"Perchè il nucleare non è la soluzione: i
nostri 2 cents"
Sgombriamo subito il campo da dubbi di
tipo ambiental-precauzionale: si può, in effetti, costruire
centrali che siano ragionevolmente sicure.
La domanda, semmai, è: a che costo e in che tempi?
tratto dal sito http://www.comedonchisciotte.org
del 23 maggio 2008 a firma di
Pietro Cambi Crisis
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Ma, ammesso e non
concesso che si desse risposta a queste due domandine, potremmo accettare serenamente la non
competitività del nucleare (un fatto dimostrato dalla quasi
totale assenza di nuovi progetti nei paesi dove l'energia elettrica è
prodotta da privati, ad esempio gli Stati Uniti) per motivi strategici e geopolitici ( siamo stretti tra Scilla
e Cariddi, tra una necessità di approvvigionarci di petrolio e quella di non
farci chiudere il rubinetto del gas). Intanto, primo punto
essenziale, si preannunciano tempi biblici
per la realizzazione delle prime centrali. Non lo dico io: lo dice
il Ministro Scajola ponendosi come obbiettivo l'inizio
dei lavori entro cinque anni . Il che vuol dire, nel più
ottimistico e roseo dei mondi possibili, la prima
centrale terminata tra dieci anni. I primi kWh prodotti nei
due anni successivi. Saremmo, faccio presente,
nel 2020. NON C'E', in alcun modo,
tutto questo tempo. Proprio non c'e'. Anche i più ottimisti
tra gli ottimisti ormai ammettono che vi sarà un
problema nell'approvigionamento del gas russo entro il 2013- Che il picco del petrolio
o è già alle spalle o è molto vicino, prendere o lasciare qualche anno. Che i
biocarburanti e biocombustibili in genere potranno coprire solo pochi
% di produzione e anche questi ammettendo che la popolazione mondiale non
continui ad aumentare ai ritmi attuali, che il clima non si deteriori ancora, che i suoli
vengano difesi attivamente, che gli uragani non spazzino via i raccolti e le colture di intere
regioni. Insomma: in nessun
modo possiamo aspettare fino al 2020; dobbiamo implementare un piano
aggressivo, metterlo immediatamente in opera e far si che possa sostituire almeno
un GW di potenza elettrica installata con una equivalente da fonti rinnovabili
all'anno, e questo per
tutti gli anni a venire da qui al 2020. Altrimenti c'e'
l'alternativa ( peraltro da implementare in ogni caso) del risparmio
energetico. Sicuramente possibile e per qualche anno implementabile senza
tropppi sacrifici. Il punto è che da solo non può
bastare, se è vero che una sana cura dimagrante fa bene è anche vero che se
si esagera ci si ammala e si muore. A proposito di non
rinnovabili: E' assolutamente curioso che, a parte qualche voce nel deserto , NESSUNO
si sia posto il problema di sapere se l'Uranio,
fonte NON RINNOVABILE per eccellenza
( ci vuole una supernova per
produrlo, l'ultima nei dintorni ha fatto il botto 4,44 miliardi di anni fa) sia presente in
quantità economicamente ed energeticamente estraibili per le quantità richieste e per un tempo
sufficiente a rendere sensati gli enormi
investimenti necessari (almeno quattro miliardi di euro a centrale). Allo stato pare che ci
siano riserve accertate per una quarantina d'anni. Ai
consumi attuali, però. Ricordo che l'uranio copre
circa il 6.5 % del fabbisogno energetico mondiale. Poniamo che, tra venti
anni, coprisse il 25 %: quanto durerebbe? Non illudiamoci
che si possano scoprire molti nuovi giacimenti:
i geologi girano in lungo e largo ormai da sessanta anni e si conoscono, più o meno, tutte
zone dove potrebbe essere possibile trovare giacimenti potenzialmente interessanti; non c'e'
da aspettarsi, ragionevolmente, nessun sconvolgimento. Quanto alla possibilità
di estrarre l'uranio dall'acqua di mare,
beh questa
è una bufala e grossa anche.
Semplicemente non sta in piedi per meri motivi energetici (trascurando gli immani problemi
tecnologici). Tra parentesi la quantità
di uranio consumata ogni anno è circa del 50% superiore a quella che viene attualmente
prodotta: stiamo infatti consumando le scorte accumulate durante la
guerra fredda, sotto forma di palline di qualche decina di kg sistemate in una
astuta combinazione con esplosivo convenzionale dentro una sfera di acciaio e nella testata di
un missile... Chiudo: i VERI problemi
di un ritorno all'uranio sono questi e di questo andrebbe dibattuto, SPECIALMENTE in sede di decisioni
strategiche. Non voglio nascondermi
dietro un ditino: LO SAPPIAMO, qui si tratta, come direbbe un amico, di "bellilavori
bellisoldi". Lo fa capire e senza tante perifrasi , pure la neo-eletta
presidentessa della confindustria. Ok. Ma allora perchè non
parlare della realizzazione di un polo continentale per la realizzazione di silicio
solar grade, ad esempio in Sicilia, ad esempio presso gli stabilimenti della
STM Microelectronics del buon Pistorio? Oppure: perchè non
parlare del geotermico, specialmente
quello a bassa entalpia, in grado di permettere il teleriscaldamento di milioni di case, con
investimenti in infrastrutture imponenti
e sicuramente appetibili? Insomma: capisco che in
una ottica, come dire, ahem, Liberal-Keynesiana
(ok è un ossimoro ma anche, ainoi,
una rappresentazione della linea politica prevalente) ci vogliano, sempre e comunque le grandi
opere. Si potrebbe, però, discutere di QUALI fare con un po' di gnegnero,
buon senso, declinato alla toscana? |
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