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A volte per segnare una svolta epocale basta restare in silenzio e
non fare niente. Se adesso taciamo, se non muoviamo un dito, tra qualche anno chi scriverà
del declino e della scomparsa dell' agricoltura biologica, in particolare di quella italiana,
potrà individuare in questa assenza di reazioni la causa principale dello sgretolamento di un
metodo e di una cultura, oltre che di un vivace comparto economico. Basta aspettare, quieti e
noncuranti, il 1° gennaio 2009, giorno in cui il nuovo regolamento comunitario per il
biologico entrerà in vigore equiparando l' agricoltura biologica a quella convenzionale per
quel che riguarda la contaminazione accidentale da Ogm.
Tra le poche certezze che abbiamo c' è il fatto che l' agricoltura biologica non ammette
organismi geneticamente modificati. In un mondo fatto di etichette scritte in caratteri
minuscoli, di difficoltà a tracciare la filiera dei prodotti che si acquistano, di origini
ignorate, sempre di più sono i consumatori che dicono: compro biologico così so cosa mangio.
Sembra una certezza acquisita, e invece ha una data di scadenza: il 31 dicembre prossimo. Meno
di due mesi. Per questa ragione non solo organizzazioni come Slow Food o Coldiretti, ma anche
lo stesso Parlamento Europeo chiesero a gran voce (e a larga maggioranza) che la bozza di
Regolamento per il Biologico venisse cambiata. Quella bozza prevedeva che la soglia di
contaminazione accidentale da Ogm, al di sotto della quale continua ad essere lecito
etichettare come biologici gli alimenti contaminati, fosse dello 0,9%, esattamente come
avviene per i prodotti dell' agricoltura convenzionale. Si chiedeva, invece, che la soglia,
per il biologico, fosse molto più bassa, in modo da poter continuare a garantire al
consumatore la sostanziale non presenza di organismi transgenici. Si chiedeva di fissarla allo
0,1, ovvero il minimo tecnicamente rilevabile, al di sotto del quale gli strumenti non
funzionano. Se ci sono Ogm non è biologico. Sembrava semplice. E invece no.
La Commissione
ha clamorosamente ignorato il voto del Parlamento, insieme a tutte le richieste del mondo del
biologico e ha deciso che la soglia di contaminazione tollerata diventava quella dello 0,9.
Quindi: dal 1° gennaio
2009 l
' equazione biologico = non transgenico non sarà più vera.
Nessuno riuscirà a farmi capire perché questo è successo, nonostante le tantissime voci
contrarie che si sono levate. Nonostante - lo ripeto perché mi sembra incredibile - il
Parlamento Europeo fosse contrario! L' unica spiegazione che io mi sono dato è veramente
sgradevole. Ha a che fare con la volontà politica di danneggiare ancora una volta le
produzioni sostenibili e di qualità, favorendo le lobby del "tanto peggio tanto
meglio", economicamente potentissime, che nella mancanza di rigore normativo non possono
che proliferare. Se nessuno dà più garanzie, perché il consumatore dovrebbe fidarsi del
biologico? Tanto vale comprare i prodotti dell' agricoltura industriale; i marchi
multinazionali che non possono in nessun modo garantire standard qualitativi simili a quelli
dell' agricoltura di piccola scala, ringraziano. Il nostro paese è uno di quelli che ha più
da perdere in una situazione del genere. I dati 2007 dicono che al biologico sono dedicati
1milione e 150mila ettari e oltre 50 mila operatori, di cui più di 43mila sono produttori. La
difesa dell' autentico made in Italy, della qualità e della tipicità dei nostri prodotti,
del senso stesso della dieta mediterranea, passa dalla difesa delle produzioni biologiche,
passa dalle mani di quanti creano profitto e benessere, nel senso più completo, senza
danneggiare il pianeta. Ebbene, sembra che questi signori nessuno abbia voglia di proteggerli.
Per lo meno non a Bruxelles.
E in Italia? C' è qualcuno, che vuole provare, sia pure con l' urgenza dei tempi ormai
strettissimi, a reagire? Basterebbe dire che l' Italia non si oppone - né potrebbe - alla
libera circolazione dei prodotti biologici europei tarati allo 0,9; ma i produttori biologici
italiani devono essere Ogm free "davvero". E' una cosa strana, che si chiama
"discriminazione alla rovescia", perché in qualche modo discrimina~i
"buoni". Ma ha già salvato il comparto della pasta italiana (l' unica obbligata
oggi a usare solo grano duro) e può salvare il nostro biologico dalla confusione e dall'
anonimato dello 0,9. Non si correrebbero rischi di procedure d' infrazione con l' Unione
Europea; si correrebbe solo il rischio di fare la figura di quelli che all' agricoltura
biologica tengono davvero, così come tengono alla trasparenza delle informazioni che si danno
al consumatore. Si darebbe, insomma, ai consumatori, dal 1° gennaio 2009, una ragione in più
per comprare biologico. Biologico italiano, quello vero. Altrimenti tutti noi, dal 1° gennaio
2009, avremo una ragione in meno per comprare biologico, da qualunque parte dell' Europa esso
provenga. E l' unico biologico di cui potremo ancora fidarci sarà quello dei paesi più
poveri, quelli che producono biologico per forza - e dunque per davvero - e non per
regolamento. -
CARLO PETRINI
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