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"A chi fa male l'omeopatia?"  
Il numero di persone che si curano con la medicina principe delle terapie olistiche aumenta di anno in anno. 
Eppure, ogni tanto esce qualche giornale (stavolta The Lancet) a smentire che funzioni. Perchè?

tratto da
www.lifegate.it del 03 dicembre 2007

Scrive The Lancet: "Sulle sperimentazioni in omeopatia esistono cinque importanti meta-analisi. Hanno tutte un unico risultato: escludendo le sperimentazioni inadeguate dal punto di vista metodologico e considerando il bias di pubblicazione, l’omeopatia non ha prodotto alcun beneficio significativamente superiore al placebo".
- The Lancet / 17 nov 2007 / vol 370 / pagg 1 672 a 1 673 ; pagg. 1 677 a 1 680

Ecco invece le testuali conclusioni principali delle meta-analisi.

"Il livello di prova degli studi clinici è positivo ma insufficiente per trarre conclusioni definitive"
- Kleijnen J, Knipschild P, ter Riet G. Clinical trials of homoeopathy. BMJ 1991; 302: 316–23

"Per le 17 comparazioni, per ogni metodo utilizzato, il risultato è un valore di p ben inferiore a 0,001. Questo vuol dire che, almeno per uno studio, l’ipotesi nulla (assenza di effetti dell’omeopatia) deve essere rifiutata… Secondo ogni probabilità, il numero di risultati significativi non è dovuto al solo caso"
- Boissel JP, Cucherat M, Haugh M, Gauthier E. Critical literature review on the effectiveness of homoeopathy: overview of data from homoeopathic medicine trials. Brussels, Belgium: Homoeopathic Medicine Research Group. Report to the European Commission. 1996: 195–210

"I risultati degli studi randomizzati considerati indicano che l’omeopatia individualizzata ha un effetto superiore al placebo"
- Linde K, Melchart D. Randomized controlled trials of individualized homeopathy: a state-of-the-art review. J Alter Complement Med 1998;4: 371–88 : 

"Ci sono prove che i trattamenti omeopatici sono più efficaci del placebo"
- Cucherat M, Haugh MC, Gooch M, Boissel JP. Evidence of clinical efficacy of homeopathy: a meta-analysis of clinical trials. Eur J Clin Pharmacol 2000; 56: 27–33

"21 (19%) degli studi sull’omeopatia e 9 (8%) studi sulla medicina convenzionale sono stati di qualità superiore. La maggioranza degli odds ratios hanno segnalato un effetto benefico dell’intervento. L’eterogeneità dei risultati è stata meno pronunciata per l’omeopatia che per la medicina convenzionale. E’ poco probabile che questa differenza possa essere attribuita al caso"
 - Shang A, Huwiler-Müntener K, Nartey L, et al. Are the clinical effects ofhomoeopathy placebo effects? Comparative study of placebo-controlledtrials of homoeopathy and allopathy. Lancet 2005; 366: 726–32

"I risultati della nostra meta-analisi sono incompatibili con l’ipotesi che gli effetti clinici dell’omeopatia sono completamente dovuti ad un effetto placebo"
-
Linde K, Clausius N, Ramirez G, et al. Are the clinical effects of homoeopathy placebo effects? A meta-analysis of placebo-controlled trials. Lancet 1997; 350: 834–43

Contrariamente a quello che afferma The Lancet, le conclusioni principali delle 6 meta-analisi pubblicate ad oggi evidenziano tutte l’efficacia dei trattamenti omeopatici.

Silvia Nencioni
Direttore scientifico Boiron

Pubblicato il 24-09-2007

10 PILLOLE DI OMEOPATIA. COS'E', COME FUNZIONA

Cos’è.
È una medicina che utilizza farmaci in dosi infinitesimali con l'obiettivo di rinforzare l'organismo e permettergli di reagire.

Cosa significa “omeopatia”.
Dal greco omoios, simile, e pathos, malattia: esprime chiaramente una delle concezioni fondamentali di questa pratica medica: “curare il simile con il simile”.
 
"La legge dei simili".
"Similia similibus curentur", i simili si curino con i simili. Secondo questo principio, noto già dai tempi di Ippocrate, una sostanza che a certi dosaggi è in grado di provocare presso soggetti sani la comparsa di sintomi, è anche in grado di farli regredire se viene prescritta a dosi infinitesimali.

La storia.
Nasce ufficialmente agli inizi dell’800, per opera del medico tedesco Christian Friedrich Samuel Hahnemann (1755 - 1843).

L’obiettivo.
Curare il malato e non la malattia, secondo il principio dell'individualità che considera ogni paziente nella sua unicità e lo osserva nella sua complessità di sintomi, segni, costituzione, ereditarietà, affetti, traumi, alimentazione, e tutto ciò che interagisce con la sua vita.

La malattia secondo l’omeopatia.
Il concetto è estremamente diverso da quello della medicina tradizionale. L'instaurarsi di una patologia viene interpretato come il risultato di un attacco esterno su di un soggetto in disequilibrio.

Come agisce.
Il rimedio prevede che esso riproduca la stessa sintomatologia riferita dal malato e la correttezza della somministrazione è confermata dall'iniziale peggioramento dei sintomi cui segue, a distanza di breve tempo, un netto miglioramento.

Come si presenta.
Il farmaco omeopatico viene prodotto in forma diluita e dinamizzata ed è commercializzato in diverse forme; le più comuni sono quella liquida, quella granulare e quella globulare e vengono generalmente assunte per bocca, poiché l'assorbimento sub linguale è più rapido ed efficace.

Quante persone la usano.
Secondo un’indagine Istat diffusa a fine agosto il 52% degli italiani si definisce tuttora “scettico” verso le medicine non convenzionali, mentre l’Apo Italia (Associazione Pazienti Omeopatici) ribatte che – stando ai dati Doxa 2006 – sono quattordici milioni circa (erano undici due anni fa) il totale dei pazienti che utilizzano i rimedi omeopatici.

Alcune regole.
Perché la cura funzioni è necessario assumere il farmaco lontano dai pasti, astenersi dal fumo ed evitare assolutamente menta e dentifrici che la contengono. È bene moderare tè e caffè.

Rudi Bressa
fonte: Chiara Fagioli su www.lifegate.it/salute

Pubblicato il 13-12-2005

L'OMEOPATIA SI RACCONTA

La medicina omeopatica è stata oggetto di un attacco originato da un articolo pubblicato sulla rivista medico-scientifica “The Lancet”: l’articolo ne metteva in dubbio l’efficacia.

Oltre all’ostilità ispirata da ragioni economiche o di potere, ve n’è una dettata da una chiusura a priori. A questo proposito vorrei raccontare quando, giovane studente di omeopatia, ascoltai un confronto pubblico fra medici omeopati e medici tradizionali che le si opponevano.

Un omeopata, in risposta all’accusa di mancanza di prove cliniche dell’efficacia della sua disciplina, raccontò come nella Londra pervasa dal flagello dello smog degli anni Cinquanta venne fatto uno studio comparativo fra i pazienti malati di broncopolmoniti ed altre gravi complicanze curati nei vari ospedali. I malati curati nel Royal London Homeopathic Hospital furono i più lusinghieri non solo in termini di mortalità, ma anche per quanto concerneva i giorni di degenza e quindi anche per il carico economico sul Servizio Sanitario Inglese.

Inevitabile fu la levata di scudi da parte di alcuni medici che tacciarono di frode i colleghi omeopatici: venne interessata la magistratura che fece sequestrare cartelle cliniche e radiografie e quant’altro potesse fare chiarezza.

E chiarezza si fece: era tutto vero. L’omeopatia aveva funzionato e, in quel caso, meglio che la medicina convenzionale. A quel punto l’illustre professore si trovò costretto a replicare. E io, giovane ed inesperto studente, ero certo, anzi certissimo che questi avrebbe voluto andare più a fondo, cercare quelle cartelle, verificare l’attendibilità di quei dati. Certo, avrebbe verificato, studiato, soppesato. Ero convinto che qualora quei risultati fossero stati confermati, lui, il grande specialista, sul cui libro avevo sudato uno dei miei esami, lui per primo ne avrebbe gioito.
La sua risposta invece, semplice e distaccata, fu: “Io mi indigno per simili affermazioni”.
Niente altro.

Il dato di fatto è che l’omeopatia è efficace, ecco tutto.
Anche su malattie importanti. E a testimoniarlo ci sono dati oggettivi quali markers, transaminasi, ecografie, TAC, e naturalmente le persone che soffrono.

Paolo Campanella
Medico omeopata alla LifeGate Clinica Olistica

Pubblicato su LifeGate MAGAZINE n.26