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A
scendere nel buio dei nostri garage e contarle una ad una verrebbe da pensare ad
un'Italia che ogni mattina si alza e spinge sui pedali: tra mountain bike e vecchie Graziella
nascoste lì nell'ombra di biciclette ce ne sono 29 milioni. Possibile che siano poco meno
delle automobili, che di milioni sono 35? Se invece di scendere in garage scendiamo per
strada, un mattino qualsiasi, una città qualsiasi, quell'immagine di un Paese curvo a
sbuffare sul manubrio si perde tra i fumi dei tubi di scappamento. Solo auto, di ciclisti
neanche l'ombra. Un mistero? No, semplicemente siamo un Paese di ciclisti della domenica. La
pedalata è uno svago del dì di festa ma quasi mai un trucco per coprire il tragitto
casa-lavoro risparmiando qualche euro e facendo un po' di esercizio.
Un'oretta
la domenica mattina, in famiglia sul lungomare
o nell'isola pedonale vicino a casa. Poi, dal lunedì al venerdì, tutti inscatolati nel
traffico a urlare per quel semaforo sempre rosso e quel parcheggio che non si trova mai. A
leggere le pagine dell'a-bici della mobilità, l'ultimo studio di Legambiente dedicato
all'argomento, c'è da perdere ogni speranza. Negli ultimi anni i chilometri di piste
ciclabili urbane sono più che raddoppiati: in tutta Italia erano mille nel 2000, sono
diventati 2.400 nel 2007. Certo, sempre poca cosa rispetto ai
1.500 chilometri
della sola Helsinki ma almeno la tendenza è positiva. In teoria. Nello stesso periodo la
percentuale degli spostamenti in bicicletta sul totale dei movimenti in città è rimasta
bloccata, come in un ingorgo all'ora di punta: era del 3,8 per cento nel 2000 e nel 2007 non
si è spostata di una virgola. In sette anni, oltre ai chilometri delle ciclabili, è
raddoppiato anche il prezzo della benzina.
Ma
per andare al lavoro nemmeno un italiano ha abbandonato
la macchina o lo scooter per darci dentro con i pedali. Siamo lontanissimi non solo da Paesi
favoriti dalle strade in pianura, come l'Olanda dove si muove in bici quasi una persona su
tre. Ma anche dalla media europea (pedala ogni giorno quasi uno su dieci) che invece non
dovrebbe essere un miraggio. Ecco, un miraggio. Sbaglia chi pensa che la bicicletta potrebbe
essere il mezzo di trasporto, buono per tutte le persone e per tutti gli usi. Chi è in là
con gli anni, chi deve accompagnare due figli a scuola, chi lavora dall'altra parte della città,
chi deve attraversare zone che a quell'ora sono camere a gas sa bene che le due ruote non sono
per tutti. Ma qualcosa in più di quel misero 3,8 per cento si potrebbe fare senza fatica. Uno
studio dell'Isfort — l'Istituto superiore di formazione e ricerca per i trasporti — dice
che la metà di chi usa la macchina in città percorre tragitti comodamente pedalabili: oltre
il 50 per cento degli automobilisti urbani si ferma sotto i
5 chilometri
fra andata e ritorno.
Su
queste distanze la bicicletta è la soluzione migliore:
per fare tre chilometri ad andatura tranquilla basta un quarto d'ora, compreso il tempo per
slegare e legare la bici. «Oltre alla mancanza di investimenti e ad anni di politiche tutte a
favore del trasporto su gomma — spiega Alberto Fiorillo, responsabile aree urbane di
Legambiente — sulla bicicletta pesa ancora un vecchio pregiudizio, quello di essere
considerata il mezzo di trasporto dei poveri. Per fortuna qualcosa sta cambiando». Sull'onda
di New York e Londra, i primi segnali sono arrivati da Milano, sempre veloce a capire dove
tira il vento della moda, dove a pedalare ogni giorno sono 7 su 100, il doppio rispetto a
dieci anni fa. Ma il problema non è solo sembrare sfigati o essere pigri. Chi in Italia vuole
andare al lavoro in bicicletta — se non vive in oasi delle due ruote come Parma o Ferrara
— si deve armare di buona volontà. È vero che le piste ciclabili sono in aumento ma siamo
sempre molto indietro. Torino, ad esempio, è tra le città italiane messe meglio con
13 metri
di ciclabile ogni 100 abitanti. Bene, ma nulla a che vedere con i
62 metri
pro capite di Vienna.
I
numeri, poi, non dicono tutto. Sono tante le ciclabili che restano deserte perché
semplicemente inutili, buttate lì per guadagnare qualche posto nelle classifiche ambientali
ma lontane dai tragitti quotidiani di chi vive in città. È un po' il caso di Roma dove la
ciclabile che corre lungo il Tevere è deserta, abbandonata e quando fa buio anche pericolosa.
A Copenaghen, dove al lavoro va in bici uno su tre, i chilometri di ciclabile sono 320. Ben
307, praticamente tutti, sono in realtà bande ciclabili, cioè porzioni delle strade
attraversate da auto e bus ma riservate a chi pedala. Strade normali, di quelle che si usano
per andare al lavoro o a scuola, e che non servono solo per una passeggiata prima del pranzo
della domenica. Come sempre, il vero problema sta nei soldi. Tra il 2002 e il
2006 l
'Italia ha investito 5 milioni di euro,
la Germania
pochi mesi fa ha deciso di spenderne
80 l
'anno, realizzando una rete ciclabile lungo le autostrade.
Anche
il bike sharing è rimasto solo uno spot. Le prime biciclette in affitto — quelle che si
trovano in centro, gratis oppure ad un prezzo simbolico — le abbiamo inventate noi, a
Ravenna nel 2000. Ma mentre l'Italia è rimasta ferma gli altri sono andati avanti: nella sola
Lione ce ne sono più che in tutta Italia. Cosa fare? Dall'analisi Legambiente passa ai
suggerimenti, con la formula del 30-30-30 da raggiungere entro il 2020. «Il primo obiettivo
— spiega Alberto Fiorillo — è che il 30 per cento delle corsie preferenziali sia
protetta, cioè senza la possibilità di invasione da parte degli altri mezzi. Dovrebbero poi
diventare più larghe in modo da consentire il passaggio anche alle bici». Un po' come a
Copenaghen e a Parigi. Gli altri due obiettivi sono l'estensione delle zone a traffico
limitato e con il limite di velocità a 30 chilometri: non solo nei centri storici e nelle
zone residenziali ma anche a raggiera verso la periferia, creando corridoi che rendano
conveniente pedalare anche sui tragitti lunghi. Il tutto con l'obiettivo di arrivare, entro il
2020, ad un 30 per cento di «mobilità dolce», cioè a basso impatto ambientale. Grazie a
quelli che rinunciano alla macchina. E magari ogni mattina si alzano sui pedali.
Lorenzo
Salvia
09 novembre 2008
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