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E’ un qualsiasi giorno di Primavera di un anno molto lontano – fra il 1978
ed il 1981 – quando attraverso il parcheggio, a Savona, per salire sulla mia auto: il vento
è ancora fresco ma già s’avverte, inarrestabile, la bella stagione in arrivo.
La giornata è così luminosa che obbliga a strizzare gli occhi per non farsi abbagliare –
chissà dove sono finiti gli occhiali da sole… – e quasi non li vedo arrivare. Sono oramai
di fronte e non me ne sono accorto: concludo che mi sono comportato proprio da pessimo
samurai.
Sono un ragazzo ed una ragazza sulla ventina o poco più, con un mazzo di fogli in mano. Senza
chiedermi chi sono, nemmeno come mi chiamo né presentarsi mi spiattellano la richiesta: «Vuole
mettere una firma per l’Unione Europea?»
Li osservo meglio; sono vestiti in modo sobrio ma con capi eleganti: lui ha i capelli corti e
la faccina da bravo ragazzo, mentre lei ha i capelli biondi, sciolti, che il vento un po’
scompiglia. Entrambi hanno un’aria “acqua e sapone” o, se preferite, un po’ naif.
Mi chiedo da dove siano saltati fuori, perché vadano in giro a chiedere firme per una cosa di
là da venire – all’epoca, esisteva solo
la CEE
,
la Comunità Economica
Europea – insomma, tutto ha un che di strano…
Forzo un po’ la vista perché sono controluce ed osservo che, alle loro spalle, c’è
“Palazzo Nervi”, dove ha sede
la Provincia. Ecco
, probabilmente, da dove sono usciti: vanno a caccia di “polli” proprio nel cortile di
casa.
Chissà se sono i figli di qualche assessore, mandati a soddisfare la voglia d’assomigliare
a cotanto papà fra la gente del parcheggio, a raccogliere firme per qualcosa che,
all’epoca, non interessava nessuno. Firme che sarebbero finite nell’archivio, alla voce
“Sostegno della popolazione alla delibera n°…approvata il…la quale appoggia le
richieste per…nei confronti della nascente Unione Europea…eccetera…”
Se fosse stata l’una li avrei liquidati con due parole oppure avrei scarabocchiato la mia
firma, giusto per togliermeli di torno, ma è solo la mezza, e dunque gli spaghetti del pranzo
sono ancora lontani. Così, argomento, chiedo.
La prima domanda è ovvia: perché dovrei apporre la mia firma per la nascente Unione Europea?
Cadono dalle nuvole: evidentemente, non solo hanno ascoltato una sola campana, ma la stessa
campana li ha assordati. Balbettano «Ma…perché è giusto…» si vede che sono giovani
implumi, mandati in avanscoperta in un luogo neutro come un parcheggio, tanto per far credere
loro che quella è la politica, la democrazia: andare fra la gente, parlare, spiegare…
Sono di una decina d’anni più vecchio, e già so quel che loro non sanno: la vera politica
– nel senso dell’intreccio fra voti ed affari – si fa poche decine di metri alle loro
spalle, nel cubico fabbricato di vetro ed acciaio.
Il giovane, però, continua: «L’Unione Europea sarà la casa di tutti gli europei, una
nazione senza più confini ad ingabbiarci, con pari diritti e doveri ovunque…»
C’è del vero in quanto afferma, ma mi permetto di fargli ascoltare l’altra campana: «E
quando l’Unione Europea sarà una sola nazione, come si comporterà con il resto del
Pianeta?» Tacciono, allora mi sento autorizzato a continuare.
«Perché, per quel che mi consta, è appena terminata una sanguinosissima guerra – sentito
parlare del Vietnam? – e nessuno, qui, ha avuto niente da ridire perché Aviano fosse lo
scalo principe per il rifornimento delle truppe americane.»
Il ragazzo m’interrompe: «Ma questo avviene proprio perché non siamo uniti…»
«E quando saremo uniti» ribatto «come ci comporteremo con il Terzo Mondo? Al posto di
francesi, belgi, portoghesi, spagnoli, inglesi…in Congo, Rhodesia, Mozambico, Angola,
Ciad…manderemo le truppe europee?»
«Ma no…» tenta di ribattere, ma la partita è persa. Li saluto e mi allontano, verso un
piatto di spaghetti al pomodoro.
Quanto fa incazzare essere facili profeti, quanto se ne farebbe a meno.
Quei due giovani sono rimasti impressi nella mia mente perché, più volte, gli accadimenti
m’hanno portato inesorabilmente a ricordarli: Baghdad 1991, Bosnia 1995, Kosovo 1999,
Afghanistan 2001, Iraq (con qualche distinguo) 2003…ed oggi si sente parlare di “terrore
islamico” per imbonire la popolazione e condurla verso una improbabile scenario iraniano.
Che, confermo, non prevedo assolutamente.
In effetti, avevo solo parzialmente ragione in quella breve discussione perché, prima del
1980, non potevo assolutamente prevedere che l’UE sarebbe diventata lo spauracchio, la vera
nemica delle popolazioni europee.
Non potevo, d’altro canto, già sapere che nel 1989 tutto il blocco dell’Est sarebbe
crollato, lasciando la macchina capitalista correre indisturbata nel Pianeta, fino alle
avventure militari per il petrolio ed il controllo delle aree “sensibili”.
Ma come ha fatto, l’UE, a fotterci così bene?
In quel “procedere” sulla strada della “parificazione” normativa fra i vari Stati, non
ricordo un solo episodio dove le nostre libertà siano aumentate o siano state maggiormente
garantite dall’UE. E, quando l’UE lo ha platonicamente fatto (vedi il caso di Europa7), i
governi se ne sono altamente fregati.
Basta invece una semplice “nota” di Bruxelles che toglie qualcosa (si pensi alla pensione
a 65 anni per le donne) per far garrire di gioia ministri ed imprenditori: lo chiede
l’Europa! Sulle prime fanno la faccia contrita ed allargano le braccia ma, appena possono
voltarsi, sghignazzano e si danno pacche sulle spalle: «L’hanno bevuta…»
Il resto è storia degli ultimi tempi, con una Costituzione mai varata perché liberticida, un
Trattato di Lisbona scritto in modo “volutamente complicato per renderlo quasi
incomprensibile” (sono ammissioni di uno dei suoi redattori, Giuliano Amato) che consegna
nelle mani di persone mai elette (la penosa Commissione Europea) un potere immenso.
Sul livello di questa commissione sarebbe meglio soprassedere, perché sono stati addirittura
costretti a fare un esame preliminare di “cultura generale” – del tipo “Qual è la
capitale della Lituania? Risposte: Vilnius, Antananarivo, Londra. Barrare quella giusta – e
la commissaria bulgara Rumyana Zheleva non ce l’ha fatta [1].
Quando, poi, hanno nominato la baronessa inglese Ashton [2] “Alto commissario per la politica estera”, siamo
rimasti un po’ basiti, allorché la nobildonna ha ammesso – che ha sì tanta buona volontà
– ma che no, di politica estera non ne capisce una mazza. Almeno un 5/6? No, pare proprio un
4.
Abbiamo osservato questo circo Barnum della politica europea avanzare, nominare un tipetto
come Blair responsabile per
la Pace
in Medio Oriente – che è come incaricare Moggi per la scelta degli arbitri – oppure un
trombato in mille elezioni come Tajani ai Trasporti prima ed all’Industria poi. A nostro
modesto avviso, l’hanno mandato là perché iniziavano a credere che portasse sfiga.
Insomma, fino ad oggi questa pletora di sfigati che manco conoscono le capitali, confondono la
geopolitica con i balli al Rotary e producono infine una quantità di carta impressionate –
ci si potrebbe tappezzare San Pietro – si sono accontentati di scaldare, a suon di milioni,
delle sedie pagate da noi.
Chissà che fine avranno fatto quei due ragazzi? Saranno riusciti a percorrere tutta la
“filiera” della politica? Avranno lucidato abbastanza sedie e poltrone prima d’occuparle [3]? Infine, saranno stati costretti a sottoporsi ad un
trapianto di lingua? Ah, saperlo…
Oggi, però, qualcosa è cambiato: meno male, direte voi, e invece no.
Si cambia sempre in peggio: questa è la legge europea. Già tutte le restrizioni per la guida
sull’alcool m’avevano fatto girare i cosiddetti: ma come, per colpa degli idioti che vanno
in giro strafatti di coca e di Rum, devo stare attento se bevo una birra? Oggi, però, siamo
giunti al peggio: signori prego, da questa parte, si scende un altro scalino.
Quando ho letto che mi toccavano la patata, m’è salito il sangue alla testa: prendetevi
pure tutto, ma la patata no!
La patata è una delle poche certezze della vita: anche nei momenti di peggior disperazione,
una patatina aiuta sempre, tutti lo sanno.
Ebbene, quel mascalzone portoghese che comanda il plotone chenonsamancolecapitali ha deciso
che saranno coltivate in Europa le patate Amflora [4], puro OGM, per “soli usi industriali”.
Va beh, direte voi, ci faranno amido, poi zucchero, infine alcool per autotrazione…e invece
no: l’amido sarà immesso nei mangimi per animali. Per non lasciare sola la patatina, hanno
deciso di “approvare” anche tre qualità di mais OGM, che saranno solo importate e non
coltivate in Europa. Tre pannocchie per una patatina: però…
Piccolo particolare della patata Amflora: contiene un gene che interferisce, forse annulla –
ma lo sapranno per certo? E solo quello? – l’azione degli antibiotici (uno? tre? quanti?).
Non fa nulla: s’à da provà.
Ovviamente, com’è ovvio che sia e come tutti siamo certi che sarà, ogni Stato potrà
decidere liberamente, poiché Barrito Barroso ha concluso con una chicca: “quel
provvedimento, fa parte di una riflessione sulla politica degli OGM.”
Ora, mi scusi signor Barrito ma, se questa è la nuova logica europea, perché mettiamo in
galera chi violenta una donna in un androne? Non stava anch’egli “riflettendo” sulla
sessualità trasgressiva? E chi fucila? Riflette sulla pena di morte?
Confessiamo, fra un barrito e l’altro, di non riuscire a seguirla: generalmente, la
riflessione precede l’azione. In modo più popolare, usa dire: accendere il cervello prima
di parlare. Ah, già, non sanno manco le capitali…
L’azienda che userà quei prodotti (e chi li coltiverà in Europa? Boh…) è la nota BASF
– Badische Anilin und Soda Fabrik – uno
dei marchi “storici” della chimica tedesca, credo il più antico (senza
la BASF
,
la Seconda Guerra
Mondiale sarebbe durata la metà).
L’amido OGM, però, sarà usato per i mangimi che nutriranno gli animali. Domanda: quegli
animali, li mangeranno i soli dipendenti BASF o tutti i tedeschi? O, peggio, prima o dopo
tutti gli europei? E il pop corn fatto con quel mais, in quali supermercati sarà distribuito?
Solo allo spaccio aziendale BASF?
Le norme saranno severe! Come no, abbiamo appena scoperto che un nostro senatore è stato
eletto timbrando ventimila schede bianche in una notte: farete così anche per le bolle
d’accompagnamento delle merci? Su quei trasporti, manderete Tajani a sorvegliare? Siamo a
posto.
Ma, se da Bruxelles giungono barriti di guerra, il mondo scientifico – nonostante abbia
ancora le mutande sporche per la “mucca pazza” – emette qualche guaito: “non si
possono mettere dei limiti alla scienza.”
Oh, certo: andava ben ai tempi di Galileo, oramai questa risposta sa tanto di merce avariata.
Bisognerà allora ricordare che, quando avvennero le prime morti per il morbo della mucca
pazza, erano decenni che in Gran Bretagna nutrivano gli animali con gli scarti di
macellazione, triturati e sterilizzati nei mangimi.
I medici, i veterinari, i biologi inglesi avevano previsto che un umile pione – poco di più
che un ammasso di proteine – passasse indenne nella catena alimentare per giungere, infine,
all’uomo?
Chi ebbe il compito di studiare la prassi – diciamo solo assai bizzarra – di nutrire degli
erbivori con della carne? Nessuno fu preso dal dubbio che, proprio perché erbivori, non
avessero i necessari enzimi per demolirla? E che, di conseguenza, gli agenti patogeni
sarebbero “passati” indisturbati?
Già, ma la resa in semplici termini di peso – la trasformazione dei vegetali in carne –
non supera il 5-10%: invece, con il “miracolo” di nutrirli con la ciccia, s’andava oltre
il 20%. Miracolo! Non assomiglia un poco alla truffa dei subprime?
La patata Amflora è stata dichiarata “innocua” (con qualche “mal di pancia”) dalle
autorità competenti (guarda a caso a Parma, dove sorge il centro europeo che ha questo
compito), e quindi potremo mangiare gli animali nutriti con quei mangimi: per ora solo sotto
forma di wurstel, per le chips c’è tempo. Domanda: chi mette una firma sotto quel
documento, qualora fra decenni dovessimo conteggiare dei morti causati dalla patata
transgenica? Dove sarà, all’epoca, quel tizio? Vivo? In pensione? Vecchietto rinfanciullito?
A pagare saranno soltanto gli eventuali morti: nessun altro, lo sappiamo bene.
La scienza non è certo democratica, non lo può essere per struttura, e allora bisognerà che
qualcuno si prenda la briga di controllare quel che fanno gli scienziati: per chi non lo
avesse capito, quel controllo c’è già oggi, solo che l’hanno in mano le banche e le
lobby finanziarie.
Altrimenti, come spiegare che un commissario all’Ambiente contrario alla patata OGM – il
greco Stavros Dimas – sia stato sostituito con il, evidentemente, più “morbido” maltese
John Dalli?
A questo punto, chi ha smesso di credere alla Fata Turchina avrà compreso quali sono i
termini dell’accordo: qualcuno farà soldi a palate, i politici riceveranno la loro parte
sotto varie forme (soldi, patatine, ecc) ed a patirne le eventuali conseguenze saremo noi.
Ci restano due punti da affrontare, e non li eluderemo: le responsabilità politiche (compresa
la nostra, eventuale, voce) ed il problema di qualche scienziato che non vuole limiti.
Partiamo dai secondi.
Nessuno vuole censurare la scienza, ma viviamo in un piccolo pianeta con moltissimi guai:
dobbiamo esser certi che la scienza fornisca mezzi per migliorare le condizioni di questo
inquinato e disastrato pianeta, non per peggiorarlo. Se gli scienziati non sono in grado di
fornire questa certezza, altri dovranno controllare quel che faranno: persone non a libro paga
delle banche, per capirci.
Un mezzo c’è, almeno per la catena biologica: eseguire delle ricerche sotto Natura, non
sopra di essa. Impossibile?
Negli scorsi decenni, un forte impulso alla produzione di cereali fu dato dalle ricerche che
condussero – solo tramite incroci, quindi “sotto”
la Natura
– ad un rafforzamento degli steli: prima, enormi quantità di cereali si perdevano per
l’allettamento, causato dal vento. Questo è un esempio di come si possa migliorare la resa
agricola senza nessun rischio.
E le coltivazioni di primizie in quota (lo fanno in Alto Adige), dove i parassiti non trovano
condizioni ambientali per attaccare le piante?
C’è molta letteratura che riguarda lo studio delle simbiosi fra i vegetali, le cosiddette
simbiosi “vantaggiose” per entrambe le specie. Queste ricerche, però, languono: che dite,
Monsanto & Co c’entreranno qualcosa? E le banche che “lavorano” con l’industria
dei pesticidi?
C’è poi, soprattutto in Occidente, la pessima abitudine alimentare di mangiare quantità
smodate di carne: nessuno dei carnivori che conosciamo ha un intestino lungo come il nostro.
Tigri e leoni, in rapporto alla loro altezza, hanno un intestino lungo la metà del nostro,
per espellere più in fretta le tossine. Quante malattie della nostra epoca sono dovute
all’eccesso di proteine?
Essere vegetariani è una buona scelta per chi se la sente ma, anche esserlo parzialmente (la
vera dieta mediterranea), contribuirebbe molto alla salvezza degli equilibri per il nostro
pianeta. Il quale, se qualcuno non se ne fosse accorto, sta correndo sul filo del rasoio della
penuria alimentare (follia dei biocarburanti compresa).
Non si tratta, quindi, d’imporre limiti alla scienza, bensì d’affermare il primato della
politica, poiché in democrazia è chi è stato eletto al governo della polis a doversi
assumere queste responsabilità.
Ovviamente, quando immaginiamo una polis ordinata, non ci riferiamo al nostro tempo.
La classe politica italiana, all’unisono, ha reagito contro la decisione
europea…ma…l’Italia fa parte dell’UE? Ecco i pessimi frutti delle Costituzioni non
vagliate dalle popolazioni, dei trattati imposti dalla nuova nobiltà, come nei secoli bui.
Oggi, assatanati dalla prossima campagna elettorale, timorosi di perdere lo 0,1% dei consensi,
ne potremmo trovare uno solo che si pronuncia a favore degli OGM? Ma va là…
Passerà un po’ di tempo, giungerà l’Estate ed andremo in vacanza (chi può…): chi non
potrà, si concederà almeno qualche passeggiata serale in più e qualche TG di meno. E,
quello, sarà il momento.
Non sarà necessario strombazzarlo ai quattro venti, imbastire polemiche: sarà sufficiente
inserire un miserrimo comma in uno dei tanti decreti “milleproroghe” mediante i quali –
di proroga in proroga – governano senza mai approvare nulla, in barba alla Costituzione, che
prevede il Decreto Legge solo per le procedure d’urgenza (art. 77).
Perché lo faranno?
Poiché, mentre s’acclamano l’un l’altro per la loro contrarietà agli OGM, sono tutti
convinti che ogni mezzo per incrementare il sacro PIL sia da utilizzare: gli scienziati? Mi
dispiace per loro: sono soltanto dei timbracarte, gente che deve firmare di tutto per avere la
vita facile. Non firmi? Ricercatore precario a vita.
In fin dei conti, OGM, “mucca pazza” e subprime sono ingredienti della stessa, mefitica
pozione: credere che si possano ingannare impunemente le leggi dell’economia (oikos
nomos, “norme per la casa”) e quelle della Natura.
Le seconde, ahimé, sono le più “toste”.
Se ingannare sul fronte economico può causare povertà e perdita di diritti, attentare alle
leggi della Natura come apprendisti stregoni può far di peggio, molto peggio: nessuno di loro
può, oggi, mettere una firma per assicurare che fra vent’anni non ci sarà la replica della
“mucca pazza”. “Antibiotico pazzo 2, la vendetta”.
Eppure, strombazzano, strepitano, s’inalberano e truffano, mentre i banchieri riempiono loro
le tasche di soldi, pagati con la nostra salute.
Cosa ci resta da fare?
Ciascuno, ovviamente, pensa con la propria testa ed agisce di conseguenza: già questo lo pone
un gradino sopra Barrito Barroso il quale, mentre la fa, “riflette” se doveva proprio
farla. Poveri i suoi calzoni.
L’unico modo che abbiamo, oggi, per far comprendere la nostra contrarietà a questa
politica, a questo malaffare è non correre più dietro alle loro pernacchie. Smetterla di
seguirli in TV, smetterla di votarli.
Si dirà che andranno avanti ugualmente: per certo.
In un Paese come l’Italia, però, tutto si basa sul fatto che la gente, tutto sommato,
accetti questo disgusto – rigorosamente bipartisan – e che lo consideri veniale: di
conseguenza, che si rechi alle urne, magari anche per votare il più “dissenziente” dei
partiti. Il quale, alla prima occasione di mettere le mani sul malloppo, sostituirà il
“dis” con un “con”.
Ciò che ci chiedono con il voto non è più una scelta fra diverse posizioni od idee: è
semplicemente la conferma della nostra servitù al loro sistema di potere.
Qualcuno si chiederà perché non nascano nuove formazioni politiche, più vicine al
“sentire” di molte persone: fin quando l’80% degli italiani li voterà, si sentiranno
tranquilli e sicuri. Proviamo ad immaginare una partecipazione al voto che scenda al 60%: un
assenteismo consapevole del 20-30% inizierebbe a spaventarli. Perché?
Poiché questo branco d’acchiappatopi comincerebbe a temere che, una nuova forza politica,
potrebbe di colpo raccogliere un bottino consistente ed entrare in Parlamento con lo strascico
rosso. Di conseguenza inizierebbero, come sono abituati a fare, a dilaniarsi fra di loro come
le iene quando c’è carestia, perché un nemico silenzioso li attenderebbe al varco e
metterebbe in dubbio il pasto di domani.
D’altro canto, dobbiamo ricordare a noi stessi che, prima d’intraprendere qualsiasi nuovo
cammino, bisogna sgombrare le macerie, che non sarà facile: potremmo avere ancora anni di
berlusconismo, anche senza Berlusconi.
Perciò, fate come credete, ma pensateci bene prima di metter mano alla tessera elettorale. E
pensateci anche quando direte: mangia la bistecchina, Gigino, mangiala, è buona…
Carlo Bertani
Fonte: http://carlobertani.blogspot.com
Link: http://carlobertani.blogspot.com/2010/03/de-rerum-natura-europea.html
3.02.2010
[1] Vedi: http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/12380/1/43/
[2] Vedi: http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=29090
[3] Per chi amasse approfondire la genesi della classe politica italiana: http://carlobertani.blogspot.com/2008/01/storia-di-lucidatori-di-sedie.html
[4] Fonte: http://www.repubblica.it/ambiente/2010/03/02/news/ogm-2479142/
Articolo liberamente riproducibile nella sua interezza, ovvia la citazione della fonte.
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