|
La violenza
ai danni dei minori è una emergenza globale che riguarda indistintamente qualsiasi
strato sociale e ogni paese del mondo, comprese le nazioni “ricche” e l’Italia.
Necessario quindi che l’impegno per la prevenzione e l’eliminazione delle tante
forme di violenza sia assunto come prioritario dai Governi Nazionali e dalle Istituzioni
Internazionali. L’Italia non intende sottrarsi a questo impegno e grazie al lavoro della
Commissione Parlamentare per l’Infanzia portato avanti attraverso convegni nazionali di
confronto ed elaborazione di rapporti di studio sulle politiche per i minori, il terreno è
ormai fertile per l’istituzione di un Garante Nazionale per l’Infanzia.
Sono le principali considerazioni e conclusioni emerse oggi dal Seminario La violenza sui
bambini e le bambine (Roma, Biblioteca Giovanni Spadolini del Senato) promosso da Save
the Children, la più grande organizzazione internazionale indipendente per la difesa e
promozione dei diritti dell’infanzia, in collaborazione con
la Commissione Parlamentare
per l’Infanzia, presieduta dalla Senatrice Anna Maria Serafini: al centro dell’incontro
l’intervento di Paulo Sérgio Pinheiro, l'esperto indipendente che ha curato lo Studio delle
Nazioni Unite sulla Violenza nei confronti dei Minori. Un’analisi su scala globale del grave
fenomeno della violenza sull’infanzia (nota 1).
"Abbiamo promosso questo importante seminario nell’ambito delle iniziative del Day of
Action, una giornata dedicata da Save the Children in tutto il mondo alla mobilitazione contro
la violenza sui bambini, a un anno dalla pubblicazione dello studio del professor Pinheiro",
spiega Valerio Neri, Direttore
Generale di Save the Children Italia. "La nostra organizzazione ha partecipato
attivamente ad alcune fasi dello studio, promuovendo e favorendo il coinvolgimento dei bambini
soprattutto nelle consultazioni a livello regionale. La violenza ai danni dei minori è un
problema di tale entità e gravità che tutti dobbiamo impegnarci ai massimi livelli per
eliminarla, partendo dall’ascolto dei bambini”, prosegue Valerio Neri. "Gli Stati, in
particolare, debbono prevedere leggi e misure per contrastare ogni forma di violenza sui
minori e assicurare un efficace sistema di protezione".
"La violenza contro un bambino è inaccettabile perché colpisce un individuo
particolarmente vulnerabile e dipendente dagli adulti nei quali ripone totale fiducia",
commenta
la Senatrice Anna
Maria Serafini. "Come
Presidente della Commissione Parlamentare per l’infanzia abbiamo oggi ulteriore conferma
della globalità e complessità del problema, e ci rendiamo conto sempre di più di come sia
necessario un coordinamento internazionale per poter eliminare queste gravi violazioni dei
diritti dei bambini, perché anche questo vuol dire vivere in un mondo globalizzato. Non
possiamo accettare, come si evince dallo studio, che molti bambini in fase di crescita e
quindi di apprendimento finiscano in molti casi per accettare la violenza come un aspetto
inevitabile della vita e la politica deve fare ancora molto in questo senso. Deve creare un
rapporto diretto con loro, un legame di fiducia basato sull’ascolto, assicurare istruzione,
condividere le esperienze di altri paesi e quando necessario intervenire in supporto dei
bambini".
Secondo lo Studio delle Nazioni Unite sulla Violenza nei confronti dei Minori, sono milioni i
bambini nel mondo vittime di violenza. Inoltre la gran parte dei minori non gode di adeguata
protezione e tutela giuridica: 78 paesi, per esempio, ancora ammettono la punizione corporale
di minori nell’ambito di provvedimenti disciplinari mentre ben 106 nazioni non vietano
attraverso una legge specifica le punizioni corporali a scuola.
Abusi sessuali, tortura, lavoro coatto, sfruttamento sessuale, pratiche tradizionali
pregiudizievoli della salute (per esempio le mutilazioni sessuali), matrimoni precoci, stupro,
omicidio, gravi atti di bullismo, oltre appunto alle punizioni fisiche. Sono le principali
forme che può assumere la violenza contro i bambini. La famiglia, il posto di lavoro, la
comunità di appartenenza sono i luoghi in cui solitamente si consuma, ad opera principalmente
di persone che fanno parte della vita dei bambini: genitori, compagni di scuola, insegnanti,
datori di lavoro, fidanzati e fidanzate.
La violenza domestica e familiare
Si stima che ogni anno 275 milioni
di bambini assistano a episodi di violenza e maltrattamenti all’interno delle mura di casa,
con conseguenze psicologiche devastanti che possono segnarli per un’intera vita. In Italia
raggiungerebbero la cifra di 1 milione i minori che sperimentano questa forma di
violenza “assistita”. Ma in famiglia si consumano anche abusi e violenze sessuali: da
studi condotti in 21 paesi industrializzati circa il 36% delle donne e il 29% degli uomini
dichiarano di averne subiti durante l'infanzia. In alcuni paesi, soprattutto in via di
sviluppo, bambini e bambine possono invece essere vittime, ad opera di familiari, di violenze
legate a pratiche tradizionali dannose, come la mutilazione dei genitali per le bambine, le
fasciature immobilizzanti, marchiature, riti di iniziazione violenti, costrizioni ad
ingrassare, matrimoni precoci, violenze legate alla dote, esorcismi pericolosi e violenti.
La violenza nell’ambiente di lavoro
Su circa 218 milioni di bambini
lavoratori, 126 milioni sono coinvolti in attività lavorative rischiose e dunque violente,
sottolinea lo Studio delle Nazioni Unite sulla Violenza nei confronti dei Minori. In
particolare 5,7 milioni di bambini
vengono forzati al lavoro per estinguere un debito (bonded
labour), 1,8 milioni sono
coinvolti nel giro della prostituzione e della pornografia, circa
1,2 milioni vittime del traffico di minori. Molti altri ragazzi in età
lavorativa subiscono ogni giorno violenze sul posto di lavoro, commesse per lo più dai loro
datori di lavoro o colleghi. In Italia alcune ricerche stimano fra i 450
e i 500 mila di età compresa fra i 10 e i 14 anni i minori vittime di
sfruttamento economico e costretti a lavorare precocemente, all’inizio in attività o
imprese di famiglia per poi passare a lavori più pesanti alle dipendenze di parenti o
conoscenti. Molto difficile quantificare invece il numero di minori vittime nel nostro
paese di gravi forme di sfruttamento sessuale, fino alla riduzione in schiavitù, come la
tratta.
La violenza all’interno della comunità
La scuola, la strada, ma anche la comunità virtuale di Internet sono alcuni dei luoghi dove i
bambini vivono, si incontrano, socializzano, crescono. In ognuno di questi luoghi, tuttavia,
possono correre il rischio di subire violenze. Per i minori che vivono o lavorano in strada il
rischio di violenza è legato, prevalentemente, alla rivalità tra bande o alla pesante
repressione delle forze dell'ordine e può essere alimentata dal consumo di droghe e di alcol
e dal possesso di armi: nel 2002 sono stati 53.000 i bambini assassinati, fra gli 0 e i 17 anni.
Ma oltre alla strada anche la scuola può rivelarsi un luogo a rischio e dove la violenza sia
addirittura autorizzata e considerata "educativa": oltre 1
miliardo 250 mila bambini vivono in paesi dove le punizioni fisiche da parte
degli insegnanti sono legali. A scuola un bambino può trovarsi a sperimentare anche violenze
e intimidazioni da coetanei: secondo una ricerca condotta in 16 Paesi in via di sviluppo, la
percentuale di bambini in età scolare che afferma di essere stata vittima a scuola di atti
verbali o fisici di bullismo nei 30 giorni precedenti la ricerca varia dal 20% al 65%. E
fenomeni di bullismo sono in crescita anche su Internet dal momento che l'anonimato garantito
dal web consente ai molestatori di agire restando impuniti. In allarmante crescita anche il
fenomeno della pedo-pornografia online e attraverso i telefonini di nuova generazione che
permettono lo scambio di immagini o video.
Leggi e Garanti per fermare la violenza sui bambini
"I dati sulla violenza ai minori sono evidentemente allarmanti”, commenta Valerio Neri,
Direttore Generale di Save the Children Italia. "Eppure moltissimi episodi e atti di
violenza restano nascosti e nel silenzio, perché sia chi li subisce che chi li commette teme
il giudizio e la riprovazione sociale. A ciò si aggiunga il fatto che molti Stati non vietano
o addirittura ammettono certe misure lesive dell’integrità fisica e psichica dei bambini,
come le punizioni corporali. Di fronte a questo scenario", prosegue Valerio Neri,
"come Save the Children auspichiamo alcuni provvedimenti urgenti e decisivi da parte dei
Governi, come la nomina di un Rappresentante Speciale delle Nazioni Unite che guidi
un’azione globale per fermare le violenze contro i bambini, e la messa al bando di tutte le
forme di violenza ai danni di minori in qualsiasi nazione si verifichino. Per quanto
riguarda invece il nostro paese, auspichiamo che si proceda quanto prima all’istituzione di
un Garante Nazionale dell’infanzia e che all’interno dell’imminente piano nazionale
infanzia siano previste chiare misure per contrastare ed eliminare la violenza a danno dei
minori".
Per ulteriori informazioni:
Ufficio Stampa – Save the Children Italia
Tel 06 48070023 - 71
press@savethechildren.it
Nota 1) E' stato l'allora Segretario Generale delle Nazioni Unite,
Kofi Annan, il 12 febbraio
2003 a
designare il prof. Pinheiro, alla guida dello studio, facendo seguito a una raccomandazione
del Comitato per i Diritti dell’Infanzia e a una risoluzione del Comitato per i Diritti
Umani con cui veniva sollecitata una ricerca sulla violenza sui minori. Dal 2003, migliaia di
persone di tutto il mondo hanno contribuito allo studio attraverso consultazioni regionali e
incontri tematici. Molti inoltre i governi chiamati a fornire dati e indicazioni. Rilevante
anche il contributo delle Ong attraverso una Commissione Consultiva. Fondamentale infine anche
il ruolo e la partecipazione di molti bambini e bambine. Il rapporto è stato presentato
all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite l'11 ottobre 2006.
|
|
|
|
|
Save The Children
|
|
|

|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|