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Con una
mossa a sorpresa ieri il governo ha deciso di fermare il programma di realizzazione delle
centrali e ha inserito nella moratoria già prevista nel decreto legge Omnibus all'esame del
Senato l'abrogazione di tutte le norme previste per la realizzazione degli impianti nucleari
nel Paese. La decisione dovrebbe portare al superamento del referendum sul ritorno all'atomo
in calendario il 12-13 giugno.
Il governo ha paura del nucleare? O del voto dei cittadini? Forse oggi dovremmo
essere tutti contenti e convincerci che l'esecutivo abbia espresso un sincero ripensamento, ma
c'è più di un motivo per sospettare che si tratti di una strategia per affossare il
referendum.
Evidentemente si teme l'effetto ciclone antinuclearista del dopo Fukushima ed il
raggiungimento del quorum che comporterebbe un probabile sì anche agli altri due quesiti,
sull'acqua pubblica e sul legittimo impedimento.
E' ovvio che la preoccupazione non è di tipo politico nel senso più alto del
termine, non si tratta di sostenere o no l'industria del nucleare. Prioritario a questo punto
diventa salvare in tutti i modi Berlusconi da un forte giudizio politico da parte dei
cittadini.
Da sinistra si grida ad un imbroglio senza precedenti. L'emendamento, infatti, dopo aver
definito nel dettaglio i vari punti da abrogare del testo del governo sulla moratoria nucleare
per un anno, riafferma che «entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore della legge il
Consiglio dei ministri adotta la strategia energetica nazionale nella definizione della quale
il Consiglio dei ministri tiene conto delle valutazioni effettuate a livello di Unione Europea
e a livello internazionale in materia di scenari energetici e ambientali».
«La procedura viene semplicemente sospesa sine die, in attesa forse di tempi migliori e
sicuramente dopo avere aggirato l'ostacolo del referendum», dicono i senatori del Pd Roberto
Della Seta e Francesco Ferrante. «Quella del governo non è altro che una legge truffa, ma
considerando che tutti i maggior Paesi si avviano a uscire dall'energia atomica, questo
trucchetto è il definitivo harakiri dei nuclearisti nostrani».
Secondo i Verdi, però, il governo non ha cambiato idea sul nucleare. «Lo stop non è per
convinzione, ma per paura e necessità: paura di perdere le elezioni amministrative e di
venire travolto dal referendum del 12 e 13 giugno che avrebbero portato anche alla completa
abrogazione della legge sul legittimo impedimento», ha dichiarato il presidente nazionale
dei Verdi, Angelo Bonelli.
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