|
ROMA
- Le multinazionali dello sport vedranno salire i loro bilanci e il loro
prestigio nelle prossime settimane grazie ai Mondiali di calcio in
Germania, ma le condizioni di chi produce le maglie e le scarpe che
finiranno in mondovisione non miglioreranno affatto per questo. Alla
vigilia dell'evento sportivo dell'anno l'associazione non governativa
inglese Oxfam torna ad attaccare con forza i maggiori produttori mondiali
di abbigliamento sportivo, accusandoli di chiudere gli occhi di fronte
allo sfruttamento e alle minacce a cui i lavoratori che producono le loro
merci sono costretti a lavorare.
Il rapporto di Oxam, 101 pagine, prende di mira dodici fra i più
conosciuti brand sportivi - da Nike a Fila ad Adidas, passando per le
italiane Lotto e Kappa, classificate fra le peggiori aziende censite in
termini di responsabilità sociale di impresa - e analizza il loro
comportamento nella parte più "calda" del mondo in termini di
sfruttamento dei lavoratori, il continente asiatico.
E' qui che, tramite una catena spesso misteriosa di sub-appaltatori, i big
dello sport producono la maggior parte delle loro merci.
Alla base della catena, denuncia Oxfam, ci sono persone come i trenta
lavoratori della fabbrica di Panarub, nei pressi di Giakarta, Indonesia,
da dove escono scarpe come la "Predator Pulse" dell'Adidas,
promosse da David Beckam e Zinedine Zidane. Licenziati per aver
organizzato uno sciopero che chiedeva un aumento delle paghe - 60
centesimi l'ora -, hanno perso ogni forma di sostentamento.
E, nonostante l'Adidas garantisca che sta seguendo il caso, da mesi sono
senza lavoro. Di casi come questo Oxfam chiede spiegazioni direttamente ai
produttori: "Se i responsabili delle grandi case sportive sono
davvero intenzionate a rispettare i diritti dei lavoratori - si legge nel
rapporto - dovrebbero limitarsi a mantenere le attuali relazioni
commerciali con i paesi dove si sa che i lavoratori hanno difficoltà ad
organizzarsi, e invece spostare ogni nuova produzione in paesi che
realmente rispettano i diritti di chi lavora a far chiaro ai governi che
non tollereranno violazioni in materia".
A tutt'oggi, anche capire chi produce cosa e dove lo produce è una sfida,
sostiene l'associazione: pochissime aziende - Puma, Nilke, Reebok e Adidas
e spesso in maniera molto parziale - hanno reso pubblici i nomi e gli
indirizzi dei fornitori.
Le altre si rifiutano di fare altrettanto, alimentando l'impressione che
si servano di produttori che violano le regole. L'anone di mistero - e
quindi la condanna di Oxfam - è particolarmente pesante per tre società:
la multinazionale con base Usa Fila e le italiane Lotto e Kappa.
Di tutte l'ong inglese mette in risalto la mancanza di collaborazione e di
volontà nell'assumersi responsabilità. Fra le società censite Oxfam
"salva" invece Reebok - il gruppo che per gli autori del
rapporto si è speso maggiormente negli ultimi anni - e, parzialmente,
Nike, Puma e Asics: sono quelle che hanno fatto progressi maggiori
rispetto a un'industria il cui impegno complessivo nel campo dei diritti
resta ancora molto scarso.
|
|
FILA |
|
E' la peggiore fra
le società prese in considerazione: non rende pubblici i dati sulla
produzione nei paesi a rischio e non risponde delle violazioni
subite dai lavoratori nelle fabbriche ad essa connesse |
|
KAPPA |
|
Il gruppo italiano
non ha voluto collaborare alla ricerca. Ha un codice di condotta
etico per i produttori ma non è chiaro come sia messo in atto e
controllato |
|
SPEEDO |
|
Non rende
pubblica la lista dei fornitori nè dice quanti di essi si trovino
in paesi a rischio per le libertà sindacali. Non si fa carico del
rispetto dei diritti dei lavoratori che lavorano per i fornitori |
|
LOTTO |
|
Ha collaborato
solo parzialmente alla ricerca: Oxam rimprovera alla società poca
trasparenza e scarsa collaborazione, pur riconoscendo che negli
ultimi anni ci sono stati progressi (più di principio che di
sostanza) |
|
UMBRO |
|
La società non è
trasparente sui luoghi di provenienza e sull'identità dei
fornitori. Sostiene di non poter migliorare le condizioni dei
lavoratori tramite politiche di acquisto più responsabili dai
fornitori |
|
PRODOTTI
SOTTO ACCUSA |
| Cappelli:
Uno dei maggiori produttori di Reebok e Umbro è in Indonesia: i
dipendenti aderenti al sindacato sono stati minacciati |
| Magliette:
La Lotto le produce in Indonesia: a chi lavora nella fabbrica sono
imposti straordinari non pagati |
| Borse
sportive: In una fabbrica che lavora per Adidas gli operai
lavorano ad alte temperature, senza ventilatori e protezione |
| Accessori
vari: La Fila li produceva in una fabbrica chiusa dopo le
denunce di molestie sessuali alle lavoratrici |
| Le
scarpe: La Fila li produceva in una fabbrica chiusa dopo le
denuncie di molestie sessuali alle lavoratrici |
|
|
|