"Pesci scuoiati vivi, lo svela un'indagine
dell'MFA"
per essere scuoiati, smembrati, soffocati, decapitati. Tutto questo avviene mentre sono ancora
vivi e coscienti.
tratto http://www.promiseland.it
del 24 gennaio
2011 a firma
di Tamara Mastroiaco
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Da un’indagine condotta sotto copertura della MFA (Mercy for Animals) in uno stabilimento
di macellazione di pesce gatto situato a Mesquite, in Texas, emerge una realtà
raccapricciante. I pesci stipati in secchi e cestini vengono messi sul tavolo da lavoro per
essere scuoiati, smembrati, soffocati, decapitati. Tutto questo avviene mentre sono ancora
vivi e coscienti. Dal
video Skinned
alive girato con telecamere
nascoste in uno degli allevamenti di acquacoltura di pesce gatto, nonché stabilimento di
macellazione di Mesquite in Texas (produttore leader di pesci gatto), emerge una realtà
agghiacciante e sconvolgente. Il
video rivela nei suoi due interminabili minuti: -
che i lavoratori dello stabilimento scuoiano vivi i pesci tirandogli via la pelle con una
pinza; -
che i pesci vivi stipati nei secchi o in cesti boccheggiano per mancanza di ossigeno; -
che i pesci scuoiati si dibattono ansimando sul tavolo da lavoro; -
che i pesci vengono smembrati, fatti a pezzi e decapitati ancora vivi. Le
varie operazioni avvengono senza stordimento quindi i pesci sono totalmente coscienti perché
non esiste alcuna normativa che li tuteli. I pesci, infatti, vengono uccisi con modalità
cruente o per soffocamento. Il Dallas Country District Attorney’s Office si è rifiutato di
denunciare lo stabilimento per crudeltà verso gli animali perché, purtroppo, non esistendo
una regolamentazione in Texas, non vi è abuso o violazione. Dopo
aver esaminato il video, il Dott. Jonathan Balcombe (comportamentalista animale, scienziato,
scrittore e attivista per gli animali) ha condannato duramente lo stabilimento, affermando che
“trattare i pesci come se fossero cose inanimate è estremamente crudele ed eticamente
ripugnante”. Anche un veterinario statunitense che si è prestato alla visione del video,
Lee Schrader, concorda pienamente con il Dott. Balcombe e aggiunge che “rimuovere la pelle
ai pesci mentre sono ancora vivi e reattivi è atroce e disumano”. Anche
i pesci provano dolore e possono soffrire più o meno quanto i mammiferiOramai è risaputo che
anche i pesci provano dolore e possono soffrire più o meno quanto i mammiferi; a dimostrarlo
sono stati scienziati di fama mondiale. Nel
suo ultimo libro Pleasurable Kingdom: Animals and the Nature of Feeling Good il Dott. Balcombe
sostiene che “ai pesci non vengono riconosciute, ingiustamente, parole come ‘sentimento’,
‘dolore’, ‘sofferenza’ solo perché la loro mimica facciale è inesistente. Testare la
sensibilità di una specie basandosi solamente sull’espressione facciale è assolutamente
sbagliato. Ci sono vertebrati appartenenti alla famiglia dei mammiferi marini come i delfini e
le balene che nonostante siano privi di mimica facciale sono considerati tra gli esseri
viventi più intelligenti e senzienti”. La
scienza ha ampiamente dimostrato che i pesci provano dolore e possono soffrire anche se non
possono urlare e non emettono versi di alcun tipo. Il biologo marino Michael Fine afferma che
i pesci gridano! Noi non siamo in grado di recepire i loro suoni di dolore e sofferenza quando
vengono intrappolati, inseguiti, presi da un amo e uccisi. Per questo crediamo che nei pesci
non vi sia sofferenza perché non udiamo i loro suoni! Sempre
il Dott. Balcombe, invece, analizzando una ricerca condotta dalla Royal Society, la principale
associazione scientifica britannica afferma: “Quando nella labbra delle trote sono state
iniettate sostanze nocive, le stesse hanno manifestato comportamenti insoliti; movimenti
dondolanti, molto simili ai movimenti osservabili nei vertebrati più evoluti come i
mammiferi, quando sono sottoposti a situazioni di forte stress. Le trote, alle quali è stato
inoculato l’acido acetico, hanno assunto comportamenti inconsueti come sfregare le labbra
sulla ghiaia o contro le pareti del proprio acquario; subito dopo, i ricercatori hanno
somministrato alle stesse trote degli inibitori del dolore e hanno notato subito che le trote
si sono calmate e i comportamenti anomali per la loro specie si sono significativamente
ridotti”. Come
rivela Quindi
quando i ricercatori tendevano il filo entrava in azione questo comportamento e le carpe
perdevano quasi tutto il gas presente all’interno della loro vescica. Allentando di nuovo il
filo, le carpe cadevano nel fondo dell’acquario senza controllo (a causa dello stress e
della paura provata, le carpe avevano espulso la maggior parte della miscela gassosa contenuta
nella vescica e quindi non riuscivano più a regolare la loro profondità di immersione).
Successivamente, i ricercatori constatarono che aggiungendo all’acqua i feromoni (sostanze
chimiche rilasciate da organismi in situazione di pericolo), le carpe perdevano nuovamente il
controllo dello spitgas. Nonostante
questi esperimenti siano condannabili dal punto di vista etico, essi dimostrano a ogni modo
che i pesci provano paura e dolore. Cosa
possiamo fare per aiutare i pesci ed evitare loro terribili sofferenze? -
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sostenere -
Eliminare dalla propria dieta il consumo di pesce; ci sono molte persone che sostengono di
essere vegetariane pur consumando questo alimento e non ci si può definire tali, se si mangia
il pesce! È pur sempre carne! -
Non andare a pesca, ovviamente! di Tamara Mastroiaco - 24 Gennaio 2011 Fonte: www.ilcambiamento.it News
Inserita da Daria Mazzali Redazione
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