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Legambiente presenta il rapporto annuale sui residui chimici nell'ortofrutta
E' ancora la frutta la regina dei fitofarmaci, più "inquinata" rispetto alle
verdure.
Rimane ancora alta al 47,4% la percentuale di campioni di frutta
contaminati da uno o più residui, mentre continua a risultare meno problematica la verdura
analizzata di cui risulta contaminata il 15,4%. Ad aumentare, in modo significativo e
correlatamene all'aumento del numero dei controlli, è invece la contaminazione dei prodotti
derivati, tra i quali olio e vino, di cui ben il 18,3% contiene uno o più principi attivi.
Sono questi i risultati di Pesticidi nel piatto 2008, il dossier di Legambiente sulla presenza
di residui chimici nell'ortofrutta, realizzato sulla base dei dati forniti dai laboratori
pubblici provinciali e regionali relativi alle analisi condotte nel corso del 2007.
A presentarlo, questa mattina a Terra Futura, la mostra convegno alla Fortezza da Basso di
Firenze, il direttore generale di Legambiente Rossella Muroni, Francesco Panella, presidente
UNAAPI (Unione nazionale associazioni apicoltori italiani), Fausto Ferruzza, direttore di
Legambiente Toscana, Michele Mazzetti e Roberto Gori, rispettivamente responsabile e direttore
tecnico Arpat Toscana.
In generale, la percentuale dei campioni irregolari di prodotti ortofrutticoli (cioè fuori
legge per superamento dei limiti di concentrazione di residuo chimico o per uso di pesticidi
non autorizzati) registra un lievissimo miglioramento, con l'1% dei campioni irregolari contro
l'1,3 dello scorso anno, mentre sale leggermente la percentuale di campioni con uno o più
residui passando al 28% dal 27,2 del 2007.
Un risultato che testimonia sicuramente una maggiore attenzione da parte degli operatori
agricoli nell'uso sempre più attento della chimica nel campo, alla salubrità dei cibi e alle
richieste dei consumatori, sempre più favorevoli ai prodotti provenienti da un'agricoltura di
qualità.
Tra i casi eclatanti, anche quest'anno come nel 2007, le mele che ormai sembrano rappresentare
più il frutto della strega di Biancaneve che il famoso stratagemma per stare in salute e
togliersi il medico di torno: solo il 38,8% è ancora esente da pesticidi, mentre il 26% dei
campioni analizzati presenta un principio attivo, il 34,1% contiene più di un residuo e
addirittura l'1,1% risulta irregolare.
Altri frutti poco "naturali" sembrano essere gli agrumi: su 746 campioni analizzati
14 risultano irregolari (1,9%), 386 regolari senza residuo (51,7%), 219 regolari con un
residuo (29,4%) e ben 127 (pari al 17%) contaminati da più di un residuo. Oltre l'81,6% delle
verdure analizzate risulta, invece, regolare e privo di residui chimici, il 18% presenta uno o
più residui e lo 0,3% è proprio irregolare.
Un segnale preoccupante arriva, invece, dalle analisi dei prodotti derivati, in cui si è
registrato un aumento dei casi di contaminazione, particolarmente nei campioni di vino e olio.
Un dato particolarmente significativo se si pensa che tra questi compaiono proprio quei
prodotti tipici del made in Italy e alcuni tra gli alimenti preferiti dai bambini come succhi
di frutta e omogeneizzati. Nel dettaglio, i campioni di prodotti ortofrutticoli e derivati
analizzati nel corso del 2008 dai laboratori pubblici provinciali o regionali sono 10.048 con
una diminuzione delle analisi effettuate pari al 4,2 % rispetto all'anno precedente.
Anche nel 2008, risulta molto vario il comportamento dei diversi laboratori rispetto al numero
di analisi effettuate e ai principi attivi ricercati, con il Molise che si conferma
"Maglia Nera" nazionale per non aver saputo ancora fornire i dati richiesti.
"Il costante anche se lento miglioramento dei dati - ha dichiarato Rossella Muroni,
direttore generale di Legambiente - conferma la validità delle battaglie a favore di
un'agricoltura di qualità, il più possibile sana, stagionale e legata al territorio.
Pur aumentando le evidenze scientifiche della gravità dei pesticidi sulla salute umana e
ambientale non si è ancora provveduto a cambiare una legislazione ferma da trent'anni che non
prevede ancora un limite alla somma di più residui nello stesso alimento, ignorando il
principio di precauzione.
Continuano ad essere tollerate, infatti, concentrazioni singolarmente consentite di più
principi attivi su uno stesso prodotto, con potenziali sinergie anche tra sostanze che, come
il procimidone, il vinclozolin o il captano, l'Epa - l'americana Environmental protection
agency - ha da tempo classificato come possibili o probabili cancerogeni". Va
sottolineato, infatti, che la normativa vigente non considera ancora la questione del
multiresiduo: la presenza contemporanea, entro i limiti di legge, di più principi attivi su
uno stesso prodotto.
Così si continuano a registrare "campioni da record", prodotti considerati in
regola ma che presentano contemporaneamente numerose concentrazioni di residui di fitofarmaci
diversi, i cui effetti sulla salute e sull'ambiente andrebbero adeguatamente verificati. Ad
aggiudicarsi il record quest'anno è un campione d'uva bianca proveniente dalla Sicilia che
contiene ben 9 residui di pesticidi. 6 residui sono stati rilevati su un campione di uva nera
siciliana e su 11 campioni di agrumi provenienti dalla Spagna e dalla Calabria analizzati nel
Lazio.
Numerosi campioni di pere con oltre 5 principi attivi sono stati, poi, segnalati dall'Emilia
Romagna, mentre una banana con 6 residui è stata segnalata dalla Lombardia, che registra
anche una mela Golden con 5 principi attivi e due campioni di uva italiana con 6 e 5 residui.
Pesche contaminate da 5 diversi pesticidi sono state segnalate dai laboratori della Sardegna,
mentre ancora dalla Sicilia vengono registrati casi eclatanti di pomodorini a grappolo di
produzione locale con 8 e 7 residui contemporaneamente. Tra i derivati, invece, i campioni
decisamente fuorilegge sono 6 (3 oli di oliva in Puglia,
2 in
Lombardia e un vino sempre analizzato in Puglia), su 1.917 prodotti.
L'attenzione al tema della chimica in agricoltura deve rimanere alta e sollecitare la ricerca
di nuovi e meno impattanti metodi di produzione. Va segnalato infatti, che anche quest'anno -
e in misura ben più evidente e preoccupante del passato - si sono verificate le morie delle
api e gli spopolamenti degli apiari in corrispondenza delle semine effettuate con semi
conciati e con la dispersione di molecole neonicotinoidi nei campi.
A lanciare l'allarme sono state ancora una volta Legambiente e Unione nazionale associazioni
apicoltori italiani che insieme hanno rivolto un appello al Governo per la sospensione
immediata degli insetticidi killer, e per l'aggiornamento delle procedure di autorizzazione
che tengano in ben altro conto l'impatto ambientale delle nuove e potentissime molecole
tossiche persistenti nell'ambiente.
"
La Francia
- ha dichiarato Francesco Panella - da molti anni ha sospeso l'uso di queste molecole su tutte
le colture visitate dalle api e dagli altri insetti impollinatori.
Qualche giorno fa è stata la volta della Germania. In Italia invece nonostante i ripetuti
allarmi e le denunce di apicoltori e ambientalisti rischiamo che con la prossima semina si
riproponga lo stesso disastro. Bisogna sospendere d'urgenza, sulla base del principio di
precauzione, le autorizzazioni d'uso dei preparati a base di clothianidin, thiamethoxam,
fipronil e imidacloprid e rivedere le procedure per una seria, trasparente valutazione
pubblica dell'impatto ambientale dei prodotti chimici usati in agricoltura".
Tornando al rapporto, nel complesso, le analisi condotte sui prodotti derivanti da agricoltura
biologica sono ancora molto esigue. Il totale dei campioni bio analizzati in Italia è
inferiore a 400 prodotti, un dato molto scarso se paragonato agli oltre 10.048 campioni di
agricoltura tradizionale. I dati relativi a queste analisi hanno perciò scarso valore
statistico, soprattutto se si considera che 10 regioni su 15 fanno controlli su meno di 15
campioni.
I principi attivi più spesso riscontrati - sia nei campioni irregolari che in quelli regolari
- sono Chlorpirifos, Procimidone, Captano, Carbofuran, Cyprodinil, Diclofluanide, Dimetoato,
Ditiocarbammati, Endosulfan, Fenitrotion, Imazalil, Malathion, Metalaxil, Tiabendazolo.
Legambiente
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