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Avevano presentato gli organismi geneticamente modificati come la soluzione a tutti i problemi
dell’umanità. Tra l’altro dicevano, c’è tutta una letteratura, che gli OGM
non hanno bisogno di fertilizzanti chimici o di erbicidi. Non era così. Nell’Argentina
dell’agroindustria della soia, secondo
la ONG
“Gruppo di Riflessione Rurale” (GRR) proprio l’agroindustria sta avvelenando una delle
pianure più fertili del mondo dove per non morire di cancro si scappa via. Il principale
colpevole è il glifosfato, un erbicida inventato
dalla Monsanto ma oggi, essendo scaduto il brevetto, prodotto da più ditte.
Si starebbero così moltiplicando i casi di tumori
infantili, le malformazioni congenite, i problemi renali, le dermatiti, i
problemi respiratori. Secondo uno studio dell’Ospedale italiano “Giuseppe Garibaldi” di
Rosario, nelle zone fumigate ci sarebbe un aumento di tre volte dei tumori gastrici e ai
testicoli, di due volte per quelli al pancreas e ai polmoni e addirittura di dieci volte al
fegato.
GRR ha intervistato decine di medici rurali e abitanti dell’interno argentino e questi
sarebbero i risultati tanto che dalla ONG si afferma: “La prima cosa da fare è una
moratoria delle fumigazioni”. Ma il governo argentino con molta difficoltà può prendere
delle decisioni in un territorio sul quale, dalla notte neoliberale, ha una giurisdizione
molto limitata.
Durante gli anni del neoliberismo, infatti, mezzo
territorio agricolo dell’Argentina fu venduto pezzo per pezzo a multinazionali dell’agroindustria
transgenica. Oggi la metà delle
campagne argentine, vaste più volte il territorio italiano, è piantato a soia transgenica.
Per far crescere i 48 milioni di tonnellate di soia, esportate verso Cina, India e Stati
Uniti, e che sono una delle prime voci dell’export del paese, vengono utilizzati
200.000 litri
l’anno di glifosfato. Sembrava facile piantare tutto a soia in un territorio pianeggiante e
con un’agricoltura altamente meccanizzata. Fu così che dagli anni ’80 in avanti la soia
rubò sistematicamente spazio ai boschi, all’allevamento e ad altre coltivazioni. Se
la Monsanto
nega che il glifosfato sia tossico, dalla GRR si risponde che il glifosfato
è il principale agente usato per le fumigazioni dei campi di coca in Colombia ed Ecuador e
anche in quei casi ci sono denunce per gravi conseguenze sull’uomo.
Secondo la denuncia di GRR, raccolta da IPS: “E’ necessario sospendere le fumigazioni
almeno in base al principio di precauzione”. Ma accettare tale precauzione vorrebbe dire per
l’Argentina mettere in crisi completamente il modello agro esportatore. La rivista “Latinoamerica”,
in questi anni, lo ha più volte denunciato: il modello dell’agroexport produce altissimi
guadagni per pochi, spazza via la piccola agricoltura, non produce lavoro a causa
dell’altissimo livello tecnologico e desertifica le campagne.
Fonte
Gennaro Carotenuto
03 marzo 2009
www.gennarocarotenuto.it
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