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GENOVA - La denuncia è pesantissima. «Arriva congelato e trattato con
tripolifosfato, additivo chimico indispensabile per mantenere compatte le carni. Viene pescato
in uno dei fiumi più inquinati del mondo, il delta del Mekong. Ma ha un prezzo ridicolo e
quindi è diventato, in pochissimo tempo, il pesce preferito nelle mense scolastiche e
aziendali». Il pangasio finisce sotto accusa e a portarcelo è un' autorità: il patron di
Slow Food, Carlo Petrini. «Intendiamoci, non dico che sia velenoso, su questo si devono
esprimere gli analisti e noi possiamo soltanto chiedere controlli molto accurati - spiega il
guru della buona tavola, alla presentazione di Slow Fish, che si svolgerà a Genova, dal 17 al
20 aprile - Dico che ha qualità nutrizionali molto scarse e che, essendo commercializzato in
filetti attraenti viene spesso spacciato, in maniera fraudolenta, per cernia o sogliola». Sarà
proprio il pangasio vietnamita - con la sua alternativa nostrana, l' acciuga italiana - il
protagonista del principale confronto a "Pensa che mensa", uno dei momenti di
dibattito della quattro giorni genovese.
Già al Salone del Gusto 2008 Slow Food aveva realizzato una decina di confronti per far
discutere esperti e operatori del settore sui temi più scottanti riguardanti il cibo nella
ristorazione collettiva. «Per circa il 40 per cento della popolazione italiana almeno un
pasto al giorno, per un totale di venti milioni di cittadini, si fa fuori casa, in gran parte
all' interno di strutture di ristorazione collettiva - spiega Petrini - Non dovrebbe essere un
delitto di lesa maestà domandarsi cosa finisce in quei piatti e perché». Petrini una
risposta ce l' ha: sono i profitti. All' arrivo in Italia un chilo di filetto di pangasio
congelato costa meno di un euro al chilo «ma l' acciuga, che ha proprietà qualitative molto
più alte, potrebbe essere un' alternativa più che valida». Del resto, che la situazione sia
grave, lo dimostrano sia l' omologazione dell' offerta che l' illegalità diffusa. Se le
specie di animali acquatici commestibili che vivono nel Mediterraneo sono 266, poco più del
dieci per cento si trovano con una certa regolarità sui banchi delle pescherie. Ma secondo
uno studio di Nature tra le 29 specie che peschiamo con maggior frequenza ben dieci si sono
ridotte a meno del 10 per cento rispetto a mezzo secolo fa. «Non diversificare l' offerta -
ammonisce Petrini - significa stressare enormemente alcuni stock ittici, pregiudicando gli
ecosistemi e la biodiversità di mari e fiumi». Per non parlare della mancata rispondenza tra
il pesce che acquistiamo e la sua vera origine.
Secondo i dati della Guardia costiera italiana, il mancato rispetto delle norme sulle
etichette rappresenta il 55,9 per cento del totale delle violazioni accertate (nel 2007 per
questa infrazione sono state elevate 342 multe sulle 612 totali). Seguono il mancato rispetto
delle norme igienico-sanitarie (31,9%) e delle taglie minime (12,9%). Alla manifestazione Slow
Fish (che è organizzato in collaborazione con
la Regione Liguria
) verrà introdotta un' importante novità: il personal shopper. Un esperto accompagnerà i
visitatori tra i banchi della grande fiera, consigliando ricette e tipologie poco conosciute
ma buonissime in cucina. È già possibile "prenotarlo", attraverso il sito della
manifestazione. Nel Mediterraneo LE SPECIE Nel Mediterraneo esistono 266 specie di animali
acquatici commestibili IN PESCHERIA Solo trenta specie ittiche si trovano con regolarità sui
banchi delle pescherie
LA RIDUZIONE Delle
specie più pescate, dieci si sono ridotte a meno del 10% in 50 anni -
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