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"Pet-therapy Coccole & Cura"
Anche in Italia le metodiche di cura per mezzo di animali da compagnia trovano i primi riconoscimenti ufficiali. 
Un'inchiesta dell'università di Bologna rivela come vengono praticate nel "pubblico"

tratto dall'inserto "Salute" della Repubblica del 25 gennaio 2007 a firma di Mariapaola Salmi

È stato un cammino di anni, lungo e difficile. Ora però la Pet Therapy , che in senso letterale significa "cura con l'animale da compagnia", anche nel nostro paese sembra fare piccoli passi in avanti. A dimostrarlo, l'istituzione in Emilia Romagna di un Centro di referenza universitario e regionale per le attività e terapie assistite con gli animali (Ataa) e l'avvio, nella medesima regione, del primo censimento sulle iniziative terapeutiche e di sostegno che si avvalgono degli animali.
Impegnata nel non facile compito, la Facoltà di medicina veterinaria dell'Università di Bologna, in collaborazione con il Dipartimento di biologia cellulare e neuroscienze comportamentali dell'Istituto Superiore di Sanità. Stefano Cinotti, ordinario di clinica medica veterinaria e membro della sezione IV al Consiglio Superiore di Sanità, spiega il futuro del progetto, portato avanti con il contributo della Fondazione CarisBo: "L'importanza della Pet Therapy è nota, tuttavia in Italia il lavoro si basa su tanta passione e ancora poca scientificità. Numerose le iniziative sorte ovunque negli ultimi anni: alcune utili, altre meno. Conoscere le strutture coinvolte, il profilo degli operatori, il percorso formativo degli animali e la tipologia degli utenti ci aiuterà a inquadrare la realtà regionale in previsione di un censimento sul territorio nazionale".
I primi risultati dell'indagine disegnano uno spaccato incoraggiante: operatori con titoli, certificati e qualifiche rilasciate da Siua, Aiuca e Delta Society; bambini, giovani adulti e anziani la popolazione trattata; cani, provenienti da canili e allevamenti amatoriali, educati e addestrati. Numerose le patologie: tra esse, sindrome di iperattività, deficit di apprendimento, Down, disturbi del linguaggio di vario grado fino all'handicap fisico e motorio, al disagio psichico, all'autismo, alla demenza senile precoce e all'Alzheimer. La Pet Therapy è entrata ovunque: ospedali, scuole di vario grado, centri residenziali, case-famiglia. L'impressione, ascoltando i tanti veterinari, educatori, medici, psicologi e insegnanti che da tempo se ne occupano, è che le iniziative siano tante un po' ovunque, ma che a mancares sia una legge nazionale che la ufficializzi, - quella proposta nel 2001, poi trasformata in Decreto legislativo dal ministro Sirchia, intenzionato a fare della Pet Therapy una attività rigorosa e scientifica, giace in Parlamento. Intanto, un esempio positivo arriva dal Veneto che con la legge 3 del 2005 finanzia, promuove e forma operatori e ricerche per la Pet Therapy.
Manca poi la professionalità. "Oggi è di moda la relazione con l'animale, "tanto male non fa", ma anche questa", dice Marcello Galimberti, presidente dell'Associazione italiana uso cani d'assistenza, "è un'illusione perché le buone intenzioni non danno sempre buoni risultati. La Pet Therapy si basa sulle emozioni che la persona vive nel relazionarsi con l'animale".
Infine non c'è ancora un linguaggio univoco e una collaborazione tra quanti si occupano di Pet Therapy. "Intanto non dovremmo più parlare di "utilizzazione" dell'animale, termine che cela una chiara strumentalizzazione. Il cane, il gatto, il cavallo sono soggetti di relazione", afferma lo zooantropologo Roberto Marchesini, "in quanto tali, qualunque sia la modalità delle attività (affettiva-emozionale, stimolante, ludica), gli animali condividono la reciprocità della relazione con l'uomo". Altro problema i ruoli e le competenze delle figure professionali coinvolte. Insomma la strada è ancora lunga.

In ospedale una "fattoria"

UNICA a Roma, la fattoria degli animali "guaritori" dell'ospedale San Carlo di Nancy. Tanti ospiti: cani e gatti, conigli e caprette, pecore, canarini, pony, una tartaruga. L'esperienza, voluta da Davide Moscato, direttore del Centro cefalee infantili, comincia a dare buone evidenze. Pazienti con mal di testa associato ad ansia e depressione hanno dimezzato il consumo di farmaci, la frequenza degli attacchi è diminuita del 35%, la loro durata del 40 dopo solo 15 sedute. "Carezzare e prendersi cura d'un animale fa bene, allenta tensioni e libera emozioni" dice Moscato, "ma non basta, bisogna scegliere l'animale adatto, disporre di supporto medico e psicologico adeguati".

Mammiferi e non solo
Quale scegliere

Cane
Il primo animale a cui pensiamo quando si parla di Pet Therapy è, naturalmente, il cane. Socievole, affettuoso, intelligente, curioso, addestrabile e con un forte senso di appartenenza, l'amico per eccellenza dell'uomo si lascia toccare e carezzare, offre un senso di protezione, quindi è la creatura ideale per instaurare un rapporto di comunicazione anche non verbale. Il cane non riconosce la disabilità, ma è capace di interagire con il paziente qualunque sia il grado di invalidità. Sono privilegiati i Golden, i Labrador, i Beagle e in generale le razze o i meticci col muso allungato che presentano, secondo diverse ricerche, una dedizione e un attaccamento maggiore rispetto a quelle col muso schiacciato. Il cane può essere impiegato in qualità di cane "sociale", cane di servizio, cane per non udenti e non vedenti, cane "allertatore" (seizure alert dog), cane da ParAgility. E' essenziale che il cane venga lasciato agire liberamente sotto l'occhio vigile del conduttore.

Gatto Il gatto è meno diffuso nelle attività di Pet Therapy, tuttavia la sua innata riservatezza, gli occhi magnetici, il portamento sinuoso, il corpo morbido e caldo, le fusa, la possibilità di saltare sulle ginocchia e sulle spalle, lo rendono un animale molto appagante. Al gatto piace essere accarezzato, questo permette al paziente di instaurare un'attività di petting rassicurante.

Cavallo Il cavallo è il protagonista assoluto della riabilitazione e rieducazione motoria. Attraverso il contatto corporeo e i movimenti dell'animale, il paziente acquista il controllo e la fiducia in sé. L'ippoterapia inoltre riattiva e migliora tutto il corpo, rinforza la muscolatura, favorisce la postura, la coordinazione e la scioltezza dei movimenti, l'equilibrio e rilassa gli arti.

Conigli, criceti e cavie Sono piccoli, facili da gestire e da tenere in grembo. Si lasciano accarezzare, sono iperattivi e curiosi.

Pesci I pesci costituiscono un importante stimolo visivo. Hanno effetti ansiolitici e antidepressivi perché infondono tranquillità. Sono adatti agli anziani, ai detenuti, molte scuole hanno adottato acquari per tranquillizzare i bambini.

Uccelli Rispetto al cane e al gatto, non comportano un eccessivo coinvolgimento e attaccamento, le loro dimensioni evocano il rispetto. Il canto, il volo, il modo di cibarsi e di fare il bagno stimolano il buonumore, l'allegria e la serenità.

Asini L'onoterapia, tanto diffusa in Francia e Gran Bretagna, comincia a diffondersi anche da noi, famoso il Centro dell'associazione Sinergie-Asinomania a Sulmona. Animali intelligenti, pazienti, curiosi e fedeli, gli asini sono anche morbidi e molto docili.

Delfini La carica vitale, l'allegria, la giocosità e la socievolezza di questi mammiferi li rendono molto adatti a stimolare l'attenzione, l'affettività e il linguaggio. I maggiori successi si hanno nella cura dell'autismo, della depressione e in molte malattie neurologiche e genetiche.