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È stato un cammino
di anni, lungo e difficile. Ora però
la Pet Therapy
, che in senso letterale significa "cura con l'animale da compagnia", anche nel
nostro paese sembra fare piccoli passi in avanti. A dimostrarlo, l'istituzione in Emilia
Romagna di un Centro di referenza universitario e regionale per le attività e terapie
assistite con gli animali (Ataa) e l'avvio, nella medesima regione, del primo censimento sulle
iniziative terapeutiche e di sostegno che si avvalgono degli animali.
Impegnata nel non facile compito,
la Facoltà
di medicina veterinaria dell'Università di Bologna, in collaborazione con il Dipartimento di
biologia cellulare e neuroscienze comportamentali dell'Istituto Superiore di Sanità. Stefano
Cinotti, ordinario di clinica medica veterinaria e membro della sezione IV al Consiglio
Superiore di Sanità, spiega il futuro del progetto, portato avanti con il contributo della
Fondazione CarisBo: "L'importanza della Pet Therapy è nota, tuttavia in Italia il lavoro
si basa su tanta passione e ancora poca scientificità. Numerose le iniziative sorte ovunque
negli ultimi anni: alcune utili, altre meno. Conoscere le strutture coinvolte, il profilo
degli operatori, il percorso formativo degli animali e la tipologia degli utenti ci aiuterà a
inquadrare la realtà regionale in previsione di un censimento sul territorio nazionale".
I primi risultati dell'indagine disegnano uno spaccato incoraggiante: operatori con titoli,
certificati e qualifiche rilasciate da Siua, Aiuca e Delta Society; bambini, giovani adulti e
anziani la popolazione trattata; cani, provenienti da canili e allevamenti amatoriali, educati
e addestrati. Numerose le patologie: tra esse, sindrome di iperattività, deficit di
apprendimento, Down, disturbi del linguaggio di vario grado fino all'handicap fisico e
motorio, al disagio psichico, all'autismo, alla demenza senile precoce e all'Alzheimer.
La Pet Therapy
è entrata ovunque: ospedali, scuole di vario grado, centri residenziali, case-famiglia.
L'impressione, ascoltando i tanti veterinari, educatori, medici, psicologi e insegnanti che da
tempo se ne occupano, è che le iniziative siano tante un po' ovunque, ma che a mancares sia
una legge nazionale che la ufficializzi, - quella proposta nel 2001, poi trasformata in
Decreto legislativo dal ministro Sirchia, intenzionato a fare della Pet Therapy una attività
rigorosa e scientifica, giace in Parlamento. Intanto, un esempio positivo arriva dal Veneto
che con la legge 3 del 2005 finanzia, promuove e forma operatori e ricerche per
la Pet Therapy.
Manca poi la professionalità. "Oggi è di moda la relazione con l'animale, "tanto
male non fa", ma anche questa", dice Marcello Galimberti, presidente
dell'Associazione italiana uso cani d'assistenza, "è un'illusione perché le buone
intenzioni non danno sempre buoni risultati.
La Pet Therapy
si basa sulle emozioni che la persona vive nel relazionarsi con l'animale".
Infine non c'è ancora un linguaggio univoco e una collaborazione tra quanti si occupano di
Pet Therapy. "Intanto non dovremmo più parlare di "utilizzazione"
dell'animale, termine che cela una chiara strumentalizzazione. Il cane, il gatto, il cavallo
sono soggetti di relazione", afferma lo zooantropologo Roberto Marchesini, "in
quanto tali, qualunque sia la modalità delle attività (affettiva-emozionale, stimolante,
ludica), gli animali condividono la reciprocità della relazione con l'uomo". Altro
problema i ruoli e le competenze delle figure professionali coinvolte. Insomma la strada è
ancora lunga.
In ospedale una
"fattoria"
UNICA a Roma, la fattoria degli
animali "guaritori" dell'ospedale San Carlo di Nancy. Tanti ospiti: cani e gatti,
conigli e caprette, pecore, canarini, pony, una tartaruga. L'esperienza, voluta da Davide
Moscato, direttore del Centro cefalee infantili, comincia a dare buone evidenze. Pazienti con
mal di testa associato ad ansia e depressione hanno dimezzato il consumo di farmaci, la
frequenza degli attacchi è diminuita del 35%, la loro durata del 40 dopo solo 15 sedute.
"Carezzare e prendersi cura d'un animale fa bene, allenta tensioni e libera
emozioni" dice Moscato, "ma non basta, bisogna scegliere l'animale adatto, disporre
di supporto medico e psicologico adeguati".
Mammiferi
e non solo
Quale scegliere
Cane Il primo animale a cui pensiamo quando si parla di Pet Therapy è, naturalmente,
il cane. Socievole, affettuoso, intelligente, curioso, addestrabile e con un forte senso di
appartenenza, l'amico per eccellenza dell'uomo si lascia toccare e carezzare, offre un senso
di protezione, quindi è la creatura ideale per instaurare un rapporto di comunicazione anche
non verbale. Il cane non riconosce la disabilità, ma è capace di interagire con il paziente
qualunque sia il grado di invalidità. Sono privilegiati i Golden, i Labrador, i Beagle e in
generale le razze o i meticci col muso allungato che presentano, secondo diverse ricerche, una
dedizione e un attaccamento maggiore rispetto a quelle col muso schiacciato. Il cane può
essere impiegato in qualità di cane "sociale", cane di servizio, cane per non
udenti e non vedenti, cane "allertatore" (seizure alert dog), cane da ParAgility. E'
essenziale che il cane venga lasciato agire liberamente sotto l'occhio vigile del conduttore.
Gatto Il gatto è meno diffuso nelle attività di Pet Therapy, tuttavia la sua
innata riservatezza, gli occhi magnetici, il portamento sinuoso, il corpo morbido e caldo, le
fusa, la possibilità di saltare sulle ginocchia e sulle spalle, lo rendono un animale molto
appagante. Al gatto piace essere accarezzato, questo permette al paziente di instaurare
un'attività di petting rassicurante.
Cavallo Il cavallo è il protagonista assoluto della riabilitazione e
rieducazione motoria. Attraverso il contatto corporeo e i movimenti dell'animale, il paziente
acquista il controllo e la fiducia in sé. L'ippoterapia inoltre riattiva e migliora tutto il
corpo, rinforza la muscolatura, favorisce la postura, la coordinazione e la scioltezza dei
movimenti, l'equilibrio e rilassa gli arti.
Conigli, criceti e cavie Sono piccoli, facili da gestire e da tenere in grembo.
Si lasciano accarezzare, sono iperattivi e curiosi.
Pesci I pesci costituiscono un importante stimolo visivo. Hanno effetti
ansiolitici e antidepressivi perché infondono tranquillità. Sono adatti agli anziani, ai
detenuti, molte scuole hanno adottato acquari per tranquillizzare i bambini.
Uccelli Rispetto al cane e al gatto, non comportano un eccessivo coinvolgimento
e attaccamento, le loro dimensioni evocano il rispetto. Il canto, il volo, il modo di cibarsi
e di fare il bagno stimolano il buonumore, l'allegria e la serenità.
Asini L'onoterapia, tanto diffusa in Francia e Gran Bretagna, comincia a
diffondersi anche da noi, famoso il Centro dell'associazione Sinergie-Asinomania a Sulmona.
Animali intelligenti, pazienti, curiosi e fedeli, gli asini sono anche morbidi e molto docili.
Delfini La carica vitale, l'allegria, la giocosità e la socievolezza di questi
mammiferi li rendono molto adatti a stimolare l'attenzione, l'affettività e il linguaggio. I
maggiori successi si hanno nella cura dell'autismo, della depressione e in molte malattie
neurologiche e genetiche.
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