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Una scienziata russa si è concentrata sui discendenti degli animali
nutriti con soia geneticamente modificata: moltissimi cuccioli sono morti o sono cresciuti
stentati, nessuno è riuscito a riprodursi
Prendete
un'ipotetica vittoria elettorale del centrosinistra e trasferitela nel Tg4 di Emilio Fede. E'
più o meno questo il trattamento che la comunità scientifica internazionale ha riservato
allo studio compiuto da una scienziata russa, Irina Ermakova, sugli effetti nei ratti
dell'alimentazione contenente Ogm. Ermakova si è concentrata sui discendenti degli animali
nutriti con Ogm, un punto trascurato dalla stragrande maggioranza delle ricerche, ed ha
riscontrato che moltissimi cuccioli sono morti o sono cresciuti stentati. I due animali della
foto hanno la stessa età. Indovinate quale è il figlio di una madre che mangiava Ogm...
Inoltre i cuccioli, una volta diventati adulti, non sono assolutamente riusciti a riprodursi.
Il lavoro di Irina Ermakova, una studiosa dell'Accademia Russa delle Scienze, è datato 2005
ed è stato ripreso
il mese scorso dalla prestigiosa rivista internazionale Nature Biotechnology. Però non è
stato propriamente pubblicato: i risultati sono stati semplicemente sottoposti alla
confutazione di altri scienziati, "tutti favorevoli agli Ogm e legati all'industria
biotecnologica", nota Pietro Perrino, dirigente di ricerca del Cnr (Consiglio
nazionale delle ricerche ) presso l'Istituto di genetica vegetale di Bari, che in Italia sta
raccogliendo firme in calce ad una
lettera
(95.61 kB) indirizzata
all'editore di Nature Biotechnology. In essa si sottolinea che alla scienziata russa non è
stato consentito in nessun modo di rispondere alle obiezioni e alle critiche. Critiche che
sono essenzialmente metodologiche. Ad esempio, i ratti non sono stati pesati ogni giorno né
si è presa nota esatta di quanta soia transgenica avevano effettivamente consumato le madri:
cosa che renderebbe impossibile confrontare i risultati ottenuti con quelli di altre ricerche.
Inoltre anche nel gruppo di controllo, formato da ratti nutriti con mangime convenzionale da
laboratorio, fra i cuccioli si è registrata una mortalità più alta di quella abituale: e
questo indicherebbe che gli animali scelti per l'esperimento erano deboli o tenuti in
condizioni inadeguate.
Al di là di queste obiezioni, restano i dati impressionanti messi insieme da Irina Ermakova
sui ratti figli di madri nutrite con Ogm.. Oltre al gruppo di controllo formato da ratte
alimentate con l'abituale mangime da laboratorio, essa ha allevato ratte cui era offerta soia
convenzionale ed altre cui erano offerte, rispettivamente, soia transgenica e proteine di soia
transgenica. Ha sottoposto a questo regime dietetico gli animali continuativamente,
cominciando 15 giorni prima dell'accoppiamento e per tutto il periodo dell'allattamento. E
quando i cuccioli hanno avuto tre settimane, ha fatto la conta dei morti e dei sopravvissuti.
In sintesi, i risultati. Nel gruppo di controllo nutrito con mangime convenzionale da
laboratorio è morto l'8% dei cuccioli. Nel gruppo nutrito con soia Ogm è morto il 51% dei
cuccioli. In quello nutrito con proteine di soia transgenica la mortalità ha raggiunto il
15%, e in quello nutrito con soia convenzionale la mortalità è stata pari al 10%.
Il peso dei cuccioli è stato invece controllato all'età di due
settimane. Il 33% dei figli di madri nutrite con soia Ogm era un autentico "peso
piuma": animaletti di appena 10-
20 grammi
di peso. I "pesi piuma" erano il 12% sia nel gruppo di controllo sia nel gruppo
nutrito con soia convenzionale, ed erano il 7% nel gruppo nutrito con proteine di soia Ogm.
Infine, nessuno dei ratti figli di madri nutrite con Ogm, una volta cresciuto, è riuscito a
mettere a sua volta al mondo dei cuccioli. Questo si è verificato sia nel gruppo cui
l'alimentazione con Ogm è stata offerta ininterrottamente sia in quello che ha smesso di
ricevere Ogm prima dell'accoppiamento. Le ratte nutrite con Ogm hanno avuto nipoti solo
attraverso figlie femmine accoppiate con maschi provenienti dal gruppo di controllo nutrito
con mangime convenzionale di laboratorio.
E' ben difficile che informazioni come queste finiscano sulle prime pagine dei giornali. "Le
ricerche sfavorevoli agli Ogm spesso non vengono accettate dalle riviste scientifiche -
accusa Pietro Perrino - Oltretutto gli scienziati che le conducono rischiano di uscire dai
gruppi di lavoro e dalle commissioni".
E lei, dottor Perrino, che è contrario agli Ogm, hanno mai tentato di
"impallinarla"?
"No, dato che io non mi occupo direttamente di Ogm ma di tutela dell'agro bio diversità.
Però più studio gli Ogm e più mi accorgo dei rischi che essi comportano".
Negli Stati Uniti la soia Ogm è autorizzata per l'alimentazione umana, ed in Europa è lecito
importarla per alimentare il bestiame. I vialibera agli Ogm, aggiunge Pietro Perrino, "sono
rilasciati in base agli studi compiuti dalle multinazionali proprietarie dei brevetti, che
vengono accettati dalle autorità chiamate ad occuparsi di sicurezza alimentare negli Stati
Uniti e nell'Unione Europea. Ma non è chiaro il protocollo in base al quale questi studi sono
effettuati".
Quanto costerebbe ripetere in un laboratorio indipendente lo studio di Irina Ermakova sui
ratti figli di madri alimentate con Ogm? Bisognerebbe pesare gli animali ogni giorno, prendere
nota esatta dei cibi Ogm che essi consumano quotidianamente e insomma tenere conto di tutti
gli appunti metodologici portati dagli scienziati che, su Nature Biotechnology, hanno
criticato la ricerca della scienziata russa. "Non costerebbe poi molto, ma anche quel
poco non viene stanziato", riassume Perrino. Però se venisse speso in questo modo il
denaro pubblico equivalente a quello che serve per costruire qualche chilometro di linea
ferroviaria ad alta velocità i consumatori eviterebbero l'antipatico sospetto di sentirsi,
loro, esattamente come dei topi da laboratorio.
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Sito
di Irina
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