usarlo nella pratica clinica. Tra questi, solo il 4
per cento informa il paziente che gli sta precrivendo un placebo. Nella maggior parte dei casi
(34%) invece viene presentato al paziente come "una sostanza che la potrebbe aiutare, ma
sicuramente priva di effetti collaterali". Il 19 per cento invece presenta il preparato
come "una medicina", il 9 per cento "una medicina senza effetti
particolari" mentre il 33 per cento dice, di fatto, la verità presentando il placebo
come "qualcosa che sicuramente le darà dei benefici anche se non sappiamo come e perchè
funziona".
Gli autori dell'indagine ricordano che nella letteratura bioetica la somministrazione di
placebo nella pratica clinica di tutti i giorni e non solo nella ricerca farmacologica è
molto controversa. Alcuni esperti sottolineano il contrasto col diritto del paziente ad
esprimere il consenso informato da parte del paziente, visto che nella maggior parte dei casi
non viene dichiarato esplicitamente che si tratta di un placebo. D'altra parte, il placebo è
in grado di mettere in moto quei meccanismi psicologici che alla fine determinano dei benefici
concreti proprio grazie al fatto che viene ritenuto un farmaco a tutti gli effetti da parte di
chi lo prende.
Altri bioetici invece fanno notare che l'effetto placebo è presente in numerosi altri
contesti terapeutici dove è difficilmente distinguibile dall'effetto farmacologico. Come il
rapporto che il medico riesce a stabilire col paziente e il modo in cui propone e descrive il
farmaco prescritto.
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