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Una fatica inutile. Perché se anche rimpiazzassimo nei prossimi anni tutte le
centrali nucleari esistenti nel mondo, il risparmio di emissioni sarebbe comunque un' inezia.
Un quarto di quel che serve per cominciare a rimettere le briglie a un clima impazzito. Jeremy
Rifkin non ha dubbi: quella atomica è una strada sbagliata, di retroguardia. Come curare
malattie nuovissime con la penicillina. E non c' è neppure bisogno dei campanelli di allarme
tipo Krsko per capirlo. Basta guardare i numeri senza le lenti dell' ideologia.
Proprio l' attitudine che, in Italia, scarseggia di più per il guru dell' economia all'
idrogeno. Si vedrebbe così che l' uranio, come il petrolio, presto imboccherà la sua
parabola discendente: ce ne sarà di meno e costerà di più. E che il problema dello
smaltimento delle scorie è drammaticamente aperto anche negli Stati Uniti dove lo studiano da
anni. "Vi immaginate uno scenario tipo Napoli, ma dove i rifiuti fossero
radioattivi?" è il suo inquietante memento. Meglio puntare su quella che lui chiama la
"terza rivoluzione industriale". L' incidente all' impianto sloveno arroventa il
dibattito italiano, a pochi giorni dall' annuncio del ritorno al nucleare. Cosa ne pensa?
"Ho parlato con persone che hanno conoscenza di prima mano dell' incidente, e mi hanno
tranquillizzato. Non ci sono state fughe radioattive e il governo ha gestito bene tutta la
vicenda. Ho lavorato con l' amministrazione Jansa e posso dire che hanno sempre dimostrato una
leadership illuminata nel traghettare
la Slovenia
verso le energie rinnovabili. Non posso dire lo stesso di tutti i paesi europei, ma posso
lodare le politiche energetiche di Ljubljana". Superata questa crisi, in generale
possiamo sentirci sicuri? "Il problema col nucleare è che si tratta di un' energia con
basse probabilità di incidente, ma ad alto rischio. Ovvero: non succede quasi mai niente di
brutto, ma se qualcosa va storto può essere una catastrofe. Come Chernobyl". Il governo
italiano ha confermato l' inizio della costruzione delle nuove centrali entro il 2013.
Coerenza o azzardo? "Non capisco i termini della discussione in corso in Italia. Amo il
vostro paese, lo seguo da anni ma questa volta mi sento davvero perso.
I sostenitori dicono: il nucleare è pulito, non produce diossido di carbonio, quindi
contribuirà a risolvere il cambiamento climatico. Un ragionamento che non torna se solo si
guarda allo scenario globale. Oggi sono in funzione nel mondo 439 centrali nucleari e
producono circa il 5% dell' energia totale. Nei prossimi 20 anni molte di queste centrali
andranno rimpiazzate. E nessuno dei top manager del settore energetico crede che lo saranno in
una misura maggiore della metà. Ma anche se lo fossero tutte si tratterebbe di un risparmio
del 5%. Ora, per avere un qualche impatto nel ridurre il riscaldamento del pianeta, si
dovrebbe ridurre del 20% il Co2, un risultato che certo non può venire da qui". Un finto
argomento quindi quello del nucleare "verde"? "Non in assoluto, ma
relativamente alla realtà, sì. Perché il passaggio al nucleare avesse un impatto sull'
ambiente bisognerebbe costruire 3 centrali ogni 30 giorni per i prossimi 60 anni. Così
facendo fornirebbe il 20% di energia totale, la soglia critica che comincia a fare una
differenza. C' è qualcuno sano di mente che pensa che si potrebbe procedere a questo ritmo?
La Cina
ha ordinato 44 nuove centrali nei prossimi 40 anni per raddoppiare la sua potenza produttiva.
Ma si avvia ad essere il principale consumatore di energia...". Ci sono altri ostacoli
lungo questa strada? "Io ne conto cinque, e adesso vi dico il secondo. Non sappiamo
ancora come trasportare e stoccare le scorie. Gli Stati Uniti hanno straordinari scienziati e
hanno investito 8 miliardi di dollari in 18 anni per stoccare i residui all' interno delle
montagne Yucca dove avrebbero dovuto restare al sicuro per quasi 10 mila anni. Bene, hanno già
cominciato a contaminare l' area nonostante i calcoli, i fondi e i super-ingegneri. Davvero l'
Italia crede di poter far meglio di noi? L' esperienza di Napoli non autorizza troppo
ottimismo. E questa volta i rifiuti sarebbero nucleari, con conseguenze inimmaginabili".
Ecoballe all' uranio, un pensiero da brividi.
E il terzo ostacolo? "Stando agli studi dell' agenzia internazionale per l' energia
atomica l' uranio comincerà a scarseggiare dal 2025-2035. Come il petrolio sta per
raggiungere il suo peak. I prezzi, quindi, andranno presto su. Ciò si ripercuoterà sui costi
per produrre energia togliendo ulteriori argomenti a questo malpensato progetto. Aggiungo il
quarto punto. Si potrebbe puntare sul plutonio. Ma con quello è più facile costruire bombe.
La Casa Bianca
e molti altri governi fanno un gran parlare dei rischi dell' atomica in mani nemiche. Ma i
governi buoni di oggi diventano le canaglie di domani". Siamo arrivati così all' ultima
considerazione. Qual è? "Che non c' è abbastanza acqua nel mondo per gestire impianti
nucleari. Temo che non sia noto a tutti che circa il 40% dell' acqua potabile francese serve a
raffreddare i reattori. L' estate di cinque anni fa, quando molti anziani morirono per il
caldo, uno dei danni collaterali che passarono sotto silenzio fu che scarseggiò l' acqua per
raffreddare gli impianti. Come conseguenza fu ridotta l' erogazione di energia elettrica. E
morirono ancora più anziani per mancanza di aria condizionata". Se questi sono i dati
che uso ne fa la politica? "Posso sostenere un dibattito con qualsiasi statista sulla
base di questi numeri e dimostrargli che sono giusti, inoppugnabili. Ma la politica a volte
segue altre strade rispetto alla razionalità. E questo discorso, anche in Italia, è
inquinato da considerazioni ideologiche". In che senso? C' è un' energia di destra e una
di sinistra? "Direi modelli energetici élitari e altri democratici. Il nucleare è
centralizzato, dall' alto in basso, appartiene al XX secolo, all' epoca del carbone. Servono
grossi investimenti iniziali e altrettanti di tipo geopolitico per difenderlo".
E il modello democratico, invece? "è quello che io chiamo la "terza rivoluzione
industriale". Un sistema distribuito, dal basso verso l' alto, in cui ognuno si produce
la propria energia rinnovabile e la scambia con gli altri attraverso "reti
intelligenti" come oggi produce e condivide l' informazione, tramite internet".
Immagina che sia possibile applicarlo anche in Italia? "Sta scherzando? Voi siete messi
meglio di tutti: avete il sole dappertutto, il vento in molte località, in Toscana c' è
anche il geotermico, in Trentino si possono sfruttare le biomasse. Eppure, con tutto questo
ben di dio, siete indietro rispetto a Germania, Scandinavia e Spagna per quel che riguarda le
rinnovabili". Ci dica come si affronta questa transizione. "Bisogna cominciare a
costruire abitazioni che abbiano al loro interno le tecnologie per produrre energie
rinnovabili, come il fotovoltaico. Non è un' opzione, ma un obbligo comunitario quello di
arrivare al 20%: voi da dove avete cominciato? Oggi il settore delle costruzioni è il primo
fattore di riscaldamento del pianeta, domani potrebbe diventare parte della soluzione. Poi
serviranno batterie a idrogeno per immagazzinare questa energia. E una rete intelligente per
distribuirla". Oltre che motivi etici, sembrano essercene anche di economici molto
convincenti. è così? "In Spagna, che sta procedendo molto rapidamente verso le
rinnovabili, alcune nuove compagnie hanno fatto un sacco di soldi proprio realizzando
soluzioni "verdi". Il nucleare, invece, è una tecnologia matura e non creerà
nessun posto di lavoro. Le energie alternative potrebbero produrne migliaia". A questo
punto solo un pazzo potrebbe scegliere un' altra strada. Eppure non è solo Roma ad aver
riconsiderato il nucleare. Perché? "Credo che abbia molto a che fare con un gap
generazionale. E ve lo dice uno che ha 63 anni. I vecchi politici, cresciuti con la sindrome
del controllo, si sentono più a loro agio in un mondo in cui anche l' energia è
somministrata da un' entità superiore".
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