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Condanne
miti in India per la nube tossica che nell´´84 uccise 20 mila persone
Solo
duemila dollari di multa e 2 anni di carcere per i dirigenti della Union Carbide BANGKOK -
Duemila dollari di multa e due anni di carcere che i responsabili non sconteranno. Così è
stata punita da una Corte indiana dopo 26 anni di proteste, sit-in, marce sofferte di
centinaia di chilometri, la più grave tragedia dell´industria moderna, la nube tossica di
Bhopal. Contro i sette imputati che dirigevano lo stabilimento di pesticidi esploso nell´84,
i giudici hanno contestato solo una "criminale negligenza umana", condannandoli al
massimo della pena prevista dal codice per questo reato.
Quel
3 dicembre tremila e cinquecento persone morirono in una sola notte soffocate, avvelenate o
accecate dalla enorme nube di isocianato di metile fuoriuscita dagli stabilimenti della Union
Carbide e trasportata dal vento in molti sobborghi attorno alla fabbrica, costruita in una
delle aree più popolose della capitale del Madhya Pradesh. Altri ventimila uomini, donne e
bambini moriranno nelle settimane e mesi successivi, mentre un numero incalcolabile vive
ancora con le gravissime conseguenze dirette e indirette dell´esposizione al veleno.
Ma
al processo, celebrato a così grande distanza di tempo con una sentenza che molti hanno
giudicato estremamente mite, non c´era il principale indiziato, Warren Anderson. L´ex capo
della potente multinazionale Union Carbide non è mai stato estradato dagli Stati Uniti, e il
governo indiano – che ha impiegato 19 anni per richiedere la sua consegna – non ha mai
insistito per averlo al processo dopo il diniego di Washington.
Eppure
fu Anderson, oggi 90enne, a voler impiantare gli stabilimenti chimici del più pericoloso
erbicida allora in commercio quasi al centro della città, in un´area abitata da povera gente
stipata in case miserabili di cemento e fango. Disse che i suoi impianti non erano più nocivi
di una fabbrica di cioccolatini, e tagliò senza remore i costi della manutenzione e della
sicurezza dopo il calo di produzione per la crisi delle vendite. Priva di controlli adeguati,
la caldaia delle reazioni chimiche si surriscaldò al punto che il metallo protettivo non poté
più contenere il gas.
Da
allora le vittime e i loro familiari hanno iniziato una battaglia quasi quotidiana per
ottenere giustizia e risarcimenti, ma senza mai ottenere che le briciole dell´una e degli
altri. Tra i condannati di ieri ci sono solo i vecchi dirigenti operativi a medio-alto
livello, subito rilasciati dietro cauzione di meno di 500 euro. A rendere ancora più amara la
sentenza per le vittime, si aggiunge il fatto che uno di loro, Keshub Mahindra, iniziò subito
dopo la tragedia una carriera fulminante di magnate dell´industria, fino a creare il più
grande impero di veicoli industriali e trattori dell´India, Mahindra & Mahindra.
Oggi
a decine di migliaia convivono con malformazioni genetiche, ma le compensazioni sono rimaste
sempre pari a meno di un centesimo delle cifre richieste.
La Daw Chemicals
che nel 2001 rilevò
la Union Carbide
, si è sempre rifiutata di ereditare i debiti legali della società, e ancora opera
liberamente in India con numerose consociate. Uno dei brevetti di produzione dei pesticidi
dello stabilimento di Bhopal è stato anche venduto a una società del Gujarat e rende ancora
proventi cospicui. In parte si dice finiscano nelle tasche del ricco pensionato Warren
Anderson, nascosto in una villa degli States sotto la evidente protezione del suo governo.
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