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"Nucleare, la sicurezza degli impianti francesi è da rivedere"  
Un'altra fuga di materiale radioattivo, anche se di entità minore rispetto a quella di undici giorni fa alla centrale 
di Tricastin, mantiene elevato il tono della polemica sulla sicurezza dei siti nucleari in Francia.

tratto dal sito
http://www.ilsole24ore.com il 19 luglio 2008 a firma del corrispondente Attilio Geroni

Un'altra fuga di materiale radioattivo, anche se di entità minore rispetto a quella di undici giorni fa alla centrale di Tricastin, mantiene elevato il tono della polemica sulla sicurezza dei siti nucleari in Francia. Stavolta è toccato a un impianto per la produzione di combustibile, a Romans-sur-Isère, nel Drôme, sempre controllato dal gruppo Areva. La fuoriuscita di uranio, stimata tra i 70 e i 120 grammi rispetto ai 74 chili di Tricastin, è stata causata da un difetto del sistema di canalizzazione. Il direttore generale dell'Autorità di sicurezza nazionale (Asn), Jean Christophe Niel, ha ammesso in una conferenza stampa che le tubature «non erano state ispezionate per lungo tempo» dalla società che ha in gestione il sito.

A Romans la Fbfc , filiale di Areva NP, a sua volta società comune tra il gruppo francese e la tedesca Siemens, produce elementi per la realizzazione di combustibile destinato ai reattori sperimentali e di ricerca. L'incidente è stato classificato anch'esso a livello 1 della scala internazionale del rischio nucleare che va da 0 a 7, ma ha scatenato la reazione delle associazioni ecologiste. France Nature Environnement ha parlato di «un tragico Tour de France degli incidenti nucleari», mentre secondo l'ex ministro dell'Ambiente Corinne Lepage, quanto è accaduto «e la scoperta di una contaminazione delle falde freatiche intorno a Tricastin mettono in luce le carenze della filiera nucleare, dovute in particolare a una mancanza di investimenti adeguati nella sicurezza, nella protezione della salute e della natura».

Lo stesso ministro dell'Ambiente Jean-Louis Borloo è tornato ieri sull'argomento in una conferenza stampa promettendo di «riportare ordine» nei dispositivi d'informazione, di analisi e sicurezza: «Sembra che quando si parla del cuore del problema, vale a dire la sicurezza della centrale nucleare stessa, ci sia un estremo rigore. Ma quando si passa al trattamento dei materiali residui, delle acque, ho l'impressione che ve ne sia meno e che la soglia di vigilanza si abbassi», ha detto riferendosi anche al sistema di subappalto con il quale si delega spesso a società terze questa fase del ciclo nucleare (si veda la cartina). La nuova fuga mantiene elevata la pressione nei confronti del presidente di Areva, Anne Lauvergeon, che ieri pomeriggio si è recata agli impianti di Tricastin per fare il punto della situazione sul grado di sicurezza e manutenzione dell'intero sito, uno dei più grandi di Francia. Un portavoce del gruppo, leader mondiale nella costruzione di reattori, ha tuttavia detto che gli incidenti , definiti «minori», non sono tali da rimettere in causa le attività e i progetti di crescita di Areva, per la quale si attende, prima o poi, una parziale apertura del capitale attraverso una quotazione in Borsa. Nicolas Sarkozy ne ha fatto uno strumento di diplomazia parallela ed è forse per questo motivo che si è astenuto (finora) da qualsiasi commento.