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"Bhopal, sentenza beffa per la strage"  
  Solo duemila dollari di multa e 2 anni di carcere per i dirigenti della Union Carbide BANGKOK - Duemila 
dollari di multa e due anni di carcere che i responsabili non sconteranno. 

tratto dal sito
http://www.dirittiglobali.it del 8 giugno 2010 a firma di Raimondo Bultrini - La Repubblica

Condanne miti in India per la nube tossica che nell´´84 uccise 20 mila persone

Solo duemila dollari di multa e 2 anni di carcere per i dirigenti della Union Carbide BANGKOK - Duemila dollari di multa e due anni di carcere che i responsabili non sconteranno. Così è stata punita da una Corte indiana dopo 26 anni di proteste, sit-in, marce sofferte di centinaia di chilometri, la più grave tragedia dell´industria moderna, la nube tossica di Bhopal. Contro i sette imputati che dirigevano lo stabilimento di pesticidi esploso nell´84, i giudici hanno contestato solo una "criminale negligenza umana", condannandoli al massimo della pena prevista dal codice per questo reato.

Quel 3 dicembre tremila e cinquecento persone morirono in una sola notte soffocate, avvelenate o accecate dalla enorme nube di isocianato di metile fuoriuscita dagli stabilimenti della Union Carbide e trasportata dal vento in molti sobborghi attorno alla fabbrica, costruita in una delle aree più popolose della capitale del Madhya Pradesh. Altri ventimila uomini, donne e bambini moriranno nelle settimane e mesi successivi, mentre un numero incalcolabile vive ancora con le gravissime conseguenze dirette e indirette dell´esposizione al veleno.

Ma al processo, celebrato a così grande distanza di tempo con una sentenza che molti hanno giudicato estremamente mite, non c´era il principale indiziato, Warren Anderson. L´ex capo della potente multinazionale Union Carbide non è mai stato estradato dagli Stati Uniti, e il governo indiano – che ha impiegato 19 anni per richiedere la sua consegna – non ha mai insistito per averlo al processo dopo il diniego di Washington.

Eppure fu Anderson, oggi 90enne, a voler impiantare gli stabilimenti chimici del più pericoloso erbicida allora in commercio quasi al centro della città, in un´area abitata da povera gente stipata in case miserabili di cemento e fango. Disse che i suoi impianti non erano più nocivi di una fabbrica di cioccolatini, e tagliò senza remore i costi della manutenzione e della sicurezza dopo il calo di produzione per la crisi delle vendite. Priva di controlli adeguati, la caldaia delle reazioni chimiche si surriscaldò al punto che il metallo protettivo non poté più contenere il gas.

Da allora le vittime e i loro familiari hanno iniziato una battaglia quasi quotidiana per ottenere giustizia e risarcimenti, ma senza mai ottenere che le briciole dell´una e degli altri. Tra i condannati di ieri ci sono solo i vecchi dirigenti operativi a medio-alto livello, subito rilasciati dietro cauzione di meno di 500 euro. A rendere ancora più amara la sentenza per le vittime, si aggiunge il fatto che uno di loro, Keshub Mahindra, iniziò subito dopo la tragedia una carriera fulminante di magnate dell´industria, fino a creare il più grande impero di veicoli industriali e trattori dell´India, Mahindra & Mahindra.

Oggi a decine di migliaia convivono con malformazioni genetiche, ma le compensazioni sono rimaste sempre pari a meno di un centesimo delle cifre richieste. La Daw Chemicals che nel 2001 rilevò la Union Carbide , si è sempre rifiutata di ereditare i debiti legali della società, e ancora opera liberamente in India con numerose consociate. Uno dei brevetti di produzione dei pesticidi dello stabilimento di Bhopal è stato anche venduto a una società del Gujarat e rende ancora proventi cospicui. In parte si dice finiscano nelle tasche del ricco pensionato Warren Anderson, nascosto in una villa degli States sotto la evidente protezione del suo governo.