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Per molti non ci sono dubbi: il futuro sono le nanotecnologie, con tutte le
prospettive di applicazione che questa nuova parte di progresso sembra riservarci. Per
nanotecnologia si intende la manipolazione della materia su una scala dimensionale inferiore
al micrometro, normalmente tra 1 e 100 nanometri
, e la progettazione e realizzazione di dispositivi di tali dimensioni. Per farsi un'idea di
cosa significhino tali ridottissime dimensioni basti pensare che il Dna ha un diametro di
circa due nanometri e che una cellula ne contiene una catena, raggomitolata su se stessa, di
lunghezza pari a circa due metri.
Secondo numerosi esponenti della comunità scientifica ma anche del mondo imprenditoriale
queste nuove applicazioni tecnologiche rappresenterebbero già oggi un elemento di progresso e
di profitto, dal momento che sono possibili un'infinità di future applicazioni: dal campo
sanitario (utilizzando nano particelle c'è chi sostiene sarà possibile combattere i tumori),
alla tecnologia informatica e le comunicazioni, solo per fare degli esempi. Alcune
applicazioni concrete delle nanotecnolgie in ambito industriale ci sono, ad esempio, nella
cosmesi , nelle vernici, nei tessuti tecnici e nell'abbigliamento, piuttosto che negli
articoli sportivi. Inoltre nei nanocompositi, che trovano un' applicazione in sofisticati hard
disk con superfici nanostrutturate utilizzati per registrazione di dati ad altissima densità,
ma anche chip di memoria con dimensioni inferiori a 100 nm, dispositivi fotonici, superfici
autopulenti, sistemi per la diagnostica medica, celle fotovoltaiche ecc., senza dimenticare le
applicazioni nel campo dell'edilizia (l'applicazione più conosciuta in Italia è ad esempio
quella dei materiali cementizi nanostrutturati della Italcementi).
Nonostante l'entusiasmo, negli ultimi tempi iniziano a diffondersi i risultati di alcune
ricerche che evidenziano potenziali effetti nocivi per la salute umana che le nano particelle
potrebbero causare. La capacità di produrre e gestire questi piccoli elementi di materia ha
comportato anche la possibilità di studiarne gli effetti, ad esempio, sul corpo umano, e di
comprendere la loro reale diffusione nell'ambiente. Infatti, il primo tema di dibattito è
rappresentato dalle ormai famose polveri sottili, che sono costituite da micro e nano
particelle, presenti in misura relativamente abbondante nell'ambiente. Queste polveri non sono
generalmente un prodotto delle nanotecnologie ma il sottoprodotto di alcuni processi
industriali, dell' incenerimento di rifiuti piuttosto che della combustioni nei motori diesel.
Grazie a questo processo tecnologico si è quindi anche compreso che l'attività umana, oltre
a deturpare l'ambiente con svariate tipologie di inquinanti chimici, presenta tra i suoi
effetti collaterali l'immissione nell'ambiente di enormi quantità di micro e nano particelle.
Oltre all'inquinamento volontario dell'ambiente, dovuto alla produzione di nano particelle a
scopo industriale, ed all'inquinamento collaterale derivante dall'attività produttiva, le
nano particelle trovano una loro fonte anche nel normale divenire del mondo naturale: le
eruzioni vulcaniche, ad esempio, immettono nell'aria quantità minime di particelle (l'attività
di tutti i vulcani del mondo produce la medesima quantità di polveri sottile del traffico di
una singola città di medie dimensioni).
A questo punto è d'obbligo porsi una domanda fondamentale: quali potrebbero essere i rischi
associati alla presenza di nano particelle nell'ambiente?
A questo proposito esistono diverse ricerche da cui risulta che le nano particelle sono
effettivamente pericolose per l'ambiente e per la salute umana. In particolare è possibile
fare riferimento agli studi di due ricercatori italiani, il Dott. Stefano Montanari e
la Dott.ssa Antonietta
M. Gatti, i quali sarebbero riusciti a collegare la penetrazione di queste particelle
nell'organismo umano con la genesi di forme tumorali. La diffusione di forme patologiche
connessa agli effetti delle nano particelle sull'organismo umano è tanto elevata che per
definire tali malattie è stato creato il termine: "nanopatologie". Con questa
parola s'intendono quindi "le malattie provocate da micro e nanoparticelle inorganiche
che sono riuscite, per inalazione od ingestione, ad insinuarsi nell'organismo e si sono
stabilite in un organo o in un tessuto".
Un primo importante esempio di nanopatologia è la cosiddetta "sindrome dei Balcani".
Nel 2002 e negli anni successivi, molti reduci della guerra nella ex Yugoslavia hanno
presentato un insieme di sintomi, spesso gravi, apparentemente assai difficili da correlare e
malattie come tiroiditi, leucemie e diverse forme di cancro.
In un primo momento la causa di queste patologie era stata individuata nella debole
radioattività propria dell'uranio impoverito. In realtà, lo studio condotto nella
fattispecie dalla dott.ssa Gatti ha individuato come la vera origine delle patologie fossero
le polveri sottili generate con l'esplosione delle bombe all'Uranio impoverito, in cui si
sviluppano temperature molto elevate, superiori ai
3000°C
. A queste temperature, tutto quanto si trovi intorno il punto di esplosione si fonde e
vaporizza. Si forma così un aerosol che viene disperso finemente nell'atmosfera e che, una
volta inspirato, si diffonde attraverso il sangue nei tessuti. Una grave conseguenza è che
poi queste nano particelle inorganiche non vengono eliminate dal corpo umano, ma tendono ad
accumularsi provocando con il tempo seri danni per l'organismo. In particolare queste
particelle sono talmente piccole che riescono a penetrare nei nuclei delle cellule,
distruggendone quindi le funzionalità e trasformandole in forme cancerose.
Questo è solo un esempio, ma un identico meccanismo patologico si verifica anche per le
persone che vivono lontane dalle zone di guerra ma a contatto con altre nano particelle che
sono presenti nell'aria, nel cibo, nell'acqua, e che sono il prodotto dall'incenerimento di
rifiuti urbani, argomento sicuramente molto attuale.
La ricerca, ormai fortemente indirizzata allo studio applicativo delle nanotecnologie,
dovrebbe riconoscere il proprio dovere etico, una sincera e inopinabile responsabilità
rispetto al comprendere gli effetti collaterali delle nanotecnolgie e al contempo i possibili
danni derivanti dall'inquinamento dell'ambiente da nano particelle.
Dario Muzzarini
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